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Presepe

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.

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«
Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. »
 

Il termine presepe (o, più correttamente, presepio) deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, che è una parola composta da prae = "innanzi" e saepes = "recinto", ovvero luogo che ha davanti un recinto. Il presepe è la rappresentazione della nascita di Cristo. Si riproducono tutti i personaggi e i posti della tradizione, dalla grotta alle stelle, dai Re Magi ai pastori, dal bue e l'asino agli agnelli, e così via.

La rappresentazione può essere sia vivente che iconografica.

Presepe allestito nella Basilica di San Francesco - Assisi

Indice

Nascita e sviluppo

Il presepio di Piazza di Spagna a Roma

Il primo presepe vivente

La tradizione, tutta italiana, del Presepe risale all'epoca di San Francesco d'Assisi[1]. Nel 1220 San Francesco era riuscito a visitare i luoghi della vita terrena di Gesù. Era stato anche a Betlemme, e lì si era fermato a lungo a pregare e meditare sul luogo dove il Salvatore nacque.  Tornato in Italia, continuava a ripensare a quel viaggio e al mistero di Dio che si fa uomo, bambino, umile, fragile, indigente. Francesco si commuoveva fino a piangere facendo queste considerazioni. Nel Natale del 1223 realizzò quindi a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività.

Per questo chiese aiuto a un amico, un certo Giovanni da Greccio, un signore della zona, che il santo stimava molto. All'amico disse di voler organizzare, per la notte di Natale, una rappresentazione della nascita di Gesù. Non, però, uno spettacolo da far vedere ai curiosi, ma una ricostruzione visiva e vera. Tommaso da Celano riporta le parole esatte che Francesco disse a Giovanni:

«
Vorrei rappresentare il bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia, e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello. »

Francesco aborriva lo spettacolo, poiché lo riteneva irrispettoso nei confronti del grande mistero religioso, e temeva che la sua iniziativa venisse male interpretata. Per questo, come informa San Bonaventura, prima di mettere in atto quel suo progetto chiese il permesso al Papa.

Giovanni di Greccio organizzò ogni cosa come Francesco aveva chiesto. La notizia era stata diffusa e la gente del luogo si radunò presso la grotta dove Francesco e i frati andavano a pregare. Arrivarono pellegrini anche da altri borghi. Scrive il Celano:

«
Arrivarono uomini, donne festanti, portando ciascuno, secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte. »

Alla fine arrivò anche Francesco e, vedendo che tutto era predisposto secondo il suo desiderio, era raggiante di gioia. Il Celano precisa che, a quel punto,

«
si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. »

Da questa annotazione si comprende chiaramente che Francesco volle ricostruire la scena della nascita di Gesù, ma non volle dare spettacolo. Infatti, nessuno dei presenti prende il posto della Madonna, di San Giuseppe, del Bambino Gesù. Francesco volle vedere la scena reale su cui pensare e riflettere nel corso della Messa che sarebbe stata celebrata, perché la Messa avrebbe richiamato la presenza reale di Gesù in quel luogo.

In quella Celebrazione Eucaristica Francesco indossò i paramenti solenni e lesse il Vangelo, tenendo poi una predica. Riferisce il Celano che quando pronunciava le parole "Bambino di Betlemme" la sua voce tremava di tenerezza e di commozione. Il Celano aggiunge poi che, nel corso della celebrazione eucaristica, si manifestarono "in abbondanza i doni dell'Onnipotente", cioè fatti prodigiosi. E riporta la testimonianza di ciò che vide Giovanni da Greccio:

«
Egli affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullo addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno. » (San Bonaventura)

I presepi di statue

Sebbene esistessero anche precedentemente immagini e rappresentazioni della nascita del Cristo, queste non erano altro che "sacre rappresentazioni" delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale.

Il primo presepe scolpito a tutto tondo di cui si ha notizia è quello realizzato da Arnolfo di Cambio fra il 1290 e il 1292. Le statue rimaste si trovano nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

L'iconografia del presepio ebbe un impulso nel Quattrocento grazie ad alcuni grandi maestri della pittura: il Botticelli nell'Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici. Nello stesso secolo anche Luca e Andrea Della Robbia si cimentarono con le loro terrecotte in scene della Natività: per tutte valga quella del convento della Verna (AR). Un'altra terracotta robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, si trova nel duomo di Volterra (PI) e rappresenta i pastori e il corteo dei Magi.

