Apocalisse di San Giovanni

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Apocalisse di San Giovanni
GER Monaco AltePinakothek H.Burgkmair S.GiovanniPatmos 1518.jpg
Monaco, Alte Pinakothek, Hans Burgkmair, San Giovanni evangelista a Patmos (1518)
Sigla biblica Ap
Titolo originale Αποκάλυψις, Apokálypsis, (rivelazione, svelamento)
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale greco
Traduzione
Ambito culturale
Autore San Giovanni evangelista
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione fine I secolo
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Della serie {{{Serie}}}
Libro precedente
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Adattamento teatrale
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Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN
Virgolette aperte.png
E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose
Virgolette chiuse.png

L'Apocalisse (dal greco Αποκάλυψις, Apokálypsis, "rivelazione, svelamento") è l'ultimo libro della Sacra Scrittura, redatto in greco verso la fine del I secolo.

Paternità e occasione dell'opera

Secondo una testimonianza interna al testo (1,9), l'opera sarebbe stata composta da un cristiano di nome Giovanni in seguito a una visione divina ricevuta sull'isola di Patmos. La Tradizione fa coincidere tale personaggio con San Giovanni apostolo, anche se alcuni studiosi hanno sollevato diverse critiche a tale identificazione, per presunte divergenze stilistiche con il quarto Vangelo.

L'autore si rivolge ai cristiani perseguitati dall'imperatore Domiziano nell'8196. A questi manda un messaggio di speranza secondo il quale si deve attendere il giorno della giustizia di Dio, il trionfo dei perseguitati e la sconfitta dei persecutori, sullo stesso destino del Cristo vittorioso e trionfante sul male e sulla morte. Si tratta quindi di un annuncio storico, legato ad una particolare situazione del momento, ma assume anche un messaggio di natura universale inerente all'intera storia della Chiesa e la supremazia di Dio sulle generali forze del male.

Struttura

L'Apocalisse si articola in una serie di visioni profetiche, spesso di difficile interpretazione, a causa del linguaggio criptico tipico del genere apocalittico, della fitta rete di simboli e immagini, dei numerosissimi riferimenti all'Antico Testamento.

Le lettere alle sette chiese

Dopo la dedica e il saluto, Giovanni riferisce di aver ricevuto una visione (1,10-20) in cui Cristo, apparsogli in vesti sacerdotali e regali, Principio e Fine di tutte le cose, risorto dai morti, gli aveva ordinato di trascrivere le sue visioni e inviarle alle sette Chiese d'Asia.

Ogni lettera è costruita seguendo lo stesso schema: Cristo entra in scena con il contrassegno di uno dei simboli presentati nella visione iniziale; giudica la comunità sulla sua fedeltà o i suoi cedimenti e termina con la promessa della vittoria finale.

Il libro dei sette sigilli

Dopo le lettere, lo scenario passa dalla terra alla visione del trono di Dio onnipotente. Attorno ad esso stanno ventriquattro vegliardi e quattro esseri viventi. Giovanni scorge nella mano di Dio un rotolo sigillato, contenente il destino del mondo. Nessuno è degno di sciogliere i suoi sette sigilli: solo l'Agnello immolato, simbolo del Cristo risorto, può aprirlo e svelarne i segreti.

All'apertura dei primi quattro sigilli, compaiono quattro cavalieri, portatori di guerra, carestia e morte.

Al quinto sigillo i martiri invocano il Signore chiedendo giustizia.

L'apertura del sesto sigillo sconvolge l'universo. I segni cosmici descritti sono tipici della letteratura profetica per illustrare il giorno di Jahvè, ovvero il manifestarsi dell'ira divina. Tuttavia, una folla di 144 000 persone sono segnate sulla fronte per essere preservati dai cataclismi, in vista della vita eterna (7,9-17).

Dopo l'apertura del settimo sigillo, vengono consegnate sette trombe ad altrettanti angeli, che si accingono a suonarle.

