Ippolito Desideri

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Ippolito Desideri, S.J.
Presbitero
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Titolo
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Età alla morte 48 anni
Nascita Pistoia
20 dicembre 1684
Morte Roma
13 aprile 1733
Sepoltura
Appartenenza Compagnia di Gesù
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Ordinazione presbiterale 28 agosto 1712
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Nomine
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Proclamazioni
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Eventi
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Collegamenti esterni

Ippolito Desideri (Pistoia, 20 dicembre 1684; † Roma, 13 aprile 1733) è stato un presbitero e missionario italiano in Tibet. È considerato il primo europeo esperto della cultura e lingua tibetana..

Il monte Kailash. "Tal luogo (..) è appresso i paesani di molto rispetto e venerazione. (..) V'è quivi fuori di strada un monte sterminatamente alto, molto largo di circuito e alla sommità ricoperto dalle nuvole e da perpetue nevi e ghiacci, e nel resto molto orrido, scabroso e rigido per l'acerbissimo freddo, che in esso fa. (..) I Thibetani vanno con molt'incommodo a far il giro di tutto quel monte, che richiede alcuni giorni, e in ciò stimano di conseguir grandissime (per così dir) indulgenze" (Dalla "Relazione" di Ippolito Desideri).
L'altopiano del Tibet (in primo piano) e l'Himalaya (sullo sfondo) dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Biografia

I primi anni e gli studi

Ippolito Desideri nacque a Pistoia il 20 dicembre 1684 da Iacopo Desideri e Maria Maddalena Cappellini e fu battezzato il 21 dicembre.

Ippolito studiò nel Collegio dei Gesuiti di Pistoia e il 27 aprile 1700 entrò nella Compagnia di Gesù nella casa di Sant'Andrea al Quirinale a Roma iniziando il noviziato il 9 maggio 1700.

Emise la professione religiosa il 28 aprile 1702 dopodiché fu trasferito al Collegio Romano. Dal 1706 al 1710 insegnò nei Collegi della Compagnia di Orvieto e di Arezzo. Ritornato nel 1710 al Collegio Romano cominciò gli studi di teologia.

Il desiderio di partire per le missioni maturato dalla frequentazione degli Esercizi di Ignazio e per la testimonianza dei gesuiti missionari dei quali si conosceva la storia (Francesco Saverio, Roberto De Nobili, Alessandro Valignano e Matteo Ricci, ad esempio) si incontrò con la necessità da parte della Compagnia di riaprire una missione in Tibet dopo che i Cappuccini avevano lasciato quel territorio nel 1711. I Gesuiti avevano fatto vari tentativi nel passato, a partire da quello di Antonio de Andrade (1580-1634), di stabilire una sede in Tibet ma la Congregazione di Propaganda Fide aveva affidato nel 1703 quel territorio ai Cappuccini.

Il 14 agosto 1712 Ippolito fece domanda al Generale della Compagnia Michelangelo Tamburini di partire per le missioni[1]. La sua domanda fu accolta il giorno dopo e senza che completasse l'ultimo anno di studi fu ordinato suddiacono il 21 agosto, diacono il 25 agosto e sacerdote il 28 agosto.

Il viaggio da Roma a Lhasa

Dopo essere stato ricevuto da Clemente XI, il 27 settembre partì insieme a padre Ildebrando Grassi da Roma. Dopo essersi fermati a Firenze e a Pistoia proseguirono fino a Livorno dove si imbarcarono per Genova arrivandovi il 31 ottobre. Da Genova salparono il 23 novembre arrivando a Lisbona a metà marzo 1713. Qui incontrarono i sovrani del Portogallo. Il viaggio da Lisbona a Goa durò dall'8 aprile 1713 al 20 settembre 1713.

Il 13 novembre il Provinciale Antonio de Azevedo gli comunicò la partenza per il Tibet. Desideri partì da Goa tre giorni e attraverso diverse tappe giunse l'11 maggio 1714, a Delhi, capitale dell'Impero Moghul. Durante questo viaggio e grazie alla padronanza della lingua portoghese che aveva acquisito nel viaggio dall'Europa a Goa, Desideri si dedicò alla cura spirituale dei marinai e di coloro che viaggiavano con lui, iniziò a imparare la lingua persiana che era la lingua franca dell'Oriente e studiò testi teologici scritti in persiano da Gerolamo Saverio.