Nel XV secolo si diffuse l'usanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti, tradizione che si diffuse anche per tutto il XVI secolo. Uno dei più antichi, tuttora esistenti, è il presepe monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna, che viene allestito ogni anno per Natale.

Dal XVII secolo il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di "soprammobili" o di vere e proprie cappelle in miniatura, anche grazie all'invito che fece in tal senso il papa durante il Concilio di Trento, poiché vedeva nel presepe la capacità di trasmettere la fede in modo semplice e vicino al sentire popolare.

Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatenò una vera e propria competizione fra famiglie su chi possedeva il presepe più bello e sfarzoso: i nobili impegnavano per la loro realizzazione intere camere dei loro appartamenti ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti gioielli autentici. Nello stesso secolo a Bologna, altra città italiana che vanta un'antica tradizione presepistica, venne istituita la Fiera di Santa Lucia quale mercato annuale delle statuine prodotte dagli artigiani locali, che viene ripetuta ogni anno, ancora oggi, dopo oltre due secoli.

Con i secoli successivi il presepe occupò anche gli appartamenti dei borghesi e del popolino, ovviamente in maniera meno appariscente, resistendo fino ai giorni nostri.

Attualmente, si vanno diffondendo anche i presepi meccanici, con movimento sincronizzato dei personaggi. Alcuni esempi:

  • Presepe meccanico di San Pietro del Gallo (Cuneo)
  • Presepe meccanico di Tarantasca (Tarantasca)
  • Presepe meccanico di Vecchiazzano (Forlì)
  • Presepe meccanico di Pallerone (Aulla)
  • Presepe meccanizzato di Campo Ligure (Genova)
  • Presepe meccanizzato e con effetti di luci a Nervi presso la Confraternita del Rosario di Nervi (Genova)
  • Presepe meccanico di Manerba del Garda[2]

Simbologia e origine delle ambientazioni

Natività
Presepe genovese

Questa scena - ricavata a nicchia da un più vasto presepe di ambientazione genovese fra Seicento e Settecento - ha in sé una singolare autocitazione: raffigura, infatti, un gruppo di popolane intente a vendere materiali per realizzare presepi

Il Presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni di questi provengono direttamente dal racconto evangelico. Sono riconducibili al racconto di Luca la mangiatoia, l'adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo.

Altri elementi appartengono ad una iconografia propria dell'arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo, San Giuseppe ha in genere un manto dai toni dimessi a rappresentare l'umiltà.

Dato che i Vangeli canonici parlano della natività in modo teologico, senza indulgere a particolari devozionali, il presepe attinge largamente anche ai Vangeli apocrifi e da arcane tradizioni dimenticate.

  • Il bue a l'asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano da una profezia di Isaia che dice: "Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende" (1,3). Sebbene Isaia non si riferisse assolutamente alla nascita del Cristo, l'immagine dei due animali venne letta come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall'asino). Secondo altri invece la tradizione dell'asino e del bue ha origine dal protovangelo di Giacomo.
  • La stalla o la grotta in cui Maria diede alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. Anche quest'informazione si trova nei Vangeli apocrifi. In ogni caso a Gerusalemme la Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo. Tuttavia, l'immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per i popoli mediorientale[3].
  • Molti particolari sui Re Magi derivano dal Vangelo dell'infanzia armeno. Questo vangelo colma le "lacune" di Matteo, ovvero il numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani: Melkon, Gaspar e Balthasar, anche se non manca chi vede in essi un persiano (recante in dono oro), un arabo meridionale (recante l'incenso) e un etiope (recante la mirra). Così i re magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia come simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di papa Leone I Magno , mentre prima di allora oscillava fra due e dodici.
  • Altri particolari derivano da tradizioni molto più recenti.
    • Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici[4]. Anche questi personaggi sono spesso funzionali alla simbologia: ad esempio il male è rappresentato nell'osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo.
    • Nel presepe bolognese vengono aggiunti alcuni personaggi tipici: la Meraviglia, il Dormiglione e, di recente, la Curiosa.

Il presepe in Italia

Anche in Italia il presepe si differenzia secondo le varie regioni. I diversi presepi si differenziano per i diversi prodotti e materiali utilizzati per ricreare la scena della nascita del bambino Gesù.

