Serafino

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Fratelli Limbourg, Dio Padre con due Serafini, tratto da Très Riches Heures du Duc de Berry (1412 - 1416 ca.); Chantilly (Francia), Musée Condé

I Serafini, secondo la Teologia sono esseri spirituali posti al primo posto della Gerarchia più elevata dei nove Cori angelici. Essi sono citati nel libro di Isaia

Origini

Il vocabolo ebraico Seraphim è un nome plurale derivato dal verbo Saraph che significa ardere, i Serafini sono quindi gli esseri ardenti. Essi roteano attorno al trono di Dio, stando in continua adorazione e cantando la Sua Gloria. Appartengono all'ordine più alto della Gerarchia angelica, assieme ai Cherubini e ai Troni. Questi tre Ordini angelici, secondo San Tommaso d'Aquino sono gli Angeli Assistenti di Dio che stanno perennemente in adorazione attorno al trono di Dio e non scendono mai sulla terra.

I Serafini nella Bibbia

Viktor Vasnetsov, Madonna con Gesù Bambino in trono tra due Serafini (1901)

Il profeta Isaia ebbe una visione in cui vide il Signore seduto su un trono nel tempio e dei Serafini stavano attorno a lui. Isaia 6 li descrive così:

« Ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro: "Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria.  »

Anche nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni, sono rappresentati i Serafini, pur non essendo chiamati espressamente per nome (4,7-11):

« I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! »

Dal canto dei Serafini è stato tratto il Sanctus o Trisaghion della liturgia della Messa.

I Serafini nella Teologia

Lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nella De coelesti hierarchia li descrive come "Coloro che accendono e mantengono il fuoco divino":[1]

« Il nome Serafini indica chiaramente la loro incessante ed eterna rivoluzione attorno ai Principii Divini, il loro calore e ardore, l'esuberanza della loro intensa, continua, instancabile attività, e la loro tendenza ad assimilare ed elevare al proprio livello di energia tutti coloro che sono più in basso, infiammandoli e bruciandoli con il proprio calore, e purificandoli interamente con una fiamma ardente e divorante; e con una lampante, inestinguibile, inalterabile, raggiante e illuminante energia in grado di disperdere e distruggere le ombre delle tenebre. »

San Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae cita i Serafini parecchie volte, dice che possiedono l'eccellenza dell'ardore nella carità e offre una descrizione della loro natura:

« Il nome di Serafini non viene desunto dalla carità come tale, ma da una sovrabbondanza di carità come indica la parola ardore o incendio. Perciò Dionigi[2] interpreta il nome "Serafino" in base alle proprietà del fuoco, in cui il calore è in grado eccedente. Ora nel fuoco possiamo considerare tre proprietà.
"In primo luogo, il suo movimento che tende verso l'alto e che è continuo. E ciò sta a indicare che è nella natura dei Serafini di muoversi costantemente e invariabilmente verso Dio. In secondo luogo, la sua virtù attiva che è il calore. E questo si trova nel fuoco non in un modo qualsiasi, ma in un grado acuto, giacché esso è sommamente penetrativo nel suo agire, giungendo sino alle intime fibre; ed è inoltre accompagnato da un incontenibile fervore. E ciò serve a indicare l'azione potente esercitata da questi angeli sui loro sottoposti, per eccitarli a un fervore consimile e per purificarli con il loro incendio. In terzo luogo, nel fuoco va considerato lo splendore. E ciò sta a indicare che questi angeli possiedono in se stessi una luce inestinguibile, e che loro sono in grado di illuminare perfettamente gli altri. »

San Tommaso aggiunge ancora:

« Il fervore sta a indicare un eccesso di calore, eccesso che porta alla distruzione. Ma il fervore è causato dall'amore: infatti Dionigi[3], enumerando le proprietà dell'amore dei Serafini, dice tra l'altro che è «caldo», «acuto» e «ultrafervido». E nel Cantico 8,6. si legge che «le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore». Quindi l'amore è una passione che lede e corrompe. In contrario: Dionigi[4] scrive che «tutti gli esseri amano se stessi con un amore che contiene», cioè che conserva. Quindi l'amore non è una passione che nuoce, ma piuttosto che conserva e perfeziona."
"I Serafini infine eccellono in ciò che costituisce la suprema perfezione, nell'essere cioè a contatto con Dio stesso. »

I Serafini hanno assunto un ruolo mistico nella Orazione sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1487), l'epitome dell'Umanesimo rinascimentale. Pico ha preso gli ardenti Serafini - "essi bruciano con il fuoco della carità" - come il modello più alto dell'umana aspirazione: "insofferente di ogni secondo posto, che cerca sempre di emulare la dignità e la gloria e che non sopporta di essere inferiore a nient'altro". Il giovane Pico, nel primo impeto di fiducia ottimistica nella capacità umana che è il conio del Rinascimento, ha annunciato:

« Alla luce dell'intelligenza, meditando sul Creatore ammirando la sua Opera, e meditando sulla Creazione ammirando il suo Creatore, saremo risplendenti della luce dei Cherubini e bruceremo alla fiamma dell'amore come i Serafini. »

San Bonaventura, il teologo francescano contemporaneo di San Tommaso, utilizza le sei ali dei Serafini come un'importante struttura analogica della sua opera mistica: Itineriarium mentis in Deum (Itinerario della mente verso Dio).

Le stimmate di San Francesco e il Serafino

San Francesco ricevette le stimmate da un Serafino che gli apparve mentre si trovava alla Verna.

Per questo motivo l'epiteto del Santo è Pater Seraphicus e gli Ordini francescani e delle Clarisse vengono chiamati Ordini Serafici.

I Serafini nella Divina Commedia di Dante Alighieri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Divina Commedia e Dante Alighieri

I Serafini sono le intelligenze motrici del nono e ultimo Cielo del Paradiso.

Il nono Cielo o Cielo cristallino, è chiamato anche Primo mobile in quanto è appunto il primo a muoversi, ricevendo tale movimento da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo mobile c'è solo l'Empireo, che è immobile in quanto perfetto (nella Teologia medievale il movimento non era conciliabile con la perfezione, in quanto implica un cambiamento): la potenza divina che ha sede nell'Empireo, centro dell'Universo, imprime ai cieli sottostanti un movimento rotatorio, rapidissimo nel Primo mobile e poi via via sempre più lento fino alla Terra. Qui risiedono le Gerarchie angeliche, che appaiono distribuite in nove cerchi di fuoco giranti attorno a un punto piccolissimo ma luminosissimo, cioè Dio.

Le questioni filosofiche e teologiche qui affrontate sono:

  1. la costruzione e il moto del Primo mobile;
  2. la corrispondenza tra i nove cieli e i nove ordini delle Intelligenze motrici (gli angeli);
  3. la creazione degli angeli: le loro facoltà e il loro numero.
Gerarchia degli Angeli
Prima Sfera
(adorante)

Serafini • Cherubini • Troni 

Paradiso Canto 31.jpg
Seconda Sfera
(attiva)

Dominazioni • Virtù  • Potenze

Terza Sfera
(attiva)

Principati • Arcangeli • Angeli

Note
  1. Celestial Hierarchy, vii
  2. Coel. Hier. 7,1
  3. Coel. Hier. 7,1
  4. De div. nom. 4
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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