Imposizione delle mani

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L'Imposizione delle Mani è un gesto di origine biblica che la Chiesa ha mantenuto in alcuni Sacramenti e Sacramentali, principalmente nei Sacramenti della Cresima e dell'Ordine Sacro.

Il significato del gesto nei vari riti esprime, in generale, il dono e la comunicazione dello Spirito Santo; in ognuno dei riti in cui si usa vi è poi un significato specifico del gesto determinato dalle parole che l'accompagnano.

Nella Bibbia

Nel mondo biblico la mano è, insieme alla parola, uno dei mezzi più espressivi del linguaggio umano; normalmente essa simboleggia la potenza di Dio (Es 14,31; Sal 19[18],2) o anche il suo Spirito (1Re 18,46; Is 8,11; Ez 1,3; 3,22)[1].

Imporre le mani a qualcuno significa quindi molto più che levarle in aria, sia pure per benedire[2]: significa toccarlo realmente e comunicargli qualcosa di se stesso.

Nell'Antico Testamento

Govert Flinck, Isacco benedice Giacobbe (1638), olio su tela; Amsterdam, Rijksmuseum: il patriarca benedice il figlio imponendogli la mano sul capo

L'imposizione delle mani ha nell'Antico Testamento tra significati fondamentali[3].

Il gesto significa anzitutto una benedizione speciale, esprimendone con realismo il carattere di atto, e non solo di parola. Così Giacobbe trasmette a tutta la sua discendenza la ricchezza di benedizione che egli stesso ha ricevuto dai suoi antenati Abramo e Isacco (Gen 48,14).

L'imposizione delle mani è poi un segno di consacrazione, ad indicare che lo Spirito di Dio separa un essere che si è scelto, ne prende possesso, gli conferisce autorità e capacità di esercitare una funzione:

C'è infine un'imposizione delle mani di identificazione, tendente cioè ad stabilire un'unione tra chi offre una vittima in sacrificio e la vittima stessa; questa è consacrata a Dio e "incaricata" di esprimere i sentimenti dell'offerente: ringraziamento, dolore del peccato, adorazione. Troviamo quest'imposizione delle mani:

Nel Nuovo Testamento

Il gesto è attestato anche nel Nuovo Testamento, dove può significare benedizione, come quando Gesù benedice i bambini (Mt 19,13-15); il gesto è lì accompagnato dalla preghiera per i piccoli.

Spesso viene chiesto a Gesù di imporre le mani a dei malati per guarirli, ed egli lo fa (Mc 5,23; 7,32); altrove è Gesù a prendere l'iniziativa del gesto (Mc 8,22-25; Lc 4,40). Il gesto è, da parte di Gesù, un gesto di liberazione (Lc 13,12-13). Il gesto dell'imposizione delle mani è poi prescritto da Cristo risorto per le guarigioni il cui potere conferisce ai discepoli (Mc 16,18), e gli Apostoli esercitano il potere di guarigione accompagnandolo con l'imposizione delle mani (At 28,8-9).

Un significato bivalente ha l'imposizione delle mani di Anania su Paolo in procinto di convertirsi: egli riacquista la vista (At 9,17), ma riceve soprattutto il dono dell'illuminazione interiore; e subito riceve il Battesimo con il dono dello Spirito Santo.

Ai nuovi battezzati l'imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera degli Apostoli ottiene la discesa dello Spirito; ciò rappresenta il completamento dell'iniziazione cristiana (At 8,17), ovvero fa parte integrante della stessa (At 19,6).

L'imposizione delle mani è infine nel Nuovo Testamento un gesto di trasmissione dello Spirito per una missione:

Nella vita della Chiesa

La Chiesa considera questo gesto come elemento essenziale nel conferimento dei due sacramenti: la Cresima e l'Ordine Sacro. Nel primo, in quanto segno del dono dello Spirito Santo al battezzato, a perfezione della sua iniziazione cristiana; nel secondo, come comunicazione dell'autorità apostolica e dei poteri spirituali che essa implica.

Il gesto si effettua anche nei riti del catecumenato, nel Sacramento della Penitenza al momento del conferimento dell'assoluzione, nella celebrazione dell'Eucaristia quando viene invocato lo Spirito sui doni del pane e del vino (epiclesi), nell'Unzione dei malati prima dell'unzione vera e propria.

Chi effettua il gesto

L'imposizione delle mani è riservata in senso compiuto e sacramentale a chi ha ricevuto l'Ordine Sacro. È effettuata dal solo Vescovo nella Cresima[5] e nell'Ordinazione Diaconale ed Episcopale, al Vescovo ed al presbiterio collettivamente nell'Ordinazione Presbiterale, a ogni Sacerdote nell'Eucaristia, al Sacerdote o al Diacono nei riti catecumenali.

Al laico l'imposizione delle mani è sempre stata espressamente permessa non come atto sacramentale ma come atto di semplice invocazione dello Spirito o di semplice benedizione. I contesti più appropriati sono quelli dei momenti di preghiera dei movimenti riconosciuti dalla Chiesa.

Nei rituali del Vaticano II

Nei rituali del Concilio Vaticano II il gesto è presente, con diverso rilievo, in tutti i Sacramenti.

A volte viene effettuato con le due mani,a volte con una mano sola; a volte le mani sono stese sopra il popolo, a volte su una persona alla volta. Il significato in ogni caso viene spiegato dalla parola interpretativa che l’accompagna.

Nel Rito del Battesimo

L'imposizione delle mani viene effettuata negli esorcismi minori dei catecumeni[6].

