San Josemaría Escrivá de Balaguer

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San Josemaría Escrivá de Balaguer
Presbitero
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Età alla morte 73 anni
Nascita Barbastro
9 gennaio 1902
Morte Roma
26 giugno 1975
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Ordinazione presbiterale 28 marzo 1925
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Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 17 maggio 1992, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione 6 ottobre 2002, da Giovanni Paolo II
Ricorrenza 26 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 26 giugno, n. 17:
« A Roma, san Giuseppe Maria Escrivà de Balaguer, sacerdote, fondatore dell’Opus Dei e della Società sacerdotale della Santa Croce. »

San Josemaría Escrivá de Balaguer, nome completo Josemaría Julián Mariano Escrivá de Balaguer y Albás (Barbastro, 9 gennaio 1902; † Roma, 26 giugno 1975), è stato un presbitero e fondatore spagnolo dell'Opus Dei. Nel 1968 ebbe la riabilitazione del titolo di marchese Peralta, che però cedette al fratello minore. È stato canonizzato nel 2002 da papa Giovanni Paolo II.

Biografia

Suo padre si chiamava José mentre sua madre Dolores; entrambi impartirono una vivida educazione cristiana ai loro figli. Nel 1915 la famiglia si trasferì per seguire l'attività lavorativa del padre José mercante di tessuti, nella cittadina di Logroño. Fu qui che Josémaria ebbe i primi richiami vocazionali. Fra i 15 e i 16 anni Josemaría decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario San Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di "Superiore". Nel 1923 iniziò gli studi di legge nell'Università di Saragozza, con il permesso dell'autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.

Iniziò il ministero sacerdotale nella parrocchia di Perdiguera - nell'arcidiocesi di Saragozza - continuandolo poi nella stessa Saragozza. Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell'arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove lavorò anche per sostenere i poveri e malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi negli ospedali. Divenne cappellano del Patronato per i malati, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un'accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in legge, che a quell'epoca si tenevano solo nell'Università di Madrid.

Il 2 ottobre 1928 Escrivá fondò l'Opus Dei. Il 14 febbraio 1930 iniziò l'apostolato dell'Opus Dei con le donne. Si apriva così quella che alcuni vedono come una "nuova via" per la Chiesa cattolica, finalizzata a promuovere, fra persone di ogni ceto sociale, la ricerca della santità e l'esercizio dell'apostolato attraverso la "santificazione" del lavoro.

Nel 1934 fu nominato rettore del Patronato di Santa Elisabetta. Durante la guerra civile spagnola svolse il suo ministero sacerdotale dapprima a Madrid e quindi a Burgos; in varie fasi della guerra fu costretto per salvarsi la vita a dissimulare la sua condizione clericale nascondendosi in sedi diplomatiche e manicomi, al fine di sfuggire all'attività di ricerca svolta nei suoi confronti da membri del "fronte popolare" che operava omicidi sommari a danno di religiosi e si batteva contro i nazionalisti anti-governativi e conservatori di Francisco Franco. Del resto, già allora Escrivá ebbe per lungo tempo forti opposizioni, in particolare a causa della sua presunta vicinanza agli ambienti politici del nascente governo di Francisco Franco, che a differenza del Fronte Popolare tollerava l'esistenza della Chiesa cattolica. Tale vicinanza politica sembrerebbe però smentita dal fatto che diversi membri dell'Opus Dei furono esiliati o incarcerati a causa della loro contrarietà al regime franchista: Rafael Calvo Serer, proprietario del giornale "Madrid", chiuso dalla censura franchista, che fu costretto all'esilio in Francia, o Manuel Fernández Areal, incarcerato per alcuni articoli critici nei confronti del regime franchista, pubblicati nel «Diario Regional de Valladolid».

Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all'Opus Dei, che, oltre a permettere l'ordinazione sacerdotale di membri laici dell'Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell'Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l'ascetica dell'Opus Dei, cercando la santità nell'esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo ordinario diocesano.

Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla morte. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell'Opus Dei in tutto il mondo, prodigandosi per dare agli uomini e alle donne dell'Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte di Escrivá l'Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità.

Escrivá fu consultore della Pontificia Commissione per l'interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; prelato d'onore di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche gran cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù).

