Gloria al Padre

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Nota di disambigua - Se stai cercando l'inno di lode che si recita o canta la domenica prima dell'orazione "colletta", vedi Gloria in excelsis Deo.
Angelo Michele Colonna, Trinità in Gloria, XVII secolo, Chiesa dei santi Michele e Gaetano(Firenze)

Il Gloria al Padre è una formula di lode e di glorificazione delle tre divine persone; è un semplice sviluppo della formula battesimale trinitaria di Mt 28,19. Non si sa precisarne l'autore né il tempo di introduzione nella liturgia[1]. È una forma di dossologia.

Storia

Il testo della dossologia
in latino e in italiano

(LA) (IT)
« Glória Patri
et Fílio
et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio,
et nunc et semper
et in saecula saeculórum.
Amen. »
« Gloria al Padre
e al Figlio
e allo Spirito Santo,
come era nel principio
e ora e sempre,
nei secoli dei secoli.
Amen»

Forme simili della dossologia erano usate dai Padri della Chiesa:

  • in Oriente la forma usata era quasi generalmente Gloria Patri per Filium in Spiritu Sancto, "Gloria al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo"[2];
  • altrove è attestata la forma Gloria Patri cum Filio et Spiritu Sancto, "Gloria al Padre con il Figlio e lo Spirito Santo"[3].

La formula venne usata come parola d'ordine dagli Ortodossi, mutata nella forma attuale[4], mentre gli ariani ritenevano la forma precedente Gloria Patri per Filium in Spiritu Sancto, per sé non erronea, ma malamente da essi interpretata[5].

Nella liturgia mozarabica si dice, in base a Sal 29[28],2, Gloria et honor Patri et Filio et Spiritui Sacto, "Gloria e onore al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo"[6].

Alla dossologia si aggiungeva la clausola finale in saecula saeculorum. Amen, "nei secoli dei secoli. Amen", di fattura ebraica e di provenienza biblica (Rm 16,27; Eb 13,21); ancora oggi essa è usata, da sola, nella liturgia mozarabica; greci e latini vi premettono et nunc et semper, "e ora e sempre". È invece proprio delle Chiese occidentali (esclusa la Spagna) iniziare tale parte con sicut erat in principio, "come era nel principio", aggiunta introdotta nel V secolo, anch'essa come protesta contro gli ariani[7].

L'uso di posporre il Gloria Patri ai Salmi dell'Ufficio venne forse usata per la prima volta ad Antiochia nel canto antifonario, e si propagò con esso per tutto il mondo; al tempo di San Benedetto († 547 ca.) l'uso è già generale.

Uso attuale

Il Gloria al Padre è recitato al termine di ogni salmo della Liturgia delle Ore[8][9]. Ciò orienta l'orante a contemplare il compimento cristiano dei Salmi.

Nella recita del Rosario ogni Mistero termina con il Gloria al Padre[10].

Popolarmente è comune recitare il Gloria al Padre dopo il Padre Nostro e l'Ave Maria; l'insieme delle tre preghiere viene detto Pater Ave Gloria

Note
  1. Pietro Siffrin (1951) 869.
  2. Origene, De Oratione, 33.
  3. Cfr. Martirio di Policarpo 22,3; cfr. anche 14,3.
  4. Così in un'iscrizione siriaca del 369 e in Flaviano d'Antiochia nel 381.
  5. San Basilio Magno, De Spiritu Sancto (375).
  6. IV Concilio di Toledo (633), can. XV; l'autore è Sant'Isidoro di Siviglia.
  7. La prima attestazione si rinviene nel Concilio di Vaison del 529, ma rimane dubbio quale ne sia il soggetto, se il termine Gloria o il Figlio o un soggetto sottinteso; cfr. Pietro Siffrin (1951) 869.
  8. Ciò ha dato luogo al noto proverbio "Tutti i salmi finiscono in gloria".
  9. Ma nella liturgia pre-conciliare ai Salmi non si postponeva il Gloria Patri durante il Triduo Pasquale. Pietro Siffrin (1951) 869.
  10. Fino al Concilio Vaticano II, quando il Rosario era recitato per i defunti il Gloria al Padre era sostituito dal L'eterno riposo; tale pratica è stata poi fatta cadere in disuso.
Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 9 gennaio 2012 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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