Ospizio del Gran San Bernardo (Bourg-Saint-Pierre)

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Ospizio del Gran San Bernardo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Grand St-Bernard.jpg
Bourg-Saint-Pierre, Ospizio del Gran San Bernardo
Altre denominazioni
Stato bandiera Svizzera
Cantone Cantone Vallese
Provincia
Comune Bourg Saint Pierre
Località
Diocesi Sion
Religione Cattolica
Indirizzo Hospice du Grand-Saint-Bernard
CH - 1946 Bourg-Saint-Pierre
Telefono +41 277871236
Fax
Posta elettronica hospice@gsbernard.com
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Diocesi di Sion, Comune di Bourg-Saint-Pierre
Oggetto tipo Ospizio
Oggetto qualificazione
Dedicazione San Bernardo di Aosta
Vescovo
Sigla Ordine qualificante C.R.B.
Sigla Ordine reggente C.R.B.
Fondatore San Bernardo di Aosta, Ermengarda di Moriana
Data fondazione 1050
Architetto


Stile architettonico
Inizio della costruzione XI secolo
Completamento XIX secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali laterizio, pietra
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine 2.473 m. s.l.m.
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
45°52′08″N 7°10′16″E / 45.86888, 7.171 bandiera Svizzera
Mappa di localizzazione New: Svizzera
Ospizio del Gran S. Bernardo
Ospizio del Gran S. Bernardo
Sion
Sion
Lucerna
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Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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L'Ospizio del Gran San Bernardo è un complesso architettonico dove forestieri e pellegrini possono trovare temporaneamente alloggio e assistenza, attualmente gestito dai Canonici agostiniani, situato sull'omonimo passo alpino (2.473 m. s.l.m.), che appartiene alla Diocesi di Sion ed al comune di Bourg-Saint-Pierre (Svizzera).

Storia

Bourg-Saint-Pierre, Ospizio del Gran San Bernardo e lago omonimo

Dalle origini al Seicento

Nel IX secolo un primo ospizio retto da religiosi fu eretto ai piedi del colle sul versante svizzero, a Bourg-Saint-Pierre, menzionato per la prima volta intorno all'815. Il monastero si chiamava San Giovio (in latino Abbatia montis Jovis Sancti Petri), dato che il colle al tempo portava questo nome. Il cenobio fu distrutto dai saraceni durante le incursioni avvenute attorno al 940 quando anche l'Abbazia di San Maurizio d'Agauno fu danneggiata.

Secondo la tradizione, san Bernardo (1020 ca. - 1081), canonico e arcidiacono di Aosta, assieme alla regina Ermengarda di Moriana (seconda metà del X secolo - post 1057), moglie di Rodolfo III di Borgogna, decise di edificare attorno al 1050 un ospizio con annessa cappella dedicata a san Nicola di Mira, per agevolare e dare rifugio ai pellegrini ed ai viandanti che attraversavano questo passo alpino e riorganizzare il traffico commerciale sul territorio, ostacolati dal X secolo dai saraceni e dai potentati locali. Il monastero-ospizio di San Pietro a Bourg-Saint-Pierre, che Ermengarda aveva ricevuto come dotario (1011), faceva probabilmente parte dei possedimenti iniziali.

Le testimonianze, del tutto assenti per l'XI secolo ed estremamente frammentarie per la prima metà del XII, non permettono di comprendere pienamente la prima fase storica dell'ospizio. Infatti, solo a partire dal 1125 compare nei documenti la menzione, al passo del Monte Giove, di una ecclesia sancti Nicolai, accanto a cui sorge una hospitalis domus, che dal 1149 è indicata come sancti Bernardi, destinata ad opus pauperum ed al cui servizio erano addetti alcuni religiosi, detti fratres.

La prima comunità religiosa e la sua regola sono incerte: presumibilmente vi si insediò dapprima una confraternita laica sotto la guida spirituale di un hospitalarius, seguita, al più tardi dalla prima metà del XII secolo, da ecclesiastici guidati da un preposito. Successivamente, l'ospizio fu il centro di una congregazione di canonici regolari, che nel 1150-1151 si legò al convento agostiniano di Marbach in Alsazia, adottandone la Regola e ricevendo la conferma papale nel 1286.

L'ospizio possedeva un complesso di pertinenze situate lungo le principali vie di transito, dall'Inghilterra alla Sicilia, costituite nel 1177 da 78 fra ospizi, case, priorati e chiese, accresciuti ad 86 nel 1286. Inoltre, i sovrani europei, fra cui gli imperatori Federico Barbarossa (1122 - 1190) ed Enrico VI di Svezia (1165 - 1197), così come il re Enrico II d'Inghilterra (1133 - 1189), in lotta per il controllo strategico dei passi alpini occidentali, praticarono verso l'ospizio una politica di protezione e donazioni. I principali benefattori furono tuttavia i conti, poi duchi di Savoia, le cui importanti elargizioni su entrambi i versanti del passo costituirono, dal XII secolo, la base economico-finanziaria dell'ospizio.

