Indurimento

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Mosè davanti al Faraone, Foglio 8r della Bibbia Siriaca di Parigi. La Bibbia afferma che in quell'occasione YHWH indurì il cuore del Faraone

Indurimento è un termine che ricorre frequentemente nella Bibbia, sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo. Indica la condizione per cui il cuore dell'uomo, cioè la sua volontà, si chiude ai richiami di Dio e ne diventa insensibile.

La Bibbia usa anche altre espressioni simili per indicare lo stesso stato: torpore, accecamento, ricoprire di grasso il cuore, turarsi gli orecchi, chiudere gli occhi, addormentarsi, spirito smarrito, cervice dura, cuore di pietra.

Questo stato può colpire tutti gli uomini: i pagani, gli Israeliti ed anche i discepoli di Gesù.

Nella Bibbia

L'indurimento del faraone

Il faraone non vuol lasciar partire Israele. La ragione di ciò è espressa in due tipi di affermazioni:

Le due prospettive si presentano giustapposte nei testi, e non è possibile attribuire alla seconda l'intenzione di correggere la prima.

L'indurimento di Israele di fronte ai profeti

Nell'affidargli la missione, YHWH dice a Isaia:

« Va', e di' a questo popolo: "Ascoltate, ma senza comprendere; guardate, ma senza vedere! Ricopri di grasso il cuore di questo popolo, fallo duro d'orecchi, chiudigli gli occhi, affinché i suoi occhi non vedano, i suoi orecchi non sentano, il suo cuore non comprenda e non si converta, cosicché non sia guarito". » (6,9-10)

I castighi divini, la cui intenzione è terapeutica (Am 4,6-11), oppure gli appelli profetici alla conversione, restano senza efficacia, e talvolta producono persino l'effetto Contrario (2Re 17,13-14; Ger 7,25-27), cosicché gli uomini giungono a contristare lo Spirito Santo (Is 63,10; cfr. At 7,51).

Nei Vangeli

Il testo di Isaia è stato sostanzialmente ripreso da Gesù (Mt 13,13) e dai suoi discepoli (Mt 13,14-15; Mc 4,12; Lc 8,10; At 28,25-27), per spiegare il rifiuto che Israele ha opposto alla rivelazione del Figlio di Dio: tale rifiuto è sulla stessa linea di quelli che il popolo d'Israele opponeva alle parole dei profeti.

Il Vangelo secondo Giovanni suggerisce una interpretazione dell'indurimento a partire dall'immagine della luce. La luce acceca coloro che non sono disposti ad accoglierla (3,19-21). Così pure Dio, con la presenza continua del suo amore, provoca nel peccatore una reazione di rifiuto. Per questo i miracoli, atti premurosi di Dio, induriscono il cuore. Così avviene nei confronti di Gesù dopo la moltiplicazione dei pani (Gv 6,42-43). Gli stessi discepoli possono ritrovarsi con il cuore indurito, perché hanno la mente ottusa (Mc 6,52; 8,17-21).

Qualcosa di simile era successo nel faraone, e anche agli Israeliti, che avevano mormorato contro Mosè nel deserto (Nm 14,11; Sal 106[105],7).

In San Paolo

Paolo spiega l'indurimento di Israele di fronte al Messia affermando nettamente: "Dio fa misericordia a chi vuole, indurisce chi vuole" (Rm 9,18).

In altri testi, però cerca un senso al rifiuto opposto a Cristo; abbozza così due piste di soluzione:

Altri testi affermano che l'indurimento di Israele manifesta la severità di Dio, la sua esigenza. Non per scherzo Dio fa alleanza con un popolo. Come tollererebbe la noncuranza (Lc 17,26-29; Mt 24,27-29), la sufficienza (Dt 32,15), l'orgoglio (Dt 8,12-14; Nee 9,16)?

La strada del pentimento

L'indurimento non può cessare se non con il pentimento: "Se sentite la voce di Dio, non indurite i vostri cuori" (Sal 94[93],7-8, citato da Eb 3,7-8.12). Ma come potrebbe convertirsi il peccatore indurito? L'ultima parola spetta a Dio solo.

Ezechiele annunzia che il cuore di pietra degli uomini un giorno sarà sostituito con un cuore di carne, e che lo Spirito di Dio renderà possibile ciò che è impossibile agli uomini (Ez 11,19; 36,26-27).

Approfondimento teologico

Se non è sorprendente che l'uomo sia causa del proprio indurimento, rimane senza risposta, per lo meno nell'Antico Testamento, la domanda su come Dio favorisca questo atteggiamento, al punto da esserne presentato come causa.

La risposta parte dalla constatazione che nelle linguaggio semitico si attribuisce facilmente a Dio una volontà positiva di fare quel che egli si limita a permettere.

Al di là di tale spiegazione, però, occorre considerare il contesto in cui sono formulate queste minacce o queste constatazioni di indurimento. Indurire, da parte di Dio, non significa riprovare; significa emettere un giudizio su uno stato di peccato; significa volere che questo peccato porti visibilmente i suoi frutti.

L'indurimento non è quindi dovuto ad una iniziativa dell'ira divina: non predestina alla rovina, ma sanziona il peccato di cui l'uomo non si pente. L'uomo, quando si indurisce, commette un peccato; quando Dio indurisce, non è fonte, ma giudice del peccato. L'indurimento caratterizza lo stato del peccatore che rifiuta di convertirsi e rimane separato da Dio. È la sanzione immanente del peccato, che fa apparire la cattiva natura del peccatore (cfr. Ger 13,23).

Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 22 gennaio 2011 da Don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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