Avvento

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1leftarrow.png Voce principale: Anno Liturgico.

Robert Campin, Annunciazione, c. 1420-1440. L'incarnazione del Figlio di Dio nel ventre di Maria è uno dei misteri celebrati nell'Avvento
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Il tempo liturgico dell'Avvento celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l'attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza.
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L'Avvento è il periodo dell'anno liturgico che lo inizia e che prepara il Natale, alla stessa maniera in cui la Quaresima prepara alla Pasqua. La parola deriva dal latino adventus, "venuta", in riferimento alla venuta di Cristo: la sua prima venuta, nella sua nascita, l'ultima sua venuta, nella parusia, alla fine dei tempi.

I credenti sono invitati a vivere questo periodo liturgico coltivando nella fervente preghiera la gioia e la speranza.

Indice

Significato

Hans Memling, Avvento e trionfo di Cristo, 1480

Il tempo d'Avvento ha una doppia caratteristica[1]:

L'Avvento quindi non è quindi principalmente un tempo penitenziale nella prospettiva del ritorno del Signore per il giudizio, bensì la celebrazione gioiosa dell'Incarnazione, e, a partire da ciò, attesa anche della parusia[2].

La celebrazione della nascita di Gesù prepara la Chiesa all'incontro definitivo con Cristo[3]. La prima venuta di Cristo inizia ciò che la seconda e definitiva venuta consumerà. La compresenza di questi due aspetti del mistero di Cristo si riflette nei testi liturgici, nei quali le due venute si intrecciano e si sovrappongano continuamente.

La presenza di Maria

Nell'Avvento si pone felicemente in rilievo la relazione e la cooperazione di Maria al mistero della redenzione. "Cioè avviene come 'dal di dentro' della celebrazione stessa e non per sovrapposizione o per aggiunta devozionalistica"[4]. Non è esatto, però considerare l'Avvento un tempo mariano, o dire che l'Avvento è il miglior "mese mariano", per il motivo che l'Avvento celebra essenzialmente il mistero della venuta del Signore. In ogni caso, la presenza all'8 dicembre della Solennità dell'Immacolata Concezione fa parte del mistero che l'Avvento celebra: Maria immacolata è il prototipo dell'umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta redentiva di Cristo.

Origine

Il termine latino adventus traduce il greco parousía, o anche epipháneia. Nel linguaggio dei culti pagani il termine significava la venuta annuale della divinità nel suo tempio per visitare i suoi fedeli. Il Cronografo Romano (354) usa la formula Adventus Divi per designare il giorno anniversario dell'ascesa al trono di Costantino[2].

La liturgia dell'Avvento si è formata progressivamente a partire dal IV secolo.

In Oriente

Le origini dell'Avvento vanno ricercate in una festa mariana avente per oggetto la concezione verginale di Gesù, con probabili allusioni alla maternità divina della Vergine. Tale festa si celebrava probabilmente la domenica precedente il Natale, ed esisteva già a Costantinopoli quando apparve l'eresia nestoriana[5]. Dopo il Concilio di Efeso (431) tale festa è attestata in tutto l'Oriente.

La controversia con Nestorio portò i difensori della dottrina del Concilio di Efeso ad insistere, nelle omelie di tale festa, sulla nota della maternità.

Il pensiero dei Padri può essere così riassunto[5]:

Il ricordo dei misteri precedenti l'incarnazione esigeva la commemorazione del Precursore. Ciò si riscontra nel fatto che, a metà del V secolo, il Battista era ricordato la domenica antecedente a quella dedicata alla Madre di Dio, e ciò a Gerusalemme, ad Antiochia e altrove.

Dopo il V secolo in Oriente le feste non vengono più ordinate secondo un criterio cristologico, cioè ponendo Cristo al centro dell'Anno Liturgico, ma cronologico. Perciò la festa dell'Annunciazione, o festa della maternità divina, è spostata al 25 marzo; di conseguenza la domenica e i giorni precedenti il Natale vengono dedicati ai personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento che prefigurano o profetizzano il Cristo.

Nell'VIII secolo l'Avvento orientale, che in origine non aveva nessuno carattere penitenziale, assume per influsso dell'Occidente (vedi sotto) tale carattere con la pratica del digiuno.

