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Melozzo da Forlì
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
| Melozzo di Giuliano degli Ambrosi Laico | |
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| Età alla morte | 56 anni |
| « | Fu molto studioso delle cose dell'arte, e particolarmente mise molto studio e diligenza in fare gli scorti. »
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Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì (Forlì, 1438 – Forlì, 1494), è stato un pittore e architetto italiano, massimo esponente della scuola forlivese di pittura nel XV secolo, pictor papalis.
Indice |
Biografia
Unì l'uso illusionistico della prospettiva, tipico di Andrea Mantegna, a figure monumentali rese con colori limpidi, vicine ai modi di Piero della Francesca. La luce tersa della sua pittura richiama quella dei "pittori di luce" fiorentini, come Domenico Veneziano e l'ultimo Beato Angelico. Fu il primo a praticare con grande successo lo scorcio dal basso, "l'arte del sotto in su, la più difficile e la più rigorosa"[1].
A sua volta, Melozzo ebbe notevole influenza su importanti pittori del Rinascimento, come Michelangelo, Raffaello e il Bramante. "Non ci sarebbe stato il Cinquecento di Raffaello e di Michelangelo senza Melozzo", scrisse Antonio Paolucci[2].
Tra i discepoli diretti, si segnala Marco Palmezzano, certamente il più famoso, anch'egli appartenente alla scuola forlivese. Altri pittori su cui Melozzo esercitò la propria influenza diretta furono: Lorenzo da Viterbo, Antoniazzo Romano e il cosiddetto Maestro dei Baldraccani.
Formazione
Melozzo nacque a Forlì nel 1438.
Della sua prima formazione non sappiamo molto, se non che fu discepolo del giottesco Baldassarre Carrari il Vecchio. Certamente, a Forlì aveva fatto impressione, poi, anche l'opera di un altro discepolo di Giotto, Guglielmo degli Organi, che aveva affrescato, tra le altre cose, la chiesa di San Domenico. Possiamo anche pensare ad un ambiente forlivese dominato da Ansuino da Forlì, che aveva preso parte all'impresa della chiesa degli Eremitani a Padova, riportando a Forlì la maniera di Andrea Mantegna, da cui Melozzo derivò una linea tagliente e incisiva, l'uso degli scorci e l'attenzione all'espressività delle figure. Ebbe inoltre molta familiarità con Giovanni Santi, il padre di Raffaello.
Arrivo a Roma
Dal 1464 lavorò a Roma nella basilica di San Marco, inglobata, a partire dal XV secolo, in Palazzo Venezia, dipingendo gli affreschi con San Marco Papa e San Marco Evangelista.
Forse tra il 1464 e il 1465 collaborò con Antoniazzo Romano alla decorazione ad affresco della cappella Bessarione nella Basilica dei Santi XII Apostoli, sempre a Roma. Dal 2008 gli affreschi sono nuovamente visibili.
A Urbino
Dal 1465 al 1475 fu a Urbino a contatto con l'opera di Piero della Francesca, di cui fu allievo riprendo l'impostazione monumentale della figure. La presenza di Melozzo ad Urbino poté certo lasciare un'influenza su Giusto di Gand, che vi giunse circa nel 1473, e su Pedro Berruguete, che vi arrivò dopo il 1474. Melozzo alla corte dei Montefeltro approfondì lo studio della prospettiva in senso illusionistico. A Urbino, si ritiene probabile, ma non certo, che abbia lavorato anche nella pittura dei ritratti di uomini illustri nello studiolo del Duca. In particolare, a Melozzo "probabilmente risaliva l'inquadratura architettonica della biblioteca e dello studiolo"[3].
Del periodo urbinate è la frammentaria tavola con il Salvator Mundi dove accanto alla fisionomia di tipo mantegnesco si nota nella resa monumentale delle figura l'influenza di Piero mentre il soggetto è tipicamente di origine fiamminga.
