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San Francesco di Paola

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San Francesco di Paola, O.M.
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Elezione
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Riconoscimenti
Canonizzazione
Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione 1513, da Leone X
Canonizzazione 1519, da Leone X
Ricorrenza 2 aprile
Altre ricorrenze {{{altre ricorr}}}
Santuario principale Santuario di san Francesco
a Paola
Attributi
Patrono di Calabria, naviganti e pescatori, è invocato contro gli incendi, la sterilità e le epidemie
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpg
Nel Martirologio Romano, 2 aprile:
«
San Francesco da Paola, eremita: fondò l’Ordine dei Minimi in Calabria, prescrivendo ai suoi discepoli di vivere di elemosine, senza possedere nulla di proprio né mai toccare denaro, e di mangiare sempre soltanto cibi quaresimali; chiamato in Francia dal re Luigi XI, gli fu vicino nel momento della morte; morì a Plessy presso Tours, celebre per la sua austerità di vita. »
 

San Francesco di Paola (Paola, 27 marzo 1416Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso, eremita e fondatore italiano dell'Ordine dei Minimi. beatificato e canonizzato da papa Leone X rispettivamente nel 1513 e nel 1519.

È il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Paola (Cosenza), Polistena (Reggio Calabria), Paterno Calabro (Cosenza), Corigliano Calabro (Cosenza), Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Lamezia Terme-Sambiase (che custodisce la reliquia di un dito di san Francesco). Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini devoti, provenienti da tutto il mondo.

Indice

Biografia

La formazione

Francesco nacque a Paola, in contrada Terravecchia, (Cosenza), il 27 marzo 1416 da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo, una coppia di coniugi dalla salda fede cattolica, devoti, in particolare, a San Francesco d'Assisi, all'intercessione del quale, pur trovandosi già in età avanzata, chiesero la grazia di un figlio. Nato, dunque, il primogenito, fu per loro naturale imporgli il nome di Francesco. Al primo si aggiunsero, presto, altri tre figli.

Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente in preghiera al "poverello d'Assisi", promettendogli, in caso di guarigione, che il piccolo avrebbe indossato per un anno intero (il cosiddetto famulato) l'abitino dell'ordine francescano. La guarigione dalla malattia fu rapida.

Fin da piccolo Francesco fu particolarmente attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all'obbedienza. All'età di tredici anni narrò della visione di un frate francescano, che gli ricordava il voto fatto dai genitori.

Accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), all'età di 14 anni, secondo alcune testimonianze, di 15 o 17 secondo altre, vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori. L'anno di famulato evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che avrebbero accompagnato tutta la sua esistenza, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante l'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa, come la pulizia dei pavimenti, la cucina, il servizio della mensa e la questua, praticando già molti digiuni e astinenze. Concluso l'anno, i frati di San Marco Argentano avrebbero voluto trattenerlo, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta. A San Marco Argentano si venera il luogo ove egli si ritirava a pregare: un piccolo riparo nel giardino del convento, che anticipava la solitudine della grotta di Paola. I fedeli vi hanno costruito una cappella e chiamano questo luogo: "la benedetta".

Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come meta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori del Monte Luco e Spoleto. La visita a tali romitori e l'incontro con alcuni eremiti fu decisivo, perché da essi scaturì la scelta della sua vita, la vita eremitica come sintesi di solitudine, ascetismo e contemplazione. Lo sfarzo della Città Eterna lo impressionò negativamente, spingendolo, sembra, a redarguire un cardinale, al quale fece notare che Gesù non aveva avuto abiti così sontuosi.

Il Sanctus Francescus de Paula di Jean Bourdichon, 1507

Rientrato a Paola iniziò un periodo di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio compreso nelle proprietà della famiglia e suscitando lo stupore dei paolani. L'età in cui Francesco fece il grande passo dovrebbe essere intorno ai 17 o 18 anni. Siamo intorno al 1433. Nel 1435 altri si associarono a questa esperienza, riconoscendolo come guida spirituale. Una fonte di riferimento è il Processo di Amiens, dove si legge che altri frati laici mossi nel cuore decisero di restare con lui per condividerne la vita; la tradizione ne indica tre, dei quali riferisce anche il nome: frate Fiorentino di Paola, frate Angelo Alipatti da Saracena (borgo vicino a Castrovillari e Paola) e frate Nicola da S.Lucido. Dalla vita eremitica solitaria nasce l'esigenza di intraprendere una vita eremitica condivisa e sostenuta dal favore del popolo. Con i suoi costruì una cappella e tre dormitori, dando di fatto inizio all'esperienza, tuttora in corso, dell'Ordine dei Minimi. I biografi affermano che ci fu un primo permesso orale da parte dell'arcivescovo del tempo, mons. Bernardino Caracciolo, zio di mons.Pirro Caracciolo, intorno al 1450.

