Predestinazione

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Lucas Cranach il Vecchio, Martin Lutero (1528), olio su tavola; Firenze, Galleria degli Uffizi: Martin Lutero, basandosi sul pensiero di sant'Agostino, introduce il concetto della predestinazioe assoluta

La Predestinazione (dal latino prae + destinare, "destinare prima") è, nella prospettiva della Bibbia e della teologia contemporanea, la decisione presa da Dio dall'eternità e per amore di stabilire un ordine di salvezza nella storia, al fine di render possibile a tutti gli uomini la salvezza eterna, cioè la loro gloria eterna di figli di Dio. Il cammino di salvezza per arrivarvi è, in termini principali, la "mediazione salvifica storica assoluta di Gesù Cristo", e, in termini secondari la "mediazione salvifica relativa della Chiesa, nonché la fede e l'amore quali criteri di salvezza[1].

Molte volte il termine è usato in un'accezione diversa, che è stata significativa dai tempi della "Riforma" fino al Concilio Vaticano II. In tale accezione il termine predestinazione si riferisce a "ogni atto per il quale Dio, grazie alla Sua infallibile prescienza del futuro, preordina e stabilisce per l'eternità tutti gli eventi della storia umana, in particolare quelli che scaturiscono, o sono almeno condizionati, dal libero arbitrio umano[2].

Nella Bibbia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Predestinazione (Bibbia).

La predestinazione è un concetto esclusivo del Nuovo Testamento. Il sostantivo predestinazione non vi compare, ma vi compaiono vari sostantivi affini ("proposito" o "disegno"; "elezione"), e soprattutto il verbo "predestinare", una volta negli Atti e cinque in Paolo (At 4,28; Rm 8,29.30; 1Cor 2,7; Ef 1,5.11).

Oggetto della predestinazione eterna di Dio non è il singolo uomo, ma un ordinamento salvifico: il proposito di salvezza di Dio riguarda tutti gli uomini. Il cammino storico di chiunque perviene alla salvezza passa per le tappe della vocazione e della giustificazione, per sfociare nella gloria (Rm 8,30).

Una cosa è prestabilita da sempre: la via della salvezza passa attraverso l'unico mediatore Gesù Cristo, e in dipendenza da lui, attraverso la Chiesa (Ef 1,3-14; 2,10; 3,9-11). Da parte dell'uomo, poi, essa richiede l'atteggiamento interiore della fede (Ef 1,13) e quello dell'amore (Rm 8,28).

Il versetto di Rm 9,11 è stato da alcuni interpretato come la riprova dell'esistenza di una doppia predestinazione, all'elezione e alla riprovazione; in realtà il contesto fa capire che si parla del ruolo storico-salvifico di entità collettive, non del destino dei singoli. In nessun punto della Bibbia si parla mai di una predestinazione alla dannazione: il destino dell'individuo si decide solo nel giudizio finale (cfr. Lc 20,17-18; 1Pt 2,7 e passim)[3].

Nella storia del pensiero cristiano

Sant'Agostino

La prima elaborazione di una dottrina sistematica sul tema della predestinazione risale a Sant'Agostino (354-430); questi la formulò all'interno della sua lotta contro il pelagianesimo e sulla base della sua dottrina sul peccato originale. Agostino vuole garantire la causalità esclusiva della grazia, e per questo definisce la predestinazione "la prescienza e la preparazione dei benefici di Dio, mediante cui sono salvati nella maniera più sicura tutti coloro che sono salvati"[4]. All'interno della massa dei peccatori perduti a motivo del peccato originale (Agostino parla di "massa dannata"), solo pochi sono prescelti per la vita eterna. La predestinazione di Agostino ha perciò le caratteristiche della gratuità, dell'infallibilità e del particolarismo, nel senso che riguarda solo una piccola parte dell'umanità.

La Chiesa Orientale continuerà a tramandare la posizione unanime (per lo meno fino ad Agostino) della patristica: la predestinazione alla salvezza eterna avviene sulla base della prescienza divina, la quale non ha valore cogente nei confronti della volontà e delle azioni degli uomini.

Il predestinazionismo

Poco dopo Agostino, Lucido (†474) sostiene una doppia predestinazione, ma il Sinodo di Arles del 473 gli fa ritrattare le seguenti tesi[5], a cui comunemente ci si riferisce come all'errore del predestinazionismo:

  • Gesù Cristo non è morto per la salvezza di tutti;
  • la prescienza di Dio costringe con la forza l'uomo alla rovina eterna;
  • gli uni sono predestinati alla morte eterna, gli altri alla vita eterna.

Il Sinodo di Orange del 529 respinge[6] l'esistenza di una predestinazione al male.

Le posizioni di Lucido sono seguite, più tardi, da Gotescalco (†869), che viene censurato da Incmaro di Reims (†882). Anche il Sinodo di Quierzy dell'853 insegna, contro Gotescalco, che c'è un'unica predestinazione positiva alla salvezza[7].

La grande teologia

Nella dottrina di San Tommaso d'Aquino (1225-1274) la predestinazione è una parte della provvidenza divina (quaedam pars providentiae), "un piano esistente nella mente divina, che destina alcuni alla salvezza eterna" (quaedam ratio ordinis aliquorum in salutem aeternam, in mente divina existens)[8]. Da parte degli uomini, tuttavia, è la loro libera volontà ad essere la causa (causa seconda, naturalmente) della loro salvezza. Causa e modello della predestinazione è Cristo. Tommaso parla poi della riprovazione (reprobatio), che è per lui un atto esplicito dalla volontà di Dio, che consiste nel permettere la colpa umana e la dannazione come suo castigo.

