Amen

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Amen è un'acclamazione biblica e liturgica. Significa innanzitutto: "certamente", "veramente", "sicuramente", o semplicemente "sì". Spesso è stato tradotto anche "Così sia!", ma nel senso di esprimere una certezza e non un semplice auspicio.
Dire "Amen" significa proclamare che si ritiene vero ciò che è stato detto, al fine di ratificare una proposta o di unirsi a una preghiera.
Il termine
Il termine italiano è la traslitterazione del termine ebraico, אמן, ´āmēn. Dall'ebraico il termine è passato in altre lingue semitiche (siriaco, etiopico, ecc.), nelle versioni greche e latine dell'Antico Testamento e nei vari testi del Nuovo.
Il termine ebraico deriva dalla radice semitica ´mn che nel significato fondamentale significa "sostenere, esser saldo", e quindi "esser sicuro, certo, veritiero".
Dai LXX il termine fu tradotto per lo più γένοιτο, ghénoito, e nelle versioni latine derivate da questa fiat, "avvenga", il che spiega e giustifica la traduzione italiana così sia.
La parola Amen è correlata al termine "fede", che in ebraico condivide la stessa radice.
Uso biblico
Nella Bibbia, l'uso del termine ha un doppio riferimento: può esprimere da un lato l'impegno dell'uomo, e dall'altro l'impegno di Dio.
Impegno e acclamazione dell'uomo
Confermando una parola, l'Amen può avere nella Bibbia un senso debole che equivale al nostro "Sia!" (Ger 28,6 ). Nella maggior parte dei casi è però una parola che impegna: con essa si attesta il proprio accordo con qualcuno (1Re 1,36 ), si accetta una missione (Ger 11,5 ), si assume la responsabilità di un giuramento e del giudizio di Dio che gli terrà dietro (Nm 5,22 ).
Ancor più solenne è l'impegno collettivo espresso dall'Amen in occasione del rinnovamento liturgico dell'alleanza (Dt 27,15-26 ; Nee 5,13 ).
Nella liturgia del popolo ebraico la parola può assumere anche un altro valore; se ci si impegna nei confronti di Dio, lo si fa perché si ha fiducia della sua parola e ci si affida alla sua potenza e alla sua bontà; questa adesione totale è nello stesso tempo benedizione di colui al quale ci si sottomette (Nee 8,6 ), e preghiera che ha la sicurezza di essere esaudita (Tb 8,8 ; Gdt 15,10 ).
L'Amen è allora una acclamazione liturgica, e a questo titolo trova posto dopo le dossologie (1Cr 16,36 ); ha sovente questo senso nel Nuovo Testamento (Rm 1,25 ; Gal 1,5 ; 2Pt 3,18 ; Eb 13,21 ).
Acclamazione mediante la quale l'assemblea si unisce a colui che prega in nome suo, l'Amen suppone che, per aderire alle parole ascoltate, se ne comprenda il senso (1Cor 14,16 ).
Adesione, acclamazione, l'Amen conclude infine i cantici degli eletti nella liturgia del cielo (Ap 5,14; 19,4 ), dove si unisce all'Alleluia.
Impegno di Dio che sostiene l'Amen del cristiano
Dio, che si è impegnato liberamente, rimane fedele alle sue promesse; egli è il Dio di verità: tale è il significato del titolo "Dio Amen" presente nel testo ebraico di Is 65,16 , e reso in lingua italiana con "Dio fedele"[1].
L'Amen di Dio è Gesù Cristo. Di fatto, per mezzo suo, Dio realizza pienamente le sue promesse e manifesta che non c'è in lui sì e no, ma soltanto sì (2Cor 1,19-20 ). In questo testo Paolo rende l'Amen ebraico con una parola greca, Ναὶ, Naì, che significa Sì.