Josemaría Escrivá morì il 26 giugno 1975. A succedergli nel governo dell'Opus Dei, il 15 settembre 1975 fu eletto all'unanimità Alvaro del Portillo, che per molti anni era stato il suo più stretto collaboratore.

Opere

Alcuni libri furono pubblicati in vita altri postumi:

  • Il Cammino, il libro più famoso del santo è una collezione di 999 aforismi. Josemaría Escrivá ne iniziò la stesura nel 1925 e fu pubblicato per la prima volta nel 1934 a Cuenca, in Spagna con il titolo Considerazioni spirituali. Nell'edizione seguente (Valencia 1939), il libro fu notevolmente ampliato e aveva già il titolo attuale. Da allora si è diffuso con un ritmo sostenuto e progressivo. Finora sono state pubblicate circa 4.500.000 copie in 43 lingue.
  • Solco, è anche una raccolta di aforismi. La prima edizione fu del 1986. Da allora sono state pubblicate circa 500.000 copie in diverse lingue.
  • Forgia, è strutturato come i due precedenti è l'ultima opera del santo. Il libro contiene 1055 punti per la meditazione, divisi in 13 capitoli. Molte di queste considerazioni furono scritte dal fondatore dell'Opus Dei negli anni trenta, hanno un carattere autobiografico, benché siano spesso scritti in terza persona.
  • Amici di Dio, pubblicato per la prima volta nel 1977, è la prima opera postuma del santo. Raccoglie 18 omelie pronunciate tra il 1941 e il 1968.
  • Gesù che passa, raccoglie 18 omelie del santo tenute tra il 1951 e il 1971 nelle diverse feste del ciclo liturgico. Il filo conduttore è la filiazione divina, che implica la chiamata universale alla santità, la santificazione del lavoro ordinario, la vita contemplativa in mezzo al mondo, l'unità di vita. La prima edizione è del 1973. Finora sono state pubblicate 500.000 copie in 14 lingue.
  • La Chiesa nostra Madre, raccoglie tre omelie: Il fine soprannaturale della Chiesa, Lealtà verso la Chiesa e Sacerdote per l'eternità. Il volume comprende inoltre due articoli di mons. Álvaro del Portillo sulla figura del fondatore dell'Opus Dei. Dal 1986 sono state pubblicate 12 edizioni in 9 lingue, per un totale di 40.000 copie.
  • Santo Rosario, pubblicato per la prima volta nel 1934, contiene una serie di considerazioni sui quindici misteri del Rosario (gaudiosi, dolorosi e gloriosi), per facilitare la recita di questa preghiera mariana e la contemplazione delle scene della vita del Signore e della sua Santissima Madre. Il libro si conclude con brevi commenti sulle litanie lauretane.
  • Via Crucis, contiene brevi commenti alle quattordici stazioni della Via Crucis.
  • Colloqui, contiene sette interviste che san Josemaría concesse tra il 1966 e il 1968 a vari giornali internazionali e riviste spagnole.

Canonizzazione

La fama di santità, che già avrebbe avuto in vita presso i suoi seguaci, dopo la sua morte ha continuato a diffondersi tra i cattolici di molti paesi, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all'intercessione del fondatore dell'Opus Dei[1]; fra di essi si registrano anche presunte guarigioni miracolose[2]. Numerosissime sono anche state le lettere di testimonianza, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi che chiedevano al Papa l'apertura della causa di beatificazione e canonizzazione di Josemaría Escrivá. La Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il 30 gennaio 1981 il nihil obstat per l'apertura della causa, e papa Giovanni Paolo II lo ha ratificato il 5 febbraio 1981.

Tra il 1981 e il 1986 si svolsero due processi cognizionali, a Roma e a Madrid, sulla vita e le virtù di Escrivá. Esaminati i risultati dei due processi, e accogliendo i pareri favorevoli del congresso dei consultori teologi e della commissione di cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, il 9 aprile 1990 Giovanni Paolo II dichiarò l'eroicità delle virtù di monsignor Escrivá, che pertanto ricevette il titolo di Venerabile.

Il 6 luglio 1991 il Papa ordinò la promulgazione del decreto che dichiarava il carattere miracoloso di una guarigione dovuta all'intercessione di Escrivá, atto con il quale si concluse l'iter di beatificazione del fondatore dell'Opus Dei; la stessa fu celebrata il 17 maggio 1992, nel corso di una cerimonia presieduta da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro.