Nella Rito della Cresima

La Cresima prevede abbiamo due imposizioni delle mani:

  • Un'imposizione delle mani generale su tutti i cresimandi: il Vescovo, insieme con i presbiteri che l'accompagnano, la effettua invocando il dono dello Spirito Santo su di essi e i suoi sette doni; tale imposizione delle mani sui cresimandi con l'orazione che l'accompagna non appartiene al valido conferimento della Cresima, "ma deve essere tenuta in grande considerazione per l'integrità del rito, e per un'intelligenza più profonda e più completa del sacramento"[7].
  • l'imposizione della mano nel momento della crismazione: "Il sacramento della Confermazione viene conferito per mezzo dell'unzione del Crisma sulla fronte, unzione che si fa con l'imposizione della mano, mentre si pronunciano le parole: Accipe signaculum Doni Spiritus Sancti ("Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono")[8].

Nel Sacramento della Penitenza

Le parole dell'assoluzione pronunciate dal Sacerdote vengono accompagnate dall'imposizione della mano e dal tracciamento del segno di croce sul penitente[9].

Nell'Unzione dei malati

L'imposizione delle mani viene effettuata al termine della preghiera litanica, e prima della preghiera di azione di grazie sull'olio benedetto.

Il libro liturgico dedicato al Sacramento dell'Unzione e Cura Pastorale degli Infermi consiglia che il Sacerdote, nel visitare i malati, accompagnino la benedizione con l'imposizione della mano[10].

Nel Matrimonio

Il Ministro che assiste[11] al Sacramento effettua l'imposizione delle mani due volte:

Nella Celebrazione eucaristica

Nella Celebrazione eucaristica si effettua una prima imposizione delle mani durante la Preghiera Eucaristica; essa, che consiste nell'invocazione allo Spirito Santo perché santifichi i doni del pane e del vino, prende il nome di epiclesi[14]. Tale imposizione delle mani si trova nella parte della Preghiera Eucaristica che si recita dopo il Santo, prima della Consacrazione.

Durante le Messe concelebrate i sacerdoti concelebranti si uniscono all'imposizione delle mani di colui che presiede stendono la mano destra verso le offerte; impongono la mano destra verso le offerte anche quando pronunciano con colui che presiede le parole della Consacrazione.

Una seconda imposizione delle mani, questa volta sull'assemblea riunita, si effettua quando si impartisce la Benedizione solenne (facoltativa) alla fine della Messa.

Nel Sacramento dell'Ordine

L'imposizione delle mani significa nel Sacramento dell'Ordine la comunicazione del dono dello Spirito Santo per la santificazione interiore del candidato e per la sua abilitazione al compimento degli uffici propri dell'ordine in cui entra.

Per tutti e tre i gradi dell'Ordine è il Vescovo ad imporre le mani sul capo del candidato, che si trova in ginocchio, senza dire nulla. Nelle sole Ordinazioni Episcopali impongono le mani anche gli altri due Vescovi Conconsacranti. Nelle sole Ordinazioni Presbiterali dopo il Vescovo passano ad imporre le mani al candidato anche tutti i presbiteri che partecipano al rito[15] .

Il gesto dell'imposizione delle mani appartiene all'essenza del Sacramento, e non può quindi essere omessa, pena l'invalidità del Sacramento stesso.

Altro usi

L'imposizione delle mani era usata in passato anche in molti altri riti extra-sacramentali: nella Consacrazione delle Vergini, nella Benedizione dell'Abate e dell'Abbadessa, negli esorcismi.

Note
  1. Jean-Baptiste Brunon (1971) 539.
  2. Il gesto di benedire innalzando le mani al cielo appare in Lev 9,22; Lc 24,50.
  3. Jean-Baptiste Brunon (1971) 539-540.
  4. I sette rappresentano la prima attestazione di quello che sarà poi il ministero dei diaconi.
  5. In via eccezionale, per mandato espresso del Vescovo, può essere un presbitero a conferire la Cresima.
  6. RICA n. 109: i ministri, "con le mani distese sopra i catecumeni inchinati o inginocchiati, recitano l'una o la altra delle orazioni che seguono".
  7. Premesse al rito della Confermazione, n. 9.
  8. Ib.
  9. "(..) il Sacerdote, tenendo stese le mani, o almeno la mano destra, sul capo del penitente stesso, pronunzia la formula dell'assoluzio­ne" (Premesse al Rito della Penitenza, n. 19).
  10. "Nella visita ai malati, il sacerdote potrà suggerire e preparare, in un dialogo fraterno con il malato stesso, una preghiera comune in forma di breve celebrazione della parola di Dio, servendosi di vari elementi opportunamente scelti. Alla lettura della parola di Dio è bene far seguire una preghiera, tratta dai salmi o da altri formulari, anche in forma di litania; alla fine, il sacerdote potrà benedire il malato, imponendogli le mani" (Sacramento dell'Unzione e Cura Pastorale degli Infermi, n. 44).
  11. Nel Sacramento del Matrimonio i ministri del Sacramento sono gli sposi stessi, il Sacerdote o il Diacono assistono allo stesso a nome della Chiesa.
  12. Rito del Matrimonio, n. 74 (Matrimonio nella Messa), n. 125 (Matrimonio nella Liturgia della Parola).
  13. Rito del Matrimonio, n. 85 (Matrimonio nella Messa), n. 130 (Matrimonio nella Liturgia della Parola).
  14. Ma nel Canone Romano l'imposizione delle mani non è accompagnata dall'invocazione allo Spirito, e quindi non può essere propriamente chiamata epiclesi.
  15. Nell'Ordinazione di un diacono, anche se sono presenti altri vescovi concelebranti, soltanto il vescovo principale impone le mani agli ordinandi.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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