Nel XIII e XIV secolo i prepositi valdostani accrebbero i possedimenti in territorio aostano, nella media e bassa valle del Rodano e su entrambe le rive del Lago di Ginevra, loro residenza preferita (Meillerie, Thonon, Etoy).

Il principale organo amministrativo della congregazione era il capitolo generale (attestato dal 1145/1159), che nel XIII secolo affidò il controllo delle sedi lontane a procuratori, poi a definitori e visitatori, inviando, inoltre, dal 1167 questuanti con privilegi papali in tutta Europa.

Nel tardo Medioevo l'ospizio ebbe più volte problemi disciplinari ed economici, che i prepositi, come Jean d'Arces (1370 - 1454), tentarono di risolvere, adottando i cosiddetti statuti di Etoy (1437). Furono, tuttavia, efficaci solo le costituzioni riformatrici del cardinale Juan de Cervantes, approvate dal concilio di Basilea nel 1438 e in vigore fino al 1959, benché siano state di fatto dimenticate fra il XVI e il XVIII secolo.

L'amministrazione della prepositura da parte di commendatari vicini ai Savoia (1438-1586) ebbe inizialmente riflessi positivi: la struttura fu ampliato (1469) e, dopo la perdita dei possedimenti inglesi (1391), alle proprietà esterne furono incorporate quelle dell'ospizio sul passo del Piccolo San Bernardo (1466). Inoltre, l'ospizio risentì del diritto ad essere consultato nell'assegnazione dei maggiori benefici savoiardi, concesso da papa Niccolò V all'antipapa Felice V (il duca Amedeo VIII di Savoia) in cambio della rinuncia allo scisma (1451). Ne seguì uno scontro, che si protrasse per tre secoli fra Vallese e Savoia per il controllo dell'elezione del preposito e dell'ospizio stesso, la cui posizione strategica era di fondamentale importanza. Il conflitto s'intensificò durante le guerre di Borgogna (1475-1476), quando le sette decanie vallesane annetterono il basso Vallese e l'ospizio stesso. Più tardi le decanie affidarono ad avogadri l'amministrazione delle proprietà di quest'ultimo situate a nord del passo, che persero durante la Riforma numerosi benefici nella Diocesi di Losanna.

Dal Settecento ad oggi

All'inizio del XVIII secolo, sotto il preposito riformatore Louis Boniface, una disputa sull'osservanza riguardante le costituzioni del 1438 e in particolare la libera elezione dei prepositi, divise la congregazione in sostenitori del Vallese e della Savoia. Nel 1735, i canonici vallesani chiesero la separazione, concessa da papa Benedetto XIV (1752), che secolarizzò le proprietà savoiardo-piemontesi dell'ospizio unendole, ad eccezione delle parrocchie, all'Ordine dei cavalieri dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1753 il primo preposito vallesano, François-Joseph Bodmer, trasferì la sua residenza a Martigny (che fin dal 1596 era ad Aosta). Alla fine del XVIII secolo, dopo la vendita dei benefici francesi, i canonici limitarono il proprio operato alla Diocesi di Sion.

Nel 1801, Napoleone Bonaparte affidò la direzione del nuovo ospizio del Sempione ai canonici del Gran San Bernardo, che lo completarono a proprie spese (1831-1835). Coinvolto nei tumulti del Sonderbund sotto il preposito François-Benjamin Filliez (1847), l'ospizio fu sottoposto ad un'amministrazione controllata dal governo vallesano radicale (1848); nel 1879 gli fu concessa un'indennità simbolica per una parte dei beni secolarizzati. Alla fine del XIX secolo, l'edificio fu ampliato attraverso la costruzione di una struttura annessa.

L'apertura della strada del passo al traffico motorizzato (1903 - 1905) ha portato la presenza di nuovi ed ulteriori fruitori. Dopo la costruzione del traforo del Gran San Bernardo nel 1964, il passo non viene utilizzato dai viaggiatori, particolarmente in inverno, tuttavia l'ospizio ha saputo riconvertirsi in centro di spiritualità e d'incontro per i visitatori desiderosi di silenzio e raccoglimento.

All'Ospizio la congregazione religiosa aveva anche il suo noviziato. Fu qui che il beato Maurice Tornay (1910 - 1949) studiò prima di partire come missionario per la Cina.