Duns Scoto e Guglielmo di Ockham discutono sull'infallibilità della predestinazione. Per il primo tale infallibilità è garantita da una disposizione preveniente della volontà divina, mentre per il secondo essa non è data in partenza, perché è fondata sulla prescienza divina degli eventi futuri contingenti. Anche l'Università di Lovanio fu teatro di una polemica analoga dal 1465 al 1475.

Il XVI secolo

Nella "riforma" protestante la dottrina della predestinazione occupa una posizione centrale.

Lutero, nel De servo arbitrio (1525), fa della predestinazione assoluta l'opportuno sostegno della sua dottrina della giustificazione. Per lui il carattere assoluto della predestinazione risulta dall'attività esclusiva di Dio e dalla totale corruzione dell'uomo conseguente al peccato originale. Dio opera la salvezza e la perdizione in maniera similmente incondizionata[9].

La dottrina della predestinazione diventa poi anche una delle caratteristiche principali della dottrina calvinista: nell'opera Institutio christianae religionis ("Istituzione della religione cristiana", 1559) afferma che Dio destina in partenza una parte degli uomini alla salvezza, e un'altra parte alla riprovazione; quindi Dio stesso opera, in ultima analisi, non solo tutte le buone azioni degli eletti, ma anche le cattive azioni dei dannati[10].

Il Concilio di Trento (1545-1563) riprende l'insegnamento del Sinodo di Orange e respinge, contro Zwingli e Calvino, l'idea della predestinazione al male[11]; afferma poi che nessuno può conoscere la propria predestinazione senza una rivelazione particolare[12].

Il periodo seguente

La Scolastica barocca e la Neoscolastica distinguono una predestinazione alla grazia, che ha luogo senza prescienza dei meriti umani (ante praevisa merita), e una predestinazione alla gloria. Quest'ultima poi avviene senza la prescienza dei meriti (così i tomisti), ovvero unitamente a tale prescienza (così i molinisti).

Giansenio (†1638) e Quesnel (†1719) sostengono un particolarismo estremistico della predestinazione, affermando che solo i prescelti riceverebbero la grazia.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica affronta il tema della predestinazione in riferimento alla morte di Gesù, che era presente a Dio così come tutti i momenti del tempo gli sono presenti nella loro attualità[13]. In riferimento alla passione di Gesù, dunque, Dio stabilì il suo disegno eterno di predestinazione includendovi la risposta libera di ogni uomo alla sua grazia: "Davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele[14] per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse" (At 4,27-28). Dio ha permesso gli atti derivati dal loro accecamento (cfr. Mt 26,54; Gv 18,36; 19,11) al fine di compiere il suo disegno di salvezza (cfr. At 3,17-18).

Il tema è toccato anche all'interno del tema riguardante Maria[15], riguardo alla quale cita un passo del Concilio Vaticano II:

« Volle il Padre delle misericordie che l'accettazione di colei che era predestinata a essere la Madre precedesse l'incarnazione, perché così, come la donna aveva contribuito a dare la morte, la donna contribuisse a dare la vita»

Di fatto la predestinazione della Vergine si è attuata nel fatto che, "nel corso dell'Antica Alleanza, la missione di Maria è stata preparata da quella di sante donne"[16], anzitutto Eva, che ricevette la promessa di una discendenza vittoriosa sul maligno.

Prospettive teologiche odierne

La teologia dogmatica odierna, di rinnovata ispirazione biblica, esclude sia la predestinazione doppia che quella semplice: non esiste alcuna predeterminazione assoluta di singoli uomini alla salvezza o alla perdizione eterna. La sentenza definitiva sul destino del singolo uomo è pronunciata solo nel giudizio finale[17].

L'amore universale di Dio ha stabilito che tutti gli uomini abbiano di fronte a sé come traguardo finale la salvezza eterna; l'attuazione concreta della salvezza avviene attraverso la mediazione assoluta di Cristo e attraverso la mediazione della Chiesa, che è dipendente e relativa a quella di Cristo. Il singolo uomo si muove in un cammino di libertà e liberamente accoglie la salvezza mediante i doni-compiti della fede e dell'amore.

Note
  1. Georg Kraus (1990), p. 505.
  2. (EN) Joseph Pohle, Predestination, in Charles George Herbermann (a cura di), Catholic Encyclopedia, 15 voll., Robert Appleton Company, New York 1907-1914, online
  3. Georg Kraus (1990), p. 506.
  4. De dono perseverantiae 14,35.
  5. DS 332.333.335.
  6. DS 397.
  7. DS 621.
  8. Summa Theologiae I 23,2; cfr. anche I 22-23; III 24.
  9. Georg Kraus (1990), p. 507.
  10. Occorre attendere Karl Barth (Die Kirchliche Dogmatik, II/2) perché il protestantesimo modifichi la dottrina della doppia predestinazione: per Barth Gesù Cristo è la doppia predestinazione: in lui ogni uomo è eletto, ed avendo egli assunto su di sé in maniera vicaria la riprovazione per tutti gli uomini ed essendo così divenuto l'unico riprovato, non esistono più altri riprovati. Inoltre, per Barth, la mediazione dell'elezione avviene attraverso la Chiesa (Georg Kraus, 1990, p. 507).
  11. DS 1556.1567.
  12. DS 1540
  13. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 600
  14. Cfr. Sal 2,1-2.
  15. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 488-489
  16. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 489
  17. Georg Kraus (1990), p. 507.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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