Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella (Roma)
Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella | |
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Roma, Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella | |
Altre denominazioni | Basilica di Santa Maria alla Navicella |
Stato | Italia |
Regione | Lazio |
Provincia | Roma |
Comune | Roma |
Diocesi | Roma Vicariatus Urbis |
Religione | Cattolica |
Indirizzo | Via della Navicella, 10 00184 Roma (RM) |
Telefono | +39 392 2973280; +39 06 77202685 |
Fax | +39 06 77202685 |
Posta elettronica | santamariaindomnica@diocesidiroma.it smarianavicella@libero.it |
Sito web | |
Proprietà | Fondo Edifici di Culto (Stato Italiano) |
Oggetto tipo | Chiesa |
Oggetto qualificazione | basilicale |
Dedicazione | Maria Vergine |
Sigla Ordine qualificante | F.S.C.B. |
Data fondazione | VII secolo |
Architetti |
Andrea Sansovino (restauro del XVI secolo) |
Stile architettonico | Paleocristiano, rinascimentale, barocco |
Inizio della costruzione | IX secolo |
Completamento | XX secolo |
Strutture preesistenti | Caserma della V Coorte dei Vigili |
Pianta | basilicale |
Iscrizioni | DIVAE VIRGINIS TEMPLUM IN DOMNICA, A DIRUTUM IO[annes] MEDICES DIAC[onus] CARD[inalis] INSTAURAVIT |
Marcatura | Stemmi di Innocenzo VIII, dei cardinali Giovanni e Ferdinando de' Medici |
Coordinate geografiche | |
Roma | |
La Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella, detta anche Basilica di Santa Maria alla Navicella, è un chiesa di Roma, situata nel centro storico della città, nel rione Celio.
Denominazione
L'attributo "in domnica" è stato oggetto da parte degli studiosi di differenti interpretazioni: alcuni lo fanno derivare da dominicum (ossia, "del Signore") dato ai primi luoghi di culto cristiani; altri fanno riferimento a santa Ciriaca, una donna che sarebbe vissuta nei pressi della chiesa, e il cui nome in greco significa "appartenente al Signore"; altri ancora lo mettono in relazione ai praedia dominica, aree di pertinenza imperiale sul cui sito venne edificata la basilica.
L'altro attributo "alla Navicella" la lega alla scultura romana di una nave posta già nell'antichità sulla piazza di fronte alla chiesa e trasformata in una fontana da papa Leone X.
Storia
Dalla fondazione al Medioevo
La chiesa è un'antica diaconia sorta intorno al VII secolo in una zona scarsamente popolata, sfruttando un edificio pubblico di età romana: la caserma della V Coorte dei Vigili (pompieri), all'epoca inutilizzata, che sorgeva nell'area e i cui resti sono tornati in luce anche recentemente.
Le prime notizie sull'edificio compaiono nell'Itinerario di Einsiedeln e poi nel Liber Pontificalis nella vita di Leone III (795-816) che elargì ricchi doni alla ecclesia sanctae Dei genitricis quae appellatur dominica.
La chiesa originaria, in cattive condizioni all'epoca di Pasquale I (817-824), fu demolita e subito dopo per volontà del medesimo pontefice venne ricostruita in forme basilicali, ampliata e arricchita di splendide decorazioni. Il nuovo edificio, con un portico a quattro colonne antistante la facciata, con l'abside e l'arco trionfale preziosamente ornato di mosaici, è giunto quasi intatto fino ai nostri giorni.
Nel 1340 il complesso fu affidato ai Monaci Olivetani che vi rimasero fino al XVI secolo.
Dal Rinascimento a oggi
Dopo alcuni interventi del tempo di Innocenzo VIII (1484-1492), nuovi e importanti restauri furono eseguiti tra il 1513 e il 1514 da Andrea Sansovino (1467-1529) su incarico del cardinale Giovanni de' Medici (1475 - 1521), il futuro Leone X. L'architetto toscano ristrutturò l'intero complesso, conservandone le forme originarie e sostituì il portico della facciata, a quattro colonne, con un altro a cinque arcate, su pilastri di forme bramantesche.
Nel 1734 papa Clemente XII (1730 - 1740) affida la chiesa ai Monaci Melchiti di San Basilio, provenienti dal Libano.
Nel 1822 furono eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione per volontà del cardinale Tommaso Riario Sforza (1782 – 1857).
Nel 1873 la basilica fu espropriata e incamerata dal demanio del Regno d'Italia,[1] successivamente passò in quello della Repubblica italiana, che ancora oggi la gestisce attraverso il Fondo Edifici di Culto (FEC).
La basilica è sede parrocchiale, istituita il 3 giugno 1932 da Pio XI (1922-1932) con la costituzione apostolica Inceptum a nobis e assegnata al clero diocesano di Roma.
Nel 1957-1958 venne costruita da Ildo Avetta (1916-2011), per volontà del cardinale Alfredo Ottaviani (1890 - 1979), la cripta semianulare, mentre risale al 1988-1989 l'attuale sistemazione del presbiterio.
