Sede titolare di Edessa di Osroene

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Edessa
Sede arcivescovile titolare
Edessenus in Osrhoëne
Patriarcato di Antiochia
Sede titolare di Edessa
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Arcivescovo titolare:
Sede vacante
Suffraganea
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  • Parametro: suffraganeadi

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Istituita: XV secolo
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Stato bandiera Turchia
Regione:
Località: Edessa (Mesopotamia)
collocazione
geografica:
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Diocesi soppressa di Edessa
Diocesi suffraganee: Birta, Costantina, Carre, Marcopoli, Batne, Tell-Mahrê, Emeria, Circesio, Callinico, Dausara, Nea Valenzia.
Eretta:
Soppressa:
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Edessa di Osroene (in latino: Edessenus in Osrhoëne) fu un arcidiocesi oggi soppressa e divenuta sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia

Edessa oggi Şanlıurfa in Turchia, è l'antica sede metropolitana della provincia romana dell'Osroene nella diocesi civile d'Oriente, suffraganea del Patriarcato di Antiochia.

Origini

Secondo la tradizione, le origini della Chiesa nel regno di Osroene risalirebbero addirittura ai tempi di Gesù. La leggenda racconta che il re Abgar V Ukhama, colpito da una malattia incurabile, saputo delle capacità taumaturgiche di Gesù, gli avesse scritto chiedergli il dono della guarigione. Gesù rispose dicendo che, impedito a venire lui stesso, avrebbe mandato uno dei suoi discepoli. Dopo l'ascensione, il discepolo Addai[1] si sarebbe recato a Edessa e avrebbe guarito il re, il quale per gratitudine si sarebbe convertito al cristianesimo con tutta la sua corte.

Secondo un altro racconto della tradizione, Gesù avrebbe fatto pervenire al re una sua immagine (Mandylion), che l'inviato di Abgar V avrebbe riportato con sé in patria, procurando la guarigione del monarca. Questa venerata immagine rimase ad Edessa fino al X secolo, quando l'imperatore bizantino Romano II riprese agli Arabi la città per un breve periodo e il 16 agosto 944 portò a Costantinopoli l'effige.

La data esatta dell'introduzione del cristianesimo in Edessa non è nota. È certo, tuttavia, che la comunità cristiana era inizialmente costituita dalla popolazione ebraica residente in città, molto viva dal punto di vista culturale. A conferma della vivacità culturale di quel periodo ci sono pervenuti, della versione siriaca dell'Antico Testamento, la Peshitta.

Il primo re di Edessa ad abbracciare la fede cristiana, storicamente provato, fu Abgar IX alla fine del II secolo, e sotto di lui il cristianesimo divenne la religione ufficiale del regno. Eusebio di Cesarea, nella sua storia, parla per la prima volta di Edessa in occasione di un concilio dell'Osroene, tenutosi in città nel 198, circa la data in cui doveva essere celebrata la Pasqua (questione quartodecimana).

Verso il 180 Taziano il Siro vi compone il Diatesseron che ebbe grande diffusione in area siriaca fino al V secolo, quando il vescovo di Edessa san Rabbula ne vietò l'utilizzo. Originario di Edessa fu pure Bardesane († circa 222), autore di un Dialogo sul destino e di vari inni e poesie in siriaco, apprezzato dai suoi concittadini contemporanei, ma che più tardi, nel V secolo circa, fu annoverato fra gli eretici: è considerato tra i padri della letteratura siriaca.

Con l'inizio del III secolo il vescovo Palout riceve la consacrazione dalle mani del patriarca di Antiochia Serapione, avvenimento che lega la chiesa di Edessa ad Antiochia e alla chiesa bizantina. Nel 249 il regno di Edessa fu definitivamente annesso all'impero romano con Filippo l'Arabo. Da questo momento il suo territorio diventa terra di confine e di conflitti tra Romani e Persiani, fino alla conquista araba del VII secolo.

Persecuzioni

Durante il dominio romano molti martiri soffrirono ad Edessa. Il martirologio romano ne ricorda alcuni: san Barsimeo (Barsamya) vescovo di Edessa [2] perseguitato sotto l'imperatore Decio; sant'Abibo (Habib) di Edessa, diacono e martire [3] sotto l'imperatore Licinio; i santi Guria (Gûrja) e Samona (Schâmôna) [4], sotto Diocleziano; e san Barses (Barsen) vescovo [5] con Valente. Come lui molti sacerdoti cristiani esiliati da Edessa evangelizzarono la Mesopotamia orientale e la Persia, stabilendo le prime chiese nel regno dei Sasanidi.

