Utente:Padre Mimmo Spatuzzi/dogma

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Murillo, Immacolata. Tale dogma è stato definito da Pio IX l'8 dicembre 1854

Il dogma (dal greco δογμα, dògma, proveniente a sua volta dal verbo δοκω, doko del greco antico) è una verità di fede insegnata dalla Chiesa come rivelata da Dio. Può essere un insegnamento proposto in maniera costante ed universale dal Collegio episcopale, successore del collegio apostolico, in comunione con il papa, nel qual caso si parla di Magistero ordinario; oppure può trattarsi di insegnamenti definiti in forma straordinaria da un Concilio ecumenico in comunione con il papa o dal solo papa che si avvale del suo potere d'infallibilità, e in tal caso si parla di Magistero straordinario.

Storia del termine

Quando il termine "dogma" entrò nella lingua cristiana esso conservava ancora il significato appartenente al linguaggio giuridico di "decreto", "ordinanza".

Nella Chiesa dei primi tre secoli, la parola era usata dai Padri latini quanto dai Padri greci per designare tutto ciò che si impone alla fede e alla pratica cristiana.

Già dal IV secolo la parola "dogma", al singolare, cominciò a significare la Dottrina stessa del Vangelo. La usa in questo senso Vincenzo di Lerins.

Nel Medioevo il termine fu poco usato: vi si preferì quello di articulus fidei ("articolo di fede")[1]. Al Concilio di Trento il termine "dogma" designa una regola fissa, una verità sicura nell'ordine della fede, cioè il dogma della fede antica e universale trasmessa dagli Apostoli, in particolare in contrapposizione alle affermazioni dei "riformati".

Solo nel XVIII secolo la teologia cattolica iniziò a usare la parola "dogma" nel significato moderno di "formula dottrinale", riferendosi cioè al tale dogma o ai dogmi.

Il Concilio Vaticano I fissò il senso del termine in: "proclamazione autentica da parte del Magistero di ciò che è contenuto nella Scrittura".

La teologia seguente insistette sull'aspetto dell'autorità e della norma, come pure sull'aspetto del legame tra dogma e Magistero. Fece anche la distinzione tra il deposito della fede, cioè la rivelazione affidata alla Chiesa, e il dogma, cioè la proclamazione da parte della Chiesa del contenuto della fede.

Lo sviluppo dei dogmi nella Chiesa

Lo sviluppo del dogma nella Chiesa va inteso come un'esigenza della trasmissione del messaggio rivelato in condizioni di tempo e di luogo nuove.

Fin dalle origini il kerigma apostolico suscitò numerose professioni di fede. Si ebbe quindi la nascita di numerose teologie, che si sforzanovano di penetrare con una migliore intelligenza il contenuto della fede.

Così si è sentito il bisogno di riassumere il messaggio cristiano in alcune proposizioni dottrinali. Questo compito interpretativo, proprio dell'autorità della Chiesa, si è spesso concretizzato in definizioni dogmatiche.

I dogmi possono dunque essere intesi come dei momenti nella presa di coscienza, da parte della Chiesa, della pienezza di verità contenuta nel Vangelo[2]

L'occasione di una nuova formula dogmatica nasce generalmente dalla volontà di evitare un errore, con una formulazione più giusta e più conforme al contesto culturale di un'epoca.

Oggi numerosi teologi[3] preferiscono sottolineare, come aspetto più importante del dogma, il suo rapporto con la verità rivelata, e si sforzano di dimostrare che la concezione cattolica del dogma non implica un'accentuazione unilaterale dell'autorità del magistero, come se questa venisse a rinforzare l'autorità della Parola di Dio.

I Dogmi

I principali dogmi definiti dalla Chiesa sono:

Note

  1. Usa tale termine san Tommaso d'Aquino.
  2. Walter Kasper afferma che i dogmi "sono la realizzazione provvisoria della verità escatologica definitiva di Cristo".
  3. Ad esempio Bruno Forte, Joseph Ratzinger, Walter Kasper.

Voci correlate