San Camillo De Lellis

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San Camillo De Lellis, M.I.
Presbitero
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Santo
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Titolo
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Età alla morte 64 anni
Nascita Bucchianico
25 maggio 1550
Morte Roma
14 luglio 1614
Sepoltura
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Professione religiosa Trivento, 1575
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Ordinazione presbiterale Roma, 26 maggio 1584 da Thomas Goldwell
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Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
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Beatificazione 7 aprile 1742, da Benedetto XIV
Canonizzazione 29 giugno 1746, da Benedetto XIV
Ricorrenza 14 luglio
Altre ricorrenze
Santuario principale Santuario di San Camillo de Lellis, Bucchianico
Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Infermieri, malati, ospedali, Abruzzo
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Scheda nel sito della diocesi o congregazione
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 14 luglio, n. 1:
« San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall'adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell'ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi. »

San Camillo De Lellis (Bucchianico, 25 maggio 1550; † Roma, 14 luglio 1614) è stato un presbitero e fondatore italiano della congregazione dei Ministri degli Infermi.

Biografia

Ambiente politico

La vicenda di Camillo si incastona nella seconda metà del XVI secolo: terreno della sua azione fu la Roma del Cinquecento appartenente ad una Italia divisa in principati e repubbliche. Nella cultura e nell'arte si assistette al passaggio dall'euforia rinascimentale alle tensioni del periodo barocco.

La Chiesa era alle prese con i movimenti della riforma protestante che ne lacerarono l'unità. Rispose con iniziative della riforma cattolica e soprattutto con la fioritura di santi e di ordini religiosi dediti alle opere di carità.

La vita sociale nelle città-stato nell'Italia e nell'Europa del tempo era spesso tormentata da guerre, carestie, pestilenze e dalla permanente povertà delle classi umili.

In campo sanitario la Chiesa continuò a far funzionare i suoi ospedali costruiti nel Medio Evo: l'Hotel Dieu a Parigi, il San Giacomo ed il Santo Spirito a Roma, la Cà Granda a Milano, il Pammatone a Genova. Nacquero nuove associazioni caritative come la Compagnia del Divino Amore e le Misericordie per una più umana assistenza ai malati poveri.

Già nel XV secolo i laici avevano cominciato a ritenere cosa importante per il loro prestigio erigere grandi complessi ospedalieri. Principi e signorotti, ducati e repubbliche, acquistarono una coscienza civica nuova che diede inizio anche ad una riforma strutturale ospedaliera nelle grandi città. Si chiamarono i migliori architetti e si chiese loro di costruire edifici magnifici di culto e di governo assieme a quelli della pietà e della misericordia (ospedali e alberghi per i poveri). Il movente per tali fondazioni era cristiano-religioso. Si cercava di ottenere sempre l'appoggio dell'autorità ecclesiastica, meglio se papale, per aver diritti e privilegi, dispense, erogazioni, indulgenze e perdoni con cui poter sovvenzionare dette opere.

A fronte delle costruzioni monumentali e artistiche, facevano da contrasto le vistose lacune igienico-sanitarie e assistenziali. L'assistenza era affidata a gente mercenaria e impreparata, priva di istruzione e di attitudini umanitarie. A rimetterci erano gli infermi: maltrattati, lasciati nella sporcizia, malnutriti, in balia di inservienti prezzolati. Parlando del suo viaggio in Italia, Lutero riferì degli ospedali italiani in modo lusinghiero:

« Gli Ospedali in Italia sono ben provveduti, hanno splendide sedi, forniscono cibi e bevande ottimi. Il personale è diligente e dotti i medici. Appena entra un infermo, questi depone il vestiario e quant'altro... il tutto viene preso nota per un'ordinata custodia. L'infermo indossa poi un bianco camice e gli viene apprestato un buon letto con biancheria di bucato, poi vengono gli inservienti con cibi e bevande in vetri tersi, che non vengono toccati nemmeno con un dito, ma presentati all'infermo sopra vassoi. »
(Lutero, Discorsi conviviali)

Se la situazione negli ospedali italiani era quella descritta da Lutero nella prima metà del '500, essa era totalmente capovolta nella seconda metà dello stesso secolo; lo affermarono le persone che vissero negli ospedali di quel tempo, mettendocela tutta per migliorarne l'assistenza. C'era ad esempio, il pregiudizio che acqua e aria non giovassero ai malati. Le finestre erano tenute sempre chiuse. L'acqua non veniva quasi mai usata per lavare il malato né per i pavimenti della corsia. Si legge che San Camillo, per raschiare lo strato di sudiciume all'ospedale grande di Milano, faceva uso di una paletta di ferro di sua invenzione. I gabinetti erano orrendi.

