Natale

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Questa voce tratta unicamente del Natale come festività della nascita del Salvatore.
⇒  Per tutti gli altri aspetti vedi Nascita di Gesù.

Natale

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Giotto, Natività di Gesù (part.), 1303 - 1305, affresco; Padova, Cappella degli Scrovegni
Mistero celebrato Nascita di Gesù
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Periodo Tempo di Natale
Data 25 dicembre
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Note
Rito Romano
Tipologia Solennità
Periodo
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Rito Ambrosiano
Tipologia Solennità del Signore
Periodo
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Celebrata a
Tradizioni religiose Presepe, Albero di Natale
Data d'istituzione
Chiamata anche
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 25 dicembre, n. 1:
« Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l'uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l'Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l'arcobaleno, segno di alleanza e di pace; ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei; tredici secoli dopo l'uscita del popolo d'Israele dall'Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l'unzione regale di Davide; nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele; all'epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell'anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell'impero di Cesare Ottaviano Augusto, mentre su tutta la terra regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell'eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo: Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne. »

Il Natale è la solennità che celebra la nascita di Gesù Cristo. È chiamato anche Santo Natale, Natale di Gesù o Natività del Signore.

La Chiesa Cattolica lo celebra, con la maggior parte delle altre Chiese cristiane, il 25 dicembre.[1] La prima attestazione cristiana del Natale al 25 dicembre è del 204, ad opera di Ippolito di Roma.

Il termine italiano Natale deriva dal latino [dies] Natalis[2], "[giorno] natalizio", ovviamente di Gesù.

Importanza liturgica

Il Natale è una solennità di importanza pari a quella dell'Epifania, dell'Ascensione e della Pentecoste; è però di importanza inferiore alla Pasqua.

Con i primi Vespri di Natale termina il Tempo d'Avvento e inizia il Tempo di Natale, che si protrae fino alla festa del Battesimo del Signore.

Storia

L'origine romana

L'origine prettamente romana della celebrazione liturgica del Natale è fuori dubbio, anche se resta alquanto indeterminato il momento preciso in cui essa ebbe inizio.[3][4]

Secondo Giovanni di Nicea (900 ca.) sarebbe stato papa Giulio (337-352) ad introdurre la festa in Roma in seguito a una corrispondenza con Cirillo, patriarca di Gerusalemme (Francois Combefis, Historia haeresis monophisitae, 304); Giovanni di Nicea dice questo nel tentativo di indurre la Chiesa Armena dissidente ad accettare la festa del 25 dicembre. Ma la corrispondenza è apocrifa e la notizia infondata.

Il Cronografo Romano (354), che è a un tempo un calendario civile e religioso, indica, in quanto calendario civile, il 25 dicembre come N(atale) invicti ("[giorno] natale del non vinto"), e, riportando l'elenco dei vescovi di Roma, dei quali precisa la data di morte, vi pone in testa, al 25 dicembre (VIII kalendas Ianuarii), la "nascita di Cristo a Betlemme di Giudea" (natus Christus in Betleem Judeae). Tale elenco sarebbe già composto nel 336, per cui la celebrazione del Natale si collocherebbe interno a questa data.[5] Non è dato saper quale fosse il carattere di questa prima commemorazione natalizia; si pensa potesse "essere una Memoria, privilegiata senza dubbio, ma non dissimile dalle consuete Memoriae martyrum celebrate nei loro anniversari; la festa restò sempre ancorata fra quelle del santorale".[6] Non sembra che all'epoca la Chiesa di Roma conoscesse una festa analoga all'Epifania, celebrata in Oriente il 6 gennaio; sembra sicuro che una tale festa fosse celebrata nel 376.[6] Il fatto poi che la nascita di Gesù venga citata insieme ad una lista di date destinate a commemorare anniversari di martiri in giorni precisi ed invariabili sottolinea l'aspetto storico del Natale.[7] A differenza della Pasqua, che è festa mobile, la nascita di Cristo è celebrata fin dall'inizio in un giorno fisso nel ciclo annuale.

La diffusione

La festa natalizia già stabilizzata nel 360 e dottrinalmente ricca, passò poi in Africa: ne abbiamo notizia della celebrazione in un'omelia di Ottato di Milevi degli anni 362-363 ca.[8].

