San Giorgio

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San Giorgio
Laico
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Santo
Martire

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Monaco di Baviera, Chiesa di Santa Margherita, Statua di San Giorgio che uccide il drago
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Età alla morte circa 23 anni
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° vescovo di Roma
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Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Venerato da Chiesa cattolica e da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Venerabile il [[]]
Beatificazione [[]]
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 23 aprile
Altre ricorrenze 14 agosto
Santuario principale
Attributi Drago, spada, lancia, palma, stendardo costituito da una croce rossa in campo bianco
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Arcieri, cavalieri, soldati, alabardieri, schermitori, armaioli, mariti, piumaroli (elmo), scout, Ragusa, Inghilterra, Portogallo
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 23 aprile, n. 1:
« San Giorgio, martire, la cui gloriosa lotta a Diospoli o Lidda in Palestina è celebrata da tutte le Chiese da Oriente a Occidente fin dall’antichità. »
San Giorgio (Lydda, 280 ca.; † Nicomedia, 303) è stato un soldato e martire della Cappadocia, è venerato come Santo e martire da tutte le chiese cristiane ed è chiamato "megalomartire". Nacque probabilmente a Lydda (presso l'odierna Jaffa in Palestina), secondo alcune fonti nel 280, subì il martirio a Nicomedia, durante la persecuzione di Diocleziano, nel 303. Il suo culto risale al IV secolo.

La vita

Non ci sono notizie certe sulla vita e sulla stessa esistenza di san Giorgio.

Le principali informazioni ci provengono dalla Passio Georgii che già però il Decretum Gelasianum del 496 classificava tra le opere apocrife.

Secondo questa fonte agiografica Giorgio era originario della Cappadocia (zona dell'odierna Turchia), figlio del legionario Geronzio, persiano, e Policromia, cappadoce, nato verso l'anno 280. I genitori lo educarono alla Religione cristiana fino al momento in cui entrò nel servizio militare. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell'esercito dell'imperatore Diocleziano, comportandosi da valoroso soldato fino al punto di giungere a far parte della guardia del corpo dello stesso Diocleziano, divenendo tribuno delle milizie.

Conversione

Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso (che però in molte versioni è sostituito da Daciano imperatore dei Persiani), il quale convoca settantadue re per decidere che misure prendere contro i cristiani.

Giorgio dona ai poveri tutti i suoi averi, e, davanti alla corte, si confessa cristiano; all'invito dell'imperatore di sacrificare agli dei si rifiuta ed iniziano le numerose scene di martirio.

Martirio

Lod (Israele), Tomba di san Giorgio

Secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio risuscita operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vengono uccisi a fil di spada; entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietra; converte l'imperatrice Alessandra che viene martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscita due persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezza e le fa sparire. L'imperatore lo condanna nuovamente a morte, e il santo prima di essere decapitato, implora Dio che l'imperatore e i settantadue re siano inceneriti; esaudita la sua preghiera Giorgio si lascia decapitare promettendo protezione a chi onorerà le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito Greco-Ortodosso), presso Lod, cioè Lydda, in Israele.

La Leggenda Aurea

Il racconto

Raffaello Sanzio, San Giorgio uccide il drago

La Legenda Aurea, scritta dal Vescovo di Genova Jacopo da Varagine, fissa la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l'ispirazione figurativa degli artisti e della fantasia popolare.

Essa narra che in una città chiamata Selem, in Libia, vi era un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti gli offrivano per placarlo due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte.

Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Questi terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago.

In quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell'imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo dalle narici, Giorgio non si spaventò e lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra.

Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro».

Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

Origine della leggenda

La leggenda era sorta al tempo delle Crociate, e probabilmente, fu influenzata da una falsa interpretazione di un'immagine dell'imperatore cristiano Costantino, trovata a Costantinopoli, in cui il sovrano schiacciava col piede un drago, simbolo del «nemico del genere umano».

La fantasia popolare ricamò sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l'Egitto, dove San Giorgio ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante, spesso ripresa nell'iconografia.