Il 15 agosto 1714 ottenne finalmente l'invio ufficiale per la missione in Tibet. Gli si affiancò, come superiore della missione, Manoel Freyre.

I due gesuiti si posero in viaggio il 24 settembre 1714; raggiunsero Lahore, nel Punjab, il 9 ottobre; ripreso il cammino verso nord attraversarono il fiume Ravi e il fiume Chenab, sostarono a Gujrat, da dove, il 28 ottobre presero la strada dei monti arrivando nella valle di Srinagar, la capitale del Kashmir posta a 1893 metri di altitudine. Qui svernarono e Desideri continuò lo studio della lingua persiana. Il 17 maggio 1715 ripresero il viaggio e il 30 maggio iniziarono la salita per arrivare al passo di Zoji-la, a 3500 metri d'altitudine. Superato il passo lasciarono il Moghul ed entrarono in Ladakh, che era un regno indipendente, per raggiungerne la capitale, Leh, il 25 giugno. Qui si fermarono cinquantadue giorni. Furono ben accolti dal re Nyima Namgyal; i due gesuiti si trovavano già in pieno ambiente tibetano, non solo per la tipica architettura, per la lingua o per i tratti fisici della popolazione, ma soprattutto per la cultura e per la religione. Desideri fu subito affascinato dalla sorprendente libertà accordata a tutte le fedi, dalle caratteristiche della religione ivi praticata e dalle somiglianze che iniziò ad intravedere con il cristianesimo.

Desideri voleva fermarsi a Leh per fondarvi la missione, ma il superiore Manoel Freyre aveva ordini precisi di raggiungere le missioni che erano state dei Cappuccini e per questo motivo rifiutò la proposta di Desideri e continuarono il viaggio.

Partirono da Leh il 17 agosto 1715 e raggiunsero Tashingang il 7 settembre. Grazie al sostegno di una guarnigione militare che accompagnava una principessa mongola riuscirono ad arrivare alla metà di febbraio 1716 a Sakya capoluogo di un grande principato ereditario governato da un Lama dotato di forte autonomia rispetto al potere centrale. Il 29 febbraio ripartirono lasciando definitivamente la principessa mongola e la sua guarnigione. Nel frattempo Desideri aveva iniziato a studiare la lingua tibetana.

Finalmente il 18 marzo 1716 i due gesuiti arrivarono a Lhasa, capitale del Tibet e meta del loro viaggio [2].

La permanenza in Tibet

Palazzo del Potala a Lhasa, residenza dei Dalai Lama già al tempo di Ippolito Desideri
Entrata del Palazzo del Potala

Arrivato a Lhasa, Manoel Freyre, considerando compiuta la sua missione di accompagnare e indirizzare Desideri, ripartì dopo appena un mese per l'India.

Desideri, rimasto solo, fu convocato e interrogato dal generale militare del regno sulle sue intenzioni. Il gesuita non nascose i suoi intenti missionari e il suo desiderio di restare in Tibet fino alla morte. Il 28 aprile fu ricevuto in udienza dal primo ministro e il 1° maggio dal re Lajang Khan il quale, ben impressionato, gli promise protezione, sostegno e libertà di azione.

I tibetani si mostrarono interessati alla religione proposta dal Desideri e disponibile a rivedere le proprie idee religiose qualora si fosse dimostrata loro la superiorità, la bontà e l'efficacia della nuova via di salvezza.

Richiesto di illustrare la sua religione, e la differenza con la loro, Desideri non si sentì pronto di padroneggiare la lingua e propose di preparare un testo scritto.

Si dedicò a quest'impegno con tutte le energie. Continuò a studiare la lingua e scrisse tra giugno e agosto due libri in italiano iniziando la traduzione in tibetano del primo agli inizi di settembre.

Il 1° ottobre 1716, però, arrivarono a Lhasa tre cappuccini: Domenico da Fano (1674-1728), Francesco Orazio della Penna (1680-1745) e Giovanni Francesco da Fossombrone (1677-1724).

