Opere di Sant'Agostino

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1leftarrow.png Voce principale: Sant'Agostino.

Vittore Carpaccio, Visione di sant'Agostino d'Ippona (part.), 1502 - 1507, olio su tela; Venezia, Scuola Dalmata di S. Giorgio degli Schiavoni

Le opere letterarie di sant'Agostino sono distinte in: autobiografiche, filosofiche, apologetiche, dommatiche, morali-pastorali, monastiche, esegetiche, polemiche, oltre a due trattati e centinaia di lettere e omelie.

Fonti

Le fonti letterarie degli scritti sono due e ambedue incomplete: le Ritrattazioni di Agostino e l'Indicolo di Possidio.

Agostino pensava alle Ritrattazioni già nel 412 (Epistola 143, 2), ma vi pose mano solo nel 426-427 (Retractationes 2, 51 e De doctrina christiana 4, 24, 53). Fu un lungo e minuzioso esame di coscienza su tutta la sua produzione. La divise, secondo il genere letterario, in libri, lettere e trattati. Poté recensire solo i libri: trovò che erano 232 suddivisi in 93 opere, che recensÏ per ordine cronologico affinché il lettore potesse conoscere "come scrivendo avessi fatto progressi" (Retractationes, prologus 1). Gli mancò il tempo di recensire le lettere e i trattati che costituiscono una grande parte, anche se non la principale, della sua produzione. Oltre il valore bibliografico, le Ritrattazioni hanno altri valori non meno grandi: quello dottrinale (offre la chiave per leggere le opere e per conoscere l'ultimo pensiero di Agostino) e quello autobiografico di cui abbiamo detto.

Possidio aggiunse alla Vita di Agostino un elenco delle sue opere (Patrologia Latina 46, 5-22; ed. critica A. Wilmart in Miscellanea Agost. 2, 161-208): ne indicò, tra libri, lettere e trattati, 1030; "senza quelle - aggiunge - che non si possono numerare, perché non vi ha apposto nessun numero". Si riferisce probabilmente al catalogo delle opere esistenti nella biblioteca d'Ippona (Retractationes 2, 41), dal quale tanto l'Indicolo che le Ritrattazioni dipendono. Pur con le sue lacune e qualche svista è un documento prezioso.

Nell'esporre le opere agostiniane conserveremo la distinzione del genere letterario stabilita da Agostino - opere in libri, in lettere, in trattati - ma adotteremo, per comodità dei lettori, l'ordine sistematico, distinguendo le prime in opere autobiografiche, filosofiche, apologetiche, dommatiche, morali-pastorali, monastiche, esegetiche, polemiche.

Libri

Autobiografici

Sono due opere tra le più originali ed importanti: le Confessioni e le Ritrattazioni.

Filosofici

Sono i Dialoghi (Patrologia Latina 32), scritti tra la conversione e l'ordinazione sacerdotale (386-391), a Cassiciaco, a Milano, a Roma, a Tagaste. Trattano i grandi problemi della filosofia: la certezza, la beatitudine, l'ordine, l'immortalità e la grandezza dell'anima, l'esistenza di Dio, la libertà dell'uomo, la ragione del male, il maestro interiore. Opere giovanili: per chiarimenti o conferma occorre consultare le opere della maturità.

A Cassiciaco (novembre 386 - marzo 387)
  • Contra Academicos o De Academicis libri tres. Confuta lo scetticismo allo scopo di ridare all'uomo la speranza di raggiungere la verità (Retractationes 1, 1, 1; Epistola 1).
  • De beata vita liber unus. Dialogo tenuto nei giorni 13-15 novembre 386 in cui dimostra che la vita beata consiste nella conoscenza di Dio (Retractationes 1, 2).
  • De Ordine libri duo. Esamina se anche il male rientri nell'ordine della Provvidenza, ma di fronte alle difficoltà del problema per gli interlocutori, passa a descrivere l'ordine da seguirsi nello studio (Retractationes 1, 3).
  • Soliloquiorum libri duo. Espone le condizioni per la ricerca e il possesso di Dio e l'argomento a favore dell'immortalità dell'anima (presenza in essa della verità immortale) (Retractationes 1, 4).
A Milano (prima del battesimo)
  • De immortalitate animae liber unus. Appunti eccessivamente concisi, e perciò oscuri, destinati a completare l'opera precedente (Retractationes 1, 5).
  • Disciplinarum libri. Vasta enciclopedia, ispirata a quella di Varrone, per dimostrare come dalle cose materiali si possa e si debba salire a Dio. Portò a termine solo il De grammatica (perduto) e più tardi il De musica: delle altre opere programmate (dialettica, retorica, geometria, aritmetica, filosofia) stese alcuni appunti perduti anch'essi, "ma penso che alcuni li abbiano" (Retractationes 1, 6).
A Roma (autunno 387 - luglio o agosto 388)
  • De quantitate animae liber unus. Diverse questioni intorno all'anima: particolarmente studiata quella della spiritualità e della graduale ascensione verso la contemplazione (Retractationes 1, 8).
  • De libero arbitrio libri tres. Cominciati a Roma e terminati ad Ippona, tra il 391-395. Vi discute lungamente sull'origine del male e sui problemi connessi: libertà, legge morale, esistenza di Dio, prescienza divina. Opera molto importante e molto discussa, importante per il confronto tra le posizioni agostiniane prima e dopo la controversia pelagiana (Retractationes 1, 9).
A Tagaste (388 - 391)
  • De musica libri sex. Trattato sul ritmo, che doveva essere completato con un altro sulla melodia (Ep. 101, 3-4). Il VI libro insegna a salire dai numeri mutabili al numero immutabile, che è Dio (Retractationes 1,6.11).
  • De magistro liber unus. Dialogo con il figlio Adeodato in cui si dimostra che non c'è altro maestro che insegni all'uomo la scienza se non quello interiore: Dio. Importante per lo studio della pedagogia (Retractationes 1, 12).