Tra il 1466 e il 1470 sono datati i due frammenti con Vergine annunciata e Angelo annunciante della Galleria degli Uffizi di Firenze.
Pittore di Sisto IV
Nel 1475 tornò a Roma, dove fu nominato Pictor papalis, ovvero pittore ufficiale di Sisto IV. Come tale, la sua influenza sulla pittura contemporanea e successiva fu enorme.
Nel 1477 eseguì l'affresco con Sisto IV nomina Bartolomeo Platina prefetto della biblioteca Vaticana, già nella Biblioteca Apostolica Vaticana stessa ed oggi staccato e conservato alla Pinacoteca vaticana, importante testimonianza dei suoi interessi nello scorcio architettonico e nell'integrazione tra figure e architetture per fini illusionistici.
Il 17 dicembre 1478 fu tra i fondatori della rinnovata Università dei Pittori, Miniatori e Ricamatori, che sarebbe poi diventata la prestigiosa Accademia di San Luca.
Nello stesso periodo disegnò, per conto di Girolamo Riario, un nuovo palazzo in Roma, quello che oggi, rimaneggiato negli anni successivi, è conosciuto come palazzo Altemps. Del resto, Girolamo si servì dell'opera di Melozzo anche per la progettazione di diversi palazzi a Imola e del Palazzo Riario a Forlì[4].
| | Per approfondire, vedi la voce: Angeli musicanti. |
Nel 1480 circa eseguì nell'abside della chiesa dei Santi Apostoli, dopo i lavori di rinnovamento voluti dal cardinal Giuliano della Rovere nel 1475 circa, l'affresco con Ascensione di Cristo. L'opera, che si segnalava per l'uso ardito e nel contempo rigoroso della prospettiva, colpì molto i contemporanei ed ebbe moltissima influenza. Lo stesso Michelangelo lo tenne presente per il suo lavoro alla Cappella Sistina. L'affresco rimase sul posto fino al 1711 quando l'abside venne distrutto per rimodernare la chiesa. Fu allora staccato e diviso in 16 parti: 14 frammenti con Apostoli e i celebri Angeli musicanti sono ora esposti nella sala IV della Pinacoteca vaticana; un altro frammento di Angelo si trova ora al Museo del Prado, mentre la figura del Cristo benedicente venne sistemato sullo scalone d'onore dell'allora Palazzo Apostolico al Quirinale, dove si trova ancora oggi, avendo come didascalia una lapide latina che celebra il primato di Melozzo nella prospettiva; le monumentali figure, infatti, sono scorciate prospetticamente in modo mirabile.
Un'altra sua opera del periodo romano è l'Annunciazione visibile nel Pantheon, nella cappella a destra (rispetto a chi guarda) di quella dove è sepolto Vittorio Emanuele II di Savoia.
Presumibilmente in questo periodo collaborò con Andrea Bregno per il Monumento del cardinale Giovanni Diego de Coca (morto nel 1477) nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.
Alla morte di Sisto IV, nel 1484 lasciò Roma per Loreto.
A Loreto
Tra il 1484 e il 1493 realizzò l'affresco della cupola della sagrestia di San Marco nella basilica della Santa Casa di Loreto, commissionato dal cardinale Girolamo Basso della Rovere. È uno dei primi esempi di cupola decorata sia con figure sia con elementi architettonici, fortemente influenzata dalla Camera Picta di Andrea Mantegna: il progetto prevedeva di disporre una serie di figure all'interno del catino, scorciate per una corretta visione dal basso, e inserite in cornici con rilievi in finto stucco, in modo che l'achitettura dipinta sembrasse la continuazione dell'architettura reale. Per lo scheletro architettonico dipinto, realizzò una serie di calotte convergenti verso la sommità della cupola, interrotte da finestre aperte su un cielo, con intarsi a finti stucchi policromi.