Attualmente presso l'Ospizio del Gran San Bernardo vivono alcuni canonici, assistiti da un gruppo di laici, che si dedicano quotidianamente al lavoro, alla preghiera ed all'accoglienza dei viaggiatori di ogni ceto sociale.

Descrizione

P. Gnifeta, Storie di Maria Vergine (1686), affresco

Il modesto riparo edificato da san Bernardo di Aosta fu ampliato nel corso dei secoli per poter assicurare ospitalità gratuita a tutti i viandanti e pellegrini. Altre costruzioni furono nel tempo rinnovate e aggiunte: l'obitorio nel 1476, la nuova chiesa (consacrata nel 1689), l'ospedale di San Luigi (a nord dell'ospizio) completato nel 1786, l'edificio conventuale nel 1823 (rialzato di un piano, sotto la direzione dell'architetto Henri Perregaux) e la Casa nuova costruita nel 1899, che è divenuta l'Hotel de l'Hospice dal 1925.

Il complesso, massiccio e di forma irregolare, si compone di vari corpi di fabbrica, dei quali si evidenziano:

  • Chiesa
  • Sala del Tesoro
  • Museo dell'Ospizio

Chiesa

La chiesa, in stile barocco, terminata nel 1689, fu eretta sull'edificio primitivo del XIII secolo che oggi né costituisce la cripta. All'interno si notano:

Sala del Tesoro

In un ambiente accanto alla chiesa è custodito il Tesoro dell'Ospizio, costituito da dipinti, codici miniati, libri antichi a stampa, paramenti sacri, statue e suppellettile liturgica, tra i quali si evidenziano:

Sala del Tesoro

Museo dell'Ospizio

Il Museo è stato istituito nel 1987, per documentare la vita e la storia dell'Ospizio, conservarne e valorizzarne il patrimonio storico-artistico e illustrare la fauna e la flora del sito. Nell'itinerario espositivo sono presentati reperti archeologici romani (statua di Juppiter Poeninus, ex-voto offerti alla divinità dai viaggiatori, monete galle e romane) rinvenuti sul colle, documenti iconografici sull'ospizio ed un'interessante raccolta di animali imbalsamati, minerali ed insetti della regione alpina.

Curiosità

Cani di San Bernardo

Cani di San Bernardo

La razza canina fu creata nell'ospizio, da incroci di esemplari, probabilmente donati ai religiosi dalle famiglie vallesane negli anni 1660-1670. L'allevamento era inizialmente destinato a fornire cani da guardia e difesa all'ospizio, successivamente i San Bernardo furono allevati ed addestrati anche per il soccorso in montagna, poiché si erano dimostrati cani sufficientemente forti da attraversare profondi cumuli di neve e capaci di rintracciare con il proprio olfatto i viaggiatori dispersi sulla montagna. Le prime attestazioni che questi animali erano allevati ed utilizzati presso l'ospizio le troviamo in due dipinti del 1690 di Salvator Rosa (1615 - 1673).

Nella letteratura

Nell'ospizio è ambientato un capitolo del romanzo La piccola Dorrit (1857) dello scrittore britannico Charles Dickens, che aveva visitato questo luogo e lo descrisse anche nel suo libro Pictures from Italy (1846).

Bibliografia
  • Lorenzo Giampaoli, Il monumentale Ospizio del Gran S. Bernardo sul Monte Giove. Memoria storica compilata su documenti inediti, Editore: Lici, Prato 1884
  • F. Giroud-Masson, La Chine Méridionale et ses habitants vus par des religieux valaisans ou les Chanoines du Grand Saint-Bernard à la rencontre des marches du Tibet. La Mission du Grand Saint-Bernard au Tibet, in "Auswanderungsland Wallis", 1991, pp. 241-250
  • Lucien Quaglia, La Maison du Grand-Saint-Bernard des origines aux temps actuels, Martigny 1972
  • Touring Club Italiano (a cura di), Germania, Svizzera, col. "Guide Blu", Editore Touring, Milano 2006, p. 765 ISBN 9770390107016
  • Daniel Thurre, L'Hospice du Grand-St-Bernard, son église, son trésor, in "Schweizerische Kunstführer" n. 556, Editore: Gesellschaft für Schweizerische Kunstgeschichte, Berna 1994 ISBN 9783857825569.
  • G. Zenhäusern, Domus Montis Iovis. Zu Anfängen und Entwicklung eines Passhospitals (XI.-XIII. Jh.), in "Vallesia", 54, 1999, pp. 161-204
  • (FR) Jean-Pierre Voutaz Pierre Rouyer Découvrir le Gran- Saint-Bernard estratto online
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