Apologetici

Sotto questa voce segnaliamo le opere in difesa della fede cristiana contro i pagani o contro coloro che negavano la fede in nome della ragione.

Benozzo Gozzoli, Sant'Ambrogio battezza sant'Agostino d'Ippona (1464), affresco; San Gimignano, Chiesa di Sant'Agostino
  • De vera religione liber unus. Scritto a Tagaste nel 390.
    • Dio-Trinità dev'essere onorato con la vera religione, che si trova non presso i pagani o presso gli eretici, ma presso la Chiesa cattolica, l'unica "ortodossa", cioè "custode integrale della verità";
    • il dualismo manicheo è assurdo;
    • Dio guida gli uomini alla salvezza con la forza della ragione e con l'autorità della fede;
    • anche i vizi ammoniscono gli uomini a cercare Dio;
    • il piano della salvezza si attua attraverso la storia e la profezia. Vero piccolo capolavoro che contiene in germe molte idee della Città di Dio (Retractationes 1, 13).
  • De utilitate credendi liber unus (anno 391), prima opera di Agostino presbitero. Acuta analisi delle relazioni tra ragione e fede, e dimostrazione della verità della fede cattolica, che non è cieca perché si fonda su argomenti irrefragabili (Retractationes 1, 14) (Cf. De magistro 11, 37).
  • De fide rerum quae non videntur liber unus. Trattato sullo stesso argomento dell'opera precedente, posteriore alle leggi di Onorio del 399. Per l'autenticità cfr. Epistula 231, 7.
  • De divinatione daemonum liber unus del 406-408. Paragone tra le predizioni attribuite ai démoni e le profezie (Retractationes 2, 30).
  • Quaestiones expositae contra paganos n. 6, del 406-412 edite tra le lettere: Epistula 102 (Retractationes 2, 31). Risposta a sei questioni (sulla risurrezione, il tempo della religione cristiana, la distinzione tra i sacrifici cristiani e pagani, ecc.), del filosofo Porfirio (contro il quale saranno dirette molte pagine della Città di Dio).
  • De civitate Dei libri XXII. Altro capolavoro di Agostino, forse il maggiore; sintesi del suo pensiero filosofico, teologico e politico; tra le opere più significative della letteratura cristiana e universale. Lo stesso autore la chiama "opera grande e ardua", "opera gigantesca". Vi lavorò attorno dal 413 al 426 e la pubblicò ad intervalli (nel 413 i primi tre libri, nel 415 il quarto e il quinto, nel 417 dal sesto al decimo; nel 418-419 lavorava al quattordicesimo, ma l'opera corrisponde ad un disegno unitario iniziale (De civitate Dei 1, 35-36). Ne furono occasione le accuse dei pagani contro il cristianesimo, rinnovatesi più acerbamente dopo il sacco di Roma del 410. L'opera è divisa in due parti: la prima (libri 1-10) è destinata a confutare il paganesimo, la seconda (libri 11-22) ad esporre e difendere la dottrina cristiana. La prima parte è divisa in due sezioni, delle quali la prima (libri 1-5) mostra l'impotenza sociale, la seconda (libri 6-10) l'impotenza spirituale del paganesimo. La seconda parte è divisa in tre sezioni di quattro libri ciascuna che espongono rispettivamente l'origine, il corso, i destini delle due città, di Dio e del mondo. L'architettura è perfetta, anche se le digressioni, per ragioni contingenti, molte (Retractationes 2, 43; Epistulae 212/A; 184/A). L'idea centrale è quella della provvidenza divina che illumina e guida la storia dell'umanità. Questa è divisa in due città fondate su due amori, di sé e di Dio. Il dramma della storia comprende cinque atti: la creazione, il peccato degli angeli e dell'uomo, la preparazione della venuta del Cristo, l'Incarnazione e la chiesa, la sorte finale. In ognuno di questi atti Agostino affronta e risolve, alla luce della ragione e della fede - perciò filosofia e teologia insieme - i grandi problemi della storia, quelli delle origini, della presenza del male, della lotta tra il bene e il male, della vittoria del bene sul male, degli eterni destini. La Città di Dio fu molto letta ed ebbe grande influsso nel medioevo. Oggi la bibliografia intorno ad essa è straordinariamente complessa e numerosa: segno del suo perenne valore e della sua attualità.

