Viviamo in un tempo di grande sofferenza

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Il dominio nazista al suo apogeo nell'estate del '42.

Viviamo in un tempo di grande sofferenza (in olandese Wij beleven een tijd van grooten nood) è l'incipit della lettera pastorale della Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi datata 20 luglio 1942 e letta in tutte le chiese cattoliche dei Paesi Bassi la successiva domenica 26; in essa venivano denunciate le segregazioni razziali e le deportazioni in massa degli ebrei verso - si credeva - campi di lavoro nazisti nell'est Europa.

La lettera non sortì alcun effetto benefico verso gli ebrei, e in rappresaglia furono invece deportati anche gli ebrei convertiti al cristianesimo (tra i quali Edith Stein), che fino ad allora erano stati risparmiati.

Premesse

L'episcopato olandese firmatario della lettera pastorale. Al centro l'arcivescovo Jan de Jong

Nei Paesi Bassi, dall'agosto 1941 l'occupante Governo del Reich emanò una serie di normative tendenti ad escludere i cittadini ebrei. Il 17 febbraio 1942 alcuni rappresentanti delle chiese cattoliche e protestanti vengono ricevuti dal Commissario Generale del Reich Arthur Seyss-Inquart. In quell'occasione espongono la loro protesta contro gli arresti arbitrari. Il 10 luglio 1942 si giunge a conoscenza di nuove deportazioni, e le chiese cristiane presentano un'istanza al Commissario Generale Seyss-Inquart, telegrafata l'11 luglio ai Commissari Generali Rauter e Schmidt e al Generale Christiansen, comandante supremo dell'esercito. Come risposta il 15 luglio fu effettuata una deportazione degli ebrei viventi in Olanda.

Il 20 luglio seguente le Autorità tedesche fecero sapere ai Vescovi che avrebbero risparmiato gli ebrei convertiti al cristianesimo se si fossero astenuti da ulteriori critiche circa il comportamento del Reich verso gli ebrei. L'episcopato protestante preferì non procedere con ulteriori proteste, quello cattolico stilò la lettera pastorale da leggersi in tutte le chiese la domenica 26 luglio, con l'assenso previo di Papa Pio XII.[1]

Testo

Conseguenze

La replica nazista fu immediata. In una nota del 31 luglio 1942 il commissario del Reich dispose la deportazione degli ebrei che si erano convertiti al cattolicesimo. Domenica 2 agosto furono arrestati e deportati 245 ebrei cattolici, tra i quali anche anche Edith Stein e sua sorella Rosa, a cui si aggiunsero altri 92 deportati nel mese di agosto.[5] Complessivamente non è chiaro il numero delle vittime dirette causate della protesta dei vescovi olandesi. Di Segni, il rabbino di Roma, in un'intervista del 2010 parla di "694 ebrei cattolici e di 850 ebrei protestanti",[6] mentre le stime iniziali accennavano a decine di migliaia di deportati.

Così anche Suor Pascalina Lenhert, assistente di Pio XII, che dal suo resoconto chiarisce la rilevanza che ebbe la reazione nazista, tale da spingere il papa ad abbandonare l'intenzione di una pubblica condanna pontificia contro le persecuzioni ebraiche:

« I giornali del mattino vennero recapitati nello studio del Santo Padre, mentre egli era sul punto di recarsi all'udienza. Lesse solo i titoli e divenne pallido come un morto. Tornato dall'udienza, prima ancora di andare nella sala da pranzo, venne in cucina con due grandi fogli scritti molto fitti e disse: "Voglio bruciare questi fogli. È la mia protesta contro la spaventosa persecuzione antiebraica. Stasera sarebbe dovuta comparire su L'Osservatore Romano. Ma se la lettera dei Vescovi olandesi è costata l'uccisione di quarantamila vite umane, la mia protesta ne costerebbe forse duecentomila. Perciò è meglio non parlare in forma ufficiale e fare in silenzio, come ho fatto finora, tutto ciò che è umanamente possibile per questa gente. » (Pascalina Lenhert, Pio XII, il privilegio di servirlo, Rusconi Editore, Milano 1984, p. 148-149)
Note
  1. Così scriveva Pio XII in una lettera del 30 aprile 1943 al vescovo di Berlino Von Preysing:
    « Per quanto riguarda le dichiarazioni episcopali, lasciamo ai vescovi del luogo la responsabilità di decidere che cosa pubblicare dei nostri documenti. Il pericolo di rappresaglie e di repressioni - come forse anche di altre misure dovute al protrarsi e alla psicologia della guerra - consigliano riserbo. Nonostante le buone ragioni a favore di un nostro aperto intervento ve ne sono altre di pari peso per evitare mali maggiori, non interferendo. La nostra esperienza del 1942, quando abbiamo permesso la libera pubblicazione di certi documenti pontifici rivolti ai fedeli giustifica un tale atteggiamento. »
    (Cit. da Joseph L. Lichten, Pio XII e gli ebrei, in Il Regno-Documenti 3/88, ripreso dal sito gliscritti.it)
  2. A quanto pare non esistono traduzioni ufficiali in altre lingue di questo documento, che rimase ad esclusivo uso interno.
  3. Nood: bisogno (cf. inglese need), tribolazione, miseria, afflizione...
  4. Lc 19,41-44 .
  5. Cfr. la voce Jong, Jan de, dal sito historici.nl.
  6. Cfr. online sul sito Kolot.it, 2 novembre 2010.
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Testo originale dattilografo, dalla biblioteca nazionale olandese
  • Testo originale digitalizzato
  • Traduzione inglese
  • Giovanni Preziosi, "La lettera dal pulpito. Come i vescovi olandesi giunsero alla coraggiosa scelta del 1942". In Osservatore Romano, 3 settembre 2014, p. 5, online.