« Dio sa - si lamenta Camillo con il capo infermiere - quanti ne moreno l'anno per andare a quelli sporchi, fetosi e fangosi lochi. »
(Sanzio Ciccatelli, Vita manoscritta di San Camillo, 1627)
« Gli agonizzanti restano immersi nelle loro brutture finché sopraggiunge la morte... La puzza è quasi intollerabile. »
(ivi)

Questo disordine era comune a Roma come in altre città: Napoli, Firenze, Viterbo, Genova. In questo contesto della sanità in Italia troviamo Camillo De Lellis eletto maestro di casa degli Incurabili a Roma (1579-1584).

Vita

Figlio del capitano di ventura Giovanni de Lellis, Camillo nacque a Bucchianico (Chieti) il 25 maggio 1550, nel giorno della festa del Santo patrono del borgo abruzzese.

Nella giovinezza seguì le orme del padre dedicandosi all'arte militare al soldo ora di Venezia ora di Napoli. Il "soldo" gli serviva per il gioco ora alle carte, ora ai dadi, una passione questa che occupò la sua vita militare.

Gli ingaggi militari finirono presto e la fame bussò alla porta. Camillo fu costretto a chiedere l'elemosina davanti ad una chiesa di Manfredonia. Fu umiliante per lui, ed accettò di fare il manovale presso il convento dei Cappuccini. Le prediche del Guardiano o la insperata fiducia ricevuta in un momento di umiliazione profonda furono comunque l'occasione di ritrovare se stesso e Dio. Di ritorno dal convento di San Giovanni Rotondo, in groppa a un mulo, guardò lealmente nella sua vita spensierata e senza senso. La misericordia di Dio fece il resto. Quest'uomo alto quasi due metri, cocciuto com'è il carattere abruzzese, scese dal mulo e promise:

« Non più mondo, non più mondo! »

Era il 2 febbraio 1575 ed era vicino ai venticinque anni. Camillo considerò questo il giorno della sua conversione.

Una piaga al piede lo riportò all'ospedale San Giacomo di Roma. Vi era già stato per lo stesso motivo. Allora era un soldataccio scapigliato che, se aveva accettato di servire i malati, lo aveva fatto per pagarsi la cura e per avere qualche soldo da giocare con i barcaioli del Tevere. Camillo vi rientra alla metà di ottobre del 1579, ma questa volta con un animo nuovo e con le mani ed il cuore pronti a servire i sofferenti.

Infermiere a tempo pieno

Per la sua diligenza ed impegno, venne addirittura fatto "maestro di casa", cioè responsabile del personale e dei servizi dell'ospedale. Si dedicò a quest'ufficio con generosità e intelligenza, avendo soprattutto di mira un trattamento umano e cristiano per i malati.

Camillo ben presto si accorse della sproporzione tra il poco che gli inservienti davano (per amore o per forza) e il molto che gli ammalati chiedevano e di cui erano bisognosi. Nella notte che precedette la festa dell'Assunta, mentre in corsia vegliava sui malati e sugli infermieri che rispondessero alle chiamate, ebbe una felice intuizione: istituire una

« Compagnia d'huomini pii e da bene che non per mercede, ma volontariamente, per amor di Dio, gli servissero con quella charità e amorevolezza che sogliono far le madri verso i loro propri figliuoli infermi. »
(Ciccatelli)

Confidò questa sua idea ad alcuni del personale, e cinque di loro accettarono di seguirlo. Si formò così un piccolo drappello che mensilmente si radunava in una cappella dell'Ospedale per pregare ed infervorarsi a vicenda davanti ad un Crocifisso.

Il gruppo era visto con diffidenza da alcuni amministratori dell'Ospedale. Temevano che fossero contestatori o fautori di non si sa cosa, e chiesero l'intervento di San Filippo Neri da cui Camillo si confessava. Anche Filippo Neri subito cercò di dissuaderlo nel voler fondare una congregazione religiosa per il servizio dei malati in ospedale. Ma presto il Neri, religioso molto stimato a Roma, ebbe una visione che lo turbò: vide alcuni compagni di Camillo attorno ad un letto di un moribondo che lo assistevano con amore e, dietro, come ombra, altrettanti angeli che suggerivano loro le parole giuste per esortazioni appropriate. Dopo questa visione fu lo stesso Neri a consigliarlo a proseguire nelle sue intenzioni. Intanto Camillo, dopo una veglia di preghiera davanti al Crocifisso della cappella dell'ospedale si sentì rinfrancato interiormente, e rivolse parole di coraggio e di speranza ai suoi compagni, che decisero di proseguire il cammino stabilendo però la loro sede fuori dall'ospedale.