San Giorgio non è l'unico personaggio che uccide un drago: anche ad altri le leggende riconoscono simili imprese, come ad esempio in Italia San Mercuriale, protovescovo e patrono di Forlì, spesso raffigurato nell'atto di rinchiudere appunto un drago in un pozzo. È facile anche confondere San Giorgio, soprattutto nelle icone greche, con San Demetrio: le differenze tra i due santi sono, sempre per quanto riguarda l'iconografia greca, il colore del cavallo (Giorgio lo ha bianco, Demetrio nero) e il "bersaglio" del cavaliere (Giorgio uccide un drago, Demetrio un moro). Anche San Teodoro martire d'Amasea nell'iconografia è rappresentato a cavallo o a piedi in atto di uccidere un drago o un serpente.

Il culto

Il mito di san Giorgio
culto per una Repubblica marinara
San Giorgio trafigge il drago

Anticamente nella "Superba", la repubblica marinara di Genova - il cui vessillo era appunto una croce rossa in campo bianco - la venerazione di san Giorgio era riconosciuta a livello istituzionale, tanto da identificare l'immagine di san Giorgio e la bandiera rossocrociata con la Repubblica genovese.

Il simbolo di san Giorgio ricorre ancor oggi nello stemma comunale del capoluogo ligure e in molti altri stemmi riguardanti realtà cittadine, come le squadre di calcio (sia nella maglia del Genoa Cricket and Football Club la più antica squadra di calcio d'Italia, che della più recente U.C. Sampdoria espressione della Genova moderna).

La grande diffusione del culto di san Giorgio, originariamente venerato in Oriente, si ebbe inizialmente in Europa in conseguenza delle Crociate cristiane in Terra Santa, e più precisamente ai tempi della battaglia di Antiochia.

Accadde che, nell'anno 1098, durante una delle più furiose battaglie, i cavalieri crociati e i condottieri inglesi vennero soccorsi dai genovesi i quali ribaltarono l'esito dello scontro e consentirono la presa della città, ritenuta inespugnabile.

Secondo la leggenda il martire si sarebbe mostrato ai combattenti cristiani in una miracolosa apparizione, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere in cui campeggiavano croci rosse in campo bianco. Nell'immagine in alto: San Giorgio trafigge il drago
affresco prospetto principale Palazzo San Giorgio di Genova

Il Santo cavaliere che guidò la sconfitta dei Saraceni
Icona custodita nella chiesa di San Giorgio Extra, che raffigura San Giorgio mentre uccide il drago e sullo sfondo il Duomo e la città di Reggio

L'origine dell'antichissimo culto reggino a San Giorgio risale agli inizi dell'XI secolo ed è legato all'episodio che portò Reggio Calabria ad infliggere una sconfitta ai saraceni che insidiavano le coste calabresi.

Nel 1086 il saraceno Bonavert di Siracusa sbarcò a Reggio distruggendo il monastero di San Nicolò sulla Punta Calamizzi e la Chiesa di San Giorgio danneggiando le effigie dei Santi, ma il Duca Ruggero Borsa contrattaccò ed inseguì Bonavert, lo uccise in battaglia e conquistò Siracusa. Per questa vittoria i reggini adottarono San Giorgio a loro protettore, si dice infatti che Ruggero sarebbe stato assistito dal Santo contro Bonavert.

Proprio a questo periodo corrisponde infatti l'antichissima devozione della città a Giorgio, documentata anche dal fatto che al santo furono dedicate molte chiese della città (tra cui San Giorgio di Sartiano in La Judeca, San Giorgio di Lagonia, San Giorgio intra moenia e San Giorgio extra moenia). In particolare nella Chiesa di San Giorgio al Corso, tuttora esistente nel cuore della città, nel medioevo si eleggevano i tre sindaci della città con un solenne atto ai piedi dell'altare del santo patrono. Nell'immagine in alto: Icona custodita nella chiesa di San Giorgio Extra, che raffigura San Giorgio mentre uccide il drago e sullo sfondo il Duomo e la città di Reggio.

Grande venerazione riscosse il sepolcro del martire e le sue reliquie furono trasferite, probabilmente durante l'invasione persiana all'inizio del sec. VII o, poco dopo, all'arrivo dei musulmani in Palestina.

Nel Medioevo la lotta di san Giorgio contro il drago diviene il simbolo della lotta del bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria vi vide incarnati i suoi ideali. La leggenda del soldato vincitore del drago contribuì al diffondersi del suo culto che divenne popolarissimo in Occidente ed in tutto l'Oriente bizantino, ove è per eccellenza il «grande martire» e il «trionfatore». Rapidamente egli divenne un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano.

