Anticristo

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Luca Signorelli e la sua scuola, La predicazione dell'Anticristo (1499-1504), Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto

Anticristo significa alla lettera "contro-Cristo". L'espressione, che volutamente mantiene un carattere misterioso, allude a quanti, come emissari di Satana, attuano la persecuzione nei confronti della Chiesa, e seducono i credenti con la tentazione dell'eresia e dell'apostasia.

Nella Bibbia

Il termine Anticristo si trova esclusivamente in quattro versetti delle Lettere di Giovanni: 1Gv 2,18.22; 4,3; 2Gv 7. Ma la stessa realtà, o una realtà analoga, è intesa in diversi passi apocalittici del Nuovo Testamento: Mc 13,14 e par.; 2Ts 2,3-12; Ap 13,4-18. Essa si inserisce in una cornice dualistica attestata già nell'Antico Testamento, al quale bisogna quindi rivolgersi per comprendere esattamente il significato del termine.

Nell'Antico Testamento

L'azione di Dio urta contro forze avverse che, secondo i contesti, rivestono volti molto diversi.

Nei racconti simbolici

II simbolismo religioso dell'Oriente antico ha fornito alla rivelazione una rappresentazione poetica della creazione sotto la forma di una lotta tra il Dio creatore e le forze del caos, bestie mostruose personificanti la potenza indomita del mare (Is 51,9-10; Sal 74[73],13-14; 89[88],10-12).

Il linguaggio mitico, purificato dalle sue implicazioni politeistiche, serve ad evocare gli ultimi tempi sotto i tratti d'una lotta di YHWH contro il serpente (Is 27,1). Probabilmente lo si ritrova pure sullo sfondo del racconto del peccato originale; in effetti nella Genesi l'avversario del disegno di Dio assume la forma mitica del serpente (Gen 3). Così, attraverso i simboli, la figura di Satana si profila alle due estremità del disegno di salvezza; è l'avversario di Dio per eccellenza.

Nella storia del popolo

Nella cornice della storia l'azione di Satana si sviluppa servendosi delle potenze umane. I nemici del popolo di Dio sono avversari di Dio stesso, quando si oppongono al suo disegno provvidenziale. Tra essi vi sono:

Nel Nuovo Testamento

La prospettiva escatologica dell'Antico Testamento è ripresa nel Nuovo nella persona di Gesù Cristo. L'antiDio dell'Antico Testamento diventa quindi l'anti-Cristo già all'opera attraverso i suoi seguaci, prima di palesarsi apertamente nel duello escatologico, in cui verrà definitivamente sconfitto.

Nel discorso escatologico di Gesù

Nel discorso escatologico riportato dai sinottici si parla della "grande tribolazione", che è annunciata da Gesù come preludio alla venuta gloriosa del figlio dell'uomo. Tale tribolazione implica l'apparizione di falsi cristi, la cui seduzione trascina gli uomini all'apostasia (Mc 13,5-6.21-22; Mt 24,11 e par.), ed ha come segno l'abominio della desolazione, collocato nel luogo santo (Mc 13,14 e par.).

Nell'insegnamento della seconda lettera ai Tessalonicesi

In 2Ts 2,3-12 è presentato l'avversario degli ultimi tempi, l'essere perduto, l'empio; egli prende l'aspetto di un vero anti-Dio (2,4), analogo a quelli dell'Antico Testamento, ma è pure un anti-Cristo che imita i tratti del Signore, con la sua parusia, il suo momento proprio fissato da Dio, la sua potenza soprannaturale che opera falsi prodigi per la perdizione degli uomini (2,8-10). Egli compirà l'opera di Satana sulla terra (2,9).

Il mistero della empietà, di cui egli sarà l'artefice per eccellenza, è già ora in azione (2,7); per questo tanti uomini si sviano ed aderiscono alla menzogna invece di credere alla verità (2,11-12).

Se l'empio non si manifesta ancora di persona, è perché qualcosa o qualcuno lo "trattiene" (in greco Katéchon: ό Κατέχων, τό Κατέχον) (2,7)[1]. In ogni caso la rivelazione dell'empio preluderà alla parusia di Gesù, che lo annienterà con la manifestazione della sua venuta (2,8; cfr. 1,7-10).

Nell'Apocalisse

L'Apocalisse evoca una prospettiva escatologica simile, mediante il simbolo delle due bestie mostruose:

  • la prima è una potenza politica che bestemmia Dio, si fa adorare, e perseguita i veri credenti (13,1-10);
  • la seconda è una realtà religiosa che scimmiotta l'agnello, cioè Cristo, compie falsi prodigi, e seduce gli uomini per far loro adorare la prima bestia (13,11-18).

Attraverso di esse si compie quaggiù l'opera di Satana, il dragone antico, che ha trasmesso i suoi poteri alla prima bestia (13,2). Tale evocazione simbolica grandiosa, pur riguardando gli ultimi tempi, ha non di meno velatamente di mira la situazione in cui si dibatte la Chiesa di Gesù, perseguitata dall'impero romano.

Nelle lettere di San Giovanni

Nelle lettere di Giovanni, l'anti-Cristo designa una realtà assolutamente attuale. Viene chiamato seduttore e antiCristo:

Qui l'autore fa chiaramente allusione agli eretici ed agli apostati, nei quali già si attua l'apostasia annunziata da Gesù ed intesa da Paolo. La prospettiva è quindi quella dell'escatologia attualizzata. Il dramma delle difficoltà incontrate da chi professa la fede deve essere compreso in funzione di una prospettiva più ampia, quella di cui l'Apocalisse fornisce un'evocazione completa.

Sintesi

La dottrina dell'anti-Cristo rimane misteriosa. Non la si comprende se non in funzione della guerra secolare in cui Dio ed il suo Cristo affrontano Satana ed i suoi ministri terreni. Per la duplice via della persecuzione temporale e della seduzione religiosa questi tentano di far fallire il disegno di salvezza.

Sarebbe errato voler mettere dei nomi propri su ciascuno dei simboli che servono ad evocare la loro presenza; ma chiunque agisce come essi partecipa in qualche misura allo stesso mistero dell'anti-Cristo. Ora questa impresa continuerà senza respiro per tutto il corso della storia, ponendo gli uomini al centro di una lotta in cui nessun mezzo umano potrebbe trionfare. Ma dove avranno fallito gli uomini, vincerà l'agnello (Ap 17,14), ed i suoi testimoni parteciperanno alla sua vittoria (Ap 3,21).

Note
  1. Tale allusione è enigmatica: non siamo in grado di capire a cosa si riferisca.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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