Didaché

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Facsimile delle prime linee del codice H54 che riporta i due titoli della Didaché. Sotto, la trascrizione in lettere greche a stampa

La Didaché (in greco διδαχή, didaché, "insegnamento", "dottrina") o Dottrina dei Dodici Apostoli è un piccolo manuale di legislazione ecclesiastica, in uso presso una comunità cristiana, verosimilmente del I secolo, della Siria o della Palestina.

Il testo

Teofilo Bryennios, lo scopritore della Didaché

Il testo fu scoperto nel 1873 da Teofilo Bryennios, metropolita Greco Ortodosso di Nicomedia, presso la Biblioteca del monastero del Santo Sepolcro a Costantinopoli[1], nello stesso codice dal quale egli stesso aveva pubblicato, nel 1875, l'intero testo della Lettera di Clemente[2][3].

Due frammenti greci papiracei del IV secolo furono pubblicati da Arthur L. Hunt[4], e riportano i c. 1, 3-4; 2,7; 3,2. Una diversa recensione greca è stata inclusa quasi totalmente nelle Costituzioni Apostoliche[5].

Una traduzione copta dei c. 10,3b-12,2a è stata trovata in un papiro da George Horner[6]. Una traduzione georgiana dell'intero testo fu resa nota da Gregor Peradze[7]; tale traduzione fu tatta dal testo greco negli anni 430-440, ma manca dei paragrafi 5-6 del primo capitolo e dei paragrafi 5-7 del tredicesimo. La traduzione latina, pubblicata da Joseph Schlect, Doctrina XII Apostolorum[8] contiene solo i c. 1-6,1.

Altri mezzi per la storia del testo sono gli antichi Ordini ecclesiastici e la vita araba del monaco Scenudi[9].

L'integrità del testo

Il papiro Oxyrhynchos XV, n. 1782, del IV secolo, contiene i capitoli 10,3-12,1; esso ha qualche volta conservato meglio il testo originale, per esempio in 1, e in 2,7. Le sezioni 1,5-6 e 13,5-7 mancano nella traduzione georgiana. Il testo copto aggiunge[10] alla fine del capitolo 10 una preghiera sopra il crisma[9].

Le sezioni 1,3 e 2,1 mancano in una parte delle traduzioni[11]. Di fatto il testo scoperto da Bryennios è stato scritto nel 1056, ed è quindi relativamente recente. Per la ragione poi che la Didaché fu usata nell'insegnamento bisogna pensare a rifacimenti (allungamenti o accorciamenti) del testo. Non è quindi possibile ricostruire il testo originale o volerlo ritrovare nel manoscritto di Bryennios.

Titolo

Nel manoscritto greco il titolo è Didache kyriou dia ton dodeka apostolon ethesin, "Dottrina del Signore (predicata) ai gentili per mezzo dei dodici Apostoli", ma prima di questo riporta Didache ton dodeka apostolon ("Dottrina dei dodici apostoli"). L'antica traduzione latina dei capitoli I-V trovata da Joseph Schlecht nel 1900 ha il titolo lungo, ma omette "dodici", ha la rubrica De doctrina Apostolorum ("Dottrina degli Apostoli").

Contenuto

Il contenuto può essere diviso in quattro parti[9].

Insegnamento morale

Comprende i c. 1–6, e si articola sullo schema delle due Vie: la Via della Vita (c. 1-4) e la Via della Morte (c. 5-6).

La via della vita. Gli argomenti di cui tratta sono: amore di Dio e del prossimo; la regola d'oro (in forma negativa, come in Tb 4,15); l'amore del nemico. Vengono elencati vari peccati da evitare[12]. Vengono raccomandate le elemosine, il rispetto per i maestri, i doveri verso i membri della famiglia, la confessione dei peccati nella Chiesa (4,14)[13].

La via della morte. Propone un nuovo elenco dei peccati, cominciando con l'omicidio e l'adulterio. Prescrive l'obbligo di astenersi dagli idolotiti. Esorta a portare il giogo del Signore e ad osservare i cibi[14].

Parte liturgica

Si sviluppa nei capitoli 7–10, e comprende varie istruzioni liturgiche riguardanti il Battesimo, il digiuno e il Padre Nostro (c. 7-8) e la preghiera di azione di grazie eucaristica (c. 9-10).