Il presepe genovese si realizza con pastori in legno, il presepe pugliese utilizza la carta pesta per realizzare il prodotto finito, il presepe siciliano è realizzato con l'aggiunto di prodotti tipici siciliani come rami d'arancio e di mandarino, e vi si utilizzano diversi materiali come corallo, madreperla ed alabastro, tutti prodotti tipici della Sicilia; il famoso presepe napoletano si caratterizza per i pastori in terracotta.

Concorsi

Ogni anno, dal 2004, si svolge a Colle di Val d'Elsa, città che ha dato i natali ad Arnolfo di Cambio, autore della prima rappresentazione del presepe, il Concorso Nazionale denominato Primo Presepe di Arnolfo di Cambio, a cui possono partecipare singoli, associazioni, scuole, enti, artigiani, aziende, fondazioni e parrocchie con rappresentazioni e materiali a scelta dei partecipanti.

I presepi viventi

Alcuni personaggi tipici del presepe

In tutta Italia esistono tradizioni di rappresentazioni di presepi viventi. Tra i più noti e visitati, quello di Massa Lubrense (NA), quello di Assisi, quello di Custonaci (TP), quello di Crispiano (TA) e quello di Pezze di Greco (BR), di Rivisondoli (AQ).

Il presepe nel mondo

Essendo legato all cultura, il presepe si diffonde nelle diverse culture con significative varianti.

Anche se l'idea di base, quella cioè di ricreare la fatidica scena della nascita del Cristo, resta invariata; lo stesso non si può dire per i materiali usati e gli stili di costruzione dei diversi presepi.

Per quanto concerne la diffusione del presepe nel mondo, possiamo suddividere tutte le varianti presepiali in due grandi macroaree: quella europea e quella comprendente il resto del mondo. Più in specifico appartengono all'area europea, con diverse varianti: il presepe spagnolo, quello provenzale, il presepe nei paesi di lingua tedesca e i presepi nei paesi dell'est europeo. Fanno parte, invece, della macroarea del resto del mondo maggiormente i presepi dei paesi dell'America Latina e quelli di origine orientale ed etnica.

Il presepe spagnolo

Le origini del presepe in Spagna sono da rintracciare all'epoca della dominazione borbonica a Napoli. Infatti, gli scambi e i traffici che si attuarono tra Napoli e la Spagna, influenzarono quest'ultima sulla tradizione della costruzione del presepe durante il periodo natalizio.

In Spagna, il presepe si diffuse maggiormente nella regione della Catalogna, grazie anche alla passione di Ramon Amadeu (1745-1821) il più famoso scultore dell'epoca, che si dilettava nella costruzione dei pastori in creta.

La prima associazione di appassionati del presepe nacque proprio in Spagna intorno al 1860, anche se quest'ultima ebbe vita assai breve. In seguito si diffuse la più importante Asociacion de Pesebristas, che dal 1921 influenzò anche le successive scuole.

Tra i vari appassionati del presepe, si distaccarono alcuni abili artigiani che diedero vita alla "scuola del gesso catalana", che stravolsero l'idea del presepe allora in voga. Essi diedero vita al cosiddetto presepe "storico", ossia quello che più riproduce fedelmente paesaggi, costumi e costruzioni della Palestina ai tempi della nascita di Gesù.

Il presepe provenzale

La tradizione provenzale vuole che la nascita del presepe sia da attribuirsi alla Madre Pica, che già nel 1200 costruiva rappresentazioni di scene di vita religiosa in Provenza e in Linguadoca. Alcuni studiosi, infatti, ritengono che la tradizione del presepe nacque proprio in Francia e che San Francesco d'Assisi non fece altro che replicare questa tradizione con alcune significative varianti.

Il presepe provenzale è comunque influenzato dai tratti del barocco italiano, e non si sviluppò prima del settecento. Per ricreare i pastori si utilizzavano manichini lignei con mani, teste e piedi in terracotta o cera: segno evidente di una influenza dell'artigianato italiano.

A livello storico la Rivoluzione Francese spezzò la tradizione del presepe. Essa riaffiorò prepotentemente ai tempi del concordato tra Pio VII e Napoleone Bonaparte.

Il presepe entrò nelle case più umili anche grazie all'azione del figurinaio Jean Louis Lagnel, che produceva pastori di argilla, prodotti in stampi, a basso costo. Oggi queste statuine d'argilla, dette santons si trovano numerose in vendita, in tutti i mesi dell'anno nei negozi di souvenir per turisti.

