Barlaam di Seminara

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Barlaam Calabro
Vescovo
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al secolo Bernardo Massari
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Titolo
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Età alla morte circa 58 anni
Nascita Seminara
1290 ca.
Morte Avignone
1 giugno 1348
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Ordinazione presbiterale XIV secolo
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Consacrazione vescovile 2 ottobre 1342 dal card. Bertrando del Poggetto
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Collegamenti esterni
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Piccolo di corpo, ma grande per statura.
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Barlaam Calabro, al secolo Bernardo Massari, conosciuto anche come Barlaam di Seminara o Barlaam di Calabria (Seminara, 1290 ca.; † Avignone, 1 giugno 1348), è stato un monaco, vescovo, matematico, filosofo, teologo e studioso della musica italiano. Uomo di vasta cultura, fu maestro di lingua e di letteratura greca di Francesco Petrarca e di Giovanni Boccaccio, rivoluzionò l'aritmetica, scrisse di musica; ma fu anche profondo teologo, che si oppose alla dottrina dell'esicasmo dei monaci della Chiesa d'Oriente.

Biografia

Formazione

Nacque a Seminara, nei pressi di Reggio di Calabria, verso la fine del XIII secolo, e tradizionalmente si riporta l'opinione di Ferdinando Ughelli[1], non documentalmente provata, che il nome di battesimo fosse Bernardo.

Le notizie certe sulla sua formazione si ricavano dalla bolla con cui papa Clemente VI lo nominò vescovo di Gerace: il documento informa che Barlaam fece il percorso monastico e sacerdotale in Calabria, nel monastero basiliano di Sant'Elia di Capasino (diocesi di Mileto).

Dagli scritti di Barlaam stesso apprendiamo anche che egli fu formato nella fede nell'ambito della Chiesa Ortodossa, che in quegli anni era ancora molto diffusa nell'Italia meridionale[2]. Al contrario, non abbiamo evidenze sulla formazione culturale: tuttavia, emerge dai suoi scritti una profonda conoscenza dei filosofi greci, specialmente di Platone e Aristotele, ma anche di San Tommaso d'Aquino e della Scolastica, per cui si devono presupporre contatti con le maggiori scuole di filosofia e teologia dell'Italia meridionale e centrale.

A Costantinopoli

Nella seconda metà degli anni Venti del XIV secolo si mise in viaggio, verso l'Etolia e Tessalonica, per poi giungere a Costantinopoli (approssimativamente nel 1326 o 1327) dove regnava Andronico III Paleologo, e dove il dotto Barlaam guadagnò i favori dell'imperatrice Anna di Savoia[3].

Divenne igumeno dell'importante convento di San Salvatore; nel frattempo scrisse con successo trattati di logica e di astronomia (ne è sopravvissuto sino a noi uno sull'etica stoica) che lo resero famoso; ottenne una cattedra nell'università.

La sfida con Gregorio Niceforo

Il suo successo come filosofo lo portò però anche allo scontro con l'intellighenzia della capitale e scatenò la gelosia dell'umanista bizantino Gregorio Niceforo, un professore nel monastero di Chora che in un suo libello narrò della sfida accademica tenutasi fra i due eruditi nel 1331 su tutti gli argomenti dello scibile umano di quei tempi[4].

Dopo la sfida[5], Barlaam divenne stimato professore nel secondo centro culturale dell'impero, Tessalonica, dove ebbe fra i suoi allievi alcuni dei migliori futuri teologi e dotti bizantini: Gregorio Acindino, Nilo Cavasila, Demetrio Cidone.

La trattativa per la riunificazione Oriente-Occidente

Nel 1333-1334, nell'ambito delle trattative per la riunificazione tra le due Chiese di Oriente e di Occidente, giunsero a Costantinopoli i domenicani Francesco da Camerino, arcivescovo di Vosprum, e Riccardo, vescovo di Cherson, incaricati dal papa Giovanni XXII.

Grazie al suo prestigio e alla stima di cui continuava a godere presso gli ambienti di corte, Barlaam fu scelto dal patriarca Giovanni Caleca come portavoce della Chiesa ortodossa.

Il punto di divisione, come noto, era principalmente il dogma della processione dello Spirito Santo: in tale occasione Barlaam sviluppò le sue argomentazioni teologiche e filosofiche, sulla base delle posizioni del volontarismo di Duns Scoto e Guglielmo di Occam, in opposizione alle tesi domenicane basate sul realismo di San Tommaso d'Aquino[6].

Lo scontro col monachesimo athonita

Le posizioni delle due parti rimasero inconciliabili e le trattative non ebbero alcun risultato; ma Barlaam, nelle sue dissertazioni, sviluppò anche critiche verso l'esicasmo e sottolineò la differenza di valore tra la teologia scolastica e la contemplazione mistica; con ciò divenne inevitabilmente protagonista di una violenta polemica contro le concezioni ascetiche e mistiche dei monaci del Monte Athos nella persona soprattutto di Gregorio Palamas.