Agostino parla della festività del Natale come di una memoria molto particolare: per lui si tratta del ricordo di un grande momento, di una svolta importante nella storia del mondo, ma non lo chiama sacramento[9], mentre usa tale termine per la festa di Pasqua.[10]

È in San Leone Magno che si trova invece il termine sacramentum applicato al Natale; Leone lo chiama "Sacramentum natalis Christi" ("Sacramento della nascita di Cristo"), e parla del "Nativitatis dominicae sacramentum" ("Sacramento della nascita del Signore")[11]. Leone si esprime riguardo al Natale in termini che potrebbe usare ugualmente per la Pasqua, come quando lo dice "giorno scelto per il mistero (sacramentum) della restaurazione del genere umano nella grazia".[12]

Verso la fine del IV secolo la festa passò poi a Milano.

Per l'Oriente la prima attestazione della celebrazione è del 430; la pellegrina Egeria informa però che a Gerusalemme, all'inizio del V secolo, la nascita di Gesù è celebrata ancora il 6 gennaio.[13] Alcuni anni dopo tuttavia, durante il soggiorno di Santa Melania in quella città (421-439) era già celebrata il 25 dicembre.[14]

Per l'Egitto occorre attendere il 432, anno del quale è conservata un'omelia sul Natale pronunciata davanti a San Cirillo d'Alessandria.

Il giorno dell'Ottava, ancora sconosciuto dal Lezionario di Würzburg, potrebbe essere stato introdotto da Bonifacio IV (608-615).

I dati sulla celebrazione a Roma

A Roma, nella prima metà del V secolo, le celebrazioni natalizie si svolgevano nella Basilica di San Pietro.[15] Il papa celebrava l'ufficio della Vigilia seguito dalla celebrazione eucaristica, della quale San Leone Magno ci ha dato il testo. Al canto del gallo, poi, i chierici con il papa e il popolo iniziavano l'ufficio notturno della festa, seguito, come di consueto, dalla celebrazione eucaristica; per questa il Sacramentario Gelasiano ci tramanda i testi in nocte. All'ora di Terza aveva inizio la Messa della solennità, il cui formulario ci è noto dal Sacramentario di Verona.[16]

Con papa Sisto III (432-440) e con la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore, al cui interno si trovava una cappella che riproduceva la grotta di Betlemme, venne celebrato un altro ufficio, più semplice, seguito dalla Messa notturna, in concomitanza con le cerimonie di San Pietro. Tale celebrazione si sviluppò poi a tal punto che quelle di San Pietro vennero trasferite in questa Basilica.

Verso la metà del VI secolo risulta che il papa, invece di andare a celebrare la Messa direttamente in San Pietro, si recava a Sant'Anastasia per celebrarvi una seconda Messa; il motivo della celebrazione in quella Basilica è da trovare nel fatto che il 25 dicembre è il giorno natalizio di Sant'Anastasia martire, venerata a Costantinopoli, e la celebrazione da parte del papa veniva ad essere un ossequio all'autorità imperiale. Da Sant'Anastasia il papa si recava quindi in San Pietro per celebrarvi la Messa del giorno.

I testi della liturgia romana

Nella Chiesa latina il giorno di Natale è caratterizzato da quattro formulari per la Messa: la Messa vespertina della vigilia, la Messa della notte (popolarmente chiamata "Messa di mezzanotte"), la Messa dell'aurora, la Messa del giorno.

I testi eucologici sono particolarmente ricchi; vari di essi sono tratti dal Sacramentario di Verona, altri ne hanno tratto ispirazione. Presentano una teologia dell'attualizzazione nel tempo dei misteri di Cristo; il Natale è visto come un rinnovamento pasquale.

Le letture bibliche delle Messe del Natale hanno subito uno sviluppo, testimoniato dai vari lezionari. La seguente tabella (Adrien Nocent, 1988, 181) illustra le letture presenti nei vari lezionari e Messali:

fino ad arrivare ai testi attuali.

Messa della Vigilia

Nella Messa vespertina della Vigilia l'orientamento della liturgia è già chiaramente Pasquale: in essa sono menzionate a più riprese tre tappe del disegno di Dio:

Anche l'orazione colletta si iscrive nella stessa linea pasquale: "[..] concedi che possiamo guardare senza timore, quando verrà come giudice, il Cristo tuo Figlio che accogliamo in festa come Redentore".