Il presepio nei paesi di lingua tedesca

La tradizione del presepe nei paesi di lingua tedesca è molto sentita, anche perché una tradizione vuole che nel Duomo di Colonia, in Germania, si trovino le spoglie dei Magi, qui trasportate da Costantinopoli dall'imperatrice Elena.

In molte città come Monaco, Augusta, Norimberga si allestiscono nelle piazze dei veri e propri mercati di Gesù Bambino (letteralmente Christkindlemarket). In questo rustico e caratteristico mercatino si vendono molti pastori e presepi veri e propri, oltre a dolciumi e decorazioni tipicamente natalizie.

Il presepio nei paesi dell'est europeo

Ai paesi dell'est europeo sono riconducibili quattro tradizioni diverse, rappresentate da quattro nazioni diverse: Ungheria, Russia, Polonia e Slovacchia.

La tradizione ungherese vuole che il presepe, o Betlemme, si costruisca in un cassa a forma di chiesa o stalla e che sia trasportabile a mano. I personaggi che animano il presepe invece sono fatti di legno o carta o tutt'al più di ovatta, e davanti a questa rappresentazione arde costantemente una candela votiva.

Il presepe russo è costruito su due piani. Sul lato superiore vengono riprodotti i classici episodi della nascita del Cristo in una grotta; sul lato inferiore, invece, vengono riprodotte scene umoristiche di vita quotidiana e popolare.

In Polonia, invece, tradizione vuole che il presepe abbia forma di una cattedrale ricoperta di carta stagnola colorata. Si compone di tre parti: una superiore dove angeli annunciano il tanto atteso evento della nascita del bambino Gesù, una centrale in cui viene raffigurata la grotta con il bue e l'asinello, e infine la parte inferiore è costituita da rappresentazioni di contadini polacchi insieme ai Magi.

Per quanto riguarda la Slovenia, infine, in ogni casa contadina si costruisce un presepio che adornerà un lato della casa definito per questo "sacro".

Il presepe nel resto del mondo

Il presepio nei paesi dell'America Latina si distingue per il sole splendente e l'azzurro dei cieli, in quanto in questi Paesi il Natale ricade in piena estate. In questi luoghi il presepe si diffuse a causa dell'evangelizzazione degli indigeni da parte dei gesuiti e dei sacerdoti portoghesi, spagnoli e francesi.

In Africa, invece, i primi presepi che si costruirono erano fatti di gesso e furono portati dai missionari. Fu difficile riuscire a convincere le popolazioni locali che Dio avesse sembianze di un neonato bianco. Col passare del tempo il presepe africano si arricchì di scenografie e materiali maggiormente di origine africana.

Nei lontani paesi d'oriente il presepe si affermò soprattutto nelle varie oasi cristiane. Si narra che l'imperatore delle Indie Akbar (1556-1605), nonostante non si convertì al Cristianesimo, provò sempre grande simpatia per questa arte che lasciò diffondere nel suo vasto impero.

Note
  1. Così San Francesco inventò il Presepe
  2. Amici di San Bernardo
  3. Nel culto di Mitra si diceva che il dio fosse nato in una grotta (mitreo) il 25 dicembre.
  4. Questa è comunque una caratteristica di tutta l'arte sacra, che, almeno fino al XX secolo, ha sempre rappresentato gli episodi della vita di Cristo con costumi ed ambientazioni contemporanee all'epoca di realizzazione dell'opera.
Bibliografia
  • Gerhard Bogner: Das neue Krippenlexikon. Wissen - Symbolik - Glaube. Ein Handbuch für den Krippenfreund. Fink, Lindenberg 2003 ISBN 3-89870-053-4
  • Erich Egg, Herlinde Menardi: Das Tiroler Krippenbuch. Die Krippe von den Anfängen bis zur Gegenwart. 2. Aufl. Tyrolia, Innsbruck 2004 ISBN 3-7022-2604-4
  • Ursula Pfistermeister: Barockkrippen in Bayern. Theiss, Stuttgart 1984 ISBN 3-8062-0398-9
  • Alfons Rudolph, Josef Anselm Adelmann von Adelmannsfelden: Schwäbische Barockkrippen. Theiss, Stuttgart 1989 ISBN 3-8062-0815-8
Voci correlate
Collegamenti esterni

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