Apollinare di Laodicea

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Apollinare
Eretico
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte circa 75 anni
Nascita Laodicea
315
Morte 390 ca.
Sepoltura
Appartenenza
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Collegamenti esterni

Apollinare (Laodicea, 315; † 390 ca.) vescovo, fu padre dell'eresia cristologica che da lui prende il nome: l'apollinarismo.

Biografia

Ricevette un'ottima formazione letteraria dal padre, che era stato insegnante di grammatica e retorica a Berytus (l'attuale Beirut). Dotato di una buona vena poetica, scrisse un libro in versi contro il persecutore del cristianesimo Giuliano l'Apostata.

Compose importanti commenti della Scrittura e fu maestro di san Girolamo durante il suo soggiorno ad Antiochia, nel 374. La sua fedeltà al vescovo Atanasio di Alessandria e la sua buona fama di teologo contribuirono per molto tempo a far passare inosservata la sua errata concezione del mistero cristologico. Essa venne alla luce per la prima volta durante il Concilio di Alessandria (362), poi subendo condanne in vari altri concili, tra qui quelli romani tenuti da papa Damaso I nel 374 e nel 378.

Apollinare morì di sicuro prima del 392, con tutta probabilità nel 390.

Dottrina

L'eresia della sua dottrina consisteva essenzialmente nella negazione della natura umana di Cristo. La formula che venne incriminata era:

(EL) (IT)
« μία φύσις τοῦ Λόγου σεσὰρκωμένη » « Una sola natura del Verbo fatto carne »

Apollinare enunciava dunque l'unità di Cristo come una sola natura e concepiva l'essere composto del Verbo fatto carne, come una integrazione sostanziale della carne con il Verbo.

Escludeva dunque dall'essere di Cristo la ragione, nous, o l'anima superiore, in quanto essa è soggetto capace di autodeterminarsi.

Apollinare definiva il Cristo come "Dio incarnato", poiché ancora non possedeva la nozione dell'unione ipostatica delle due nature, definita solo più tardi.

In tal modo egli provocò una crisi dottrinale, al termine della quale i grandi concili cristologici di Efeso del 431 e di Calcedonia del 451, definirono una volta per sempre la fede della Chiesa.

Quando l'eresia di Apollinare venne pienamente alla luce fu censurata prima, nel 377, da Roma a cui si erano appellati alcuni suoi discepoli e poco più tardi da Antiochia nel 379 ed infine da Costantinopoli nel 381.

Nel 382 gli apollinaristi organizzarono un sinodo per conto proprio e allora un sinodo romano ribadì con maggior vigore la condanna. Nello stesso anno anche Gregorio di Nissa conobbe le dottrine di Apollinare, durante un suo viaggio a Gerusalemme, e intraprese a confutarle nel suo libro Antierheticus. Nel 388 si datano le emanazioni dei primi decreti imperiali contro gli apollinaristi.

Voci correlate
Bibliografia

Suggerimenti



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