Dal luglio 2003 la basilica è affidata alla cura pastorale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo.
Titolo cardinalizio
La chiesa è sede del titolo cardinalizio di Santa Maria in Domnica istituito nel 678 da papa Agatone: l'attuale titolare è il cardinale Marcello Semeraro.
Descrizione
Esterno
La facciata a capanna, realizzata nel 1513-1514 da Andrea Sansovino, è aperta al centro da un oculo e due finestre rettangolari, ed è preceduta da un portico a cinque arcate a tutto sesto, impostate su pilastri e lesene d'ordine tuscanico. Il prospetto frontale è concluso da un grande timpano triangolare, sormontato da una croce, con gli stemmi marmorei di Innocenzo VIII (al centro) e dei cardinali Giovanni e Ferdinando de' Medici (ai lati), e alla base del quale si sviluppa l'iscrizione dedicatoria:
« | DIVAE VIRGINIS TEMPLUM IN DOMNICA, A DIRUTUM IO[annes] MEDICES DIAC[onus] CARD[inalis] INSTAURAVIT » |
Sul fianco destro si erge il campanile a vela del XVIII secolo, con una campana del 1288.
Interno
L'interno della chiesa è a pianta basilicale, diviso in tre navate da diciotto colonne di granito di spoglio con capitelli corinzi, diversi l'uno dall'altro, databili tra il I e il V secolo. La struttura planimetrica è conclusa da tre absidi semicircolari delle quali quella centrale è più ampia delle altre due.
La navata centrale è coperta da un soffitto ligneo a cassettoni, realizzato nel 1565-1566 su commissione del cardinale Ferdinando de' Medici (1549-1609), e decorato con Simboli delle Litanie mariane e dei quattro evangelisti.
Sotto al soffitto si sviluppa un fregio che presenta:
- Motivi araldici della famiglia de Medici (1513), affreschi, eseguiti da Perin del Vaga su disegno di Giulio Romano.
Le pareti laterali sono decorate con dipinti murali raffiguranti:
- Motivi floreali e iscrizioni con Litanie alla Vergine Maria (1876), affreschi di Alessandro Mantovani, Giovanni Brunelli e Luigi Roncati: l’opera si accorda sia con i motivi delle litanie mariane del soffitto, che con i putti ed i leoni del fregio di papa Medici.
Presbiterio e abside centrale
La navata centrale è conclusa dal presbiterio, sopraelevato sulla cripta, e dall'arco trionfale, sostenuto da colonne in porfido con capitelli ionici e dall'abside centrale semicircolare.
L'area presbiteriale della basilica è dominata dalla splendida decorazione musiva dell'arco trionfale e del catino absidale, che costituisce l'esempio meglio conservato della cosiddetta "rinascenza carolingia" a Roma, raffigurante:
- sull'arco trionfale, Gesù Cristo in mandorla tra angeli e apostoli, Mosè ed Elia (817-824), mosaico di maestranze romane:[2] l'opera è la raffigurazione iconografica della missio apostolorum:
« | Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. » | |
- sul catino, Madonna con Gesù Bambino in trono tra due schiere angeliche e papa Pasquale I (817-824), mosaico di maestranze romane:[3] nella scena appare, inginocchiato ai piedi della Vergine, il pontefice, committente dell'opera, con l'aureola quadrata dei vivi. Alla base del mosaico, inoltre, si sviluppa un'iscrizione commemorativa nella quale si legge:
(LA) | (IT) | ||||
« | ISTA DOMUS PRIDEM FUERAT CONFRACTA RUINIS NUNC RUTILAT IUGITER VARIIS DECORATA METALLIS / ET DEUS ECCE SUUS. SPLENDET CEU PHOEBUS IN ORBE QUI POST FURVA FUGANS TETRAE VELAMINA NOCTIS. / VIRGO MARIA TIBI PASCHALIS PRAESUL HONESTUS CONDIDIT HANC AULAM LAETUS PER SAECLA MANENDAM. » | « | Questa casa prima era stata ridotta in rovine, ora scintilla perennemente decorata con vari metalli e la sua magnificenza splende come Febo nell'universo che mette in fuga le tenebre della tetra notte. O Vergine, il probo vescovo Pasquale ha fondata per te questa aula regale che deve rimanere splendida nei secoli. » |
La parete absidale è, inoltre, decorata da un pregevole ciclo di tre dipinti murali raffiguranti:
- Storie della vita di san Lorenzo e santa Ciriaca (seconda metà del XVII secolo), affreschi di Lazzaro Baldi.
Cripta
Sotto l'altare maggiore si apre la cripta semianulare, realizzata nel 1957-1958 dall'architetto Ildo Avetta e recintata da una balaustra in bronzo, dove è collocata una statua raffigurante:
- Gesù Cristo nell'orto di Gethsemani (metà del XX secolo), in bronzo di Giovanni Prini.
Note | |
Bibliografia | |
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Voci correlate | |
Collegamenti esterni | |
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