Abbazia di San Salvatore di Montecorona (Umbertide)

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Abbazia di San Salvatore di Montecorona
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Umbertide Abb.S.Salvatore-Montecorona complesso.png
Abbazia di San Salvatore di Montecorona,
complesso monastico
Altre denominazioni Abbazia di Montecorona, Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto
Stato bandiera Italia
Regione Flag of Umbria.svg Umbria


Regione ecclesiastica Umbria

Provincia Perugia
Comune Umbertide
Località Badia di Montecorona
Diocesi Perugia-Città della Pieve
Religione Cattolica
Indirizzo Via Badia di Montecorona, 317
06019 Umbertide (PG)
Telefono +39 075 9415093
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

[http:// Sito ufficiale]

Sito web 2
Proprietà Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, UnipolSai
Oggetto tipo Abbazia
Oggetto qualificazione camaldolese
Dedicazione Gesù Cristo
Vescovo
Sigla Ordine fondatore O.S.B. Cam.
Sigla Ordine qualificante E.C.M.C.
Sigla Ordine reggente E.C.M.C.
Fondatore san Romualdo
Data fondazione 1008
Architetto


Stile architettonico Romanico e gotico
Inizio della costruzione 1008
Completamento
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Data di sconsacrazione {{{Sconsacrazione}}}
Sconsacrato da {{{SconsacratoDa}}}
Titolo
Strutture preesistenti Tempio romano o paleocristiano
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Superficie massima {{{Superficie}}}
Altitudine 240 m s.l.m.
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
43°16′60″N 12°21′18″E / 43.283243, 12.354941 Flag of Umbria.svg Umbria
Mappa di localizzazione New: Umbria
Abbazia di S. Salvatore di Montecorona
Abbazia di S. Salvatore di Montecorona
Perugia
Perugia
Terni
Terni
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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L'Abbazia di San Salvatore di Montecorona detta anche Abbazia di Montecorona o Abbazia del San Salvatore di Monte Acuto[1] è un complesso monumentale che ospitò un monastero camaldolese situato ad Umbertide (Perugia), nella valle del Tevere, ai piedi del monte Corona.

Storia

Dalla fondazione al Quattrocento

L'abbazia, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata, intorno al 1008, da san Romualdo (952 - 1027) che vi realizzò un semplice eremo, prima di quello di Camaldoli. Il cenobio intorno al 1050 venne governato, in qualità di abate, da san Pier Damiani (1007 - 1072).

Fu un monastero di grande importanza, tanto è vero che, nella seconda metà del XIII secolo ebbe, nella sua giurisdizione, 21 chiese.

Nel 1234, il complesso fu concesso da papa Gregorio IX (1227 - 1241), all'Ordine cistercense; tornò ai camaldolesi nel 1434 per volere di Eugenio IV (1431 - 1447), ma questi ne ripresero effettivamente possesso solo un secolo più tardi a causa delle vicissitudini tra le famiglie degli Oddi e dei Baglioni.

Dal Cinquecento ad oggi

Nel 1504 l'abbazia fu concessa in commenda da Giulio II (1503 - 1513) al nobile Galeazzo Gabrielli, il quale fattosi monaco lo rassegnò successivamente a Clemente VII (1523 - 1534).

Nel 1520, il beato Paolo Giustiniani (14761528), monaco camaldolese, ottenuto l'indulto da papa Leone X (1513 - 1521), lasciò l'eremo di Camaldoli, libero di vivere in isolamento, di istituire nuovi romitori e riformare le regole di quelli già esistenti e scarsamente funzionanti. Nel progetto del Giustiniani vi era il recupero di un eremitismo rigoroso, basato sulla povertà, l'austerità e la solitudine, ispirato alla vita di san Romualdo. Il ramo camaldolese del beato Paolo Giustiniani venne riconosciuto nel 1523 da Clemente VII: nacque così la Compagnia di San Romualdo, cui vennero concessi ampi benefici e l'Abbazia di San Salvatore.

Nel 1525 si separò dai camaldolesi e, per rimarcare la differenza da questi assunse un nuovo stemma: una croce su tre monti, sui quali fu successivamente sovrapposta una corona, ad indicare il monte su cui era stato edificato l'eremo principale della congregazione stessa, il Monte Corona.

Nel Capitolo del 1526, convocato presso Cupramontana, i discepoli del beato Paolo Giustiniani decisero di chiamarsi Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. In questo periodo di grande importanza per l'abbazia, che divenne punto di riferimento per tutti i coronesi, che nel 1527 comprendevano sette cenobi.

Dopo la morte di Paolo Giustiniani (28 giugno 1528), il suo successore Giustiniano da Bergamo propose al Capitolo generale di edificare un eremo ispirato a quello di Camaldoli, in modo che divenisse il punto di riferimento di tutta la congregazione. La scelta cadde sul monte Corona, che dominava l'Abbazia di San Salvatore.

Eremo di Montecorona, complesso monastico (XVI secolo)

Nel 1530 venne edificato il grande eremo sulla sommità del monte Corona e nel 1532 vi si insediò la comunità eremitica anche se la costruzione durò ancora per quarant'anni.

