Chiesa di San Tommaso in Formis (Roma)

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1leftarrow.png Voce principale: Chiese di Roma.
Chiesa di San Tommaso in Formis
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Celio - san Tommaso in Formis 1788.JPG
Roma, Chiesa di San Tommaso in Formis
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione bandiera Lazio


Regione ecclesiastica Lazio

Provincia Roma
Comune Stemma Roma
Località
Diocesi Roma
Religione Cattolica
Indirizzo Via San Paolo della Croce
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

[http:// Sito ufficiale]

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione
Dedicazione San Tommaso apostolo
Vescovo
Sigla Ordine qualificante O.SS.T.
Sigla Ordine reggente O.SS.T.
Fondatore
Data fondazione X secolo
Architetto
Stile architettonico
Inizio della costruzione 1209
Completamento 1663
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Titolo San Tommaso Apostolo (titolo cardinalizio)
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
41°53′09″N 12°29′41″E / 41.88579, 12.49458 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Tipologia {{{tipologia}}}
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Pericolo Bene non in pericolo
Anno [[{{{anno}}}]]
Scheda UNESCO
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La Chiesa di San Tommaso in Formis è situata a Roma, nel Celio (rione di Roma). Situata a margine della Villa Celimontana, presso l’Arco di Dolabella, la chiesa, dedicata a San Tommaso apostolo, deve il suo appellativo in formis al vicino acquedotto Claudio (forma claudia in latino).

Storia

La chiesa risale al X secolo, anche se la prima data certa è quella del 1209, quando papa Innocenzo III fece dono della chiesa con annesso monastero ai Trinitari, il cui fondatore, san Giovanni de Matha, pose qui la sua sede e vi abitò. Il santo adattò parte del monastero ad ospedale per assistere poveri, infermi, pellegrini e schiavi riscattati, secondo gli scopi propri dell’Ordine. Le spoglie del santo furono tumulate nella chiesa alla sua morte, il 17 dicembre 1213, per poi essere trasportate solennemente in Spagna nel XVII secolo.

Roma, Chiesa di San Tommaso in Formis

Nel 1209, san Francesco d'Assisi si recò a Roma per ottenere l'autorizzazione della Regola di vita, per sé e per i suoi frati, da parte di papa Innocenzo III. San Giovanni de Matha, vedendolo mendicare fuori del Laterano in attesa che il Papa lo ricevesse, lo accolse nella sua chiesa di san Tommaso dove lo rifocillò; i due Santi divennero così amici. Successivamente san Francesco dimorò più volte nel monastero annesso alla chiesa ospite degli amici Trinitari, come dimostra il dipinto di Siciolante da Sermoneta, all’entrata della chiesa sulla sinistra, che raffigura la Vergine, san Bonifacio martire e san Francesco d’Assisi con Papa Bonifacio IX.

Intorno al 1380, l’Ordine della Santissima Trinità fu costretto ad abbandonare Roma; gli edifici passarono al Capitolo Vaticano e l’attività ospedaliera fu dimessa e tutto il complesso rimase in stato di abbandono per molti anni.

Nel 1532 si pose mano ad un primo restauro; nel 1571 Pio V restituì la chiesa, l’ospedale e il convento ai Trinitari, che li persero nuovamente alla morte del papa.

Nel 1663 la chiesa fu completamente ricostruita nelle forme attuali dal Capitolo Vaticano.

Infine, nel 1925 la chiesa e una parte del convento furono restituiti definitivamente all’Ordine dei Trinitari; dell’ospedale non rimaneva oramai più niente, eccetto il magnifico portale duecentesco, che dà sul largo della Sanità militare, con uno splendido mosaico cosmatesco del 1210 raffigurante Cristo nell'atto di liberare due schiavi.

Descrizione

L’interno della chiesa si presenta ad unica navata e piuttosto spoglia rispetto all’antichità della sua origine. All’altare maggiore spicca un dipinto moderno di Aronne del Vecchio raffigurante Gesù che invia san Giovanni de Matha.

Le sette vetrate che rendono assai luminosa la piccola chiesa sono opere moderne di Samuele Pulcini collocate qui nel 2000, in occasione del Grande Giubileo.

Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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