Le sette trombe

Le sette trombe hanno la stessa funzione dei sette sigilli, ma i giudizi che esse annunciano sono più severi. Essi, tuttavia, per quanto rigorosi, non sono totali, ma mirano a convertire gli uomini e ricondurli a Dio. Risultano però inutili (9,20-21).

Dopo la sesta tromba c'è una pausa: due testimoni di Cristo, compiono il loro ministero profetico per tre anni e mezzo, prima di essere martirizzati a Gerusalemme, che per questo motivo è distrutta da un terremoto.

Al suono della settima tromba compare nel cielo l'Arca dell'Alleanza: la sua apparizione rivela lo scadere degli ultimi tempi.

La Roma pagana e la Chiesa cattolica

Entra ora in scena il contrasto tra l'Impero romano e il popolo di Dio: nel cielo appare il segno grandioso di una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. La mulier amicta solis è stata identificata da sempre con la Vergine Maria, anche se in essa gli esegeti moderni preferiscono vedere il simbolo della Chiesa perseguitata dalle forze del male: la donna è infatti insidiata da un enorme drago rosso, simbolo del diavolo che tenta di eliminare la donna e la sua stirpe (12,1-18).

A sostegno del drago sorge dal mare una bestia, simbolo del potere politico avverso a Dio. Essa riceve il proprio potere dal maligno ed è in apparenza indistruttibile: seduce il mondo, ma non i cristiani (13,1-10).

Una seconda bestia sorge dalla terra, simile all'Agnello nell'aspetto, ma al drago nella sostanza: simboleggia la falsa religione pagana. Questa bestia, indicata con il numero seicentossantasei, simbolo della limitatezza umana, inganna le genti e le spinge al culto dello Stato (13,11-18).

Ma ecco giungere un angelo annunciante l'imminente caduta di Babilonia, divenuta, nell'Antico Testamento, simbolo di ogni impero politico opposto al popolo di Dio. Subito dopo il Figlio dell'uomo appare sulle nubi, pronto a giudicare l'umanità.

Giudizio e trionfo di Dio

Sette angeli versano sulla terra le sette coppe dell'ira di Dio, annunciando l'imminente Giudizio universale.

L'ultimo di questim angeli mostra a Giovanni il crollo della Roma pagana, la nuova Babilonia, promotrice dell'idolatria e persecutrice dei cristiani. Sorge spontaneo il canto di trionfo dei martiri, inneggianti alle nozze dell'Agnello: si sta per compiere la mistica unione tra Dio e la Chiesa sua sposa (19,6-9).

Cristo, il Verbo di Dio, seguito dalle schiere celesti, getta nell'Inferno le due bestie e rinchiude in catene il drago.

Segue la resurrezione dei martiri e il ritorno di Cristo sulla terra in vista di un suo regno di mille anni in compagnia di essi. L'interpretazione letterale di questo passo (20,4-6), sostenuta dalle sette millenariste, è stata rigettata dalla Chiesa cattolica.

Al termine dei mille anni, il drago è liberato per la sua sconfitta definitiva e il suo annientamento all'Inferno con le due bestie e i loro seguaci.

La nuova Gerusalemme e il compimento della Storia

Al termine della lotta tra il bene e il male, Giovanni ammira l'Universo rinnovato e la città santa, la nuova Gerusalemme, discendere dal cielo: si realizza la perfetta allenza tra Dio e l'umanità e l'Emmanuele prende dimora tra gli uomini. Questo passo (21,1-8) racchiude tutto il messaggio dell'Apocalisse.

Canonicità

L'Apocalisse è l'unico testo apocalittico a essere stato incluso nel Canone delle Sacre scritture, sebbene questo genere fosse tipico di numerosi scritti circolanti nelle prime comunità cristiane, oltre che del libro di Daniele e di altri testi dell'Antico Testamento.

Voci correlate