Per il brano evangelico la liturgia del Vaticano II segue la lezione tradizionale di Mt 1,18-21, che narra la nascita di Gesù come compimento della profezia di Isaia sull'Emmanuele, ma ampliandola con la genealogia di Gesù (vv. 1-17) e aggiungendo in fondo i vv. 22-25.

Messa della notte

Alla Messa della notte si legge il brano evangelico di Lc 2,1-14, seguendo la tradizione: si ascolta così l'annuncio dell'angelo: nella città di Davide è nato "un salvatore, che è il Cristo Signore".

La prima lettura (Is 9,2-7) presenta "il popolo che camminava nelle tenebre" e che "vide una grande luce".[19].

Come seconda lettura si legge Tt 2,11-14, in cui San Paolo annuncia l'apparizione della "grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini.[20]

Messa dell'aurora

La prima lettura della Messa dell'aurora è tratta da Is 62,11-12: "[..] Ecco arriva il Salvatore [..]".[21]

Si legge poi Tt 3,4-7, che usa la terminologia della manifestazione della "bontà di Dio salvatore nostro" e del suo "amore per gli uomini]]".[22]

Il Vangelo (Lc 2,15-20) narra dei pastori che visitano Maria, Giuseppe e il Bambino.[23]

Messa del giorno

La prima lettura presenta Is 52,7-10[24], a cui segue Eb 1,1-6.[25]

La lettura evangelica è il grandioso Prologo di San Giovanni (Gv 1,1-18).[26]

I testi della liturgia ambrosiana

Le lezioni bibliche destinate alle celebrazioni festive e feriali del tempo natalizio-epifanico sono contenute Nel Libro I del Nuovo Lezionario Ambrosiano dal titolo il Mistero dell'incarnazione del Signore e, più precisamente, nella seconda sezione sono contenute le liturgie festive e feriali del tempo natalizio ed epifanico. La liturgia ambrosiana si uniforma a quella romana nella durata del tempo natalizio, tuttavia contiene vistose diversità nella distribuzione delle solennità in esso ricorrenti e nella scelta delle letture.

La vigilia del Natale ha una fisionomia propriamente ambrosiana di vera e propria celebrazione vigiliare vespertina e risente dell'influsso di usi liturgici propri alla Chiesa bizantina con la quale sono ben documentati i rapporti fin dall'epoca santambrosiana. Essa prevede, per la liturgia della Parola, quattro letture veterotestamentarie (Gen 15,1-7; 1Sam 1,7c-17; Is 7,10-16; Gdc 13,2-9a) con i rispettivi salmelli a cui fa seguito l'epistola (Eb 10,37-39) e il vangelo (Mt 1,18-25) della messa nella Vigilia del Natale.

A differenza del Rito Romano, il Nuovo Lezionario Ambrosiano colloca la lettura del prologo di Giovanni nella messa nella notte anziché nella messa del giorno, evidenziando, in questo modo, la tradizione liturgica ambrosiana che colloca da subito, nella sfera divina, il mistero della natività storica del Verbo fatto carne. Si legge solo dal versetto 9 al 14 (Gv 1,9-14) in cui si annuncia l'apparire nel mondo della Luce vera. Rimanda, invece, la letture di Lc 2,1-14 alla messa nel giorno.

Significato teologico

Il mistero del Natale

« Colui che è, nasce.
Colui che è incomprensibile viene compreso.
Colui che arricchisce conosce la povertà.
Colui che è pienezza diviene vuoto.
Questo mistero mi riguarda:
io ebbi parte all'immagine di Dio
però non la conservai.
Egli allora prende parte alla mia carne
Per salvare l'immagine
E rendere immortale la carne. »

Il Natale, come la Pasqua, rende presente il passaggio del cristiano dalla morte alla vita con Cristo.[27] Si può affermare che l'oggetto della festività natalizia è il mistero della redenzione, che ha nella Pasqua il suo momento culminante. Nel Natale si tratta solo del punto di partenza dell'opera della salvezza ordinata al riscatto dell'uomo, riscatto che nell'evento del Natale è già contenuta in germe: Dio nella nascita di suo Figlio ha "dato mirabile principio alla nostra redenzione"[28]. La verità della redenzione dipende dalla verità dell'incarnazione. Il Natale è in qualche modo una Pasqua anticipata.