Dogmatici

Ricordiamo sotto questa voce i libri:

  • De fide et symbolo liber unus. Contiene la spiegazione del simbolo tenuta l'8 ottobre del 393 dinanzi ai vescovi africani riuniti in concilio ad Ippona "in secretario Basilicae pacis" (Retractationes 1, 17). Importante per conoscere gli inizi della dottrina trinitaria di Agostino.
  • De diversis quaestionibus octoginta tribus liber unus. Composta tra il 388 e il 396 in conversazioni familiari come risposta alle questioni d'indole filosofica, dommatica, esegetica che gli venivano presentate, fatte riunire in un libro quando era già vescovo (Retractationes 1, 26).
  • De diversis quaestionibus ad Simplicianum libri duo. Un'opera esegetica, ma ha una fondamentale importanza dommatica. Diretta a Simpliciano, vescovo di Milano, successore di Ambrogio (quindi dopo il 4 aprile del 397), contiene la spiegazione di questioni desunte dalla Lettera ai Romani e dal libro dei Re. Indispensabile il primo libro per la dottrina della grazia: Agostino vi afferma chiaramente, correggendo un suo precedente errore, la necessità e la gratuità della grazia anche per l'inizio della fede e il desiderio della conversione (Retractationes 2, 1).
  • Ad inquisitionem Ianuari libri duo (Epistulae 54-55), del 400. Sulle consuetudini e i riti della Chiesa (Retractationes 2,20).
  • De fide et operibus liber unus, del 413. Vi dimostra che non basta la fede, occorrono le opere: a questo principio dev'essere informata la catechesi pre e postbattesimale (Retractationes 2, 38).
  • De videndo Deo liber unus (= Epistula 147) del 413. Tratta della visione di Dio per mezzo degli occhi del corpo (cfr. De civitate Dei 22, 29; Retractationes 2, 41).
  • De praesentia Dei liber unus (= Epistula 187) del 417. Trattato sull'inabitazione dello Spirito Santo nell'animo dei giusti (Retractationes 2, 49).
  • Enchiridion ad Laurentium, ovvero De fide, spe et caritate liber unus del 421. Manuale di teologia distribuito secondo le tre virtù teologali e contenente la spiegazione del Simbolo (fede), dell'orazione domenicale (speranza) e dei precetti morali (carità). Sintesi breve e chiara del pensiero teologico di Agostino (Retractationes 2, 63).
  • De cura pro mortuis gerenda liber unus, del 424-425. Risposta a Paolino da Nola sul culto dei morti e l'utilità per questi di essere sepolti presso le "memorie" dei martiri (Retractationes 2, 64).
  • De octo Dulcitii quaestionibus liber unus, scritto poco dopo il precedente (425). Solo una risposta è originale - la quinta, sull'elezione di Davide - le altre son tratte da opere precedenti (Retractationes 2, 65).
  • De Trinitate libri XV. L'opera dommatica principale, un altro capolavoro agostiniano che ha esercitato un'influenza decisiva sulla teologia trinitaria occidentale. L'opera fu compiuta in due tempi: i primi dodici libri (pubblicati all'insaputa e con disappunto dell'autore) tra il 399-412, i restanti e la redazione finale verso il 420. Il piano è il seguente:
    • libri 1-4, teologia biblica della Trinità;
    • 5-7, la teologia speculativa e la difesa del domma;
    • 8, introduzione alla cognizione mistica di Dio;
    • 9-14 ricerca dell'immagine della Trinità nell'uomo;
    • 15 riassunto e completamento dell'opera.

V'è perciò, insieme, l'esposizione, la difesa, la formulazione, l'illustrazione e la contemplazione del domma. Gli aspetti più originali sono: la dottrina delle relazioni, la spiegazione "psicologica", le proprietà personali dello Spirito Santo (lo Spirito Santo procede come Amore), il collegamento tra il mistero trinitario e la vita di grazia (Retractationes 2, 15).

