Beato Giuseppe Allamano

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Beato Giuseppe Allamano
Presbitero
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Beato
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 75 anni
Nascita Castelnuovo Don Bosco
21 gennaio 1851
Morte Torino
16 febbraio 1926
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Ordinazione presbiterale 20 settembre 1873 da mons. Lorenzo Castaldi
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Extra Anni di pontificato
Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
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Beatificazione 7 ottobre 1990, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 16 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Coniuge

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Consorte

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Figli
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Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 16 febbraio, n. 6:
« A Torino, beato Giuseppe Allamano, sacerdote, che, animato da instancabile zelo, fondò due Congregazioni delle Missioni della Consolata, l'una maschile e l'altra femminile, per la diffusione della fede. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beato Giuseppe Allamano (Castelnuovo Don Bosco, 21 gennaio 1851; † Torino, 16 febbraio 1926) è stato un presbitero e fondatore italiano delle congregazioni dei Missionari e delle Missionarie della Consolata.

Biografia

Nacque il 21 gennaio 1851 a Castelnuovo d'Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, quarto dei cinque figli di Giuseppe, modesto agricoltore e Maria Anna nata Cafasso, donna molto ammirata per la sua spiccata carità verso i poveri e nipote di san Giuseppe Cafasso. A tre anni rimase orfano di padre, studiò a Valdocco nell'oratorio di San Giovanni Bosco. Venne ordinato presbitero per l' Arcidiocesi di Torino nel 1873.

Dopo l'ordinazione don Allamano cominciò a frequentare come esterno il Convitto Ecclesiastico, eretto a Torino presso la chiesa di san Francesco d'Assisi, dal teologo Luigi Guata e lasciato in eredità a allo zio san Giuseppe Cafasso perché lo dirigesse e vi insegnasse la morale cristiana secondo i principi di sant'Alfonso Maria de'Liguori. Nell'ottobre 1876 monsignor Gastaldi nominò il beato direttore spirituale del seminario diocesano. Il regolamento auspicava per i formatori degli aspiranti al sacerdozio la laurea in teologia e l'aggregazione al collegio dei dottori. Per conseguirla l'Allamano fece tali sforzi che cadde gravemente malato con emottisi. Gli furono amministrati gli ultimi sacramenti e furono fatte speciali preghiere per lui nel santuario della Consolata per la durata di tre giorni. Con grande sorpresa dei medici, in breve tempo il beato guarì. Non aveva ancora portato a termine il compito che Dio gli aveva assegnato da tutta l'eternità.

Il 2 ottobre 1880 fu nominato rettore del santuario della Consolata di Torino, del Convitto ecclesiastico (anche se, in quel momento, era chiuso), dell'Ospizio per sacerdoti anziani, del Santuario di Sant'Ignazio a Lanzo con l'annessa casa per esercizi spirituali. Allamano accettò per obbedienza la nomina e, da allora fino alla morte, la sua attività si svolse sempre all'ombra del santuario mariano della Diocesi. Si associò come primo collaboratore il sacerdote Jakob Camisassa. La loro amicizia e collaborazione sacerdotale, durata tutta la vita senza alcuna incrinatura, nel rispetto vicendevole del proprio ruolo e nella condivisione di ideali, rimane un esempio mirabile.

Il Santuario, punto di riferimento della devozione mariana torinese, riprese vita. Don Allamano promosse i lavori di restauro e approfondì l'attaccamento dei concittadini al santuario facendolo diventare una fonte di rinnovamento della vita cristiana. I laici impegnati trovarono in lui l'appoggio per iniziative nuove, richieste dai tempi: la stampa cattolica, l'azione cattolica, le iniziative sociali, le associazioni operaie per l'assistenza e la difesa del clero.

Fu canonico della cattedrale, membro di commissioni e comitati, superiore religioso delle Visitandine e delle Suore di San Giuseppe di Torino. Intensa fu la sua opera durante la prima guerra mondiale per l'assistenza ai profughi, ai sacerdoti e seminaristi militarizzati. Trovò un campo privilegiato di formazione dei sacerdoti e dei laici nella casa per gli esercizi spirituali al santuario di Sant'Ignazio presso Lanzo. Intraprese la causa di canonizzazione di san Giuseppe Cafasso portandola fino alla Beatificazione avvenuta nel 1925.

Si adoperò per sanare la grave frattura, che si era creata in diocesi con la chiusura del convitto ecclesiastico, decisa dall'arcivescovo per le violente controversie sull'insegnamento della morale dovute a influenze gianseniste. Don Allamano, ottenutane la direzione, il 4 novembre 1882 lo riaprì, con l'approvazione del vescovo, impegnandosi nuovamente nella formazione del clero e adempiendo l'incarico di tenere le lezioni di morale.

È da questo contatto formativo che maturò la sua apertura missionaria. L'incontro con numerosi giovani che davano segni di avere una vocazione missionaria suscitò in lui l'idea di radunarli insieme perché si rendeva conto, che molte vocazioni non si realizzavano per mancanza di un'istituzione confacente. Nel 1891 gli sembrò giunto il momento di passare all'azione, ma non volle agire senza l'approvazione dell'arcivescovo. Lo ebbe con l'ascesa alla cattedra di San Massimo del cardinal Agostino Richelmy. Nel gennaio 1900, una malattia contratta assistendo una povera donna lo portò in fin di vita. La guarigione, ritenuta un miracolo della Consolata, fu per lui il segno, che si doveva fondare l'Istituto. Le difficoltà non erano poche. Le appianò lentamente finché, con l'approvazione del suo vescovo e di diciassette vescovi della conferenza episcopale subalpina riuniti al santuario della Consolata, il 29 gennaio 1901, nacque l'Istituto della Consolata per le Missioni Estere. Egli non volle mai essere chiamato fondatore, profondamente convinto, che Fondatrice e la Consolata.

L'otto maggio 1902 partirono per il Kenya i primi quattro missionari, due sacerdoti e due laici, presto seguiti da altri. Li affiancarono le suore Vincenzine del Cottolengo. Negli anni seguenti altri campi di lavoro furono loro affidati in Etiopia, Tanganica, Somalia, Mozambico. Allamano voleva essere informato su tutto e a ciascuno, all'insegna di "Dio solo", raccomandava di fare il bene senza rumore, avendo nel cuore il desiderio di servire le missioni anche a costo della vita.

Nei paesi di missione si avvertì subito l'urgenza di avere anche donne missionarie, ma Allamano anche questa volta era riluttante. Venne però la parola di Papa Pio X:

« Se non hai la vocazione, te la do io »

Cosi, il 29 gennaio 1910, diede inizio all'istituzione parallela delle Suore Missionarie della Consolata. Il progresso favorevole dell'Istituto non lo esaltava. Lo preoccupava invece la formazione dei missionari e delle missionarie a cui attese con costanza fino alla morte.

Nel 1912, si fece promotore di una supplica al Papa per chiedere un documento sulla cooperazione missionaria. Èil germe da cui venne la giornata missionaria mondiale. Convinto che alle Missioni si deve dare il meglio, pur rimanendo nel suo abituale servizio come sacerdote della Diocesi di Torino, seguì da vicino il cammino dei due istituti: ne accolse personalmente i candidati, organizzò settimanalmente incontri formativi con i missionari e le missionarie, mantenne una fitta corrispondenza con quelli che erano partiti.

Nel 1925 la già malferma salute, che fin da giovane gli aveva impedito di assecondare il desiderio di andare in missione, ebbe un cedimento. I mesi che gli rimasero ancora furono per lui molto dolorosi per il crollo fisico, per l'isolamento e per l'impossibilità di seguire convenientemente la formazione dei missionari. Le ultime parole raccolte dalle sue labbra: "Amen" e "Ave Maria", indicando l'aspirazione di tutta la sua vita: cercare "Dio solo e la sua santa volontà" e fare "tutto per Gesù, niente senza Maria". Il 16 febbraio 1926 morì presso il Santuario. Il 18 febbraio venne sepolto nel Cimitero generale con una partecipazione straordinaria del popolo.

L'11 ottobre 1938; la salma fu traslata nella casa madre dell'Istituto e deposta in un sarcofago marmoreo, sul lato destro della cappella della casa madre dei Missionari della Consolata, Corso Ferrucci 18, Torino.

Spiritualità

Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti. Alcune perle:

« Prima santi poi missionari. »
« Come Missionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. Non bastano tutte le altre doti per fare un Missionario! Ci vuole santità, grande santità. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santità. »
« Ecco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli ma far tutto bene. Farci santi nella via ordinaria. Il Signore, che ha ispirato questa fondazione, ne ha anche ispirate le pratiche, i mezzi per acquistare la perfezione e farci santi. Se Egli ci vorrà sollevare ad altre altezze, ci penserà Lui, noi non infastidiamoci. Certa gente cerca sempre le cose grandi, straordinarie. Non è cercare Dio, perché Egli è tanto nelle cose grandi come nelle cose piccole; perciò bisogna star attenti a far tutto bene. I Santi sono santi non perché abbiano fatto del miracoli, ma perché bene omnia fecerunt»
(VS 129)
« Il bene fa poco rumore: il molto rumore fa poco bene. Il bene va fatto bene e senza rumore »
(VS 127)
« Non dobbiamo semplicemente fare il bene: dobbiamo farlo con diligenza e nel miglior modo possibile. La pazienza va seminata dappertutto. »
(VS 434)
Voci correlate
Collegamenti esterni

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