Le preghiere, le letture bibliche e gli altri testi dell'attuale liturgia natalizia del Messale Romano e della Liturgia delle Ore sottolineano questa dimensione salvifica del Natale.

Il cambio di prospettiva introdotto dal presepe

La tradizione del presepe, iniziata da San Francesco d'Assisi che ne allestì uno vivente a Greccio nel 1223, si diffuse subito ovunque. A livello di teologia liturgica è però da osservare che, se il presepe è tale da far comprendere in modo immediato la realtà della natura umana di Cristo, con l'accento sulla sua povertà e sul suo abbassamento nella natura umana, distorce però alquanto il significato pasquale del Natale, festa della vittoria del Cristo-Sole sulle tenebre.[29]

Aspetti popolari odierni

In Occidente si festeggia oggi il Natale con lo scambio di doni[30], riunendosi per mangiare insieme, soprattutto la famiglia riunita, e spesso invitando persone non della famiglia, specialmente persone disagiate.

Nella case si prepara il presepe e si addobba l'albero di Natale.

Nei paesi prevalentemente cristiani, il Natale è diventata la festa "economicamente" più importante dell'anno; è anche celebrata come vacanza non religiosa in molti Paesi con piccole comunità cristiane.

Note
  1. Molte Chiese Ortodosse e la Chiesa Copta seguono ancora nella liturgia il calendario giuliano, e questo fa sì che il loro 25 dicembre coincida attualmente con il 7 gennaio del nostro calendario gregoriano.
  2. Nel calendario romano si festeggiava il dies natalis degli imperatori, nonché di particolari eventi importanti, come il Natalis Romae (il 21 aprile a commemorare la fondazione dell'Urbe), ed anche delle divinità; tra questi ultimi era particolarmente significativa la festa del Dies Natalis Solis Invicti, dedicata alla nascita del Sole: essa fu istituita da Aureliano nel 274 e posta anch'essa il 25 dicembre, forse in concorrenza con il Natale cristiano. I primi cristiani non festeggiavano il compleanno, perché la ritenevano un pratica pagana; dei martiri veniva festeggiato quale dies natalis il giorno del loro martirio, cioè il giorno della loro nascita alla vita eterna.
  3. Giuseppe Löw (1952) 1668.
  4. I dati storici di questa sezione sono presi da Adrien Nocent (1988) e da Mario Righetti (1969).
  5. Bernard Botte, Les origenes de la Noël et de l'Epiphanie. Étude historique, Lovanio 1932 (riproduzione anastatica in Testes et études liturgique, 1, 1962).
  6. 6,0 6,1 Mario Righetti (1969) 66.
  7. Adrien Nocent (1988) 178.
  8. L'attribuzione di questa omelia a Ottato di Milevi non è riconosciuta da tutti gli studiosi.
  9. Agostino usa il termine sacramento in senso molto lato; per lui sono sacramenta il Battesimo, l'Eucaristia, ma anche la Pasqua: sono sacramenta perché ri-presentano i misteri della salvezza.
  10. Il motivo per cui Agostino considera un sacramento la Pasqua ma non il Natale è da lui così spiegato:
    (LA) (IT)
    « [..] oportet noveris diem Natalem Domini non in sacramento celebrari, sed tantum in memoriam revocari quod natus sit, ac per hoc nihil opus erat, nisi revolutum anni diem, quo ipsa res acta est, festa devotione signari. Sacramentum est autem in aliqua celebratione, cum rei gestae commemoratio ita fit, ut aliquid etiam significari intellegatur, quod sancte accipiendum est. Eo itaque modo agimus Pascha, ut non solum in memoriam quod gestum est revocemus, id est quod mortuus est Christus et resurrexit, sed etiam caetera quae circa eum attestantur ad sacramentorum significationem non omittamus. » « Sappi dunque anzitutto che il giorno della Natività del Signore non si celebra con un rito sacramentale, ma si rievoca solo il ricordo della sua nascita e perciò non occorreva altro che indicare con una solennità religiosa il giorno dell'anno in cui ricorre l'anniversario dell'avvenimento stesso. Si ha invece un rito sacramentale in una celebrazione quando non solo si commemora un avvenimento ma lo si fa pure in modo che si capisca il significato di ciò che deve riceversi santamente. Noi quindi celebriamo la Pasqua in modo che non solo rievochiamo il ricordo d'un fatto avvenuto, cioè la morte e la risurrezione di Cristo, ma lo facciamo senza tralasciare nessuno degli altri elementi che attestano il rapporto ch'essi hanno col Cristo, ossia il significato dei riti sacri celebrati. »