Il Desideri li introdusse a corte e li aiutò per la lingua. Il rapporto, però, nonostante le formalità, fu conflittuale. I Cappuccini non potevano permettere che nel territorio a loro affidato ci fosse un altro missionario oltretutto molto diverso da loro per superiorità di cultura, capacità e metodo missionario.

Nonostante queste difficoltà Desideri concluse la traduzione in tibetano del suo scritto che con il titolo "L'aurora indica il sorgere del sole che dissipa le ultime tenebre"[3], fu presentato al re il 6 gennaio 1717.

La presentazione fu apprezzata dal re il quale, però, vista la grande differenza con le loro credenze, chiese ancora una disputa teologica pubblica tra il gesuita e i lama tibetani, lasciando però a Desideri tutto il tempo e i sostegni necessari per potere approfondire ancora la loro lingua e la loro cultura.

Desideri, così, insieme al cappuccino Orazio della Penna, iniziò il 25 marzo 1717 lo studio nel monastero di Ramoche, per passare nell'agosto successivo all'università monastica di Sera. Il gesuita approfondì i testi canonici del buddhismo tibetano compresi nel "Kanjur" ("Traduzione del messaggio del Buddha", cioè la raccolta degli insegnamenti diretti, in 108 volumi) e nel "Tanjur" ("Traduzione della dottrina del Buddha", cioè i commentari indiani agli insegnamenti, in 224 volumi) e commentati dall'opera del riformatore Tsong Khapa (1357-1419), soprattutto dal "Lam rim chen mo" ("Grande esposizione dei livelli del sentiero" o "Via graduale all'illuminazione").

« Desideri osservò attentamente e descrisse mirabilmente la logica del buddhismo tibetano, la teoria e la pratica argomentativa, e la formazione degli allievi, ponendosi quindi con intensa e calorosa applicazione quotidiana, a divorare i libri canonici, confrontarne i passi principali, annotandoli, oltre a discutere frequentemente gli stessi argomenti con i monaci tibetani. Esemplari molte sue trattazioni generali e specifiche, come ad esempio l'illustrazione della ruota della vita o l’inappuntabile analisi linguistica del famoso mantra oṁ maṇi padme hūṁ, che (...) può segnare il memorabile inizio della tibetologia in occidente. »
(Enzo Gualtiero Bargiacchi, Un ponte fra due culture. Ippolito Desideri S.J. (1684-1733). Breve biografia, Firenze 2008[4]. )

Nel monastero di Sera, Desideri iniziò, il 28 novembre, la stesura di un nuovo libro, "L'origine delle cose"[5].

Il 3 dicembre 1717, però, il re dei mongoli zungari Tsewang Arabtan, alla guida di un piccolo esercito, sconfisse uccidendolo il re Lajang Khan (che era mongolo Qoshot), e saccheggiò Lhasa. I Cinesi, che consideravano un loro protettorato quei territori, il 24 settembre 1720 occuparono Lhasa e sbaragliarono le truppe zungare.

Desideri dopo l'invasione degli zungari e passato ad essere ostile agli invasori si rifugiò nella missione di Takpo-khier, praticamente un ospizio predisposto dai Cappuccini per la coltivazione dell'uva necessaria per il vino da messa. Qui Desideri proseguì i suoi studi: concluse nel 1718 la traduzione del suo "L'origine delle cose" ed iniziò la scrittura del libro "Domanda intorno alla teoria del vuoto e delle vite passate", al quale lavorerà ancora fino a tutto il 1719. Compì inoltre numerosi viaggi nel Tibet sud-orientale, nel bacino dello Tsangpo e del Subansiri, visitò le regioni di Kongpo, Nang e Loro e si avvicinò all'attuale confine con l'India dove, nel versante meridionale himalayano, vivevano popolazioni aborigene chiamati Lopa dai tibetani.

A Takpo-khier Desideri rimase fino all'aprile del 1721 tornando solo poche volte e per pochi giorni a Lhasa.

I problemi più grandi non vennero però a Desideri dalla situazione politica ma dall'atteggiamento dei Cappuccini i quali mal sopportavano il suo stile missionario. Di loro solo Orazio della Penna si era dedicato allo studio della lingua mentre gli altri non riuscivano a comprendere ed apprezzare la cultura tibetana.

