Nerva

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Marco Cocceio Nerva
Pagano
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Imperatore romano

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Moneta romana con effigie di Nerva
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 67 anni
Nascita Narni
8 novembre 30
Morte Roma
27 gennaio 98
Sepoltura Mausoleo di Augusto (Roma)
Appartenenza
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Consorte

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Collegamenti esterni
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Uccidete solo me, eliminate un povero vecchio, ma non i problemi nuovi.
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(Frase attribuita a Nerva dopo aver scoperto una congiura ai suoi danni.)

Cesare Augusto Marco Cocceio Nerva (Narni, 8 novembre 30; † Roma, 27 gennaio 98) è stato il tredicesimo imperatore romano, l'ultimo imperatore italico sia di nascita sia di famiglia,[1] uomo di cultura, accorto, mite e tollerante con i cristiani.

Ascesa al potere

Figlio di Cocceio Nerva, noto giureconsulto e di Sergia Plautilla, figlia del console Popilio Lena e nipote di Tiberio,[2] si dedicò alla filosofia stoica e alla poesia ricevendo la definizione di “Tibullo dei suoi tempi” da Marziale.[3]

Fu nominato da Vespasiano generale e governatore della Mauritania.[4]

Alla morte di Domiziano, Nerva fu acclamato imperatore in Senato e il suo primo impegno fu quello di ristabilire un equilibrio tra la componente militare legata a Domiziano e quella aristocratica, che aveva nel recente passato perduto qualche privilegio,[2][5] oltreché di riportare la penisola al suo ruolo guida dell'Impero.[6]

Politca fiscale e sociale

Busto di Nerva nella città di Narni

Il suo regno, definito da Tacito “quello della pubblica felicità”,[3], è ricordato per una serie di interventi e di riforme a livello fiscale, sociale e amministrativo tendenti a rafforzare la giustizia e a diffondere i suoi ideali di impero, pace e libertà.[3]

La riforma che instaurò un grande cambiamento risultò il "principato adottivo". Questa riforma introdusse la norma secondo la quale l'imperatore in carica dovesse decidere il suo successore per motivi di merito, eletto con l'approvazione del senato.[1]

Inoltre, dal cosiddetto anno dei quattro imperatori il senato si era profondamente rinnovato, poiché iniziò ad accogliere senatori provenienti dalle province. Nerva si caratterizzò per una grande apertura alle altre classi sociali, e difatti annunciò che il successore poteva essere scelto anche tra la plebe.[2]

Nerva si distinse per la sua moderazione e tolleranza: fece cessare le persecuzioni contro i cristiani,[1][4][2] consentì agli esiliati di rientrare a Roma, abolì i processi di lesa maestà, adottò provvedimenti per aiutare i più bisognosi, tra i quali la distribuzione pubblica del grano e di terreni pubblici ai poveri,[7] [8] abolì il fiscus iudaicus che gravava sugli ebrei dell'Impero a favore del tempio di Giove Capitolino e la vicesima hereditatum, che era un'imposta di successione.[4]

La gestione economico-finanziaria di Nerva prestò il fianco a critiche perché la riduzione delle tasse avrebbe potuto indebolire le casse dello Stato,[9] ma una Commissione, voluta dal Senato per valutare lo stato delle casse pubbliche, giunse alla conclusione che la situazione economica lasciata da Nerva alla sua scomparsa era ancora abbastanza buona.[3]

Nerva realizzò numerose opere pubbliche stradali, idriche, nell'edilizia, tra le quali il foro di Nerva già iniziato da Domiziano.[4]

Fu addirittura giudicato troppo mite dal Senato e a causa della sua gestione economica-sociale subì una congiura che venne sventata esiliando a Taranto il responsabile senatore Calpurnio Crasso.[4] Nerva decise di adottare un figlio quando la situazione turbolenta nell'Impero e i suoi difficili rapporti con i pretoriani richiesero l'aiuto di un uomo forte, energico e apprezzato dai militari.[7]

Il successore

Busto di Nerva

In omaggio all'interesse dello Stato e ai militari non scelse un successore nella propria famiglia, ma un generale delle legioni a difesa del confine renano: Marco Ulpio Traiano. La scelta si rivelò saggia poiché con Traiano incominciò una fase molto positiva per l'Impero.[1]

L'adozione coincise con un'importante vittoria militare in Pannonia, che diede all'adottato Traiano l'appellativo di Cesare Germanico. Marco Cocceio Nerva lo nominò proconsole e gli conferì la tribunicia potestas. [10]

Nerva fu nuovamente nominato console, con Traiano, nel 98, ma morì dopo tre mesi di carica.

Il suo successore volle un funerale di grande solennità.

Le sue ceneri furono poste nel mausoleo di Augusto.[7]

Nerva e i cristiani

Nerva con il veto contro le accuse di ateismo e di costumi giudaici decise di non perseguitare più i cristiani; questa decisione fu talmente importante per Nerva che lo indusse ad emettere una moneta per celebrare questo atto di clemenza.[11]

Predecessore: Imperatore romano Successore: LupaCapitolina.png
Domiziano 18 settembre 9625 gennaio 98 Traiano I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Domiziano {{{data}}} Traiano
Note
  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Con l'imperatore Nerva nasce il principato adottivo su studiarapido.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 Roma eredi di un Impero su romaeredidiunimpero.altervista.org. URL consultato il 18 dicembre 2017
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 Nerva, l'imperatore d'origine umbra che portò Roma fuori dalle "secche" su fiscooggi.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 L'Impero di Cocceja Nerva su cronologia.leonardo.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  5. Nèrva su treccani.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  6. Nerva, Traiano e gli Antonini: l'apogeo dell'Impero su homolaicus.com. URL consultato il 18 dicembre 2017
  7. 7,0 7,1 7,2 Nerva (nel sito romanoimpero.com) su romanoimpero.com. URL consultato il 18 dicembre 2017
  8. Il Principato di Narva su instoria.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  9. Nerva su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  10. Cocceio Nerva Imperatore Romano nato a Narnia su narnia.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
  11. I Cristiani e il potere politico su books.google.it. URL consultato il 18 dicembre 2017
Bibliografia
  • Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Cappelli, Bologna, 1960
  • Santo Mazzarino, L'impero romano, vol. II, Roma-Bari, 1973
  • H. H. Scullard, Storia del mondo romano, Milano, 1992
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano,1993
Voci correlate