Alla base della cupola, sopra la terminazione del tamburo, dipinse su ogni vela otto Profeti seduti su un cornicione dipinto, e sormontati da altrettanti angeli con le ali spiegate, recanti simboli della Passione. Le sedici figure sono inclinate in avanti, verso il basso, in modo che i volti mostrino il lato inferiore.
Per la prima volta vennero realizzate figure sospese illusionisticamente nel vuoto e forse dipingerle Melozzo usò dei modellini in cera sospesi con dei fili, magari riflessi in uno specchio posato per terra. Verso la sommità della cupola dipinse un circolo di cherubini e serafini con al centro, sopra la testa dello spettatore, lo stemma del committente circondato da un festone. Melozzo non aveva forse ancora compreso, come fecero poi Raffaello (nella cappella Chigi della Basilica di Santa Maria del Popolo) e Correggio (a Parma), che se la veduta dal basso era adeguata per le figure alla base della cupola, per quelle al centro era necessaria una veduta assiale.
Terzo soggiorno a Roma
Del 1489 è il mosaico della Cappella di Sant'Elena nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, con Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti, in cui sono più evidenti gli influssi bizantineggianti.
Sempre a Roma, alla scuola di Melozzo, è attribuito l'affresco dei Dottori della Chiesa nella basilica di Santa Francesca Romana, nei pressi del Colosseo.
Altri viaggi e morte
Ad Ancona, nel 1493, realizzò la decorazione di alcuni soffitti del Palazzo Comunale, risistemato tra il 1447 ed il 1542 da Francesco di Giorgio Martini, (perduti).
Successivamente tornò a Forlì dove, in collaborazione con uno dei suoi migliori discepoli, Marco Palmezzano, decorò la Cappella Feo della chiesa di San Biagio (distrutta nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale).
Nella Pinacoteca civica della città romagnola rimane invece quella che pare essere l'unica opera profana di Melozzo, il Pestapepe, probabilmente eseguita per conto di un commerciante, forse come insegna dell'attività.
Morì a Forlì nel 1494 e la sua tomba si trova all'interno della chiesa della Santissima Trinità.
Un giudizio critico
Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, si è espresso in termini molto elogiativi sull'opera di Melozzo:
- C’è stata un’epoca nella storia delle arti, che possiamo collocare tra la metà del XV secolo e i primi decenni del successivo, tra l’opera di Piero della Francesca a Sansepolcro e ad Arezzo e quella di Raffaello nelle Stanze Vaticane, che ha visto i supremi principi della filosofia, dell’etica, della religione, dell’ordine stesso del creato calarsi nel tempo e nella storia, assumere le forme dell’umana bellezza. Di questo processo Melozzo è stato l’alfiere e il portatore.[1]
- Senza Melozzo, il Cinquecento di Raffaello e Michelangelo non sarebbe mai esistito.[2]
- ↑ Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia, Piazzini, Firenze 1834, p. 32.
- ↑ Il Quattrocento a Roma e la grande rinascita culturale nella città dei papi
- ↑ L'arte, vol. 4 (mat-rem), UTET, Torino 2002, p. 26.
- ↑ M. Tabanelli, Il Biscione e la Rosa, Fratelli Lega Editori, Faenza 1973, p. 43, nota 13.
- A. Schmarsow, Melozzo da Forli, Stuttgart 1886
- G. Nicodemi, Melozzo da Forlì, Roma 1935
- R. Buscaroli, Melozzo e il melozzismo, Bologna 1955
- N. Clark, Melozzo Da Forli, Pictor Papalis, London 1990
- M. Foschi, L. Prati (a cura di), Melozzo da Forlì: la sua città e il suo tempo, Milano, 1994.
- D. Salvatore, Melozzo da Forlì (1438-1494). Pittore nell'età di Sisto IV della Rovere e dei Riario, Liguori, Napoli 2011.
- Voce Melozzo da Forlì di it.wiki: il materiale ivi presente è stato rielaborato in senso cattolico e integrato
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