In Occidente

Negli autori cristiani latini dei secoli III e IV, adventus è, tra l'altro, uno dei termini classici per indicare la venuta del Figlio di Dio in mezzo agli uomini, la sua manifestazione nel tempio della sua carne

Negli antichi Sacramentari romani il termine veniva adoperato per indicare sia la venuta del Figlio di Dio nella carne, l'adventus secundum carnem, che il suo ritorno alla fine dei tempi: in secundo cum venerit in maiestate sua ("nel secondo", sott. "Avvento", "quando verrà nella sua maestà"[6]. Se i termini Adventus, Natale, Epiphania esprimono la stessa realtà fondamentale, con il tempo il termine Adventus è passato a designare il periodo liturgico preparatorio al Natale[2].

Le più antiche testimonianze sull'Avvento sono due.

La prima è un passo di Sant'Ilario di Poitiers († 367) che dice[7]:

(LA) (IT)
« Sancta Mater Ecclesia Salvatoris adventum annuo recursu per trium septimanarum secretum spatium sibi indicavit. » « La Santa Madre Chiesa rivelò a se stessa la venuta del Salvatore durante un periodo di tempo specifico di tre settimane, che ricorre ogni anno. »

La seconda testimonianza è un canone del Concilio di Saragozza (380):

(LA) (IT)
« Viginti et uno die, a XVI Kal. Januarii, usque ad diem Epiphaniae, quae est VIII Idus Januarii, continuis diebus, nulli liceat de ecclesia se absentare, nec latere in domibus; nec nudis pedibus incedere, sed concurrere ad ecclesiam. » « Per ventun giorni, dal 17 dicembre fino al giorno dell'Epifania, che è il 6 gennaio, ininterrottamente, non sia consentito a nessuno essere assente dalla chiesa, né rimanere a casa; non sia consentito camminare a piedi nudi, ma recarsi in chiesa»
(can. 4, in Patrologia Latina 85, 66)

Nonostante l'importanza di tale testo sia stata sostenuta da Fernand Cabrol[8], rimane il fatto che esso, come il precedente, è ancora ritenuto da qualcuno poco probativo; l'esistenza dell'Avvento al declino del IV secolo rimane pertanto dubbia[5].

Le esortazioni di un'asceta spagnola che, negli anni attorno al 400, raccomanda ad un'amica di passare santamente gli ultimi giorni dell'anno e le feste che vi si celebrano anche con l'astenersi dall'uso del matrimonio fanno supporre una preparazione almeno embrionale delle due feste di Natale-Epifania.

Sta di fatto che nel V secolo esistono due aspetti dell'Avvento:

A Ravenna la testimonianza più chiara e sicura dell'Avvento nell'Occidente di questo periodo è il rotolo di Ravenna, contenente quaranta orazioni preparatorie al Natale, e datato negli anni prossimi al Concilio di Efeso (430). Esso viene illustrato dalle omelie di San Pietro Crisologo († 450), vescovo di Ravenna, per le feste dell'annuncio e concezione di San Giovanni Battista e di quella della concezione verginale di Maria, celebrate molto probabilmente nelle due domeniche prima del Natale. In questi testi è chiara l'affinità con la concezione orientale, ed essa ha la sua spiegazione nella residenza in Ravenna della corte imperiale strettamente legata a Costantinopoli.

Nella Gallia, invece, l'Avvento ha la stessa funzione per il Natale che ha la Quaresima per la Pasqua e, a detta di San Gregorio di Tours († 594), sarebbe stato istituito da Perpetuo, sesto Vescovo di Tours. Tale Avvento consiste in un digiuno di sei settimane, dalla festa di San Martino fino al Natale; durante quei quarantatré giorni la liturgia ha carattere penitenziale. Ancora non esiste un formulario appropriato: esso si forma lentamente fino al VII secolo, sotto l'influsso della concezione orientale, con il risultato di fondere i due aspetti dell'Avvento. Ciò accade maggiormente nei paesi d'influenza gallicana ma con relazioni con l'Oriente, come la Spagna (Rito Mozarabico) e Milano (Rito Ambrosiano), dove l'Avvento è di sei settimane.

A Roma l'Avvento è attestato per la prima volta nelle omelie di San Gregorio Magno († 604). Nel Sacramentario Gelasiano (fine V secolo[9]) l'Avvento è di cinque settimane, di quattro nel Sacramentario Gregoriano (VII secolo)[5].

La durata di quattro settimane finì per prevalere quasi universalmente per riduzione analogica dalla sacra quarantena, cioè per influsso della Gallia, dalla quale nel VII secolo fu preso pure il digiuno, e, più tardi, i riti penitenziali.

