Museo Missionario-Etnologico (Musei Vaticani)

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1leftarrow.png Voce principale: Musei Vaticani.
Museo Missionario-Etnologico (Musei Vaticani)
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Ambito azteco, Statua del Serpente piumato (XV secolo), pietra rossastra
Categoria Musei pontifici
Stato bandiera Città del Vaticano
Regione ecclesiastica [[]]
Regione
Provincia
Comune Città del Vaticano
Località o frazione {{{Località}}}
Diocesi Diocesi di Roma
Vicariato Generale dello Stato della Città del Vaticano
Indirizzo Viale Vaticano
00165 Roma (RM)
Telefono +39 06 69884676, +39 06 69883145
Fax +39 06 69884019
Posta elettronica musei@scv.va
Sito web [1]
Proprietà Santa Sede
Tipologia etnografico, arte sacra
Contenuti abiti e copricapo tradizionali, ceramiche, dipinti, ex voto, modellini architettonici, monete, reperti etnografici ed antropologici, sculture, paramenti e suppellettili cultuali, tessuti
Servizi accoglienza al pubblico, audioguide, archivio storico, biblioteca, biglietteria, bookshops, caffetteria, didattica, fototeca, guardaroba, laboratorio di restauro, punti ristoro, visite guidate, organizzazione e sale per eventi e mostre temporanee, mediateca
Sistema museale di appartenenza Musei Vaticani
Sede Museo Nuova ala dei Musei Vaticani
Datazione sede 1963 - 1970
Sede Museo 2°
Datazione sede 2°
Fondatori papa Pio XI, padre Wilhelm Schmidt
Data di fondazione 21 dicembre 1927
Note
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Coordinate geografiche
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Il Museo Missionario-Etnologico, parte integrante dei Musei Vaticani, fu inaugurato il 21 dicembre 1927 da papa Pio XI nella sede del Palazzo del Laterano. Successivamente nel 1963, il Museo venne trasportato in Vaticano, per volontà di Giovanni XXIII, nel nuovo edificio progettato dallo Studio Passarelli per accogliere le collezioni già presenti nel Palazzo lateranense. Il nuovo allestimento venne inaugurato da papa Paolo VI nel 1973.

Il Museo conserva, oltre agli oggetti dell'iniziale raccolta, provenienti dall'Esposizione Universale Missionaria, anche materiale frutto di nuove acquisizioni e donazioni offerte ai Pontefici. Tra esse vanno ricordate:

Storia

Il Museo ha origine con l'Esposizione Universale Missionaria, che papa Pio XI volle promuovere in occasione del Giubileo del 1925, Anno Santo a cui volle dare una profonda caratterizzazione missionaria. In ventiquattro padiglioni appositamente costruiti, per l'occasione, nei Giardini Vaticani venne documentata l'attività missionaria della Chiesa fin dalle origini. L'Esposizione ebbe un successo internazionale e la maggior parte degli oggetti in mostra dettero vita al Museo Missionario Etnologico, quando l'anno seguente Pio XI decise di istituirlo per accogliere molte delle opere che erano state esposte e che in seguito gli erano state donate.

Il nucleo originario della raccolta, di circa 40.000 opere, era stato selezionato da un'apposita commissione, presieduta da padre Wilhelm Schmidt, verbita (antropologo ed etnologo, primo direttore del Museo), provenienti da tutto il mondo, donati al Papa da privati, dalle missioni e dalle Diocesi per la grande Esposizione del 1925.

Percorso espositivo ed opere

L'itinerario museale è articolato in due percorsi:

  • principale, aperto al pubblico, dove gli oggetti esposti sono suddivisi per aree geografiche;
  • secondario, aperto solo su richiesta, dove è possibile ammirare e studiare gli altri oggetti non esposti al pubblico, ma organizzati sempre con lo stesso criterio geografico.

Il percorso principale si sviluppa in quattro settori espositivi (Asia, Oceania, Africa e America), ciascuno di essi è suddiviso in sezioni geo-culturali, nelle quali sono presentati opere ed oggetti (circa 100.000), databili dal III secolo a.C. al XIX secolo, che documentano le diverse forme di religioni nei paesi extraeuropei.