Nei confronti del monaci athoniti Barlaam ebbe parole dure, accusandoli di eresia gnostica e deridendoli col nomignolo di umbilicamini (omphalopsychoi)[7]. Il dibattito divenne uno scontro, che sfociò in una denuncia di eresia mossa da Barlaam contro Palamas davanti al patriarca Giovanni Caleca con lo scritto "Contro i Massaliani"[8].

La controversia, non vista di buon occhio dalle autorità che desideravano mantenere la pace religiosa, fu risolta nel Concilio di Costantinopoli (1341). Il discorso finale tenuto da Andronico, che celebrò una generale riconciliazione, non rispecchiò la realtà dei fatti: Barlaam, perdente, vide la condanna delle proprie dottrine e fu costretto a scusarsi formalmente con gli esicasti e a sospendere ogni futuro attacco verso di loro.

Addirittura Giovanni Caleca, con un'enciclica, condannò le tesi di Barlaam e impose la distruzione dei suoi scritti.

La missione ad Avignone

Nel frattempo, nel 1339 era stato inviato da Andronico III ad Avignone come delegato in missione diplomatica in Europa, alla quale l'imperatore intendeva sollecitare un intervento per una crociata contro l'avanzata dei Turchi ottomani.

Barlaam si era recato a Napoli, insieme a Stefano Dandolo, presso Roberto d'Angiò e poi a Parigi da Filippo VI di Valois per chiedere aiuti militari; infine i due erano andati presso la Curia di Avignone di papa Benedetto XII per ottenere la sua approvazione alla crociata (in cambio Barlaam aveva prospettato un concilio ecumenico per la riunione delle due grandi Chiese).

La missione non aveva avuto buon esito, a causa della situazione politica europea, ma nell'occasione Barlaam aveva costruito delle importanti relazioni personali.

Il ritorno in Occidente

Nel 1341, dopo il fallimento del concilio di Costantinopoli e la morte di Andronico III (15 giugno), Barlaam nel mese di luglio tornò in Calabria e da lì raggiunse a Napoli l'umanista Paolo da Perugia con cui collaborò nella compilazione delle Collectiones e nel riordinamento della libreria angioina.

Tra l'agosto di quell'anno e il novembre del successivo fu ad Avignone da papa Clemente VI.

Questo soggiorno fu particolarmente importante, perché Barlaam conobbe Francesco Petrarca, al quale insegnò il greco e dal quale fu avviato alla conoscenza del latino, con cui aveva poca dimestichezza; ma ancor più importante fu il definitivo passaggio di Barlaam alla fede cattolica.

L'episcopato a Gerace

Grazie alla nuova obbedienza al papa, alle sue qualità personali e all'intercessione dei buoni uffici di Petrarca, gli fu assegnata la diocesi di Gerace, di cui Barlaam fu nominato vescovo il 2 ottobre dello stesso 1342, consacrato dal cardinale Bertrando del Poggetto.

A Gerace non ebbe vita facile, a causa dei contrasti con la curia di Reggio.

L'ultima missione diplomatica

Nel 1346 fu nuovamente inviato in missione diplomatica dal papa a Costantinopoli in un rinnovato tentativo ecumenico.

Tuttavia la situazione nella capitale bizantina era sempre molto tesa: sul trono sedeva Anna di Savoia reggente in nome del figlio Giovanni V; nel 1343 Palamas era stato arrestato e scomunicato.

Giovanni Caleca, diventato nemico degli esicasti, fu deposto il 2 febbraio 1347 e il giorno stesso Giovanni Cantacuzeno, favorevole agli esicasti e appoggiato da Palamas tornato in auge, si autonominò coimperatore accanto a Giovanni V.

Barlaam, già compromesso dalle sue precedenti posizioni, non poté far altro che tornare in Occidente.

Il ritorno e la morte

In primavera fece ritorno ad Avignone, dove rimase fino alla morte avvenuta probabilmente agli inizi di giugno 1348.

In effetti, non conosciamo la data certa della morte, ma la bolla di nomina di Simone Atumano, suo successore a Gerace, datata 23 giugno 1348, descrive l'evento come recente.

Opere

La copiosa produzione di Barlaam è andata in parte perduta e di quella sopravvissuta la maggior parte è ancora inedita. Ce ne è giunto un elenco con gli incipit nella Biblioteca graeca di Johann Albert Fabricius.