    (Epistolas, 55; CSEL 33,58. On line: testo latino e italiano )
    Spiega Adrien Nocent (1988, 179) che se "la celebrazione della Pasqua comporta questo carattere di sacramento è perché essa è segno della morte e della risurrezione, realtà della nostra salvezza espresse dalla solennità pasquale, dall'iniziazione battesimale e dalla liturgia eucaristica. Ma la festa del Natale non può pretendere questi segni: essa è semplice evocazione, memoria, anniversario; in essa si ricorda soltanto il fatto di una nascita".
  11. Sermones, 9 (De Natale Domini): CCL 138,139. Nell'ottavo sermone sulla Natività San Leone Magno precisa ulteriormente il suo pensiero:
    (LA) (IT)
    « Ut recurrentes ad illam ineffabilem divinae misericordiae inclinationem, qua Creator hominum homo esse dignatus est, in ipsius nos inveniamur natura quem adoramus in nostra. » « Affinché noi, rivolgendoci a quell'ineffabile abbassamento della divina misericordia per cui il Creatore degli uomini si è degnato di essere uomo, siamo trovati nella natura di colui che adoriamo nella nostra. »
    (In CCL 138,147 )
  12. In Oriente si giunge addirittura ad annunciare la festa di Natale come "Pasqua, festa non lavorativa di tre giorni" (Thйodose Spasskij, La Pâque de Noël. Etude sur l'avant-fête de Noël dans le rite byzantin, in Irénikon 30, 1957 289-306).
  13. Paolo Siniscalco, Lella Scarampi (a cura di), Pellegrinaggio in Terra Santa, Roma 1985, p. 142-143.
  14. Mario Righetti (1969) 71.
  15. Sant'Ambrogio riferisce (De Virginitate, 3, 1) che Papa Liberio († 366) aveva celebrato solennemente la Messa in San Pietro il giorno di Natale.
  16. L'orazione della nona Messa fa riferimento alla Basilica di San Pietro.
  17. Lo schema in nota mostra che tale lettura è una novità nell'attuale liturgia romana del Natale. In precedenza era costante la lettura di Rm 1,1-6, nella quale San Paolo esalta la figura di Cristo promesso dai profeti, nato secondo la carne, e dal quale riceviamo la grazia.
  18. L'attuale lezionario ha recuperato tale lettura dal Comes di Alcuino.
  19. Tale lettura appare nel Comes di Alcuino e nel Lezionario di Murdach; abbandonata dal Messale del 1570, il lezionario odierno l'ha ripresa con alcune piccole variazioni.
  20. La stessa lezione, con l'aggiunta del v. 15, di carattere parenetico, è presente nel Lezionario di Würzburg, nel Comes di Alcuino e nel Messale del 1570.
  21. Tale testo appare già nel Lezionario di Murbach; il Messale del 1570, che non conosce nessuna prima lettura dell'Antico Testamento, omette.
  22. Questa lettura ricorre nei principali Messali e Lezionari antichi, come si può vedere nello schema soprastante.
  23. Anche questa lettura ricorre nei principali Messali e Lezionari antichi, come si può vedere nello schema soprastante.
  24. Tale lezione è desunta dal Lezionario di Murbach.
  25. I lezionari precedenti riportavano un brano più lungo: Eb 1,1-12.
  26. I lezionari precedenti, che riportano costantemente tale brano, lo estendono però solo fino al v. 14.
  27. Il Natale celebra gli inizi della Redenzione sul blog di Matías Augé.
  28. Colletta del giovedì prima dell'Epifania.
  29. Adrien Nocent (1998) 184-185.
  30. Ai bambini si dice che i regali sono portati da Gesù Bambino o da Babbo Natale. Spesso i genitori fanno scrivere ai figli letterine con le richieste dei regali desiderati.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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