Domiziano

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Tito Flavio Domiziano
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Imperatore romano

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Busto di Domiziano, Roma, Musei capitolini
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 44 anni
Nascita Roma
24 ottobre 51
Morte Roma
18 settembre 96
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° vescovo di Roma
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Collegamenti esterni

Tito Flavio Domiziano (Roma, 24 ottobre 51; † Roma, 18 settembre 96) è stato l'undicesimo imperatore romano. Durante gli ultimi anni del suo impero promosse una persecuzione contro i cristiani che, tra l'altro, costrinse san Giovanni apostolo all'esilio sull'isola di Patmos.

Figlio secondogenito di Vespasiano, succedette sul trono al fratello Tito nell'81.

Politica

In politica estera mirò soprattutto a rafforzare i confini esistenti, impegnando campagne contro i Catti e i Daci del re Decebalo. In Britannia il dominio romano venne consolidato dai successi militari del suo generale Giulio Agricola.

Riformò l'amministrazione delle province controllando più strettamente l'operato dei governatori locali. Fu inviso al Senato per l'accentuazione da lui data agli aspetti assolutistici del principato e contro di lui furono organizzare varie congiure. Fu vittima dell'ultima tra queste, ordita dai prefetti del pretorio e dalla stessa moglie Domizia Longina.

In politica interna instaurò un regime dispotico, cacciando da Roma filosofi e matematici.

Durante gli ultimi anni del suo regno indisse una persecuzione contro i cristiani che, tra l'altro, costrinse San Giovanni all'esilio a Patmos.

Religione

Domiziano fu seguace dell'antica religione romana, che cercò di tutelare e diffondere a discapito dei nuovi culti che trovavano a Roma sempre crescente diffusione.

Fu particolarmente devoto alla dea Minerva in onore della quale fece erigere numerose statue, tra le quali la cosiddetta Minerva Giustiniani e diversi templi: uno in campo Marzio e un altro nel Foro di Nerva, mentre un santuario fu eretto sul Palatino. Anche la statua equestre in bronzo eretta nel Foro in suo onore era un segno della sua devozione e un omaggio a Minerva: Domiziano teneva nella mano sinistra l'immagine della dea che a sua volta sosteneva una testa di Medusa.

La sua devozione a Minerva si espresse anche con la creazione della Legio I Minervia e la rappresentazione della dea in molte monete coniate sotto il suo regno.

Curò il culto alla dea istituendo feste in suo onore. Con l'inizio della primavera ad Albano, nel Lazio, venivano celebrate feste in onore di Minerva, presiedute dai sacerdoti della dea, durante le quali si svolgevano rappresentazioni teatrali, concorsi poetici e musicali, e giochi del circo.

Si dedicò con passione alla costruzione e al restauro di Templi dedicati alle divinità romane.

Fece ampliare il Tempio di Giove Capitolino, danneggiato dalle precedenti guerre, e lo abbellì di splendide decorazioni in bronzo. Fece erigere un santuario dedicato a Giove Custode, e sull'altare vi fece raffigurare in bassorilievo le sue gesta mentre la sua immagine fu impressa nel volto stesso del dio.

Edificò in Campo Marzio, sul luogo dove ora si trova la chiesa di Santa Maria sopra Minerva , il tempio in onore di Iside e Serapide.

Altri importanti templi furono eretti da Domiziano a Giunone, ad Ercole e alla Fortuna Reduce, presso la porta Flaminia.

Ricoprì con particolare rigore la carica di Pontifex maximus e nello svolgimento delle sue funzioni decretò nell' 83, la condanna a morte di tre vestali per violazione del voto di castità, mentre i loro seduttori furono esiliati. Nell'89 condannò la sacerdotessa Cornelia, ad essere sepolta viva.

In qualità di censore, Domiziano aveva il dovere di vigilare sulla moralità dei cittadini. Anche questa funzione fu svolta con particolare rigore. Gli storici[1] ricordano che espulse dal Senato l'ex-questore Cecilio Rufino a causa della sua eccessiva passione per la danza e che vietò agli attori di pantomime di mostrarsi in pubblico.

Questi erano infatti considerati gli spettacoli teatrali più immorali, e Domiziano ne permise le recite solo in locali privati. Sempre per tutelare la morale pubblica fece distruggere numerosi libelli che circolavano contro i personaggi più in vista della città, e proibì alle prostitute l'uso della lettiga e il diritto di ereditare. Applicò con particolare rigore la lex Scantinia contro l'omosessualità e la lex Julia contro l'adulterio e il concubinato.

Stabilì inoltre, ripristinando antiche usanze, che i funzionari dovessero assistere agli spettacoli pubblici indossando la toga bianca, e che al popolo fossero distribuite derrate alimentari e non spettacoli o giochi come molti di loro avevano preso a fare.

Si occupò personalmente di numerose cause giudiziarie, arrivando a modificare quelle sentenze che riteneva ingiuste; perseguì legalmente i magistrati corrotti.

Predecessore: Imperatore romano Successore: LupaCapitolina.png
Tito 14 settembre 8118 settembre 96 Nerva I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Tito {{{data}}} Nerva
Note
  1. Svetonio,Vespasiano cap.7-8; Dione Cassio, liber LXVII, cap. 13
Bibliografia
  • AA.VV.Enciclopedia della Storia Universale De Agostini, Novara 1995, ISBN 88-415-2611-4
Voci correlate

Suggerimenti



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