Alle prime adesioni se ne aggiunsero molte altre, tanto che il 31 agosto 1452 il nuovo arcivescovo di Cosenza, monsignor Pirro Caracciolo, che nel 1453, raggiunta l'età dei 30 anni, sarebbe stato consacrato vescovo, concesse l'approvazione diocesana, atto che comportava la facoltà di istituire un oratorio, un monastero ed una chiesa. E proprio l'edificazione del nuovo monastero fu l'occasione che i concittadini di Francesco utilizzarono per attestargli la loro profonda stima: persino i nobili paolani fecero da operai per affrettarne la costruzione.

La fama di santità di Francesco si diffuse rapidamente, tanto che nel 1467 papa Paolo II inviò a Paola un suo emissario, monsignor Baldassarre De Gutrossis, un prelato di curia, originario di Spigno in Liguria, per avere notizie sull'eremita calabrese. Dopo un colloquio con mons. Pirro Caracciolo, mons. De Gutrossis si recò a Paola, dove attaccò verbalmente Francesco. Questi non si scompose e, con la serenità di chi è certo di stare dalla parte di Dio, accompagnò i due prelati nella loro cella, dicendo loro con semplicità, mentre prendeva dal braciere il fuoco nelle mani: "Scaldatevi, per carità, è vero, sono un uomo rustico e villano, ma a coloro i quali amano Dio, nulla è impossibile". Francesco apparve in tutta la sua forza interiore e sapienza, e i due prelati restarono colpiti e illuminati dalla sua santità. Rientrato a Roma, scosso nell'animo, l'inviato pontificio presentò un rapporto obiettivo sulla vita di intensa religiosità, preghiera, austerità e di grande pace che pervadeva il monastero.

Il 4 luglio dello stesso anno, quattro cardinali firmarono la lettera che concedeva l'indulgenza a coloro che avessero contribuito alla costruzione della chiesa del monastero di Paola, nonché a coloro che l'avessero visitata.

Nel 1470 ebbe inizio il procedimento giuridico-canonico per l'approvazione definitiva del nuovo ordine di eremiti. La "causa paolana" fu patrocinata da monsignor Baldassarre da Spigno; nell'atto di approvazione di tale "cammino canonico", il cui sbocco sarebbe stato appunto l'ordine dei Minimi, viene affermato da parte di Mons. Pirro Caracciolo che Francesco aveva iniziato la vita eremitica e il movimento da circa 20 anni, contando dall'anno in cui egli era arrivato nella diocesi.

Secondo la tradizione sarebbero giunti a Paola, al seguito di Francesco, oltre a Padre Baldassarre da Spigno anche: P.Giovanni Genovesi da Paola, Frate Giovanni il Semplice da S.Lucido, P.Francesco Maiorana da Maida, P.Antonio Buono da Fiumefreddo, P.Arcangelo De Carlo da Longobardi, P.Paolo Rendacio da Paterno, P.Bernardino Otrando da Cropalati e P.Giovanni Cadurio da Roccabernarda.

Con la supplica del 1471 l'arcivescovo di Cosenza, Pirro Caracciolo, chiese al papa Sisto IV di confermare l'approvazione da lui concessa al movimento eremitico di Francesco. In tale prezioso documento, il Caracciolo descrive la vita dell'eremo di Paola guidato da Francesco, in particolare la solitudine, lo stare assieme nella carità, l'austera penitenza quaresimale, la preghiera comune, l'accoglienza della gente e il lavoro manuale. Pilastri sui quali gradualmente si costruì l'Ordine dei Minimi, con la sua proposta penitenziale come progetto stabile di vita, non limitato ad un tempo ed ad un luogo.

Infatti mons.Pirro Caracciolo, scrivendo a papa Sisto IV, spiegò dettagliatamente quale fosse l'alimentazione quaresimale di Francesco e dei suoi compagni, come segno distintivo di ascesi per un rinnovamento della Chiesa e pertanto meritevole di un'attenzione particolare. Mise in luce inoltre il grande apostolato di accoglienza che si svolgeva nell'eremo, e sottolineò l'impegno di Francesco e dei suoi compagni a favore della pace e della riconciliazione.

