Stella di Betlemme

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Giotto di Bondone, Adorazione dei Magi (1303 - 1305), affresco; Padova, Cappella degli Scrovegni. L'artista italiano fu il primo a raffigurare l' "astro" come una cometa.

Della stella di Betlemme, popolarmente detta stella cometa, parla il Vangelo secondo Matteo nel racconto della visita dei Magi a Gesù Bambino (2,1-12).[1]

Il termine greco usato nel racconto è "astro" (ἀστήρ, astér), che può indicare un generico corpo o fenomeno celeste luminoso.[2]

Mentre la nostra sensibilità moderna si concentra sull'aspetto astronomico del fenomeno, da parte dell'evangelista l'intenzione è prevalentemente cristologica: il sorgere della stella è il sorgere del Messia d'Israele, adempimento dell'oracolo di Balaam (Nm 24,17).

La comune rappresentazione a forma di cometa e la dicitura "stella cometa" risalgono al fatto che Giotto, a inizio XIV secolo, impressionato dal recente passaggio della Cometa di Halley, la disegnò appunto come una cometa.

I dati evangelici

Mt 2,1-12

« 1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente [ἀπὸ ἀνατολῶν, "dalle regioni orientali"] a Gerusalemme 2e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare [ἐν τῇ ἀνατολῇ, "in il sorgere"] la sua stella [ἀστήρ] e siamo venuti ad adorarlo". 3All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta (Mi 5,1; 2Sam 5,2):

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare [ἐν τῇ ἀνατολῇ], li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. »

Il testo di Matteo non fornisce chiare indicazioni sulla natura e sulla localizzazione dell'astro, né chiarisce come i magi siano potuti giungere a Gerusalemme in base alla semplice vista dell'astro.

Alcune traduzioni bibliche (p.es. Diodati, Nuova Riveduta, Nuova Diodati) rendono il v. 2 con "abbiamo visto la sua stella in oriente" (cfr. anche il v. 9), ma la forma singolare (ἐν τῇ ἀνατολῇ, en tê anatolê) è più adatta a rendere l'azione del sorgere (così Bibbia CEI 1971 e 2008), mentre la forma plurale (presente anche al v. 1) rende più propriamente le zone geografiche orientali.

Il v. 9 riporta che l'astro precedeva i magi nel viaggio da Gerusalemme a Betlemme; assumendo la storicità del fenomeno dell'astro, ciò può lasciare ipotizzare una collocazione apparente verso sud. D'altro canto lo stesso v. 9 aggiunge che l'astro giunge e si ferma alla casa della sacra famiglia, una sorta di personificazione che indebolisce l'ipotesi di un fenomeno naturale.

Storicità

La storicità dell'elemento della stella-astro nel racconto è controversa:

  • storici non-cristiani e alcuni biblisti cristiani lo vedono come un dettaglio di un racconto di carattere simbolico-allegorico;[3]
  • altri biblisti cristiani ne ammettono la veridicità storica: già Origene sosteneva che dovesse trattarsi di un evento naturale e non miracoloso.[4]

In ogni caso il particolare ha avuto una straordinaria fortuna artistica, in particolare nelle rappresentazioni della natività e del presepe.

Il significato in riferimento alle profezie

È parere unanime degli esegeti che l'evangelista Matteo, con l'indicazione dell'astro, abbia implicitamente voluto indicare l'adempimento di un oracolo profetico di carattere messianico dell'Antico Testamento.[5] L'oracolo in questione è quello pronunciato da Balaam, un profeta moabita che, invitato più volte dal suo re a maledire il popolo d'Israele al momento dell'ingresso nella terra promessa, più volte, sospinto dallo spirito di Dio, lo benedice invece di maledirlo. L'episodio si situerebbe attorno al 1200 a.C., al termine della peregrinazione nel deserto del popolo ebraico. Questo il testo dell'intero oracolo nel quale è inclusa la profezia della stella:

« 15Egli pronunciò il suo poema e disse:

"Oracolo di Balaam, figlio di Beor,
oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante,
16oracolo di chi ode le parole di Dio
e conosce la scienza dell'Altissimo,
di chi vede la visione dell'Onnipotente,
cade e gli è tolto il velo dagli occhi.
17Io lo vedo, ma non ora,
io lo contemplo, ma non da vicino:
una stella spunta [ἀνατελεῖ ἄστρον] da Giacobbe
e uno scettro sorge da Israele,
spacca le tempie di Moab
e il cranio di tutti i figli di Set;
18Edom diverrà sua conquista
e diverrà sua conquista Seir, suo nemico,
mentre Israele compirà prodezze.
19Uno di Giacobbe dominerà
e farà perire gli scampati dalla città". »

Il senso immediato della profezia va verosimilmente visto nella vittoria ottenuta dal re Davide contro i moabiti e gli edomiti,[6] poco prima del 1000 a.C. (cfr. 2Sam 8,2).