Già il 12 dicembre 1718 Propaganda Fide, dietro le rimostranze dei Cappuccini, aveva invitato i Gesuiti a lasciare il Tibet. Desideri difese in ogni modo la sua missione e resistette fino al 10 gennaio 1721 quando i Cappuccini nell'ospizio di Takpo gli consegnarono una lettera del Generale Tamburini (datata 16 gennaio 1719) che gli comandava di lasciare il Tibet.

Il viaggio di ritorno in Europa

A metà aprile del 1721 Desideri rientrò a Lhasa e il 28 aprile partì definitivamente. Il 30 maggio era a Kuti ultima località tibetana prima del Nepal. Qui si fermò parecchio tempo perché spossato ma anche per tentare un ultima possibilità di difendere la sua missione in Tibet con lettere, appelli e memoriali. A Kuti, avendo ancora a disposizione importanti libri tibetani, potè aggiungere alcuni capitoli al suo "Libro confutativo dell'error della metempsycosi".

Lasciò Kuti il 14 dicembre 1721 e il 27 dicembre arrivò a Kathmandu, dove i Cappuccini avevano un ospizio. Il 14 gennaio 1722 ripartì e dopo essere passato a Bhadgaon ed aver attraversato il Gandak e il Gange, giunse a Patna dove fu di nuovo ospite dei Cappuccini. Qui ricevette il 15 febbraio 1722, una lettera inviatagli dal suo Generale il 28 gennaio dell'anno precedente, nella quale gli ordinava di rimanere a Delhi o in altra sede dipendente da Goa. Nella risposta, dopo aver rassicurato il superiore sull'avvenuto abbandono del Tibet, si dichiarò pronto all'obbedienza, tuttavia chiese insistentemente di essere richiamato a Roma per esporre le sue ragioni e difendere il suo operato in Tibet. Da Patna, poi, citò i Cappuccini in giudizio ricorrendo formalmente contro la decisione di Propaganda Fide mediante un appello a Clemente XI.

Desideri il 23 marzo 1722 lasciò Patna e dopo essere passato da Benares e Allahabad, il 20 aprile fu finalmente nella casa della Compagnia di Agra. Qui emise il quarto voto della tradizione gesuitica ("obbedienza al Sommo Pontefice per le missioni") e il 1° ottobre si trasferì a Delhi dove approfondì la conoscenza dell'urdu, perfezionò la lingua persiana e si dedicò all'attività missionaria aprendo una scuola per giovani e riuscendo nell'impresa di inaugurare, il 1° novembre 1723, una nuova chiesa.

Dopo aver ricevuto dal provinciale dell'Ordine di recarsi a Goa, Desideri partì ma compì un itinerario difficilmente comprensibile. Sta di fatto che nell'autunno del 1725 si ritrovò di nuovo a Patna. Alla fine del novembre 1725 Desideri si imbarcò a Patna e navigando sul Gange arrivò il 20 dicembre 1725 a Chandernagore da dove ripartì cinque giorni dopo per arrivare il 10 gennaio 1726 a Pondicherry. I Gesuiti del posto lo sostennero nel suo intento di non ritornare a Goa e di ritornare, invece a Roma a difendere la sua causa. Rimase quindi a Karnatak per tutto il 1726 e ne approfittò per studiare la lingua tamil.

Alla fine del 1726 ricevette dal gesuita Josef Pinheiro, vescovo di Meliapur, l'incarico di portare a Roma i documenti per il processo di dichiarazione di martirio e canonizzazione di Giovanni de Britto (João de Brito, 1647-1693). Proprio a Meliapur si recò, verso la metà di dicembre 1726, in pellegrinaggio nei luoghi che ricordano il santo apostolo Tommaso e, in quella stessa città il 20 dello stesso mese ricevette i documenti da portare a Roma. Il 23 tornò a Pondicherry per preparare al più presto la partenza.

Desideri si imbarcò la sera del 21 gennaio 1727 per arrivare l'11 agosto 1727 a Port-Louis, nella Bassa Bretagna. Dal 16 agosto al 12 settembre 1727 si svolse il viaggio da Port-Louis a Parigi, con soste a Vannes, Rennes, La Flèche e Le Mans, città dove erano presenti i Gesuiti e dove ricette ottima accoglienza. A Le Mans gli furono consegnati anche i documenti per la canonizzazione del Beato Giovanni Francesco de Regis per portarli a Roma alla Sacra Congregazione dei Riti.

