Beata Mercedes Maria di Gesù

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Beata Mercedes Maria di Gesù Molina y Ayala, R.M.
Religiosa
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Beata
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Titolo
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Età alla morte 54 anni
Nascita Baba
24 settembre 1828
Morte Riobamba
12 giugno 1883
Sepoltura
Appartenenza Istituto di Santa Marianna di Gesù
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Professione religiosa Riobamba, 14 aprile 1873
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 1° febbraio 1985, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 12 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale Riobamba
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 12 giugno, n. 11:
« A Rivibamba in Ecuador, beata Mercedes Maria di Gesù Molina, vergine, che fondò una comunità religiosa per dare accoglienza e istruzione alle ragazze orfane e povere e strappare le donne alla prostituzione, garantendo loro una nuova vita di grazia. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beata Mercedes Maria di Gesù Molina y Ayala (Baba, 24 settembre 1828; † Riobamba, 12 giugno 1883) è stata una religiosa ecuadoriana, fondatrice delle Suore di Santa Marianna di Gesù.

Santa Mariana de Paredes y Flores (16181645), conosciuta come "Azucena de Quito" ("giglio di Quito"), fu beatificata nel 1853. A lei si ispirò la Mercedes Molina e a lei dedicò l'istituto da lei fondato, le Suore di Santa Marianna di Gesù

Biografia

Infanzia e giovinezza

Nacque il 24 settembre 1828 a Baba, nel dipartimento di Guayaquil, ultima dei tre figli dell'agiata famiglia di Miguel Molina y Arbeláez e Rosa Ayala y Aguilarche.

Rimasta a due anni orfana di padre, Mercedes fu educata dalla madre la quale, trasferitasi con la famiglia a Guayaquil, insegnò ai figli a leggere e a scrivere non essendo ancora istituite le scuole pubbliche.

A quindici anni Mercedes rimase orfana anche dalla mamma. Una zia, residente a Baba, se ne prese cura fino a quando fu ospitata, a Guayaquil, dalla Signora Rosa Aguirre de Olmos, amica della famiglia Molina, presso la quale rimase cinque anni dedicandosi ai lavori di casa, all'istruzione della servitù e allo studio del pianoforte.

Crescendo in età Mercedes apprezzò sempre più gli agi della vita borghese fino a quando un giorno cadde da un cavallo imbizzarrito rompendosi un braccio. Durante i giorni della convalescenza Mercedes si propose di indossare l'abito bianco di Nostra Signora della Mercede e cominciò uno stile di vita penitenziale. Avrebbe avuto anche il desiderio di emettere i voti religiosi ma il suo confessore, il canonico Pietro Garbo, glielo sconsigliò esortandola piuttosto a sposarsi.

Consacrazione

Mercedes a ventun anni nonostante fosse nell'imminenza del giorno delle sue nozze, fece il voto di perpetua castità dopo aver avuto un'esperienza mistica davanti al Crocifisso. Si propose di imitare la vita di Santa Marianna di Gesù Paredes la quale, dal 1618 al 1645, condusse in casa una vita di preghiera, di penitenza e di carità verso i poveri.

Andò ad abitare dalla sorella la quale, rimasta vedova, aveva acquistato una abitazione nei pressi della cattedrale di Guayaquil: qui visse come una religiosa dedicandosi alla preghiera, alla penitenza, al governo della casa e alla istruzione delle due nipotine.

Nei pochi scritti che Mercedes lasciò descrisse così il suo programma di vita:

« Mi alzerò alle tre del mattino. Farò mezz'ora di orazione vocale e quindi due ore di orazione mentale. Andrò in chiesa alle sei del mattino, prenderò parte alla Messa, mi comunicherò e farò due ore di orazione. Dopo darò conto al mio direttore delle cose della mia anima e mi confesserò. Alle nove ritornerò a casa. (...) Dalle sei alle sette di sera farò orazione; cenerò dopo le sette, berrò acqua e alle otto reciterò il rosario. Farò l'esame di coscienza per un quarto d'ora e preparerò i punti della meditazione. Andrò a letto alle nove della sera. Dal giovedì fino al sabato non berrò acqua. »
(Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine, 1991, 173.)

