Beato Luigi della Consolata

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Beato Luigi Bordino, F.S.G.C.
Religioso
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al secolo Andrea
Beato
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Titolo
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Età alla morte 55 anni
Nascita Castellinaldo
12 agosto 1922
Morte Torino,
25 agosto 1977
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Appartenenza
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Professione religiosa [[]]
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Extra Anni di pontificato
Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il 12 aprile 2003, da Giovanni Paolo II
Beatificazione 2 maggio 2015, da Francesco
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 25 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
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Il Beato Luigi Bordino, al secolo Andrea, conosciuto anche come Luigi della Consolata (Castellinaldo, 12 agosto 1922; † Torino,, 25 agosto 1977), è stato un religioso italiano. Il 2 maggio 2015 è stato proclamato beato da papa Francesco.

Vita

Andrea nacque e crebbe in una famiglia molto religiosa e trascorse la sua adolescenza tra il lavoro nelle vigne della sua famiglia e la parrocchia, che frequentava assiduamente. A soli 19 anni viene nominato presidente del gruppo locale di Azione Cattolica. Nel gennaio 1942 fu arruolato nell’artiglieria alpina della ‘Cuneense’ e dopo pochi mesi partì insieme al fratello Risbaldo per la Campagna di Russia, durante la quale, un anno dopo, fu fatto prigioniero. Successivamente i due fratelli vennero divisi: Andrea fu inviato in Siberia, nel terribile "Campo 99". Ridotto in fin di vita, vide sotto i suoi occhi morire tanti commilitoni, ma si prodigò incessantemente nel dare conforto ai morenti ed ai sofferenti. Viene poi trasferito nell’Uzbekistan, tra gli ammalati agonizzanti dove ritrovò il fratello Risbaldo, anch’egli prigioniero e addetto alle cucine. Con la fine della guerra, i due fratelli rientrarono in Italia nell’ottobre 1945. La terribile esperienza della guerra e delle violenze inaudite a cui aveva assistito, segnarono in modo indelebile la personalità di Andrea: egli si sentirà in dovere di fare qualcosa per gli altri, e pian piano maturò la sua vocazione alla carità, scegliendo di diventare un laico consacrato impegnato ad assistere i malati e i poveri.

Nel luglio 1946 entra nei Fratelli della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo di Torino fondato nel 1832 da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, che ospita ancora oggi persone affette dalle più disparate malattie e disabilità fisiche e psichiche. L’anno successivo iniziò il noviziato, e nel 1948 emise la professione religiosa con il nome di Fratel Luigi della Consolata. Frequentò poi un corso infermieristico con grande profitto e, dopo un tirocinio all’Ospedale Maria Vittoria, cominciò a lavorare nel reparto chirurgico e nella sala operatoria del Cottolengo. Si dimostrò un infermiere eccezionale con competenze estese alle pratiche di anestesista. Egli rivelò di possedere anche grandi doni dello Spirito Santo: una predisposizione al consiglio ed al conforto, una scienza chiara, un intelletto invidiabile ed una pietà veramente cristiana. Dove i medici facevano fatica a portare consolazione ci pensava fratel Luigi; per i medici rappresentava il miglior ambasciatore da inviare ai parenti di malati in fin di vita o appena spirati. La sua giornata era dedicata pienamente all’attività infermieristica, ma non trascurò mai la preghiera.

Al centro della sua professionalità vi erano i malati: le sue attenzioni fraterne e professionali verso i pazienti non miravano solamente alla cura del corpo, ma anche alla loro anima. Al momento giusto diceva loro le giuste parole costringendoli a riflettere: "Prega un po' che non ti fa male!"; "Pregherò per te!"; "Preghiamo durante la Messa". La sua testimonianza di fedeltà religiosa, la sua vita di preghiera e la disponibilità generosa al servizio caritativo lo favorivano per il dialogo di fede, sempre di poche parole, che egli proponeva con disarmante semplicità. Con la sua carica di virile tenerezza dice a chiunque: "Fatti furbo! Un pezzo di Paradiso paga tutto!".

Dal 1959 al 1967 ricevette dai suoi confratelli cariche di responsabilità fra i "Fratelli Cottolenghini" e nella direzione della stesso Cottolengo. Fratel Luigi, con brevi parole e semplici gesti, "illuminati" da innumerevoli "Deo gratias", offriva un sostegno spirituale a tutti. Per i suoi confratelli era un aiuto a divenire spiritualmente più forti e a ritrovare il fervore dei primi tempi della vita religiosa. Nel giugno 1975, sentendosi poco bene, si sottopose ad alcune analisi del sangue. La diagnosi fu spietata: leucemia mieloide, una malattia che lui conosceva bene e il cui esito (a quel tempo) era la morte. Fratel Luigi, senza disperarsi, benediceva continuamente la Provvidenza, dicendo a tutti coloro che lo andavano a trovare nel suo letto d’ospedale "Facciamo la volontà di Dio", aggiungendo, con il sorriso sulle labbra, "Deo gratias". Alcuni benefattori si offrirono di portarlo in America per tentare nuove cure, ma Luigi rifiutò, incaricando i Superiori di ringraziarli, affermando che preferisce morire in seno alla propria Comunità. Passavano a trovarlo in reparto ospedaliero confratelli, suore, amici, sacerdoti, e tanti promettevano preghiere. Anche il cardinale Michele Pellegrino si recò a trovarlo più volte in ospedale. Fratel Luigi ripeteva che era giusto che tutto avvenisse come voleva la Divina Provvidenza; ciò che contava per lui non era più la vita o la morte, ma piuttosto fare la volontà di Dio. Il suo corpo era invaso da noduli dolenti (tumori linfatici) che non lo lasciavano riposare: per bere un po' d'acqua deve fare notevoli sforzi a causa del male alla gola. Sovente suor Pia (sua sorella Clelia, che era entrata alla Piccola Casa con lui) gli faceva compagnia, pregando insieme. Nel gennaio del 1977, con la massima semplicità, riceve l'Unzione degli infermi. Col trascorrere dei mesi il suo respiro si faceva sempre più affannoso: qualche volta riusciva ancora ad alzarsi e ad andare nella sua corsia (dove aveva lavorato per 25 anni) per fare qualche lavoretto, come affilare aghi o praticare piccole medicazioni. Verso la fine del suo calvario, compì un gesto di grande carità:

« Il 2 maggio, dopo aver seguito per televisione la testimonianza di una suora che ha riacquistato la vista in seguito a un trapianto, mi chiede felice di potersi iscrivere all'AIDO, l'associazione per il trapianto di organi: 'Le ossa non posso donarle perché‚ sono malate, ma gli occhi sono sani: è un'occasione per fare del bene. Mandami qualcuno per l'iscrizione, ma fa in fretta perché‚ mi rimane poco tempo’ »
(testimonianza di Domenico Carena, confratello e biografo)

Dopo aver gestito per oltre due anni la sua malattia come se fosse stata quella di un altro, il 25 agosto 1977 il suo corpo non resse più e chiuse gli occhi. Dopo qualche ora gli vennero espiantate le cornee, il suo ultimo atto di donazione, che furono poi trapiantate in due persone non vedenti.

Il processo di Canonizzazione

Pochi anni dopo la morte di Luigi, i Fratelli Cottolenghini nominarono fratel Gustavo Luigi Furfaro (dei Fratelli delle Scuole Cristiane) postulatore presso il Tribunale Diocesano per le Cause dei Santi della Diocesi di Torino, e l’arcivescovo di Torino, cardinale Giovanni Saldarini, nominò don Lino Piano (dei Sacerdoti Cottolenghini) teologo censore in materia storico-archivistica nel Processo.

Nel novembre 1989 la Postulazione della Causa di Canonizzazione promosse la redazione e la stampa di un semestrale intitolato "Fratel Luigi è una proposta"; don Francesco Balzaretti ne divenne il direttore responsabile e firmò la presentazione del primo numero unitamente al Padre della Piccola Casa, don Francesco Gemello. Il 21 gennaio 1991, nella chiesa di San Lorenzo in Torino, il cardinale Giovanni Saldarini presiedette alla celebrazione ufficiale con la quale venne avviata la fase diocesana del Processo di Canonizzazione e costituito un Tribunale Ecclesiastico. Fratel Ernesto Gada, dei Fratelli di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, ricevette la nomina di vice-postulatore.

L'atto conclusivo del processo diocesano avvenne a Bra, città natale di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, il 10 novembre 1993, quando l'arcivescovo Saldarini firmò il decreto di chiusura. Quattro giorni dopo, si svolse una solenne concelebrazione nel duomo di Torino in seguito alla quale tutti i documenti del Processo vennero portati a Roma per il giudizio di un'apposita commissione pontificia. Fratel Leone Morelli, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, residente a Roma, divenne il nuovo Postulatore. Il 12 aprile 2003 Sua Santità Giovanni Paolo II firma il Decreto delle Virtù dichiarandolo Venerabile.

Il 2 maggio 2015 a Torino è stato proclamato beato nel corso di una celebrazione liturgica presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, delegato del papa. La sua memoria liturgica è stata fissata al 25 agosto.

Devozione

La devozione intorno alla figura del Venerabile è tanto diffusa che nell'ottobre del 1996 la Piccola Casa intitola a Fratel Luigi un nuovo reparto day hospital di oncologia nell'Ospedale Cottolengo di Torino. A partire dal 1997, per iniziativa della Confraternita del SS. Sudario di Torino, nacque il Centro di ricerca ed intervento sul disagio psichico "Fratel Luigi Andrea Bordino" con sede sopra il Museo della Sindone, in via San Domenico n. 28. L'attività del centro si svolge tuttora in collaborazione con l'Azienda Sanitaria Locale n. 1 di Torino e si occupa dell'assistenza di malati psichici che vivono soli o in famiglia, cercando di dare loro autonomia e dignità lasciandoli nelle loro comunità di appartenenza. Dal 1998, ogni anno si tiene alla Piccola Casa una commemorazione del Venerabile. La prima si svolse l'11 ottobre 1998, nella chiesa grande della Piccola Casa e fu tenuta dal superiore generale Padre Franco Bertini. Nella ricorrenza del 25° anno dalla morte, nel settembre del 2002, il cardinale Severino Poletto ha presieduto un’affollata e solenne cerimonia liturgica a Castellinaldo. Da quasi vent’anni la Postulazione, soprattutto tramite il lavoro del suo principale biografo, fratel Domenico Carena, cura il semestrale "Fratel Luigi è una proposta" che viene puntualmente spedito alle migliaia di devoti di tutta Italia ed anche all’estero. Ora si attende il miracolo perché si possa dichiarare la santità.

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