Quando Gesù introduce le sue dichiarazioni con un Amen[2], raddoppiato nel Vangelo di Giovanni[3], si esprime in modo inusuale per il popolo ebraico; senza dubbio utilizza la formula liturgica, ma, facendola propria, traspone probabilmente l'annuncio profetico: "Così parla YHWH" (Is 1,2 ; Ger 23,38; 34,2 ; Ez 22,28 ; Ag 1,2 ; Zc 11,4 ). In questa maniera non si limita a sottolineare egli che è l'inviato del Dio di verità, ma afferma anche che le sue parole sono vere. La frase così introdotta ha una preistoria, che rimane inespressa, e di cui l'Amen è la conclusione, essa è il dialogo eterno tra il Padre e il Figlio: Gesù non è soltanto colui che dice il vero dicendo le parole di Dio; egli è la parola stessa del vero Dio, l'Amen per eccellenza, il testimone fedele e vero (Ap 3,14 ).
Il cristiano quindi, unendosi a Cristo, deve rispondere a Dio, se vuole essere fedele; il solo Amen efficace è quello pronunciato da Cristo a gloria di Dio (2Cor 1,20 ). La Chiesa pronuncia questo Amen in unione con gli eletti nel cielo (Ap 7,12 ), e nessuno lo può pronunciare se la grazia del Signore Gesù non è con lui; quindi l'augurio, che chiude la Bibbia e che un ultimo Amen suggella, è che questa grazia sia con tutti (Ap 22,21 ).
Uso liturgico
I testi della primitiva letteratura cristiana pongono l'Amen perfino a conclusione di saluti, auguri e dossologie. Ciò avviene nella Didaché (10,6[4]), nella Prima Apologia di Giustino (65,4; 67,5[5]), in Dionigi Alessandrino, nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (7,9), nel De Spectaculis di Tertulliano (25[6]), nel De Catechizandibus Rudibus di Sant'Agostino (9,13[7]), nel Commentarius in Galatas di San Girolamo (II, pr.).
Come solenne professione di fede eucaristica l'Amen si cantava nei momenti più importanti dell'azione sacrificale: alla Consacrazione (ciò avviene ancora nelle liturgie orientali) e al termine del Canone; i fedeli poi lo pronunciavano fin dall'antichità nel ricevere la Comunione:
| « | Con la mano sinistra fai un trono per la mano destra, poiché essa deve ricevere il Re, e, nelle cavità delle tue mani, ricevi il corpo di Cristo, dicendo: Amen. » | |
(San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi, 23,21)
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Anche Sant'Ambrogio è testimone di questa usanza:
| (LA) | (IT) | ||||
| « | Non otiose dicis tu Amen, iam in spiritu confitens quod accipies Corpus Christi. Cum ergo petieris, dicit tibi sacerdos Corpus Christi et tu dicis Amen, hoc est verum; quod confitetur lingua, teneat affectus. » | « | Non dici Amen oziosamente, ma confessando nel tuo spirito che ricevi il Corpo di Cristo. Quando dunque ti avvicini, il sacerdote ti dice "il Corpo di Cristo" e tu dici "Amen", cioè "vero"; ciò che confessa la lingua, lo professi la volontà. » | ||
(De Sacramentis, 4,5[8] )
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Hanno testi analoghi Sant'Agostino (Sermo 272[9]) e le Costituzioni Apostoliche (8,13).
Sant'Agostino testimonia anche il valore eminentemente sociale dell'Amen della liturgia:
| (LA) | (IT) | ||||
| « | Fratres mei, amen vuestrum subscriptio vestra est, consensio vestra est, adstipulatio vestra est. » | « | Fratelli miei, il vostro amen è la vostra firma, esprime la vostra conferma e il vostro consenso. » | ||
In questo senso può essere interpretato l'Amen al termine della dossologia che conclude le Preghiere Eucaristiche del Rito Romano, l'Amen più solenne della liturgia.
Nelle altre religioni
L'uso dell'Amen accomuna i cristiani con gli ebrei. I rabbini ne hanno esaltato l'efficacia come pegno di vita eterna:
| « | Chi dice amen con tutte le sue forze (ossia con ogni intenzione e devozione), avrà aperte le porte del paradiso. » | |
I musulmani aggiungono amīn alle loro preghiere, specie dopo la prima sura del Corano.
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