Il Battesimo, se possibile, va fatto nell'"acqua viva", cioè corrente, con la formula trinitaria, e preceduto dal digiuno (uno o due giorni) del battezzando e del battezzante.

In generale il digiuno va fatto due volte alla settimana e non negli stessi giorni in cui lo praticano i giudei.

Tre volte al giorno va recitata la preghiera del Padre nostro.

Indica la preghiera di ringraziamento per l'Eucaristia, prima (sul calice e sul pane) e dopo di mangiarne. Solo i battezzati possono mangiarne e berne.

Gli Apostoli e i Profeti

Questa sezione copre i capitoli 11–16.

Insegna a distinguere il vero e del falso profeta. I profeti ricevono le primizie come i sacerdoti dell'Antico Testamento.

Menziona la celebrazione eucaristica domenicale.

Parla dell'elezione di vescovi e diaconi, che non devono essere disprezzati, perché anch'essi prestano servizio come "profeti e dottori".

Parte escatologica

Comprende il solo capitolo 16, ed è una piccola apocalisse, che termina con l'annuncio della seconda venuta di Gesù.

Carattere letterario

La Didaché non rispecchia una situazione reale della Chiesa primitiva; essa sarebbe una finzione letteraria per descrivere usanze e dottrine della Chiesa apostolica[9].

È presupposto nella Didaché il vangelo scritto, forse il Diatéssaron di Taziano[15].

L'autore ha conosciuto la Lettera di Barnaba, che copia malaccortamente[16]. La menzione simultanea poi di "profeti e dottori" in 15,1 si basa sulla menzione di questo gruppo in At 13,1, ma l'autore della Didaché non era più al corrente del significato originale di questo accoppiamento[17].

Infine, nel tentativo di rappresentare il più antico rito del Battesimo (nell'"acqua viva") non può celare gli usi battesimali di un'epoca posteriore (7,2-3).

Ambiente di origine

Gli usi liturgici presupposti nella Didaché hanno molto in comune con quelli della letteratura pseudo-clementina: il Battesimo nell'"acqua viva"[18]; il digiuno di uno o due giorni prima del Battesimo[19]; è Pietro che insegna la dottrina delle due vie.

Ora si sa da Rufino[20] che la dottrina delle due vie, da lui identificata con la Didaché di Sant'Atanasio[21], portava anche il titolo "iudicium secundum Petrum" ("giudizio secondo Pietro"). Questo fatto suggerisce di inquadrare la Didaché nell'elenco degli apocrifi che trattano di Pietro.

Se, come gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato, la Didaché è una finzione letteraria, si potrebbe metterla forse in rapporto con alcuni Atti apocrifi (Atti di Pietro, 2), come del resto anche la Didascalia siriaca presuppone la conoscenza della letteratura pseudo-clementina. Si tratta comunque solo di un'ipotesi, poiché la Didaché si distingue chiaramente dalla letteratura pseudo-clementina: mentre quest'ultima esalta la gerarchia della Chiesa, le preferenze della Didaché vanno verso i "carismatici" che portano i nomi di "apostoli, profeti e dottori"[22].

È certo che sul vocabolario della Didaché ha avuto grande influenza la lingua del Nuovo Testamento, ma è anche forse vero che esistevano nella Chiesa siriaca gruppi di carismatici che dall'autore della Didaché sono chiamati "profeti" (o similmente). Non è da escludere la possibilità che si tratti degli stessi asceti vaganti, dei quali le Epistole pseudo-clementine alle vergini danno una descrizione impressionante.

Datazione

È molto probabile che in Didaché 1,5 sia stato usato il Pastore di Erma[23]. D'altra parte, però, la Didaché era conosciuta all'autore della Didascalia siriaca; si pensa dunque che la datazione dell'opera vada posta fra il Pastore di Erma e la Didascalia, probabilmente verso il 150[24]

Risonanze antiche

La Didaché è menzionata da Eusebio di Cesarea dopo i libri del Nuovo Testamento:

« Tra gli scritti spuri si possono annoverare gli Atti di Paolo, il cosiddetto Pastore e l'Apocalisse di Pietro, e oltre a questi la lettera conosciuta come di Barnaba, e quello che è chiamato Dottrina degli Apostoli, e anche [..] l'Apocalisse di Giovanni, se ciò sembrasse opportuno [..].[25]»
(Storia Ecclesiastica, III, 25, 4)

Sant'Atanasio e Rufino[26] aggiungono la Didaché ai libri sapienziali apocrifi.

