Beata Rosalia Rendu

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Beata Rosalia Rendu, F.d.C.
Religiosa
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al secolo Giovanna Maria
Beata
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 69 anni
Nascita Confort
9 settembre 1786
Morte Parigi
7 febbraio 1856
Sepoltura
Appartenenza
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Professione religiosa 1807
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° vescovo di Roma
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 9 novembre 2003
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 7 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Coniuge

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Consorte

Consorte di

Figli
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Collegamenti esterni
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 7 febbraio, n. 14:
« A Parigi in Francia, beata Rosalia (Giovanna Maria) Rendu, vergine delle Figlie della Carità, che, in una casa situata nel quartiere più povero della città e da lei trasformata in ricovero per i bisognosi, si impegnò con ogni mezzo a visitare i poveri nelle loro abitazioni, riportare la pace durante la guerra civile e spingere molti, soprattutto i giovani e i ricchi, all'esercizio della carità. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beata Rosalia Rendu, al secolo Giovanna Maria (Confort, 9 settembre 1786; † Parigi, 7 febbraio 1856) è stata una religiosa francese.

Biografia

Nacque, il 9 settembre 1786, a Confort, cantone di Gex, nel Giura francese, fu battezzata lo stesso giorno con il nome di Giovanna Maria. Era la maggiore delle quattro figlie di Jean-Antoine Rendu e di Marie-Anne nata Laracine. I genitori, piccoli proprietari di montagna, dalla vita semplice, godevano di una certa agiatezza e di una reale stima in tutto il paese.

Dal 1790 durante la rivoluzione francese venne imposta con giuramento l'adesione alla Costituzione civile del clero. Numerosi sacerdoti, fedeli alla Chiesa refrattari, rifiutarono il giuramento. Furono perciò cacciati dalle loro parrocchie. Alcuni furono messi a morte, altri costretti a nascondersi per sottrarsi alle ricerche dei rivoluzionari. La casa della famiglia Rendu divenne un rifugio per i sacerdoti refrattari. Il vescovo di Ginevra-Annecy monsignor Joseph-Marie Paget vi trovò asilo sotto il nome di Pietro. Fu in quest'atmosfera di fede solida, continuamente esposta al pericolo di essere denunciata, che Giovanna crebbe e fu educata. Fece la Prima Comunione di notte, nella cantina della casa paterna, al lume di candela. Tale clima eccezionale forgiò il suo carattere.

La morte del padre, il 12 maggio 1796, e quella della sorellina di quattro mesi, il 19 luglio dello stesso anno, furono un duro colpo per la famiglia. Giovanna, conscia della responsabilità di figlia maggiore, aiutava la mamma, in modo particolare nella cura delle sorelle più piccole.

Finito il periodo del terrore la vita riprese il suo corso normale e nel 1800 Giovanna si trasferì a Gex per studiare presso le Suore Orsoline, poi trascorse sei mesi a Carouge, presso Ginevra ed infine passò all'ospedale delle Figlie della Carità di Gex, per apprendervi la professione di infermiera. Qui entrò in contatto con la spiritualità delle Figlie della Carità e, allora sedicenne, chiese ed ottenne di essere ammessa, i1 25 maggio 1802, nel riaperto noviziato a Parigi. Dopo pochi mesi si ammalò e venne perciò mandata nella casa delle Figlie della Carità del quartiere Mouffetard per essere al servizio dei poveri.

Nel maggio del 1807 emise i voti perenni consacrandosi al servizio di Dio nei poveri e prendendo il nome di Rosalia. Nel 1815 divenne superiora della comunità. Cessò allora con l'insegnamento e si dedicò alle visite a domicilio e a distribuire gli aiuti accordati dal Bureau de Bienfaisance della municipalità. I suoi poveri, come lei li chiamava, erano sempre più numerosi in quell'e­poca di eventi tumultuosi. Per venire in aiuto a quanti soffrivano, suor Rosalia aprì un dispensario, una farmacia, una scuola, un orfanotrofio, un asilo, un centro di assistenza per le giovani operaie, una casa di cura per gli anziani poveri, servendosi di un medico che visitava gratuitamente i malati, costituendo una solida rete di opere caritative per arginare la povertà. Il suo esempio stimolava le consorelle, alle quali sovente ripeteva:

« La Figlia della Carità deve essere come un paracarro sul quale tutti quelli che sono stanchi hanno il diritto di deporre il loro fardello »

Durante i tre giorni di sommossa, del luglio 1830, suor Rosalia non esitò a salire sulle barricate per soccorrere i feriti, a qualunque fazione appartenevano. Tenne testa al prefetto della polizia che l'accusava di avere soccorso dei rivol­tosi. Quando le epidemie di colera furono intense e frequenti, soprattutto nel 1832 e nel 1849, la dedizione e i rischi corsi da suor Rosalia e dalle sue compagne colpivano l'immaginazione. Giunsero perfino a raccogliere loro stes­se i cadaveri nelle strade.

Nel 1844 aprì un asilo nido per i bambini di età inferiore ai due anni per consentire alle madri di trovare un lavoro retribuito. L'iniziativa non fu bene accolta per la mentalità del tempo la madre doveva rimanere a casa.

La sua carità superò anche i confini del quartiere. Per molti anni stette in contatto con l'ospedale psichiatrico Bon Sauveur di Caen, fondato dal beato Pierre Jamet per farvi accogliere sacerdoti, religiosi e molti altri affetti da malattie mentali.

Nel febbraio 1848 scoppiarono alcune lotte sanguinose che contrapposero il potere collegato al ceto borghese e la classe operaia. Gli operai non avevano più nulla da perdere tanto era disperata la loro situazione. Monsignor Denis-Auguste Affre, Arcivescovo di Parigi, volendo interporsi tra i belligeranti, venne ucciso. Suor Rosalia ne soffrì: salì anche lei sulle barricate per soccorrere i combattenti feriti a qualunque campo appartenessero, senza paura alcuna, rischiando la vita negli scontri. Il suo coraggio e il suo spirito libero s'imposero all'ammirazione di tutti.

Ristabilito l'ordine, ella cercò di salvare molti di questi uomini che conobbe e che divennero vittime di una feroce repressione. Suor Rosalia si trovava ormai al centro di un movimento di carità che caratterizzò Parigi e la Francia nella prima metà del secolo XIX. Sovrani che si erano succeduti alla guida del Paese, l'avevano sempre presente nelle loro elargizioni. Le Dame della Carità l'aiutavano nelle visite a domicilio. Si vedevano spesso nel suo parlatorio Vescovi, sacerdoti, l'ambasciatore di Spagna, Donoso Cortes, Carlo X, il generale Cavaignac, i più ragguardevoli uomini di stato e di cultura, fino all'imperatore Napoleone III con la sua consorte; studenti di diritto, di medicina, gli allievi del politecnico, delle normali e delle altre impor­tanti scuole: venivano a cercare da suor Rosalia informazioni, raccomandazioni, oppure prima di fare un'opera buona domandavano a quale porta dovevano bussare.

In tutta questa attività indefessa Suor Rosalia camminava col suo Dio: gli parlava di quella famiglia caduta in miseria, perché il padre non aveva più lavoro, di quell'altro vecchietto che rischiava di morire solo in una mansarda, spesso diceva:

« Mai faccio così bene l'orazione come per strada »

Nel 1852 Napoleone III decise di consegnare a suor Rosalia la Croce della Legion d'onore. Ella era pronta a rifiutare quest'onore personale, ma il superiore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità, Padre Etienne, l'obbligò ad accettare.

Sebbene di salute cagionevole non prese mai un periodo di riposo, finendo sempre col superare fatiche e febbri. L'età, un'accentuata debilitazione, il cumulo dei compiti finirono col vincere la sua grande resistenza e la forte volontà. Durante gli ultimi due anni di vita divenne progressivamente cieca.

Morì, il 7 febbraio 1856, dopo una breve malattia.

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