Editto di Milano

Dopo l'Editto di Milano del 313, per la chiesa di Edessa inizia un periodo felice e di consolidamento dell'organizzazione ecclesiastica. La Cronaca d'Edessa menziona 9 vescovi del IV secolo: Conone costruisce la cattedrale; Aitahalla è presente al primo concilio di Nicea del 325 e sottoscrivendone gli atti afferma l'ortodossia della sua chiesa e di tutta la Mesopotamia, di cui è riconosciuto metropolita; nel 346 Abramo edifica la chiesa in memoria dei confessori della fede edesseni; al concilio di Costantinopoli del 381 Eulogio è ricordato come metropolita dell'Osroene;[6] all'epoca del vescovo Ciro sono solennemente portate in città le reliquie dell'apostolo Tommaso (394).

Con la caduta definitiva di Nisibi in mano persiana (363), Edessa vede arrivare un folto numero di cristiani di quella città, che fuggivano alle persecuzioni di Sapore II. Tra questi anche sant'Efrem, morto a Edessa il 9 giugno 373: a cui si fa risalire la fondazione della scuola di Edessa (chiamata anche scuola dei Persiani), rinomata in tutto l'Oriente. In questo stesso periodo la comunità cristiana si divide fra ortodossi e ariani: ne fa le spese il vescovo Barses, costretto all'esilio, dove morirà nel marzo 378. Di quel periodo abbiamo la cronaca del pellegrinaggio a Gerusalemme Peregrinatio Aetheriae [7] che ci rende conto dei numerosi santuari di Edessa intorno al 388.

Una Notitia Episcopatuum del VI secolo[8] riconosce a Edessa undici diocesi suffraganee: Birta, Costantina, Carre, Marcopoli, Batne, Tell-Mahrê, Emeria, Circesio, Callinico, Dausara, Nea Valenzia. L'Annuario Pontificio aggiunge a queste sedi anche la diocesi di Mardin.

Controversie teologiche

Secondo la sua biografia, si deve al vescovo Rabbula, nella prima metà del V secolo, lo sradicamento definitivo delle eresie ariane e gnostiche nella sua chiesa: fu lui a prescrivere il divieto dell'uso del Diatessaron di Taziano. Soprattutto Rabbula si mostrò tra i più autorevoli avversari della nascente eresia nestoriana: sostenne apertamente Cirillo d'Alessandria nel condannare il nestorianesimo nel concilio di Efeso del 431; convocò un sinodo dei vescovi dell'Osroene dove l'eresia fu condannata e i libri di Teodoro di Mopsuestia bruciati; cacciò dalla scuola di Edessa e dalla città tutti i sostenitori di Nestorio.

Gli sforzi di Rabbula furono però vanificati dal suo successore, Ibas, membro della scuola di Edessa e autore della traduzione in siriaco degli scritti di Teodoro di Mopsuestia: con Ibas il nestorianesimo ebbe casa in Edessa e grazie a lui le concezioni teologiche di Nestorio si diffusero nella vicina chiesa persiana.[9] La scuola di Edessa divenne un centro di diffusione del nestorianesimo a tal punto che il vescovo Ciro II, successore di Ibas, fu costretto a chiuderla e ad espellere tutti i suoi adepti (489), che si rifugiarono a Nisibi, città dell'alta Mesopotamia sotto il dominio persiano.

Con l'inizio del VI secolo Edessa venne coinvolta nella nuova eresia monofisita, condannata dal concilio di Calcedonia nel 451, ma che ebbe larga diffusione in Egitto ed ora anche nel patriarcato di Antiochia. Il vescovo Paolo, suo strenuo sostenitore, fu costretto all'esilio nel 522. Padre del monofisismo siriaco fu tuttavia il vescovo Giacomo Baradeo, che succedette ad Addai nel 541, mentre la città era sotto l'assedio dell'esercito persiano di Cosroe I: con Giacomo la Mesopotamia l'arcidiocesi fu prevalentemente retta da clero monofisita, nonostante la presenza minoritaria di credenti calcedonesi. Così a Edessa, troviamo ancora alcuni vescovi ortodossi: Amazonio, che assistette al concilio ecumenico del 553; Tommaso, che avrebbe consacrato il patriarca di Antiochia Paolo; e forse Teodoro.

La conquista araba

Nel 609 Edessa fu per la prima volta conquistata dai Persiani di Cosroe II, che deportò in Persia molti cristiani giacobiti e impose un vescovo nestoriano.[10] La città sarà in seguito ripresa dall'imperatore Eraclio II (627-628), ma per breve tempo. Oramai le ore erano contate per Bizantini e Persiani, che per quasi tre secoli avevano combattuto tra loro senza che nessuno prevalesse sull'altro: tra il 634 ed il 640 le zone di contesa dei vecchi Imperi furono conquistate per sempre dagli Arabi musulmani. Nel 639 Edessa cadde nelle mani dai nuovi padroni del Medioriente.