Vari Ordini cavallereschi portano oggi il suo nome e i suoi simboli, fra i più conosciuti si hanno: l'Ordine della Giarrettiera, l'Ordine Teutonico, l'Ordine Militare di Calatrava; il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, e molti altri.

Il nome di san Giorgio era invocato contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra e la sifilide e, nei paesi slavi, contro le streghe.

A testimonianza dell'ampia diffusione del culto di san Giorgio sono le numerosissime chiese dedicate al suo nome.

La festa liturgica si celebra il 23 aprile. La sua memoria è celebrata in questo giorno anche nei riti siro e bizantino. Viene onorato, almeno dal IV secolo, come martire di Cristo in ogni parte della Chiesa.

Nel 1969 la Chiesa cattolica declassò il santo nella liturgia a una memoria facoltativa, ma la devozione dei fedeli è continuata.

Dal 1996, dietro autorizzazione ecclesiastica, san Giorgio è il santo protettore delle "Guardie Particolari Giurate".

Manifesto bolscevico (1918): Trotsky sconfigge il drago della contro-rivoluzione

San Giorgio fu utilizzato, proprio per certe sue prerogative, come iconografia anche nella Rivoluzione di Ottobre, ad esempio con Lev Trotsky nei panni del santo od altre con una Guardia Rossa sempre impersonificante il santo.

In Italia il culto per san Giorgio fu assai diffuso e le città e i comuni di cui è patrono sono più di 100, di cui tre capoluoghi di provincia (Campobasso, Ferrara, Reggio Calabria e Ragusa), inoltre si contano ben ventuno comuni che portano il suo nome. Erroneamente, molti pensano che San Giorgio sia anche il santo patrono di Genova, in quanto uno dei suoi simboli storici. In realtà il patrono del capoluogo ligure è San Giovanni Battista.

A Roma, Belisario (ca 527) affidò alla protezione del santo la porta di San Sebastiano e la chiesa del Velabro, dove venne poi trasferito il cranio di san Giorgio, trovato in Cappadocia da papa Zaccaria (744752).

La sua croce rossa in campo bianco è simbolo anche di Genova, Bologna e di Milano.

Nella provincia di Ferrara il culto è particolarmente diffuso poiché spesso, nella credenza popolare dell'alto Medioevo, il Po ed altri corsi minori venivano considerati la tana di un drago che san Giorgio avrebbe ucciso salvando gli abitanti. In realtà il drago è stato identificato come metafora della pericolosità delle piene del fiume che rischiavano di distruggere Ferrara e gli altri centri della zona. A Ferrara le due chiese principali gli sono dedicate. Ad Argenta invece, è presente la pieve di San Giorgio, addirittura precedente alla nascita della città di Ferrara, a provare l'antichità del culto del santo.

Gli è dedicato il palio di Ferrara nel quale il premio è appunto il drappo del "santo Zorzo" (san Giorgio nel locale dialetto), mentre a Gubbio è uno dei tre santi nel cui nome si svolge la festa dei ceri (o "corsa") ogni 15 maggio[1]

A Siena, in ricordo della battaglia di Montaperti, si celebravano ogni anno a settembre i Giochi di San Giorgio.

A Soriano nel Cimino (VT), a san Giorgio è dedicata una antica chiesa romanica risalente all'XI secolo e porta il suo nome una delle quattro contrade che partecipano alla "Sagra delle Castagne", una delle più importanti manifestazioni medioevali in Italia. Durante il corteo storico viene rievoca la battaglia del santo contro il Drago, con un grande carro allegorico in cui compaiono i protagonisti della vicenda.

A Porto San Giorgio (nelle Marche) la chiesa principale è dedicata a San Giorgio e inoltre il 23 aprile si festeggia il santo patrono con una fiera e una processione che attraversa la città.

Vi è una processione anche a Vieste, in Puglia.

A Caresana, paesino della provincia di Vercelli, ogni anno, all'ultima Domenica del mese di Aprile, si scioglie il voto a S.Giorgio con la centenaria Corsa dei Buoi che consiste nel far correre gli animali per duecento metri partendo dalla Chiesetta del Santo sopra citato.