La celebrazione odierna

La colletta
della I domenica d'Avvento

« O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà di andare incontro
con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli»

Rito Romano

Nel Rito Romano l'Avvento dura quattro settimane, e inizia con quella domenica che permette di celebrare quattro domeniche d'Avvento; in pratica con la domenica compresa tra il 27 novembre e il 3 dicembre, estremi inclusi.

L'Avvento si articola in due parti:

Il colore dei paramenti liturgici è il viola; nella terza domenica (domenica Guadete), facoltativamente, si può usare il rosa, a stemperare nella speranza della venuta gloriosa di Cristo il carattere tradizionalmente penitenziale dell'Avvento.

Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa di Mezzanotte di Natale.

Le varie domeniche

I nomi tradizionali delle domeniche di avvento sono tratti dalle prime parole dell'introito. Nelle prime tre settimane derivano dai salmo 25[24], 80[79] e 85[84]:

  • Prima domenica: Ad te levavi ("A te innalzo")
  • Seconda domenica: Populus Sion ("Popolo di Sion")
  • Terza domenica: Gaudete ("Rallegratevi")
  • Quarta domenica: Rorate ("Stillate"[10]).

I brani evangelici delle rispettive domeniche hanno una loro caratteristica propria, e si riferiscono:

  1. alla venuta del Signore alla fine dei tempi;
  2. a Giovanni Battista;
  3. idem
  4. agli antefatti immediati della nascita di Gesù.

Le letture dell'Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, e sono tratte soprattutto dal libro di Isaia.

Le letture dell'Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo liturgico.

Rito Ambrosiano

Nel rito ambrosiano della Chiesa cattolica l'Avvento dura sei settimane. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre), ragione per la quale nella tradizione ambrosiana prende anche il nome di Quaresima di San Martino. Prevede sempre sei domeniche; quando il 24 dicembre cade di domenica - si tratterebbe in tal caso della settima domenica - viene celebrata in tale giorno una Domenica Prenatalizia.

Il colore liturgico che viene usato è il morello, tranne che nell'ultima domenica, nella quale si usa il bianco.

I nomi delle domeniche sono:

  1. Domenica della venuta del Signore
  2. Domenica dei figli del regno
  3. Domenica delle profezie adempiute
  4. Domenica dell'ingresso del Messia
  5. Domenica del precursore
  6. Domenica dell'Incarnazione

Chiese Orientali

Nelle Chiese Orientali l'Avvento viene anche chiamato "digiuno della Natività", "Quaresima invernale" o di Natale, e dura quaranta giorni, a partire dal 15 novembre (28 novembre per le Chiese che usano il calendario giuliano).

In altre chiese orientali comincia a partire dalla domenica più vicina al giorno di Sant'Andrea (30 novembre).

Aspetti pastorali e devozionali

Corona d'Avvento ambrosiana

Negli ultimi nove giorni d'Avvento è tradizione celebrare, in molte chiese latine, la pratica di devozione della Novena di Natale.

In molte parrocchie la successione delle domeniche d'Avvento è scandita dall'accensione delle candele della Corona d'Avvento.

Molte comunità cristiane, parrocchiali o di gruppi ecclesiali, celebrano in Avvento ritiri spirituali.

Note
  1. Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, n. 39, online.
  2. 2,0 2,1 2,2 http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-origine-del-tempo-dell-avvento-39612787.html
  3. Cfr. la colletta del 21 dicembre:
    « Ascolta, o Padre, le preghiere del tuo popolo
    in attesa del tuo Figlio
    che viene nell'umiltà della condizione umana:
    la nostra gioia si compia alla fine dei tempi
    quando egli verrà nella gloria»
  4. Augusto Bergamini (1984) 138.
  5. 5,0 5,1 5,2 5,3 5,4 Enrico Cattaneo (1949) 561.
  6. Sacramentario Gregoriano Adrianeo, n. 813.
  7. André Wilmart ha difeso l'autenticità di tale passo in Revue Bénédictine 27 (1910) 500 ss.
  8. Fernand Cabrol, Henri Leclerq, (a cura di), Diccionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, 15 tomi, 30 vol., Parigi 1907-1953, vol. I, c. 3223-3230.
  9. È questa la datazione dello strato più antico del Gelasiano.
  10. "Stillate, cieli, dall'alto".
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 27 novembre 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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