L'opera ha un posto simile nell'elenco di Niceforo, in quello dello Pseudo-Anastasio, e in quello dello Pseudo-Atanasio (Synopsis). Il testo dello Pseudo-Cipriano, Adversus Aleatores ne menziona il nome.

Sono molto comuni negli scrittori antichi le citazioni della Didaché. L'insegnamento sulle "due vie" appare nella Lettera di Barnaba ai c. 18-20, spesso parola per parola, a volte con aggiunte, spostamenti o abbreviazioni; anche 4,9 riprende Didache 16,2-3, o viceversa.

Erma, Ireneo, Clemente Alessandrino e Origene sembrano usare l'opera, e così fanno in Occidente Ottato (IV secolo) e le Gesta apud Zenophilum. La Didascalia Apostolorum è basata sulla Didaché. Il Decreto della Chiesa Apostolica ne ha usato una parte, le Constituzioni Apostoliche l'hanno incorporata[27].

Ci sono echi della Didaché in Giustino, Tatiano, Teofilo, Ciprano e Lattanzio.

Note
  1. Erik Peterson (1950) 1562.
  2. John Chapman (1908) 779.
  3. La riproduzione del manoscritto fu curata da Rendel Harris, Londra 1897.
  4. The Oxyrhynchos Papyri, XV, Londra 1922, n. 1782, pp. 12-15.
  5. VII, c. 1-32.
  6. A New Papyrus Fragment of the Didache in Copti, in Journal of Theological Studies 25 (1925) 225-231.
  7. Zeitschrift für Neutestamentliche Wissenschaft, 31 (1932) 111-116, 206.
  8. Friburgo 1900.
  9. 9,0 9,1 9,2 9,3 Erik Peterson (1950) 1563.
  10. Come anche il testo greco nelle Costituzioni Apostoliche VII, 27.
  11. Antonio Casamassa, I Padri apostolici, Roma 1938, p. 10 e seg.
  12. Nel testo di Bryennios sono elencati in grande disordine.
  13. Erik Peterson (1950) 1563 spiega: "Che la confessione avvenga nella chiesa è una aggiunta tardiva, come dimostrano Ep. Barn. 19,13 e Const. Ap. VII, 14, 3".
  14. Si tratta di precetti ascetici.
  15. Vedi la dossologia dopo il Padre Nostro; anche la citazione di Lc 6,30 in 1,4: Franz Xaver von Funk, Patres apostolici, vol. I, Tubinga 1901, p. 5.
  16. Cfr. Didaché 4,1-2 con Lettera di Barnaba 19,10.
  17. Cfr. Erik Peterson, La leitourgía des Prophètes et des didascales à Antioche, in Recherches de science religieuse 36 (1949) 577-579.
  18. Didaché 7,1-2 e Pseud.-Clem. Contestatio, cap. I, p. 4, 20. Paul de Lagarde (a cura di), Homilia XXVI, p. 117, 4 e 12 Lag.
  19. Didaché 7,4 e Homilia XI, 35, p. 119, 32; XIII, 9, p. 136, 21 ; XIII, 11, p. 137, 7; Recogn., VII, 34, 30.
  20. Commentarius in Symbolum apostolicum XXXVIII; v. anche San Girolamo, De viris illustribus, 1.
  21. Ep. Fest., 39.
  22. È impossibile spiegare il termine "profeta" ricorrente nella Didaché con il montanismo, perché i montanisti limitavano l'uso di questa parola a tre persone, i propagandisti del montanismo invece percepivano un salario e non furono rispettati come profeti.
  23. Precetti, 2, 4-6.
  24. Erik Peterson (1950) 1564.
  25. Traduzione dall'inglese riportato in John Chapman (1908) 779:
    « Let there be placed among the spuria the writing of the Acts of Paul, the so-called Shepherd and the Apocalypse of Peter, and besides these the Epistle known as that of Barnabas, and what are called the Teachings of the Apostles, and also [..] the Apocalypse of John, if this be thought fit [..]. »
  26. Rufino fornisce un curioso titolo alternativo, "Giudizio di Pietro (John Chapman,1908, 779).
  27. VII, c. 1-32. Si tratta della quasi totalità di un'altra recensione del testo greco della Didaché (Erik Peterson, 1950 1562).
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.