In Germania sono a lui dedicate molte acque ritenute miracolose. San Giorgio è anche patrono dell'Inghilterra, del Portogallo e della Lituania.

In Spagna è il patrono di intere regioni e della città di Barcellona, tanto che a lui, Antoni Gaudí, dedicò la Casa Batllò. Il santo è posto a protezione anche della Catalogna e il 23 aprile (in catalano: diada de Sant Jordi) i catalani, con una tradizione che risale probabilmente al XV secolo, festeggiano la giornata degli innamorati, in cui le coppie di amanti, ma anche gli amici, genitori e figli, si regalano delle rose e dei libri. La festa è molto popolare e, dal punto di vista dei catalani, è anche diventata una rivendicazione della loro cultura e valori nazionali.

Da ricordare ancora che portarono il suo nome sei re di Gran Bretagna e Irlanda, due re di Grecia e altri dell'Est europeo. A Malta vi è una "Baia di san Giorgio". È presente anche sullo stemma di Mosca.pioggia (Giorgio verde); tra i Georgiani, invece, si celebra il 14 agosto e ha preso il posto di una festa al dio Luno (Giorgio bianco). Altri paesi slavi sostituirono il culto di Jarylo con quello di san Giorgio.

In Istria la leggenda racconta che il santo avrebbe ucciso un drago anche presso la città di Pirano (Piran) in cui gli è dedicato il duomo e un capitello con dipinto raffigurante l'impresa, vicino alla piazza.

Secondo un articolo apparso sul Daily Mail[2] la Chiesa d'Inghilterra starebbe considerando la possibilità di dichiarare Sant'Albano patrono al posto di san Giorgio; il motivo sarebbero le scarse informazioni sulla sua storicità, ma anche la diminuzione della devozione verso la sua figura negli ultimi anni.

San Giorgio è stato il santo patrono della città croata di Sussak (Sušak). Nel 1947, Sussak fu amalgamata a Fiume. In seguito all'unificazione fu stabilito che il Santo patrono della neonata città sarebbe stato San Vito, che fino ad allora era stato il Patrono di Fiume.

È inoltre noto che San Giorgio è il patrono dei Rom, i quali lo celebrano il 6 di maggio con la loro più importante festa, detta in romanè Gurgevdan (pronuncia: Giurgevdan)

Patrono degli Scout

San Giorgio è da sempre considerato santo patrono degli Scout e delle Guide. Questo non per le origini inglesi del movimento, bensì per la simbologia a lui legata, dei cavalieri e del bene che sconfigge il male.[3] Nella tradizione italiana la Festa di san Giorgio è il giorno del rinnovo dedicato al rinnovo della promessa, proprio per la vicinanza del cerimoniale della promessa a quello della cavalleria. Nei pressi di questa data spesso vengono organizzate attività intergruppo chiamate Campo San Giorgio, che si svolge attorno al 23 aprile. Anche nelle associazioni scout non confessionali (come per esempio quella del Regno Unito) o il Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani il giorno di san Giorgio viene sempre festeggiato, spesso con una parata.

Immagini

Opere d'arte

Note
  1. I santi venerati sono Sant'Ubaldo, il santo patrono, san Giorgio e Sant'Antonio. Tutti i ceraioli che sono protagonisti di questa corsa indossano una divisa formata da un fazzoletto e una fascia rossa, dei pantaloni bianchi e una camicia il cui colore cambia in base al santo scelto (i ceraioli sangiorgiari indossano una casacca blu, colore del mantello di san Giorgio).
  2. Steve Doughty, Will George be slayed as England's patron saint?, Daily Mail del 2 luglio 2006 [1]
  3. Robert Baden-Powell scrive in "Scautismo per Ragazzi" di aver scelto San Giorgio quale patrono degli scout perché "unico Santo Cavaliere raffigurato a Cavallo"
Bibliografia

Per i più recenti orientamenti storiografici sulla figura del Megalomartire, cfr. San Giorgio e il Mediterraneo, in Atti del II Colloquio internazionale per il XVII Centenario (Roma, 28-30 novembre 2003), a cura di G. De’ Giovanni-Centelles, Città del Vaticano, 2004

Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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