Terminati tutti gli iter previsti dal diritto canonico Escrivá è stato infine canonizzato da Giovanni Paolo II nel corso di una cerimonia tenutasi il 6 ottobre 2002 alla presenza di politici, 400 vescovi e circa 300 mila pellegrini provenienti da tutto il mondo[3]. "La causa è costata 175 mila euro, 21 gli anni passati dall'inizio della causa di canonizzazione. Insieme a quella di Padre Pio, è la più rapida nella storia"[3].

Dal 21 maggio 1992 il corpo di Escrivá si trova nell'altare della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace (che si trova nel quartiere Parioli, a Roma), nella sede centrale della prelatura dell'Opus Dei[4].

Il miracolo per la canonizzazione

In generale, ai fini della canonizzazione, la Chiesa cattolica ritiene necessario un secondo miracolo, dopo quello richiesto per la beatificazione: nel caso di San Josemaría Escrivá de Balaguer, ha ritenuto miracolosa la guarigione del dottor Manuel Nevado Rey, affetto da radiodermite cronica.

La radiodermite è una malattia causata dall'esposizione prolungata ai raggi X, e si evolve fino a provocare la comparsa di un cancro cutaneo. Attualmente le uniche terapie sono di tipo chirurgico, e nella letteratura medica non sono segnalate guarigioni spontanee.

Il dottor Nevado, spagnolo, nato nel 1932, è un traumatologo, e dal 1956 cominciò a esporre le mani ai raggi X a causa della sua professione. I primi sintomi di radiodermite risalgono al 1962; nel 1984 dovette limitare l'attività, per interromperla poi nell'estate del 1992, senza sottoporsi nel frattempo a terapie.

Nel novembre del 1992 cominciò a raccomandarsi all'intercessione del fondatore dell’Opus Dei, beatificato il 17 maggio dello stesso anno. Le lesioni alle mani iniziarono a migliorare, per sparire del tutto nel giro di quindici giorni. Dopo la completa guarigione, nel gennaio del 1993 il dottor Nevado riprese la sua attività.

Dopo il processo canonico, svoltosi nella competente arcidiocesi di Badajoz e conclusosi nel 1994, la Consulta medica della Congregazione per le Cause dei Santi, nella seduta del 10 luglio 1997, diagnosticò la "cancerizzazione di radiodermite cronica grave al 3º stadio, in fase d’irreversibilità.", e dichiarò la guarigione, confermata dagli esami del 1992, 1994 e 1997 "molto rapida, completa e duratura, scientificamente inspiegabile."

Il 9 gennaio 1998 il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi ha dichiarato la guarigione miracolosa, e da attribuire all'intercessione del beato Josemaría Escrivá, giudizio confermato dalla Congregazione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi il 21 settembre 2001. Il decreto sul miracolo è stato promulgato il 20 dicembre 2001, alla presenza di Giovanni Paolo II, che ha proceduto alla canonizzazione il 6 ottobre 2002[5].

Note
  1. Secondo Giovanni Paolo II, "dopo la morte, la sua fama di santità non ha fatto che incrementarsi. All'intercessione del Beato Josemaría vengono attribuite molte guarigioni scientificamente inspiegabili e centinaia di migliaia di altri favori spirituali e materiali". (Giovanni Paolo II, Bolla di canonizzazione, 6 ottobre 2002)
  2. Flavio Capucci, Un mondo di miracoli. 18 guarigioni scientificamente inspiegabili ottenute per intercessione del beato Josemaría Escrivá, Milano, Ares 2002
  3. 3,0 3,1 Escrivá, 400 vescovi per la canonizzazione da Il Corriere della Sera, pag. 14, (6 ottobre 2002)
  4. Foto della sepoltura di Escrivá
  5. [1] Il miracolo approvato per la canonizzazione, dal sito ufficiale del Vaticano.
Bibliografia
  • Andres Vasquez de Prada, Il fondatore dell'Opus Dei, Editrice Leonardo International, 1999
  • Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le opere, le persone, Edizioni San Paolo, 2002
  • Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Mondadori, 2002
  • Bruno Mastroianni (a cura di), San Josemarìa Escrivà. Una biografia per immagini del fondatore dell'Opus dei, LINDAU 2011
Collegamenti esterni

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