A Parigi, ospite della casa professa della Compagnia di Gesù, ebbe l'occasione di conoscere padre Frémont, procuratore delle missioni delle Indie, Anne-Joseph de la Neuville, monsignor Bartolomeo Massei (1663-1745), nunzio apostolico, il pistoiese Giulio Franchini Taviani, diplomatico toscano. Il 23 settembre incontrò a Fontainbleau Luigi XV ed ebbe modo di parlare con eminenti personalità della corte: il padre gesuita Claude Bertrand Tachereau de Linières (1658-1746), confessore del re, il cardinale Henri-Pons de Thiard de Bissy (1657-1737) e il cardinale André-Hercule de Fleury (1653-1743).

Da Fontainbleau il 26 settembre 1727, riprese la diligenza e dopo esser passato da Chalon-sur-Saône, Lione e Avignone, arrivò a Marsiglia dove si imbarcò il 15 ottobre per arrivare a Genova il 22. Durante la navigazione da Genova a Livorno la nave fu bloccata dai venti contrari a Levanto e Desideri preferì viaggiare a piedi per raggiungere la sua Pistoia dove arrivò il 4 novembre.

Qui continuò a lavorare alla "Relazione" e redasse il "Breve e succinto ragguaglio del viaggio all'Indie orientali". Dopo essere passato da Firenze raggiunse finalmente Roma il 23 gennaio 1728.

Gli ultimi anni

A Roma Desideri trovò la Compagnia impegnata nella cosiddetta "disputa sui riti" e capì subito che sarebbe per lui stato difficile difendersi dalle gravi accuse che i Cappuccini gli avevano rivolto per essere andato, secondo loro, contro i princìpi cristiani ed aver fatto "spropositi".

I Cappuccini rimasti a Lhasa, privi di risorse e di adeguati rinforzi, ritenevano che le loro difficoltà dipendessero da controversia non risolta con il Desideri e dalle trame dei Gesuiti, e così chiesero insistentemente che la causa fosse decisa. Padre Felice da Montecchio scrisse a questo scopo dodici "memorie" e tre "sommari" di documenti che furono consegnati a Propaganda Fide. Desideri scrisse allora tre memorie che chiamò "Difese". La situazione si complicò per il fatto che risultò evidente che il Generale Tamburini fosse a conoscenza dell'affidamento delle missioni del Tibet ai Cappuccini ed anche per la denuncia che Felice da Montecchio fece dell'intenzione del Desideri di pubblicare la sua "Relazione" senza che Propaganda ne fosse ancora a conoscenza.

Desideri a questo punto rinunciò a difendersi scrivendo che trovava disdicevole

« che due Missionarij, venuti dall'estremità del Mondo, debbano qui in Roma perdere il tempo in accusarsi, e in difendersi, in attaccarsi, e in ischermirsi. »
(Cit. in Enzo Gualtiero Bargiacchi, Un ponte fra due culture. Ippolito Desideri S.J. (1684-1733). Breve biografia, Firenze 2008, 38.)

Anche la Curia generalizia della Compagnia di Gesù volle chiudere la questione.

Il 29 novembre 1732 Propaganda Fide nella "Congregazione particolare sulle questioni della Missione dei regni del Thibet" confermò la decisione che le missioni del Tibet fossero affidate esclusivamente ai Cappuccini.

Dell'ultimo periodo di vita di Ippolito Desideri sappiamo pochissimo. Morì il 13 aprile 1733 nella Casa Professa di Roma e fu sepolto il 14 nella sepoltura dei Padri della Chiesa del Gesù.

Opere

Per circa due secoli Desideri è stato conosciuto solo per una lettera privata inviata al confratello Ildebrando Grassi, pubblicata nel 1722 in traduzione francese nelle "Lettres édifiantes et curieuses", famosa raccolta di lettere scritte dai gesuiti dalle varie sedi di missione, raccolta continuamente ristampata e tradotta in varie lingue nel corso del XVIII e del XIX secolo. La scoperta e la progressiva valorizzazione delle opere di Ippolito Desideri si ebbe solo dalla seconda metà del XIX secolo[6].