In questo periodo furono suoi direttori spirituali Padre Vincenzo Pàstor e Padre Amedeo Millàn. Fu però con il gesuita veronese Domenico Bovo che Mercedes maturò la sua vocazione: pur coltivando la preghiera e pur praticando una dura vita penitenziale iniziò a dedicarsi all'istruzione e all'educazione della gioventù. Sentendo poi la necessità di spogliarsi totalmente dei suoi averi fece anche i voti di povertà e di ubbidienza: distribuì ai poveri i suoi gioielli e le sue ricche vesti e, nonostante l'opposizione dei parenti, vendette la casa che aveva in città e la piantagione di caffè e cacao che possedeva a Baba, dandone il ricavato in parte ai poveri e in parte ai Gesuiti che in quel periodo stavano costruendo a Guayaquil la Chiesa di San Giuseppe.

Il 1° febbraio 1867 lasciò la sorella con la quale aveva abitato per diciotto anni, si rifugiò nella chiesa di San Giuseppe dove trascorse la notte in preghiera e, il giorno dopo, fatta la rinnovazione dei voti religiosi, si recò all'orfanotrofio di Guayaquil che il gesuita Michele Franco aveva fondato con l'aiuto di donna Maria Giovanna Marin, parente di Mercedes. Fu accolta all'orfanatrofio come infermiera e ospitata nella stanza che un tempo era servita da pollaio. Con sé non portò che un crocifisso, un orologio, gli strumenti di penitenza, un letto e due vestiti neri.

Dopo nove mesi fu nominata direttrice dell'orfanotrofio. In questo periodo collaborò con lei Narcisa de Jesús Martillo y Morán.

La missione tra i Jivaros

Verso al fine del 1869 Mercedes fu colpita da una violenta paralisi che non riusciva a curare. Nel frattempo Padre Domenico Bovo fu inviato dai suoi superiori a fondare una missione a Gualaquiza. Di là scrisse a Mercedes chiedendole che lo raggiungesse con alcune compagne per fare scuola alle ragazze della tribù degli Jivaros. Alla lettura di quella lettera Mercedes guarì perfettamente e il 5 maggio 1870 si mise in viaggio con due compagne, Teodora Rivera e Mercedes Cepeda, per Gualaquiza passando per Cuenca, Gualaceo, e Sigsig, l'ultimo centro civilizzato sulla via dell'Ecuador orientale.

Poco dopo l'arrivo di Mercedes a Gualaquiza si scatenò una guerra tribale che coinvolse anche la missione. Durante il forzato riposo dovuto a questa guerra pensò alla fondazione di una congregazione religiosa. Padre Domenico Bovo l'aiutò ad abbozzare le prime costituzioni scritte secondo la spiritualità della Compagnia di Gesù.

Quando cessò la guerra ci fu una epidemia di vaiolo e per otto mesi i missionari insieme a Mercedes e alle sue collaboratrici si dedicarono all'assistenza dei malati guadagnandosi così la riconoscenza degli indiani. Nel 1872, però, i Gesuiti furono costretti a chiudere la missione perché i coloni bianchi si erano rifiutati di pagare le imposte destinate al loro sostentamento, e qualche mese dopo, anche Mercedes con le sue compagne, terminata l'assistenza agli appestati, dovette andar via.

Sulla via del ritorno si fermò a Cuenca dove le fu offerta la direzione di un orfanotrofio. Per tre anni formò alla vita cristiana le bambine che vi erano ospitate senza trascurare l'assistenza ai moribondi, la rieducazione delle donne adulte e soprattutto la sua preghiera, le sue penitenze e la lettura spirituale.