Il 17 maggio 1474, papa Sisto IV riconobbe ufficialmente il nuovo ordine con la denominazione: Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi. Mentre il De Gutrossis, che era stato inviato dal papa per indagare sul movimento di Francesco, e che sarebbe diventato anche confessore di papa Innocenzo VIII, ancora turbato nell'animo e dopo una lotta interiore, chiese il permesso di poter seguire Francesco nella scelta eremitica; tale passo fece molto scalpore nella curia romana. Francesco lo accolse con grande gioia, affidandogli l'organizzazione giuridica della nascente congregazione, della quale divenne primo procuratore generale; gli storici lo definiscono quasi un secondo padre della nuova famiglia religiosa.

Il riconoscimento dell'austera regola venne invece con papa Alessandro VI, in concomitanza con il mutamento del nome in quello, ancora attuale, di Ordine dei Minimi. Dopo tale approvazione molti eremitaggi, sul modello di quello di Paola, fiorirono in Calabria e Sicilia.

Francesco, che nel frattempo aveva trovato stabile dimora a Paterno Calabro, divenne quindi un punto di riferimento essenziale per la gente e per i poveri della sua terra. A lui ci si rivolgeva per consigli di carattere spirituale ma anche per consigli pratici.

La situazione politica

Il Regno di Napoli era in quel periodo retto dagli aragonesi, che avevano instaurato un regime coloniale a scapito della popolazione. Francesco adempì anche in tale contesto storico alla missione della diffusione della fede cristiana.

Francesco Cappella, Miracolo di San Francesco da Paola, Olio su tela, 250 x 180 cm

Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi sono: la guarigione di un ragazzo affetto da un'incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell'acqua della "Cucchiarella", che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola, e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento ("Fermatevi, per carità").

Ma il "miracolo" più famoso è certamente quello noto come l'attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello disteso sulle acque, dopo che il barcaiolo Padron Maso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci; l'episodio ha contribuito a determinarne la "nomina" a patrono della gente di mare d'Italia.

Altro "carisma" attribuito al santo eremita fu la profezia, come quando previde che la città di Otranto sarebbe caduta in mano ai turchi nel 1480 e sarebbe stata poi riconquistata dal re di Napoli.

L'esperienza francese

La notizia della sua santità e delle doti di taumaturgo raggiunse anche la Francia, tramite mercanti napoletani, arrivando al re Luigi XI il quale, ammalatosi gravemente, lo mandò a chiamare. Francesco era molto restio all'idea di lasciare la sua gente bisognosa, tanto da indurre il sovrano francese ad inviare un'ambasceria presso il Papa affinché ordinasse a Francesco di recarsi presso di lui.

Il Papa e il re di Napoli colsero l'occasione per rinsaldare i fragili rapporti con la Francia, intravedendo la possibilità di raggiungere un accordo per abolire la Prammatica Sanzione di Bourges del 1438. Ci vollero alcuni mesi però per convincere Francesco a lasciare la sua terra per attraversare le Alpi, abbandonando il suo stile di vita austero per passare a vivere in un palazzo reale.

Il 2 febbraio 1483, partendo da Paterno Calabro, Francesco lasciò la Calabria alla volta della Francia. Passò per Napoli dove fu accolto da una grande folla acclamante e dallo stesso re Ferdinando I. A Roma incontrò diverse volte Papa Sisto IV, che gli affidò diversi incarichi. Si imbarcò quindi a Civitavecchia per la Francia.

Al suo arrivo presso la corte, nel Castello di Plessis-lez-Tours, Luigi XI gli si inginocchiò dinanzi. Egli non lo guarì dal male, ma l'azione di Francesco portò ad un miglioramento dei rapporti tra la Francia e il Papa.

Francesco visse in Francia circa venticinque anni e seppe farsi apprezzare dal popolo semplice come dai dotti della Sorbona. Molti religiosi francescani, benedettini ed eremiti, affascinati dal suo stile di vita, si aggregarono a lui anche in Francia, contribuendo all'universalizzazione del suo ordine.

Questo comportò gradualmente il passaggio dalla semplice vita eremitica a un vero e proprio cenobitismo, con la fondazione di un secondo ordine per le suore e un terzo per i laici. Le rispettive regole furono approvate da Papa Giulio II il 28 luglio 1506. Il re Carlo VIII, successore di Luigi XI, stimò molto Francesco e contribuì alla fondazione di due monasteri dell'Ordine dei Minimi, uno a Plessis-les-Tours ed uno sul monte Pincio a Roma.

Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, benché Francesco chiedesse di tornare in Italia, non glielo concesse.

Il sereno epilogo e la grande eredità spirituale

Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la fine, chiamò i confratelli al suo capezzale, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell'austerità della regola. Provvide alla nomina del vicario generale e infine, dopo avere ricevuto i Sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre spirava.

Culto

Fu canonizzato nel 1519, a soli dodici anni dalla morte, evento molto raro anche per quei tempi, durante il pontificato di Papa Leone X (al quale predisse l'elezione al soglio pontificio quando questi era ancora bambino).

Nel 1562 degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo incorrotto e vi diedero fuoco.

La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica, perché quasi sempre ricorre in Quaresima, la si festeggia ogni anno a Paola nell'anniversario della canonizzazione, avvenuta il 1º maggio 1562.

Nelle raffigurazioni religiose san Francesco viene rappresentato:

  • Vestito di un saio, con un bastone in mano ed una barba bianca fluente.
  • Mentre attraversa lo stretto di Messina sul suo mantello, che funge da scafo e da vela, sostenuta dal suo bastone, in compagnia di un fraticello.
  • Vestito di un saio, mentre regge un teschio con una mano e un flagello con l'altra.
  • Mentre levita sopra una folla di fedeli con accanto il motto CHARITAS.
Veduta del Santuario di Paola

Il V centenario della morte

Il 2 aprile 2007 ricorreva il quinto centenario della morte: ai festeggiamenti fu ufficialmente invitato papa Benedetto XVI, il quale inviò a Paola un proprio rappresentante.

Il 7 febbraio 2008 la cittadinanza di Paola, insieme alle gioiellerie della Città, alla presenza del nuovo Correttore Provinciale dell'Ordine e del maestro orafo Gerardo Sacco, hanno fuso insieme l'oro usato raccolto in beneficenza per omaggiare il Patrono della Calabria, con la nuova Chiave della Città, in segno di riconoscenza nell'Anno del V Centenario. Inoltre il paese di Longobardi si è offerto la custodia della Chiave, come segno tangibile della vicinanza con Paola e con San Francesco. Il 2 aprile 2008 è stata sancita la chiusura ufficiale dei solenni festeggiamenti del Pio Transito del Santo.

Bibliografia
  • (LA) Vita S. Francisci de Paula, Minimorum Ordinis institutoris, scripta ab anonimo eiusque sancti discipulo eique coaevo, a cura di Giuseppe Perrimezzi, Roma 1707 (rist. Paola 1967)
  • Francesco Russo, Bibliografia di S. Francesco di Paola, 2 voll., Roma 1957 e 1967.
  • I Codici autografi dei processi casentino e turonense per la canonizzazione di S. Francesco di Paola (1513), Roma 1964
  • Giuseppe Roberti, S. Francesco di Paola fondatore dell'Ordine dei Minimi (1416-1507). Storia della sua vita, Roma 1963
  • S. Francesco di Paola, Chiesa e società del suo tempo. Atti del convegno Internazionale di studio (Paola 20-24 maggio 1983), Roma 1984
  • Pietro Addante, San Francesco di Paola, Edizioni San Paolo, 1988
  • Alessandro Galuzzi, Origine dell'Ordine dei Minimi, Roma 1967
  • Giuseppe Fiorini Morosini, Il carisma penitenziale di S. Francesco di Paola e dell'Ordine dei Minimi. Storia e spiritualità, Roma 2000
  • Giuseppe Fiorini Morosini, S. Francesco di Paola vita, personalità, opera, Roma 2006
  • Redazioni della regola e correttorio dei Minimi. Testo latino e versione italiana, Roma 1978
  • Fede, Pietà, Religiosità popolare e S. Francesco di Paola. Atti del II convegno Internazionale di Studio (Paola, 7-9 dicembre 1990), Roma 1992
  • Gianni Iacovelli, L'attività taumaturgica di S. Francesco di Paola, Gerni, 1990
  • Filippo Abbiati, Guida ai miracoli di san Francesco di Paola, Orizzonti Meridionali, 2007
  • Giuseppe N.Catrambone, Il viaggio incantato di San Francesco di Paola, Adelphi, 2007
  • Giovanni Sole, Francesco di Paola. Il santo terribile come un leone, Rubbettino, 2007
Voci correlate
Collegamenti esterni

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