Il senso pieno, identificato dalla successiva tradizione ebraica è però attinente alla figura del messia, che Matteo riconosce nella persona di Gesù.[7]

Le ipotesi di spiegazione fisica

Stella cometa

La dicitura comunemente più diffusa per indicare l' "astro" è il contraddittorio "stella cometa", che accorpa due corpi celesti completamente dissimili tra loro: la stella è di grandi dimensioni, si trova a enormi distanze dal sistema solare e nel firmamento appare fissa e puntuale; la cometa è di piccole dimensioni, si trova all'interno del sistema solare e nel firmamento appare mobile e con una forma e dimensione non puntuale.

Nell'iconografia antica della nascita di Gesù la stella non è rappresentata con la coda. Fu Giotto, che verosimilmente aveva assistito al passaggio dela cometa di Halley nel 1301 (e fu visibile anche nel 12 a.C., anni prima della nascita di Gesù), a dipingere nella cappella degli Scrovegni a Padova un affresco con una cometa dalla lunga coda sopra il luogo del presepe. Dal XIV secolo in poi si moltiplicano i quadri ispirati a questo affresco. La coda risponde al desiderio di avere un oggetto celeste che indichi una direzione.

Già Origene, nel 248, ha rifiutato l'ipotesi che l'astro di Betlemme fosse una cometa dato che non non sono presenti profezie a riguardo (PG 11,769):

« Se dunque, per regni nuovi o altri grandi [eventi], sorge sulla terra la cosiddetta cometa o qualche astro simile, perché dovrebbe stupire che alla nascita del rinnovatore nell'umanità, che ha fatto conoscere il suo insegnamento non solo ai Giudei ma anche ai Greci e a molte nazioni barbare, era sorto un astro? Aggiungo però che circa le comete, non ci sono profezie circa il nascere di questo o quel regno, o di tempi determinati, con determinate comete. Circa però il sorgere [di un astro] nella nascita di Gesù, c'è la profezia di Balaam trascritta da Mosè: Sorgerà un astro da Giacobbe, e un uomo sorgerà da Israele »

Supernova

Alcuni studi hanno trovato traccia di esplosione di supernove. Nel 1977 un gruppo di ricercatori inglesi (Clark, Parkinson and Stephenson) hanno rilevato che gli annali astronomici cinesi registrano nel febbraio/marzo del 5 a.C. l'apparizione di un oggetto brillante, probabilmente una nova, che rimase visibile per circa 70 giorni tra le costellazioni dell'Aquila e del Capricorno, nei pressi della stella di magnitudo 3 Theta Aquilae. Si tratta quasi certamente di un oggetto rilevato anche dagli astronomi coreani, anche se le loro registrazioni contengono imprecisioni, dovute verosimilmente ad errori di trascrizione[8][9]. Se i Magi si misero in viaggio dalla Mesopotamia al suo apparire, poterono raggiungere la Giudea in aprile/maggio: in quel periodo, all'alba era visibile da Gerusalemme in direzione sud, cioè verso Betlemme, in perfetta corrispondenza con il racconto evangelico.

Una recente ipotesi suggerisce che la stella di Betlemme fosse una supernova le cui tracce sono state scoperte nei pressi della galassia di Andromeda. La datazione di questo evento non è attualmente possibile, ma potrebbe diventarlo col progresso della tecnologia. Frank Tipler, però, osserva che una supernova in Andromeda spiegherebbe in modo letterale un aspetto misterioso del vangelo di Matteo: il fermarsi della stella proprio sopra Betlemme.[10] Il "fermarsi" indicherebbe il raggiungimento dello zenit, istante in cui la stella cessa di fornire una indicazione direzionale.

Congiunzione planetaria

Il cielo di Gerusalemme il 12 novembre del 7 a.C.

Molti studiosi hanno suggerito che la stella di Betlemme non fosse un singolo oggetto celeste, ma di una congiunzione di pianeti. Già lo studioso ebreo Abarbanel (Isaac Abrabanel, 1437 – 1508) nel 1497 ipotizzò che il messia doveva nascere in concomitanza con la congiunzione di Giove e Saturno nei pesci.

In effetti lo scopritore delle leggi dei moti planetari Keplero (De anno natali Christi, 1614) calcolò che nel 7 a.C. vi fu una tripla congiunzione di Giove con Saturno nella costellazione dei Pesci; le tre congiunzioni ebbero luogo il 29 maggio, il 29 settembre e il 5 dicembre[11]. Dato che la congiunzione appare fissa nel cielo, il particolare per cui l' "astro" evangelico precedeva i magi e si ferma sul luogo di nascita di Gesù deve essere visto come un ampliamento narrativo successivo.