Con il sopravvento della Chiesa giacobita, Edessa non ebbe più vescovi ortodossi, nemmeno nel breve periodo di restaurazione di Eraclio, che non riuscì a imporvi nessun vescovo di fede calcedonese. La comunità cristiana riuscì a sopravvivere a tutti gli avvenimenti politico-militari e all'occupazione mussulmana: una cronotassi di vescovi giacobiti è riportata dalle fonti fino al XIII secolo.[11] La serie episcopale giacobita riprende con il XVII secolo e una diocesi della Chiesa ortodossa siriaca è documentata fino agli inizi del XX secolo. I drammi provocati dalla prima guerra mondiale portarono alla fuga dei cristiani oltre il vicino confine, in Siria, e alla fine della millenaria diocesi siriaca di Edessa.[12]

Edessa in epoca crociata

In epoca crociata, nel 1098 Edessa divenne un feudo occidentale, con il nome di contea di Edessa. Fu restaurata un'arcidiocesi di rito latino, che durò all'incirca 40 anni, fino a che la città ricadde in mano islamica (1144).

Sono solo due i vescovi noti di questa sede. Il primo è Benedetto, che ricevette la consacrazione episcopale dal patriarca latino di Gerusalemme, Daimberto nel 1100; fu fatto prigioniero durante l'assedio di Carre nel 1104, ma riuscì a liberarsi. Il secondo vescovo noto è anche l'ultimo di questa sede: Ugo, che venne fatto prigioniero durante l'assedio definitivo della città nel 1144 e decapitato.

La sede titolare

Con la riconquista mussulmana della regione l'arcidiocesi divenne una diocesi in partibus infidelium con alcuni vescovi titolare tra il XIII e il XVI secolo e con una serie costante per i successivi tre secoli. L'ultimo arcivescovo titolere fu Luigi Centoz (Ch) deceduto nel 1969. Con la ricostituzione dell'arcidiocesi di rito greco-melkita Edessenus in Osrhoëne Graecorum Melkitarum (Ch), nel secolo scorso. Roma non ha più nominato arcivescovi titolari.

Cronotassi

Arcivescovi di credo niceno

  • Addai
  • Maris (o Agis o Aggai) †
  • Istaspe † (menzionato nel 179)[13]
  • Palout † (inizio III secolo)
  • San Barsimeo (Barsamya) † (circa 250)
  • Conone † (prima del 289 - circa 313)
  • Saades † (circa 313 - 324)
  • Aitahalla (o Etolio) † (324 - dopo il 341)
  • Sant'Abramo † (346 - 361 deceduto)
  • San Barses † (361 - marzo 378 deceduto)
  • Sant'Eulogio † (379 - 23 aprile 386 deceduto)
  • Ciro I † (387 - 22 luglio 396 deceduto)
  • Silvano † (fine 396 o inizio 397 - 17 ottobre 398 deceduto)
  • Facidas (Pequida) † (23 novembre 398 - agosto 409 deceduto)
  • Diogene † (409 - agosto 411 deceduto)
  • Rabbula † (412 - 8 luglio o 8 agosto 435 deceduto)
  • Ibas † (436 - 449 deposto)
  • San Nonno † (449 - 451 nominato arcivescovo di Eliopoli)
  • Ibas † (451 - 28 ottobre 457 deceduto) (per la seconda volta)
  • San Nonno † (457 - 471 deceduto) (per la seconda volta)
  • Ciro II † (circa 472 - 6 giugno 498 deceduto)
  • Pietro † (12 luglio 498 - 10 aprile 510 deceduto)
  • Paolo † (510 - 2 luglio 522 esiliato)
  • Asclepio † (23 ottobre 522 - 27 giugno 525 deceduto)
  • Paolo † (8 marzo 526 - 3 ottobre 526 deceduto) (per la seconda volta)
  • Andrea † (7 febbraio 527 - 6 dicembre 532 deceduto)
  • Addai † (28 agosto 533 - 541 deceduto)
  • Amazonio † (menzionato nel 553)
  • Tommaso †
  • Teodoro † (circa 570 - 600)[14]