Settore I - Asia

  • Modello del Tempio del Cielo a Pechino, eretto in legno nel 1420, ma ricostruito in marmo nel 1755.
  • Suppellettile funeraria: si tratta di ex voto tombali risalenti alle dinastie cinesi: Ch'in (221 - 206 a.C.), Han (206 a.C. - 220 d.C.) e Tang (618 - 906 d.C.).
  • Riproduzione di una processione funebre come si svolgeva ai tempi della dinastia cinese Ch'ing (1644 - 1912).
  • Piatti in porcellana cinese con Storie della vita Gesù Cristo (Ultima Cena, Flagellazione, Crocifissione, Resurrezione, ecc.), databili prevalentemente al XVIII secolo, ma che trae ispirazione, nella rappresentazione delle scene, dalle incisioni introdotte presso la corte imperiale, a partire dal XVII secolo, da padre Matteo Ricci e, in seguito, da altri missionari gesuiti.
  • Vaso a smalti policromi (XIX secolo) con raffigurata, tra gli edifici di Pechino, anche la Parrocchia di San Salvatore, costruita agli inizi del XVIII secolo dalla Compagnia di Gesù.
  • Croce, in smalti policromi cloisonné, proveniente dalla stessa Chiesa di San Salvatore (allora Cattedrale), la quale offre una sintesi culturale fra simboli, collocando al centro il fiore di loto, simbolo di vita nella tradizione cinese che sostituisce l'immagine di Gesù Cristo morto e risorto.
  • Modello del Tempio shintoista dell'antica capitale giapponese Nara.
  • Manufatti artigianali della popolazione Ainu (che vuol dire "uomini", indigeni oggi quasi estinti), provenienti dal Giappone settentrionale (isola di Hokkaido), quali:
    • Abito cerimoniale che veniva confezionato dalle donne con fili ricavati dalla scorza dell'olmo ed è caratterizzato da motivi decorativi che ripropongono la desinenza a uncino, forse stilizzazione della pinna dorsale dell'orca marina, animale sacro.
  • Tredici kakemono (rotoli verticali, dipinti su seta), provenienti dal Giappone, che raffigurano divinità invocate per l'espiazione dei peccati commessi dal defunto in vita; il ciclo di preghiere si svolge, in un periodo di tredici anni, dal settimo giorno dopo la morte fino al tredicesimo anniversario.
  • Maschere di legno usate in una danza sciamanica, provenienti dalla Corea.
  • Paramenti in osso del costume indossato per una cerimonia rituale in Tibet.
  • Giudizio Universale, dipinto proveniente dal Vietnam: l'autore anonimo, usufruendo di elementi europei e buddisti, ha realizzato una visione realistica della fine del mondo, dell'Inferno-Purgatorio (in stile buddistico) e del Paradiso (in stile vietnamita).
  • Statua di Bhima (demone benevolo protettore contro i serpenti), in legno, proveniente da Pulaya (India).
  • Gruppo di piccole statue di divinità induisto-buddiste, in ferro e bronzo, provenienti da Giava.

Settore II - Oceania

Statua del dio Tu, legno, proveniente dall'isola Mangareva (Polinesia)
  • Statua del dio Tu, in legno, proveniente dall'isola Mangareva (Polinesia): questa scultura a quattro gambe è l'unica esistente al mondo.
  • Statua del dio Rongo, in legno, proveniente dalla Polinesia.
  • Statua forcata del dio Tupo, in legno, proveniente dalla Polinesia.
  • Statua della Madonna, in legno dipinto: questa opera è il priimo tentativo della di una scultura cristiana nelle Isole Salomone.
  • Capanna degli spiriti, proveniente dalla Nuova Guinea, sono costruite con grande cura dagli uomini del villaggio. Pilastri, sostegni, architravi sono spesso riccamente scolpiti. Alcune tribù costruiscono la capanna aderente al suolo, altre sopra una palafitta. La capanna degli spiriti, conservata nel Museo, è stata ricostruita con elementi originali:
    • sopra l'ingresso, cinque teschi umani (dipinti) appartenenti a defunti del villaggio e una grande maschera a forma di scudo ed una figura sporgente completano l'architrave;
    • sul vertice del tetto, una figura d'argilla che rappresenta lo Spirito della casa;
    • all'interno: una statua in legno del dio della guerra, un airone mitologico decorato con piume, tamburi a mano, corni di legno, maschera a teschio con muso di cinghiale, sgabelli e poggiateste, lance piumate, vasellame per sacrifici, ecc.
    • all'esterno: armi, remi e figure degli spiriti, scudi funebri, tamburo per segnali, ecc.
  • Gancio Tymbuan, proveniente dalla dalla Nuova Guinea.
  • Maschera di canna intrecciata e dipinta, proveniente dalla dalla Nuova Guinea.
  • Tavola con divinità acquatica, intagliata e scolpita, proveniente dalla Nuova Guinea.

Settore III - Africa

Maschera cerimoniale della tribù Baluba (Congo o Zaire), legno
  • Gruppo di maschere cerimoniali, provenienti dalla Nigeria: queste raffigurano spiriti dei defunti, divinità ed animali sacri.
  • Maschera cerimoniale della tribù Baluba, in legno, proveniente dal Congo (o Zaire).
  • Tre crocifissi, rinvenuti in una grotta nel Basso Congo, furono considerati dagli indigeni come rappresentazioni di uno spirito protettore; questi sono:
    • Due piccoli crocifissi di origine europea (XVII secolo), introdotti dai primi missionari;
    • Un grande crocifisso, realizzato in Africa, al quale sono stati aggiunte quattro scimmie.

Settore IV - America

  • Gruppo di cinque sculture lignee (due appoggi, due maschere e una statua), provenienti da Aruacos in Colombia, portate a Roma nel 1692: queste sono le più antiche opere colombiane esistenti in Europa.
  • Maschera di corteccia dipinta, proveniente dalla Terra del Fuoco (Cile).
  • Statua del Serpente piumato (XV secolo), in pietra rossastra, di ambito azteco, proveniente dal Messico.
  • Bassorilievo con Danza guerriera delle tribù del Sauks-Foxes e dei Sioux del Mississippi, proveniente dagli Stati Uniti d'America;
  • Statua di un giovane cacciatore.
Bibliografia
  • AA.VV., Guida ai Musei e alla Città del Vaticano, Editore Scala, Firenze 1989, pp. 139 - 152
  • Erminia Giacomini Miari, Paola Mariani, Musei religiosi in Italia, Editore Touring, Milano 2005, pp. 106 - 107 ISBN 9788836536535
  • Nicola Mapelli et al. (a cura di), Ethnos. Le collezioni etnologiche dei Musei Vaticani, Editore Musei Vaticani, Città del Vaticano 2012 - ISBN 9788882711832
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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