Si contano:

  • opere teologiche, fra cui:
    • opuscoli contro la processione dello Spirito Santo Filioque;
    • scritti sul primato del papa;
    • il progetto di unione delle Chiese elaborato per la prima missione ad Avignone (in greco);
    • un discorso per il sinodo di Costantinopoli (in greco);
    • due discorsi in latino tenuti al cospetto di papa Benedetto XII;
    • varie lettere e scritti in latino successivi alla conversione;
    • otto lettere relative allo scontro con gli esicasti;
    • l'opera Contro i Messaliani è perduta in quanto fu distrutta a seguito della sconfitta di Barlaam nella disputa; ci restano solo alcune citazioni in altre fonti.
  • opere filosofiche:
    • Ethica secundum Stoicos ex pluribus voluminibus eorumdem Stoicorum sub compendio composita, che espone l'etica stoica (mostra un'ottima conoscenza di Platone);
    • Le soluzioni dei dubbi proposti da Giorgio Lapita:
  • opere scientifiche:
    • Arithmetica demonstratio eorum quae in secundo libro elementorum sunt in lineis et figuris planis demonstrata, che è un corfimentario al secondo libro di Euclide;
    • un'opera in sei libri di algebra e aritmetica;
    • Logistica nunc primum latine reddita et scholiis illustrata, che è un trattato di calcolo con frazioni ordinarie e sessagesimali con applicazioni all'astronomia. L'opera fu pubblicata a Strasburgo nel 1592 e a Parigi nel 1600, insieme ad una sua traduzione in latino;
    • un commentario alla teoria dell'eclissi solare dell'Ahnagesto di Tolomeo;
    • una regola per la datazione della Pasqua;
    • commentari su tre capitoli degli Armonici di Tolomeo; questi capitoli trattano la relazione fra i numeri primi del Sistema Perfetto greco e le sfere celesti, come le consonanze musicali e il movimento dei pianeti si debbano trovare attraverso i numeri, e come le qualità delle sfere si accordino con quelle dei suoni musicali.

Sino ai tempi più recenti le opere teologiche e legate all'attività diplomatica sono state più studiate, mentre ultimamente si è rivalutata l'opera di Barlaam anche come acutissimo e brillante scienziato, versatile e innovativo, oltre che come significativo contributore nella reintroduzione del greco in Occidente, attraverso l'insegnamento della lingua a personalità come Paolo da Perugia e Petrarca (e forse anche Boccaccio).

Note
  1. Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, vol. IX, 1648, pag. 305.
  2. Barlaam scrisse un libretto di dissertazione contro il dogma occidentale della processione dello Spirito Santo a Patre Filioque, dicendo: "Tale è la mia fede e la mia religione riguardo alla Trinità, fede nella quale io fui allevato fin dall'infanzia e nella quale sono vissuto sin qui". Lo scritto è contenuto nel codice Parisinus graecus 1218, XV secolo, f. 506 v.
  3. Anna era figlia di Amedeo V di Savoia.
  4. Si trattò delle sette arti liberali: le tre del Trivio, o artes sermocinales (grammatica, retorica e dialettica) e le quattro del Quadrivio, o artes reales (aritmetica, geometria, astronomia e musica).
  5. A causa della sconfitta nella sfida secondo Gregorio Niceforo: ma il suo libello è evidentemente fazioso e sul punto non attendibile.
  6. Secondo Salvatore Impellizzeri, op.cit.:
    « Barlaam cercava di abbattere la barriera dogmatica della processione dello Spirito Santo ricorrendo a un tipico argomento nominalistico: egli si opponeva alla pretesa di poter conoscere Dio e di poter dimostrare apoditticamente le cose divine. Ora, se Dio è inconoscibile, che valore potevano avere discussioni sulla processione dello Spirito Santo basate sui sillogismi apodittici? Sia i Latini, sia i Greci, quindi, in questioni di questo genere non potevano rifarsi che ai Padri della Chiesa, la cui fonte di scienza è la rivelazione e l'illuminazione divina; ma poiché i Padri non sono sufficientemente espliciti riguardo alla processione dello Spirito Santo, non restava che assegnare alle divergenti dottrine un posto nelle opinioni teologiche particolari, senza fame un ostacolo per l'unione. »
  7. Il soprannome coniato da Barlaam discendeva dalle pratiche esicastiche, in particolare dal modo di pregare guardandosi l'ombelico col mento premuto contro il petto e col fiato trattenuto.
  8. I Massaliani erano una setta gnostica scomparsa, condannata dal Concilio di Efeso nel 431
Fonti
Bibliografia
  • Andrew Hughes, Barlaam, in Stanley Sadie (a cura di),The New Grove Dictionary of Music and Musicians, Macmillan, Washington, 1980
  • Salvatore Impellizzeri, Bàrlaam Calabro, in Enciclopedia Treccani, online
  • (EN) Christopher Kleinhenz, Medieval Italy: An Encyclopedia. Volume 1, A to K, Routledge, 2004, online
  • (EN) Eugenio Garin, Giorgio A. Pinton, History of Italian Philosophy, Rodopi, Vol. I, 2008, online
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