Annunci della passione

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Si chiamano annunci della passione quelle pericopi presenti nei Vangeli Sinottici nelle quali Gesù annuncia ai suoi apostoli la sua passione, morte e resurrezione. Essi compaiono tre volte in ognuno dei tre sinottici e scandiscono il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove affronterà la passione. Sono diretti al gruppo ristretto degli apostoli[1] e dei discepoli più vicini.

Sinossi

Interpretazione

Contesto

In Marco[2] il primo annuncio segue direttamente la Confessione di Pietro di Cesarea di Filippo (Mc 8,27-30): di fronte all'affermazione corretta della sua identità messianica, Gesù precisa quale tipo di messianismo egli incarna.

Ognuno dei tre annunci è poi seguito immediatamente da un fraintendimento su alcuni punti fondamentali della vita del discepolo:

  • Al primo annuncio segue il fraintendimento di Pietro, che non accetta il Messia sofferente (Mc 8,32-9,1): il primo degli apostoli si era fatto interprete della riluttanza dei discepoli ad accogliere una visione del messianismo che contrastava con la comune immagine politica del Messia.
  • Al secondo segue il fraintendimento dei discepoli, che discutono su chi è il più grande (Mc 9,32-50).
  • Al terzo segue il fraintendimento dei figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che ambiscono ai primi posti (Mc 10,35-45).

Subito dopo il primo fraintendimento, inoltre, l'evangelista presenta la Trasfigurazione di Gesù (Mc 9,2-8), episodio nel quale l'annuncio della resurrezione seguita alla passione riceve un segno anticipatore nello splendore delle vesti di Cristo.

Si può dire che con il primo annuncio ha inizio la "storia della passione"[3].

Analisi

Il brano è molto arcaico, come dimostrano lo stile semitizzante e la costruzione paratattica[4].

Nel formulare gli annunci della passione Gesù si riferisce a se stesso usando l'espressione Figlio dell'Uomo, mutuata dal profeta Ezechiele[5], dove indica il profeta stesso, uomo fragile e debole, ma costituito da JHWH come sentinella e suo portavoce per il popolo d'Israele. Come titolo cristologico è arcaico e risale senz'altro a Gesù stesso, che lo usava in riferimento all'umile servizio affidatogli dal Padre in favore dell'umanità, servizio che avrebbe comportato la suo umiliazione e annientamento[6].

L'espressione doveva molto soffrire indica la volontà ineluttabile di Dio espressa nelle Scritture. Il verbo déi, "doveva" è usato soprattutto da Luca per indicare il piano di salvezza del Padre. Nel verbo "soffrire" risuona il 34[33],20, dove viene descritta la sorte del giusto oppresso[7]. L'idea del giusto perseguitato, unita a quella del Servo sofferente di Is 53 ha esercitato un influsso importantissimo nella formazione del racconto della passione.

Si dice che il Figlio dell'uomo verrà riprovato, cioè rifiutato, dai rappresentanti del giudaismo (cfr. Sal 118[117],22); il rifiuto si concretizzerà nella condanna a morte da parte del sinedrio, che al tempo di Gesù era composto da:

L'accenno all'uccisione richiama la sorte prevista nelle Scritture per i profeti e in modo particolare per il profeta escatologico; già Is 53,12 poteva far intuire che la sua fine violenta doveva sfociare nella vittoria della risurrezione.

L'espressione dopo tre giorni sembra rifarsi alla concezione giudaica della salvezza del giusto perseguitato: essa indicherebbe un breve periodo di tempo; così veniva interpretato il detto enigmatico di Os 6,2; e a questa stessa interpretazione sembra rimandare il particolare di Giona che rimane tre giorni e tre notti nel ventre del pesce (Gio 2,1).

Autenticità

Tra gli esegeti c'è chi considera le tre predizioni come un frutto della riflessione della Chiesa sul Mistero di Cristo, e chi invece ne riconosce l'origine pre-pasquale, sullo sfondo biblico del profeta martire e della passio iusti ("passione del giusto"), fatta propria da Gesù.

Note
  1. Angelico Poppi (1990), p. 224.
  2. L'esegesi dei Vangeli ritiene comunemente che Marco sia stato il primo Vangelo ad essere stato scritto, e che sia servito da base o modello per Matteo e per Luca.
  3. Angelico Poppi (1990), p. 224.
  4. Si dice paratassi la costruzione della frase dove non vi sono frasi subordinate, ma solo frasi principali.
  5. L'espressione compare 93 volte in Ezechiele: 2,1.3.6.8; 3,1.3.4.10.16.25 ecc. Negli altri libri dell'Antico Testamento è un sinonimo di uomo.
  6. Nella tradizione evangelica il titolo fa risuonare anche 7,13-14, dove l'espressione Figlio dell'uomo è associata alla sua dignità di giudice escatologico.
  7. Vedi anche Sap 2,12-20; 5,1-7.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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