Relazione

Desideri durante il suo viaggio aveva steso una "relazione" che senz'altro al suo ritorno a Roma era già completa. Una seconda versione, in tre libri, fu completata il 21 giugno 1728, dopodiché intraprese una notevole revisione che comportò la divisione in due libri del precedente libro secondo. Questo lavoro di revisione si interruppe dopo i primi tre capitoli del nuovo terzo libro e dopo aver riportato in bella copia i primi due libri. I manoscritti rimasti, quindi, sono quattro, titolati in diversi modi: "Ragguaglio", "Relazione de' viaggi all'Indie e al Thibet" e "Notizie istoriche del Thibet e Memorie de' viaggi e Missione ivi fatta".

È probabile che Desideri interruppe il suo lavoro quando iniziò a scrivere le "Difese" contro i Cappuccini e soprattutto quando capì che non gli sarebbe stata la possibilità di pubblicare i suoi lavori. Consapevole, tuttavia, dell'importanza di questo suo lavoro, Desideri fece pervenire una copia a suo fratello Giuseppe.

Il manoscritto fu scoperto da Gherardo Nerucci (1828-1906) tra le carte del pistoiese Filippo Rossi Cassigoli (1835-1890) e descritto da Carlo Puini (18391924)in un articolo uscito nel 1876 sul "Bollettino italiano degli studii orientali"[7]. Lo stesso Puini pubblicò vari brani del manoscritto nel 1904[8], mentre una traduzione quasi integrale in inglese fu pubblicata da Filippo De Filippi (1869-1938) nel 1932[9]. Tra il 1954 e il 1956 uscì, finalmente, la versione integrale nell'originale italiano[10].

« Desideri ha lasciato una descrizione vivida del viaggio, arricchita da notazioni naturalistiche sorprendentemente accurate e spesso notevolmente anticipatorie, come nel caso della spiegazione degli effetti dell’altitudine e del processo di combustione (...). La bellezza straordinaria della sua prosa costituisce un esempio alto di espressione artistica, con il quale l’autore, attraverso una semplice descrizione minuziosa e che potrebbe diventare pedante e noiosa, riesce a trasmettere tutto il suo sentire, tutto il pulsare della sua vita. »
(Enzo Gualtiero Bargiacchi, Riflessioni su un missionario pistoiese troppo a lungo sottovalutato: Ippolito Desideri "esploratore" alla scoperta del Tibet e del buddhismo, in Bullettino Storico Pistoiese 108 (2006) 155-166[11].)

Manuale missionario

Dalle considerazioni finali della sua "Relazione", Desideri estrasse un piccolo documento autonomo, una sorta di manuale, il manoscritto del quale si trova alla Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma (ms. 1384, n° 31, del Fondo Gesuitico). Fu pubblicato per la prima volta da Angelo Gubernatis (1840-1913) con il titolo "Istruzione ai padri missionari nel Tibet"[12] e successivamente, nel 1928 da Luigi Foscolo Benedetto[13] e nel 1956 da Luciano Petech che lo chiamò "Manuale missionario".

Opere tibetane

Desideri scrisse durante il periodo in cui fu in Tibet alcune opere con le quali tentò un originale dialogo con la religione e la cultura buddista dei tibetani:

  • "T'o-raṅs" (L'aurora indica il sorgere del sole che dissipa le ultime tenebre)
  • "Sñiṅ-po" (Essenza della dottrina cristiana)
  • "Byuṅ k'uṅs" (L'origine degli esseri viventi e di tutte le cose)
  • "Ṅes legs" (Il sommo bene e fine ultimo)
  • "Skye ba sṅa ma" (La trasmigrazione delle anime)

Le prime quattro di queste opere, tradotte dal saveriano Giuseppe Toscano (1911-2003), sono state pubblicate tra il 1981 e il 1989[14]. L'ultima opera è ancora inedita; il dattiloscritto della traduzione di Giuseppe Toscano si trova presso l'"Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente".