Negli anni successivi la vita monastica nell'abbazia di San Salvatore fu intensamente legata a quella che si svolgeva all'eremo, divenendo così due centri che si integravano tra loro: l'eremo era il fulcro della vita spirituale, residenza del priore maggiore, luogo del capitolo generale e del noviziato, mentre l'abbazia era la sede delle attività economiche e di accoglienza, dove si concentravano i magazzini, gli opifici, la foresteria e l'infermeria, ossia il luogo di riposo per i monaci malati e inabili alla piena osservanza della vita eremitica.

Espulsi al momento della soppressione napoleonica nel 1810, i monaci vi ritornarono nel 1816, per un breve periodo. Nel 1861, per l'entrata in vigore in Umbria delle leggi di soppressione degli enti ecclesiastici, lasciarono definitivamente sia il monastero che l'eremo.

Successivamente, l'abbazia con le sue pertinenze furono smembrate e passarono nelle mani di vari proprietari: la chiesa appartiene all'Arcidiocesi ed è sede parrocchiale, affidata al clero diocesano, mentre il resto del complesso monastico è attualmente una struttura ristorativa e i terreni (circa duemila ettari) sono di proprietà del gruppo assicurativo UnipolSai.

Nel 1981 presso l'eremo, dopo vari passaggi di proprietari privati e, un lungo e triste periodo di abbandono, vi hanno preso la residenza alcune monache di Betlemme, le quali hanno dato avvio ad una lunga e complessa opera di restauro della struttura. Nel 1990 le religiose si sono trasferite nel monastero di Camporeggiano, presso Gubbio, lasciando così il romitorio, dove si stabiliti i monaci del ramo maschile dello stesso Ordine.

Descrizione

Basilica e campanile

Basilica abbaziale

La chiesa fu costruita in due fasi: dapprima, al'inizio del XII secolo, fu edificata la parte sopra la cripta, consacrata nel 1105 da san Giovanni da Lodi (1025 - 1105), vescovo di Gubbio, e dedicata a santa Sofia; successivamente nel XVI secolo, una volta costruito l'eremo, venne ingrandita l'aula ecclesiale e il prolungamento che fu costruito, dedicato a sant'Agnese, venne destinato ai fedeli, mentre la parte più antica rimase riservata ai monaci.

La chiesa, ristrutturata e modificata nel XVIII secolo, secondo i canoni del barocco, è stata riportata allo stato originario fra il 1955 e il 1960.

Il 7 ottobre 2008 papa Benedetto XVI l'ha elevata alla dignità di Basilica minore.[2]

Esterno

Basilica abbaziale (interno)

La semplice facciata a capanna è aperta da portale e al centro da una grande finestra rettangolare.

A metà del lato sinistro della chiesa si erge l'imponente campanile che presenta una base a pianta circolare (forse di epoca longobarda), un ordine mediano endecagonale (XIV secolo) e uno superiore ottagonale (1756 ca.) aperto da una monofora per ogni lato.

Interno

La chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto a Est), si presenta nella parte aggiunta ad una sola navata, con volte a vela e con ai lati due cappelle ornate da altari barocchi.

Un arco divide questa navata dal presbiterio sopraelevato in cui si trova l'impianto originario: questo si presenta a pianta basilicale terminante a tre absidi e scandito da archi a tutto sesto poggianti su pilastri e colonne in pietra alternati, che lo suddividono in tre navate di cui quella centrale con copertura a capriate. Vi si conservano:

Cripta

Cripta della Madonna delle Grazie (XI secolo)

Sotto il presbiterio si trova la cripta, dedicata alla Madonna delle Grazie, del tipo ad oratorium e probabilmente databile all'XI secolo, composta da un vasto ambiente a cinque navate, terminante con tre absidi; il reimpiego di materiali lapidei di età romana avvalorerebbe l'ipotesi che la struttura sorga su un tempio romano o paleocristiano. È praticamente una chiesa inferiore semi interrata in cui gli spazi sono scanditi da colonne romane ed alto medievali, una diversa dall'altra, sorreggenti volte a crociera. I muri perimetrali sono solcati da archi ciechi, con altri più piccoli all'interno.

Monastero

Negli ambienti del monastero, attualmente di proprietà privata, è stata realizzata una struttura ristorativa e non sono per questo sempre visitabili.

Eremo di Monte Corona

Sulla sommità del monte omonimo (705 m s.l.m.), fu edificato a partire dal 1530 il complesso eremitico, che ripropone liberamente il modello architettonico di Camaldoli, formato da:

  • 18 celle solitarie in tre file, disposte su altrettanti livelli di terrazzamento, dove i monaci abitano e pregano, costituite ciascuna da tre o quattro ambienti, dall'alcova, da una loggia coperta che si apre su un piccolo orto-giardino.
  • Chiesa, in stile barocco, consacrata nel 1755.
  • Altri ambienti accessori per la vita in comune dei religiosi: il refettorio, la biblioteca, la sala capitolare, ecc.

Galleria fotografica

Note
  1. Monte Acuto è il primitivo nome del Monte Corona.
  2. Basiliche minori in Italia
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni