Ultima modifica il 22 feb 2016 alle 17:47

Sacramento

Rogier van der Weyden, Pala dei sette Sacramenti, Chevrot Altar, Museo Koninklijk, Anversa

I Sacramenti sono i segni visibili ed efficaci della grazia invisibile di Cristo. In ciascuno di essi è lo stesso Signore Risorto che opera attraverso il ministro, agendo nella vita del credente, che riceve il dono di una nuova dignità e di una nuova grazia santificante per opera dello Spirito Santo.

La Chiesa insegna che i Sacramenti, istituiti da Cristo, testimoniati nella Sacra Scrittura e insegnati dai Padri della Chiesa, sono in tutto sette. Essi si articolano in:

In tutti i Sacramenti Cristo agisce attraverso un ministro, che solitamente è il sacerdote (vescovo o presbitero) o il diacono, ma che in alcuni casi può essere lo stesso fedele (come nel Matrimonio, in cui i ministri sono gli sposi stessi) o anche chiunque abbia intenzione di fare ciò che fa in essi la Chiesa (come nel Battesimo).

Nel Codice di diritto canonico

Nel Codice di Diritto Canonico si parla dei sacramenti in genere nella prima parte del libro IV (c. 840-848). Innanzitutto ricorda la loro natura di "segni" o "mezzi" che servono a[1]:

Il Codice parte dalla considerazione che i sacramenti sono gli stessi per tutta la Chiesa e che appartengono al deposito della fede per sostenere l'autorità della Sede Apostolica in ordine a disporre le norme per verificare la validità e la liceità (di celebrazione), per amministrare e ricevere i sacramenti e fissare riti da adoperare nella loro celebrazione.[2] Si chiede infatti di seguire esattamente e fedelmente i libri liturgici approvati nella celebrazione dei sacramenti, secondo il rito di ogni ministro.[3]

I sacramenti che imprimono un carattere come ad esempio il Battesimo, la Confermazione e l'Ordine Sacro, non si possono ricevere più di una volta. Tuttavia se ci sono dubbi sulla loro validità, si possono amministrare di nuovo sub condicione.[4]

Diverse chiavi di lettura dei sacramenti

Gian Lorenzo Bernini, Lo Spirito Santo nella Gloria raffigurato come una colomba, alabastro, 1660, Basilica di San Pietro in Vaticano (particolare)

Oggi i sacramenti sono oggetto di un'analisi profonda che non si limita più soltanto a presentarli come una rubrica nella quale vengono considerati mezzi per la santificazione personale o valutati per gli aspetti morali.

La teologia sacramentaria dopo il Concilio Vaticano II si compenetra con altre discipline: gli studi biblici che consentono di operare collegamenti con la Sacra Scrittura, la liturgia che li inserisce all'interno della comunità dei fedeli, le discipline antropologiche che mettono in risalto la dimensione umana ed insieme divina dei sacramenti.

Per questo è possibile individuare diverse chiavi di lettura dei sacramenti stessi. Si tratta di mettere a fuoco particolari caratteristiche, considerate preminenti, che permettono di leggere i sacramenti valorizzandone i molteplici aspetti.

Sono tutte interpretazioni possibili e lecite al tempo stesso. Non si tratta di selezionare una chiave di lettura piuttosto che un'altra, ma di comprendere che ogni visuale è per forza di cose parziale e che la sintesi è un'operazione necessaria. La ricchezza valutativa permette di prendere coscienza dell'ampiezza di orizzonti in cui i sacramenti collocano il fedele.

Chiave di lettura classica

Tale chiave di lettura rimanda alla definizione classica dei sacramenti. Essi sono segni efficaci della Grazia, istituiti da Gesù Cristo per salvarci.

Questo modo di leggere mette in rilievo soprattutto gli effetti del sacramento, ossia la vita di Grazia donata a chi lo riceve e lo vive. Privilegia la dimensione Trinitaria che si realizza nella vita stessa dei fedeli e si sofferma ad analizzare alcune caratteristiche:

  • i costituenti del segno sacramentale cioè l'elemento e la parola o più semplicemente si può dire, la materia e la forma;
  • le persone interessate direttamente al sacramento ossia il ministro e il soggetto;
  • i requisiti necessari per la celebrazione valida e lecita del sacramento.

Questa chiave di lettura classica, radicata nella Tradizione, si sviluppò in seguito alla riflessione suscitata dalla riforma protestante. Ha la caratteristica di porre l'accento sugli elementi costitutivi del sacramento piuttosto che sulla dimensione comunitaria.

Chiave di lettura sacramentale o simbolica

Questa chiave di lettura analizza i sacramenti dal punto di vista della loro analogia con diverse realtà quali il mondo, l'uomo, la Chiesa, la persona di Cristo, la paternità di Dio.

In questa visione i sacramenti vengono presentati come simboli che il Signore ha affidato alla Sua Chiesa.

Sono dunque espressione della componente umana e divina, dell'elemento visibile e di quello invisibile. L'aspetto umano e visibile è segno e mezzo dell'agire invisibile di Dio.

Questa chiave di lettura pone l'accento soprattutto sulla categoria del simbolo che comprende l'essenza del sacramento. Tale categoria rimanda ad altri approcci di tipo filosofico, psicologico, fenomenologico.

I sacramenti vengono dunque considerati come espressione simbolica dell'esperienza di fede, comunitaria ed individuale. Sono in ultima analisi mediazioni simboliche della relazione tra Dio e l'Uomo.

Il fedele viene messo al centro della celebrazione dei sacramenti. Gesù Cristo, essendo Uomo-Dio assume particolare rilievo, diventa Lui stesso ministro del sacramento che come evento di salvezza si manifesta nelle celebrazioni comunitarie.

Il sacramento è allora una mediazione che ricorre alla parola e al rito simbolico come mezzi espressivi e comunicativi. Questa chiave di lettura privilegia la dimensione cristica e sottolinea l'importanza della realtà ecclesiale come luogo privilegiato dell'azione sacramentaria.

Chiave di lettura storico-salvifica

Immagine devozionale

Quest'altra chiave di lettura considera i sacramenti all'interno dell'economia salvifica. I sacramenti vengono letti come elementi che si inseriscono all'interno del mistero dell'Alleanza tra Dio e l'Uomo.

Sono dunque definiti come:

In altre parole i sacramenti sono considerati come manifestazioni storiche dell'iniziativa Trinitaria che opera nella Chiesa e dunque nei fedeli che la costituiscono.

I sacramenti diventano, per questa chiave di lettura, eventi di Cristo, Signore della storia che in quel dato tempo e momento incontra il credente. Costui, vivificato dai sacramenti realizza in se stesso il piano di salvezza di Dio ed è chiamato a formare un'unica persona in Cristo (Gv 11,51).

Questo approccio ermeneutico valorizza moltissimo la dimensione storica e dunque attualizza in contesti diversi i segni sacramentali.

Chiave di lettura verbale

Tale chiave di lettura privilegia ed esalta l'aspetto comunicativo del linguaggio, finendo per fissare l'attenzione sugli aspetti linguistici, considerati fondativi per comprendere l'efficacia del sacramento.

Questa chiave di lettura si serve dell'ausilio di altre discipline, come la filosofia del linguaggio, la linguistica ed ha una dimensione più spiccatamente ecumenica rispetto ad altri sistemi interpretativi. Mette in rilievo, infatti, il legame esistente tra parola e realtà, valorizzando l'efficacia del linguaggio dei sacramenti.

Ponendo l'accento sul linguaggio si recupera il modo in cui il sacramento opera ciò che significa. Il linguaggio dei sacramenti si definisce per questo performativo, perché realizza ciò che esprime.

La parola unita al rito diventa comunicativa di quello che può realizzare.

Questa chiave di lettura favorisce un'interpretazione antropologica del linguaggio e delle sue modalità espressive.

Chiave di lettura personalista

Questa chiave di lettura legge i sacramenti nel rapporto di alterità ossia nell'ambito delle relazioni interpersonali. Pone l'accento sulla comunità e sulle relazioni all'interno del gruppo umano. Vivere i sacramenti viene visto nella dinamica offerta-ricezione del dono o del suo rifiuto, come pure nel rapporto di comunione o diversificazione.

I sacramenti sono letti come i punti d'incontro dei fedeli con Cristo. Questa chiave di lettura valorizza la dimensione cristologica mettendo al centro la presenza operante di Gesù Cristo. La sua azione si manifesta nella storia, e nei sacramenti agisce come ministro principale del personale incontro con i fedeli e come garante della loro relazione con il Padre nello Spirito.

Cristo mediante i sacramenti invita i credenti alla Sua sequela ossia a porsi individualmente in relazione con Lui. Ciascuno nel proprio vissuto personale è chiamato a riconoscerlo e manifestarlo come Signore.

Questa chiave di lettura valorizza la dimensione ecclesiale dei sacramenti. Questi, infatti, vengono vissuti nella Chiesa e per la Chiesa. Il fedele si pone in comunione con la Chiesa, cioè nell'assemblea concreta, reale, all'interno della quale occupa un posto. Condivide dunque la fede e si pone in rapporti di solidarietà con gli altri. Da questa consapevolezza nasce la spinta propulsiva verso l'intera umanità, che forma nel suo insieme il corpo mistico di Cristo. Si realizza così la missione ossia l'impegno a edificare la nuova famiglia umana in Cristo.

I sacramenti secondo questa chiave di lettura sono dunque espressione della vita della comunità ecclesiale.

Chiave di lettura pneumatologica

Questa chiave di lettura interpreta i sacramenti come immagine della presenza operante dello Spirito, senza il quale non si ha celebrazione. Se, infatti, non c'è lo Spirito Santo a vivificare il sacramento questo si riduce a semplice ritualità. Una celebrazione compiuta con Lui invece rende presente il memoriale liturgico della passione, morte e risurrezione di Cristo.

I gesti, il linguaggio, le parole, le cose e le azioni pur rimando realtà umane diventano segni efficaci della presenza di Cristo che tramite lo Spirito agisce nei sacramenti.

Vivificati dallo Spirito Santo tutti quelli che, a diverso titolo, partecipano ai sacramenti come soggetti attivi diventano fedeli. La celebrazione diventa il luogo di un'esperienza di fede autentica, che è cristiana ed ecclesiale. Al tempo stesso è memoriale del mistero pasquale e manifestazione pentecostale dell'unico Spirito.

In questo modo si attua un dinamismo interno alla Chiesa. La vita di ciascun fedele nella Chiesa come la vita della Chiesa in ciascun fedele si compenetrano e tendono reciprocamente alla santificazione.

Chiave di lettura liberatrice

Tale chiave di lettura applicata ai sacramenti fu elaborata principalmente dalla Teologia della liberazione e in modo speciale nel mondo latino-americano. Le categorie ermeneutiche sono liberazione, libertà, creatività. In sostanza si tratta di valutare i sacramenti come simboli di libertà, eventi liberatori, luogo di cristiana contestazione delle ingiustizie che Cristo, presente ancora oggi, combatterebbe. Infatti, come Cristo annunciò ai suoi contemporanei la libertà per i prigionieri così ancora oggi, vivo in mezzo ai suoi condanna quelle strutture di peccato che portano a schiavitù fisica e morale.

La celebrazione dei sacramenti diventa il luogo dove i poveri riscoprono di essere i privilegiati del Signore.

Cristo che vive in loro mediante i sacramenti li sprona ad abbattere le divisioni volute dagli uomini ma non da lui e dai suoi seguaci. Il sacramento rende visibile la tenerezza e la misericordia di Dio mediante gli atteggiamenti e i comportamenti propri di coloro che si pongono alla sequela di Cristo.

I sacramenti promuovono dunque l'aiuto reciproco, il coinvolgimento ad agire nel sociale per il bene comune.

Questa chiave di lettura favorisce l'approfondimento e la valorizzazione delle virtù contenute nei sacramenti.

Chiave di lettura unitaria

Quest'ultima chiave di lettura cerca di superare le visioni parziali nell'ambito dei sacramenti. In sostanza tende a esaminarli in maniera olistica mettendo insieme la dimensione ecclesiale e quella personale insita in essi. L'intera vita del fedele (ma anche del catecumeno) viene coinvolta nella celebrazione in modo che in essa si attua sia il mistero che la vita di fede. Si crea come dire un flusso continuo che porta il vissuto quotidiano nel sacramento eliminando ogni possibile separazione tra questo e l'esistenza del fedele.

Le categorie ermeneutiche sulle quali di fonda questa chiave di lettura sono:

  • il mistero;
  • l'azione liturgica;
  • la vita;
  • il memoriale (anamnesis);
  • la partecipazione (methexis);
  • la presenza e l'azione di Cristo e della Chiesa in forza dell'invocazione dello Spirito Santo (epiclesis).

La varietà e la molteplicità degli aspetti considerati permette di leggere i sacramenti all'interno di una cornice di riferimento che include anche la filosofia, la teologia e l'antropologia.

Nelle altre confessioni cristiane

Nella Chiesa Ortodossa

Dagli Ortodossi i sacramenti sono chiamati misteri in forza della dualità tra ciò che è visibile (segno esteriore) e ciò che è invisibile (grazia spirituale) propria di ogni sacramento.

La Chiesa Ortodossa annovera sette sacramenti : battesimo, crismazione, eucaristia, penitenza o confessione, ordine, matrimonio, unzione dei malati.

Oltre ai sacramenti esistono anche altre azioni che hanno un carattere sacramentale e per questo sono chiamate sacramentalia, come ad esempio l'assunzione dell'abito monastico, la benedizione dell'acqua il giorno dell'Epifania, il servizio funebre. In tutte queste azioni si ravvisa contemporaneamente un segno visibile ed una grazia invisibile.

Nella Chiesa Ortodossa, oggi come nei primi secoli, i tre sacramenti dell'iniziazione cristiana appaiono strettamente uniti; pertanto un ortodosso che entri a far parte del Corpo mistico di Cristo, senza distinzione di età, ne riceve contemporaneamente tutti i privilegi.

Il battesimo viene conferito mediante una triplice immersione ; la crismazione viene conferita non solo dal vescovo, ma anche dal presbitero, a condizione che il sacro crisma (detto myron ) utilizzato sia stato benedetto secondo le prescrizioni della Chiesa Ortodosssa, cioè anche da parte del vescovo che è a capo di una Chiesa autocefala.

La crismazione viene pure usata come sacramento di riconciliazione nel caso di apostasia o di accoglienza quando un cristiano passa da un'altra Chiesa all' Ortodossia.

L'eucaristia viene celebrata in tutte le Chiese ortodosse seguendo uno dei quattro riti prescritti:

  • la liturgia di San Giovanni Crisostomo, usuale delle domeniche e dei giorni della settimana
  • la liturgia di San Basilio Magno, usata dieci volte l'anno, si discosta da quella di San Giovanni Crisostomo per il fatto che le preghiere segrete sono più lunghe
  • la liturgia di San Giacomo, fratello di Giovanni, usata una sola volta l'anno, il 23 ottobre
  • la liturgia dei Presantificati , usata soprattutto durante i giorni delle settimane di Quaresima, esclusa la domenica, nel giovedì santo e nel sabato santo. Si tratta di una liturgia senza consacrazione, durante la quale la comunione viene distribuita mediante specie consacrate nella domenica precedente.

Quanto al sacramento dell'ordine, la Chiesa Ortodossa riconosce tre ordini maggiori: il diaconato, il presbiterato, l'episcopato e due ordini minori: il lettorato ed il suddiaconato.

Il conferimento degli ordini maggiori avviene sempre nel corso di una liturgia e deve essere individuale. Soltanto il vescovo ha il potere di ordinare e dal momento che l'episcopato è di natura collegiale, la consacrazione di un nuovo vescovo deve essere fatta almeno da due o tre vescovi. L'intera assemblea, cioè tutto il popolo di Dio presente, approva le ordinazioni acclamando : Axios, ossia ne è degno .

I diaconi e i sacerdoti possono essere sposati, a condizione che il matrimonio preceda l'ordinazione; tuttavia in caso di vedovanza non è più possibile risposarsi. Un vedovo può diventare vescovo se pronuncia i voti monastici; i vescovi sono scelti tra i monaci.

Il sacramento dell'unzione dei malati (chiamato in greco euchélaion, olio di preghiera) conferisce non solo la guarigione del corpo, ma anche il perdono dei peccati (Gc 5,14-15).

Il sacramento è destinato a qualsiasi malato, qualunque sia la gravità del caso. Inoltre, tutti i cristiani ortodossi lo ricevono una volta l'anno durante la settimana santa.

Due sono infatti gli aspetti che la Chiesa Ortodossa valorizza di questo sacramento: il primo riguarda la guarigione, il secondo la liberazione dalla malattia mediante la morte.

Nelle Chiese nate dalla "Riforma" protestante

Nel variegato panorama del protestantesimo i sacramenti riconosciuti come tali sono soltanto quelli istituiti da Gesù : il battesimo e la Santa Cena.

Il battesimo è il segno della Grazia di Dio ed è amministrato una sola volta. Nel caso di battesimo di una persona adulta, questa esprime contemporaneamente anche il suo impegno personale nella fede.

Molti genitori ritengono che debba essere il figlio stesso a chiedere il battesimo. In tal caso la chiesa li accoglie insieme con i rispettivi figli mediante una presentazionee li invita ad assumere degli impegni per la comunità. Gli evangelici battezzano soltanto gli adulti e praticano il rito di immersione totale.

La Santa Cena non corrisponde a ciò che nella Chiesa cattolica è chiamata Eucaristia, infatti è soltanto la memoria dell'ultimo pasto di Gesù e dell'ordine da lui dato di rinnovarlo. Allo scopo di evitare qualsiasi rischio di abitudine, essa viene celebrata normalmente una volta al mese, spesso la prima domenica del mese. Non essendoci il sacerdozio ordinato la Santa Cena non produce la transustanziazione delle specie del pane e del vino.

Nelle Chiese riformate tutti i fedeli sono partecipi dei vari ministeri non essendoci differenze nel servizio reso a Dio. Tra i fedeli e Dio infatti non c'è alcun intermediario umano. L'unica mediazione è esercitata da Gesù Cristo, il solo sacerdote possibile. Tuttavia per il buon funzionamento della comunità alcune mansioni vengono riservate a persone particolarmente formate per esercitarle. Vi sono perciò pastori, diaconi, anziani, dottori della Chiesa. Secondo i casi essi vengono stabiliti nella loro funzione mediante l'imposizione delle mani, forma visibile dell'invocazione dello Spirito Santo.

Il titolo di pastore è conferito a uomini e donne dopo una formazione di circa cinque anni . Ogni sette anni hanno l'obbligo di sottoporsi ad una revisione del ministero relativa alla funzione esercitata. I pastori possono dedicarsi alla cura di una parrocchia oppure esserne animatori, o anche essere semplici teologi.

Note
  1. Cf. CIC 840.
  2. Cf. CIC 841.
  3. Cf. CIC 846.
  4. Cfr. CIC 846.
Voci correlate

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