Bibliografia
  • Luciano Petech (a cura di), I missionari italiani nel Tibet e nel Nepal, Roma 1952-1956; in sette tomi: i primi quattro I Cappuccini marchigiani (1952-1953); dal quinto al settimo: Ippolito Desideri S.I., 1954-1956.
  • Giuseppe Toscano (a cura di), Opere tibetane di Ippolito Desideri S.J., Roma 1981-1989; in quattro volumi: "T'o-raṅs" ("L’Aurora"), 1981; "Sñiṅ-po" ("Essenza della dottrina cristiana"), 1982; "Byuṅ k'uṅs" ("L’origine degli esseri viventi e di tutte le cose"), 1984; "Ṅes legs" ("Il sommo bene e fine ultimo"), 1989.
  • Enzo Gualtiero Bargiacchi, La "Relazione" di Ippolito Desideri fra storia locale e vicende internazionali, in Storia Locale 2 (2003) 4-103.
  • Enzo Gualtiero Bargiacchi, Il primo confronto tra cristianesimo e buddhismo, in Appunti di viaggio 82 (2006) 38-43; 83 (2006) 44-49; 84 (2006) 32-37.
  • Enzo Gualtiero Bargiacchi, Ippolito Desideri s.j. alla scoperta del Tibet e del buddismo, Pistoia 2006.
  • Enzo Gualtiero Bargiacchi, Ippolito Desideri S.J. Opere e Bibliografia, Roma 2007.
  • Enzo Gualtiero Bargiacchi, L'esperienza tibetana di padre Ippolito Desideri, in Nicola Gasbarro (a cura di), Le culture dei missionari, Roma 2009, 101-124.
Note
  1. La domanda è pubblicata in Giuseppe Toscano (a cura di), Opere tibetane di Ippolito Desideri S.J., vol. II, Roma 1982, 271-273.
  2. A Lhasa vi erano passati nel 1661 due gesuiti provenienti da Pechino, Grueber e Dorville. Nel 1707 vi avevano aperto una missione i Cappuccini abbandonandola, però, dopo quattro anni.
  3. Lo scritto è stato pubblicato nel primo volume di Giuseppe Toscano (a cura di), Opere tibetane di Ippolito Desideri S.J., Roma 1981.
  4. È il contributo dell'autore al XV Congresso della "International Association of Buddhist Studies" del giugno 2008; si trova a questo indirizzo: [1]
  5. Lo scritto è stato pubblicato nel terzo volume di Giuseppe Toscano (a cura di), Opere tibetane di Ippolito Desideri S.J., Roma 1984.
  6. Una rassegna completa delle opere di Ippolito Desideri insieme ad una vastissima bibliografia ragionata è stata pubblicata a cura dell'Istituto Storico della Compagnia di Gesù da Enzo Gualtiero Bargiacchi (Ippolito Desideri S.J. Opere e Bibliografia, Roma 2007).
  7. Carlo Puini, Di una Relazione inedita del viaggio al Tibet, del P. Ippolito Desideri da Pistoia, scritta da lui stesso, in Bollettino italiano degli studii orientali 2-3 (1876) 33-42. L'articolo è in linea a questo indirizzo: [2].
  8. Carlo Puini, Il Tibet (geografia, storia, religione, costumi) secondo la relazione del viaggio del P. Ippolito Desideri (1715-1721), Roma 1904.
  9. Filippo De Filippi, An Account of Tibet. The Travels of Ippolito Desideri of Pistoia, S.J., 1712-1727, Londra 1932.
  10. La versione fu pubblicata negli ultimi tre dei sette tomi di Luciano Petech (a cura di), I missionari italiani nel Tibet e nel Nepal, Roma 1952-1956.
  11. L'articolo è a questo indirizzo: [3]
  12. Fu pubblicato nella Rivista Europea 3 (1876) 121-128.
  13. Cfr. Luigi Foscolo Benedetto, Di uno scritto poco noto del P. Ippolito Desideri da Pistoia, Firenze 1928; l'introduzione al libretto è in linea a questo indirizzo: [4]
  14. Giuseppe Toscano (a cura di), Opere tibetane di Ippolito Desideri S.J., Roma 1981-1989; in quattro volumi: "T'o-raṅs" ("L’Aurora"), 1981; "Sñiṅ-po" ("Essenza della dottrina cristiana"), 1982; "Byuṅ k'uṅs" ("L’origine degli esseri viventi e di tutte le cose"), 1984; "Ṅes legs" ("Il sommo bene e fine ultimo"), 1989.
Voci correlate
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