Il fenomeno aveva attirato l'attenzione degli astronomi caldei, che lo avevano previsto sin dall'anno precedente[12]. La tavoletta con la previsione del fenomeno, datata 8 a. C., è stata trovata in ben quattro copie in siti diversi; ciò segnala l'interesse per il fenomeno.

Sono state avanzate ipotesi relative ad altri allineamenti, che però si allontanano dalla data dell'8 a.C. del Censimento di Quirinio.

Grande notorietà hanno avuto le tesi dell'astronomo Michael Molnar relative all'occultamento di Giove da parte della Luna nella costellazione dell'Ariete il 17 aprile del 6 a.C.[13] Significative dal punto di vista astrologico furono le sette congiunzioni, che si verificarono negli anni 3-2 a.C. Tre di esse implicarono Giove e la stella Regolo della costellazione del Leone, anch'essa un simbolo regale.

Altre congiunzioni, verificatesi sempre nei pressi di Regolo, coinvolsero Venere e altri pianeti fra cui Marte e Mercurio[14].

Note
  1. Il Vangelo secondo Luca non conosce il racconto dei Magi.
  2. Voce ἀστήρ nel Liddell-Scott, online.
  3. Cfr. Bibbia di Gerusalemme, p. 2087, nota 2.1
  4. In questo senso l'ipotesi più comune, avanzata da Keplero, identifica la stella con una congiunzione di Giove e Saturno verificatasi nel 7 a.C., data compatibile con l'accenno al censimento universale accennato da Luca e comunemente identificato con quello indetto da Augusto nell'8 a.C..
  5. Matteo ha una particolare sensibilità per gli adempimenti delle profezie:
  6. A queste nazioni vanno collegati gli altri riferimenti dell'oracolo, come "i figli di Set" (con "Shutu" le cronache assire ed egizie si riferiscono a una tribù del sud-est della Palestina, verosimilmente Moab), Seir (sinonimo di Edom), e "la città" (in ebraico Ir, verosimilmente la capitale Ir-Moab, cfr. Nm 22,36).
  7. Altre identificazioni dell'oggetto dell'oracolo sono state:
  8. Colin Humphreys, 'The Star of Bethlehem', in Science and Christian Belief 5 (1995), 83-101.
  9. Kidger Mark, Chinese and Babylonian Observations su astrosurf.com. URL consultato il 2008-06-05
  10. Tipler, F.J.,The Star of Bethlehem: a Type Ia/Ic Supernova in the Andromeda Galaxy. Dept. of Mathematics and Dept. of Physics, Tulane University; New Orleans, LA 70118. 20 March 2005.
  11. Ashgrove, Triple Conjunction of Jupiter and Saturn su public.iastate.edu. URL consultato il 2008-06-05
  12. Tavoletta BM35429 al British Museum, cf. Sachs, Abraham Joseph & Walker, Christopher B.F., "Kepler’s View of the Star of Bethlehem and the Babylonian Almanac for 7/6 B.C.", Iraq, 46 (1984), 43-55 online.
  13. Molnar, Michael R., The Star of Bethlehem: The Legacy of the Magi, Rutgers University Press: 1999. ISBN 0-8135-2701-5.
  14. Newman, Robert C., "The Star of Bethlehem: A Natural-Supernatural Hybrid?", Interdisciplinary Biblical Research Institute, 2001. A visual presentation is given here.
Bibliografia
  • Urban Holzmeister, La stella dei Magi, in La Civiltà Cattolica 93 (1942) 9-22
  • Corrado Lamberti, La stella dei Magi: realtà o fantasia?, in L'Astronomia, 83, dicembre 1988
  • Luigi Zusi, La stella dei Magi: fede e astrologia, in L'Astronomia, 83, dicembre 1988
  • F. Quéré, I magi alla luce della stella, in Il mondo della Bibbia n. 35, 7 (1996) 12-15
  • P. Léna, Un fenomeno celeste?, in Il mondo della Bibbia n. 35, 7 (1996) 16-17
  • Massimo Centini, La vera storia dei Re Magi, Piemme, Casale Monferrato 1997
  • Giuseppe De Cesaris, Congiunzioni Giove-Saturno e Storia Giudaico-Cristiana, Keybooks, Guidonia Montecelio (RM) 2001
  • M.T. Bregante, R. Lena, La stella che guidò i Magi, in L'Astronomia, 269, dicembre 2005
  • Michele Crudele, La Stella di Betlemme, in Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede, online
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