La fondazione delle Suore di Santa Marianna

Nel frattempo il vescovo di Riobamba, Ignazio Ordonez, che da molto tempo pensava di fondare nella sua diocesi un orfanotrofio sotto la direzione di una congregazione, avendo saputo dal Padre Bovo, trasferito dai suoi superiori a Riobamba, che tanto lui quanto Mercedes Molina avevano concepito il medesimo disegno, lo pregò di fare venire immediatamente a Riobamba la Mercedes con alcune compagne.

La tomba della beata Mercedes de Jesús nella casa delle Marianite di Riobamba

Il 31 gennaio 1873 Mercedes raggiunse Riobamba con tre amiche che si era scelte. Il 14 aprile dello stesso anno il vescovo istituì le Suore di Santa Marianna, donò loro una piccola casa, le rivestì dell'abito religioso, le ammise alla prima professione religiosa, e diede loro il compito di istruire ed educare la gioventù sotto la guida della quarantacinquenne Madre Mercedes.

Per la costruzione del primo convento delle Mariannite il presidente dell'Ecuador, Gabriel García Moreno, promise 40.000 pesos, e il governo nel 1873 assegnò loro 2000 sucres annui.

Con le nuove responsabilità Mercedes non variò in nulla il suo genere di vita. Tuttavia fin dall'inizio della fondazione l'Istituto corse il pericolo di scomparire per l'impreparazione tecnica della prime Mariannite, la scarsa capacità organizzativa della fondatrice, il rifiuto della loro direzione spirituale da parte dei Gesuiti, e soprattutto l'assassinio nel 1875 del loro sostenitore Gabriel García Moreno. La rendita che aveva permesso alle suore di prosperare venne soppressa dal governo rivoluzionario e massonico.

Per sopravvivere le suore si trasformarono in lavandaie, cucitrici e stiratrici, in fornaio, in fabbricanti di candele e di sapone. Così facendo a poco a poco riuscirono a superare le difficoltà economiche, ma al loro posto subentrarono nella comunità il disordine e la confusione per l'impossibilità di osservare tanto le regola quanto la vita comune.

Il 9 gennaio 1876 il Vescovo acconsentì che si avvicendasse a Mercedes un'altra suora, Maria Estatira Uquillas, nel tentativo di salvaguardare la Congregazione dall'estinzione.

Mercedes, sollevata dalla grande responsabilità di superiora, continuò la sua missione come consigliera della nuova superiora, maestra delle novizie ed economa della casa madre.

Dopo essere stata colpita da una polmonite morì il 12 giugno 1883.

Fama di santità e causa di beatificazione

L'8 febbraio 1946 fu introdotta la causa di beatificazione.

Dal 29 giugno 1954 le sue reliquie furono venerate nella stanza in cui visse, trasformata in cappella.

Giovanni Paolo II ne riconobbe l'eroicità delle virtù il 27 novembre 1981 e la beatificò a Guayaquil il 1° febbraio 1985. Durante l'omelia per la messa di beatificazione così il Papa sintetizzò la vita e lo spirito di Mercedes:

« Lo sguardo contemplativo di madre Mercedes era rimasto conquistato dalla povertà del Bambino di Betlemme, dalla sofferenza del volto dolente del Crocifisso. Volle essere semplicemente ed esemplarmente amore verso il dolore secondo il motto contenuto nei primi scritti biografici: "Tanto amore per quanti dolori ci siano nel mondo". Volle incarnare in opere la carità verso tutti quelli che nella povertà, nel dolore, nell'abbandono riflettevano il mistero del Bimbo povero di Betlemme o del Cristo sofferente del Calvario. Fu madre ed educatrice di orfane, missionaria povera e operatrice di pace tra gli indios, fondatrice di una famiglia religiosa. (...) Fu sua missione "annunciare la salvezza ai poveri senza rifugio e senza aiuto", asciugare le lacrime dei cuori contriti, impetrare la liberazione di coloro che soffrono la prigionia o la condanna, consolare tutti gli afflitti. Amore senza frontiere, capace di portare aiuto e consolazione, come la madre riassunse nelle sue Costituzioni, "a quanti cuori afflitti ci siano nel mondo". »
Voci correlate
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