Nacque così, nel 1582, la Compagnia dei Servi degli Infermi, oggi chiamati Camilliani dal nome del fondatore.

Quattro anni dopo, Papa Sisto V la riconobbe come Congregazione, e autorizzò Camillo a portare sulla veste nera una croce rossa sul petto.

Il degrado e la trascuratezza negli ospedali non era solo sanitaria, ma anche morale. Camillo chiese di seguirlo anche a qualche sacerdote, e decise lui stesso di farsi prete. Dopo alcuni studi molto sommari, il 26 maggio 1584, Camillo fu ordinato sacerdote.

L'allargamento della "Compagnia"

Camillo con i suoi presero servizio all'ospedale Santo Spirito, ma si misero anche a cercare malati soli e abbandonati nelle borgate e nei tuguri di Roma.

Nel 1590 scoppiò una grande carestia in Roma, ed i Servi degli Infermi si prodigarono fino oltre le loro forze. Papa Gregorio XIV ne fu ammirato e decise di elevare la Congregazione a Ordine religioso. Oltre ai voti di povertà, castità e obbedienza, aggiunsero il voto di servire i malati anche a rischio della propria vita.

La regola

Camillo mise per iscritto alcune regole pratiche per una moderna assistenza al malato: "Ordine e modi che si hanno da tenere nelli hospitali in servire li poveri infermi". Erano regole che ben esprimevano la mente e il cuore, la tempra spirituale ed umana dell'uomo Camillo.

Il primo articolo illumina e chiarisce gli altri:

« Ognuno domandi gratia al Signore che gli dia un affetto fraterno verso il suo prossimo a ciò possiamo servire con ogni carità, così dell'anima come del corpo, perché desideriamo, con la gratia di Dio, servire a tutti gli infermi con quell'affetto che suole un'amorevole madre al suo unico figliolo infermo. »

L'impegno che Camillo prese fu con Cristo: "Ognuno riguardi il povero come alla persona del Signore" (Regola 39). Nella regola l'Ispiratore e la guida è lo Spirito Santo. I termini di carità e diligenza sono molto ripetuti, e ricorrono frequentemente altri termini: affetto materno, amorevolezza, mansuetudine, modestia, piacevolezza, rispetto ed onore. Parole tutte non comuni nell'assistenza e cura dell'epoca.

Con i Ministri degli Infermi venne introdotta negli ospedali di Roma una vera riforma sanitaria. Ben presto questi religiosi vennero richiesti negli ospedali delle più grandi città, da Napoli, a Milano, a Genova, a Palermo, ecc.

Anche quando un esercito andava in guerra veniva chiesto a Camillo di mandare alcuni suoi compagni per portare la "croce rossa" sui campi di battaglia, per curare e lenire le sofferenze.

Allo scoppio di una epidemia Camillo accorreva con i suoi a curare gli appestati. Con l'esempio ed i suoi insegnamenti su come assistere i malati si attuò in Italia quella che, molti secoli dopo, sarà chiamata riforma sanitaria.

Morì a Roma il 14 luglio 1614.

Culto

Il Papa Benedetto XIV lo proclamò santo nel 1746 e di lui affermò "che è stato iniziatore di una nuova scuola di carità".

Leone XIV lo proclamò patrono degli ospedali e dei malati, Pio XI patrono degli infermieri, e Paolo VI patrono della sanità militare italiana.

Spiritualità

La spiritualità di Camillo è la spiritualità della misericordia verso i sofferenti ed i più bisognosi.

Suo unico scopo fu servire in essi il Cristo crocifisso, e li riconosceva come suoi signori e padroni. Soleva dire ai suoi seguaci di vedere in essi la "persona stessa del Signore". Suo modello fu il buon samaritano.

Poiché l'immagine umana più alta di dedizione è quella della madre, Camillo propose a sé e ai suoi questo ideale: servire i malati come fa una madre amorosa verso il suo unico figlio infermo.

Voci correlate
Collegamenti esterni

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