Arcivescovi giacobiti

  • Giacomo Baradeo † (541 - 578 deceduto) (fondatore della Chiesa ortodossa siriaca)
  • Severo † (578 - 603 deceduto)[15]
  • Giovanni † (menzionato nel 609)
  • Isaia † (? - 628 esiliato)
  • Simeone † (628 - 650)[17]
  • Ciriaco † (650 - 665 deceduto)
  • Daniele † (665 - 684)[18]
  • Giacobbe † (circa 684 - 688 dimesso)
  • Habib † (688 - 708)
  • Giacobbe † (708 - 5 giugno 708 deceduto) (per la seconda volta)
  • Gabriele † (menzionato nel 724)
  • Costantino † (729 - 754 deceduto)
  • Timoteo † (754 - 761 deceduto)
  • Simeone † (761 dimesso)
  • Anastasio † (761 dimesso)
  • Elia †
  • Basilio † (all'epoca del patriarca Ciriaco)
  • Teodosio † (all'epoca del patriarca Ciriaco)
  • Cirillo † (all'epoca del patriarca Dionigi di Tell-Mahré)
  • Elia † (all'epoca del patriarca Dionigi di Tell-Mahré)
  • Costantino † (all'epoca del patriarca Dionigi di Tell-Mahré)
  • Teodosio † (menzionato nell'825)
  • Ciriaco † (all'epoca del patriarca Ignazio II)
  • Teodosio † (all'epoca del patriarca Dionigi II)
  • Dioscoro † (all'epoca del patriarca Dionigi II)
  • Timoteo † (all'epoca del patriarca Dionigi II)
  • Filossene † (all'epoca del patriarca Basilio I)
  • Abramo † (all'epoca del patriarca Giovanni V)
  • Filossene † (all'epoca del patriarca Giovanni VII)
  • Atanasio (Giosué) † (all'epoca del patriarca Dionigi IV)
  • Hayya † (prima del 1034 ? - dopo il 1074)
  • Atanasio † (all'epoca del patriarca Basilio II)
  • Basilio † (? - dopo dicembre 1101 deposto)
  • Ignazio † (dopo dicembre 1101 - ?)
  • Atanasio † (1130 - ?)
  • Basilio † (menzionato nel 1166)
  • Atanasio † (circa 1169 - ?)
  • Basilio †

Arcivescovi latini

Arcivescovi titolari

Note
  1. Taddeo, uno dei settanta discepoli menzionati nel Nuovo Testamento, da non confondere con l'apostolo Taddeo.
  2. 30 gennaio. Martirologio Romano: A Edessa nell'Osroene, oggi in Turchia, san Barsimeo, vescovo: si tramanda che per la fede in Cristo sia stato battuto con verghe sotto l'imperatore Decio; terminata la persecuzione e rilasciato dal carcere, si dedicò per il resto della sua vita con sommo impegno al governo della Chiesa a lui affidata.
  3. 2 settembre. Martirologio Romano: A Edessa nell'antica Siria, sant'Abib, diacono e martire, che, sotto l'imperatore Licinio, concluse il suo glorioso combattimento condannato al rogo dal governatore Lisania.
  4. 15 novembre. Martirologio Romano: A Edessa nell'antica Siria, santi martiri Guria, asceta, e Samona, che, sotto l'imperatore Diocleziano, dopo lunghi e crudeli supplizi, furono condannati a morte dal prefetto Misiano e decapitati con la spada.
  5. 15 ottobre. Martirologio Romano: A Edessa nell'antica Siria, commemorazione di san Barsen, vescovo, che, relegato dall'imperatore ariano Valente in regioni lontane per la sua retta fede e condannato all'esilio in tre luoghi diversi, terminò la sua vita in un giorno rimasto ignoto del mese di marzo.
  6. L'imperatore Teodosio aveva staccato la parte settentrionale dell'antica Mesopotamia erigendo una nuova provincia, con Amida come capitale. Maras è il primo metropolita della sede di Amida.
  7. Testo in italiano a cura di Gamurrini, Roma, 1887, p. 62.
  8. Siméon Vailhé in Echos d'Orient 1907, p. 94 e p. 145.
  9. Cfr. lettera a Mari (Chiesa d'Oriente).
  10. Unica chiesa cristiana riconosciuta nell'impero persiano.
  11. Rubens Duval, op. cit., pp. 237-240 e 252-255; cfr. anche Revue de l'Orient chrétien, 6 (1901), p. 195.
  12. Jean-Maurice Fiey, Pour un Oriens Christianus novus; répertoire des diocèses Syriaques orientaux et occidentaux, Beirut 1993, pp. 194-196.
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  14. Secondo Rubens Duval fu vescovo di Bosra (op. cit., pp. 211 e 216).
  15. Fu fatto lapidare dal generale Narsete, che si era ribellato all'imperatore Foca.
  16. Vescovo imposto, per poco tempo, dal re Cosroe II dopo aver riconquistato la città (Duval, op. cit., p. 238).
  17. Secondo Duval (op. cit., p. 238) Simeone era un vescovo ortodosso, l'ultimo della serie.
  18. Unica menzione storicamente documentata di questo vescovo è dell'anno 669 (Duval, op. cit., p. 241).
Bibliografia
Collegamenti esterni