Morali-Pastorali

Vanno ricordati sotto questo titolo:

  • De mendacio liber unus, del 395: lo stesso autore lo giudicò "oscuro e complicato", ma non inutile (Retractationes 1, 27).
  • Contra mendacium liber unus, del 420-421; riprende il tema della menzogna e ne dimostra l'illiceità (Retractationes 2, 60).
  • De agone christiano liber unus, scritto all'inizio dell'episcopato. Manuale di vita cristiana per istruire nella fede il popolo semplice: contiene la spiegazione del Simbolo (elenco degli errori da evitare) e i precetti morali, dedotti dall'esempio del Figlio di Dio (Retractationes 2, 3).
  • De catechizandis rudibus liber unus, del 400. Manuale d'istruzione catechetica, ricco d'intuizioni pedagogiche (Retractationes 2, 14).
  • De bono coniugali liber unus, scritto intorno al 401: riallacciandosi alla controversia mossa da Gioviniano, mette in rilievo la dignità e i beni del matrimonio (Retractationes 2, 22).
  • De sancta virginitate liber unus, scritto subito dopo il precedente: insegna ad esaltare la verginità senza disistimare il matrimonio e a coltivare l'umiltà per custodirla (Retractationes 2, 23).
  • De bono viduitatis liber seu epistola, del 414. Lettera alla vedova Giuliana, madre della vergine Demetriade sul merito della vedovanza (Possidio, Indicolum X5).
  • De continentia liber unus. Trattato sulla virtù e sul dono divino della continenza (Epistula 231, 7; Indicolum X6): composto nel 395 circa, o, secondo studi più recenti, posteriormente al 412; cfr. REAug 5 (1959), pp. 121-127.
  • De patientia liber unus, del 415. Trattato parallelo a quello precedente, e dono divino della pazienza (Epistula 231, 7).
  • De coniugiis adulterinis libri duo del 420 circa: dimostrano l'indissolubilità del matrimonio anche in caso di adulterio, ma l'autore dubita di aver raggiunto la piena dimostrazione (Retractationes 2,57).
  • Contra Hilarium liber unus (perduto), scritto nel 399 per difendere la pratica di cantare i salmi durante la celebrazione eucaristica (Retractationes 2, 11).

Monastici

  • Regula ad servos Dei, breve ma ricca di sapienti norme monastiche, la prima dell'Occidente. Le discussioni intorno al prezioso "libretto" non vertono sull'autenticità agostiniana del testo, ma sulla destinazione originale, se cioè fu diretto alle monache (Epistula 211) o ai "servi di Dio" della prima comunità d'Ippona (Possidio, Vita 5, 10); infatti, salvo alcune varianti e il genere femminile o maschile, il testo è lo stesso. La critica moderna ritiene più probabile questa seconda ipotesi, anche se non ha raggiunto ancora una chiarificazione definitiva.
  • De opere monachorum liber unus, del 401 circa, diretto ai monaci di Cartagine. Dimostra la necessità per i monaci di attendere, oltre alla preghiera, anche al lavoro manuale quando non ne siano impediti dall'infermità, dal ministero pastorale o da ragioni di studio: contiene la teologia dell'ora et labora che ha avuto un non piccolo influsso nello svolgimento del monachesimo occidentale (Retractationes 2, 21).

Esegetici

Sono molti e di varia natura.

Di indole generale
  • De doctrina christiana libri quatuor: la prima parte - fino a 3, 25, 36 - scritta nel 397, la seconda nel 426-427, quando fu pubblicata l'opera completa. Molto importante per tre ragioni: per la sintesi dommatica in base all'uti e al frui (1, 1) che servirà da modello alle Sententiae medioevali; per la dottrina del segno e della interpretazione scritturistica (ll. 2 e 3); per i principi e gli esempi dell'oratoria sacra (l. 4) (Retractationes 2, 4).
Sull'Antico Testamento

Dell'Antico Testamento ha richiamato l'attenzione di Agostino particolarmente la Genesi: quattro volte ne ha intrapreso l'interpretazione, due in senso allegorico (oltre l'opera qui sotto indicata vedi Confessioni , libri 12-13) e due in senso letterale.

  • De Genesi adversus Manichaeos libri duo, scritti a Tagaste verso il 389 e destinati a privare i Manichei degli argomenti contro la Genesi; incontrando molte difficoltà nell'interpretazione letterale, ricorse spesso all'interpretazione allegorica (Retractationes 1, 10; De Genesi ad litteram 8, 2, 5).
  • De Genesi ad litteram liber imperfectus. Primo tentativo d'interpretazione letterale intrapreso nel 393 e subito abbandonato, giunge fino a Genesi 1,26 (Retractationes 1, 18).
  • De Genesi ad litteram libri XII. La composizione di quest'opera, tra le più importanti di Agostino, è durata dal 401 al 415, ma si ha ragione di credere che i primi nove (e forse i primi undici libri) siano stati composti in un tempo molto vicino alla prima data (De Genesi ad litteram 9, 7, 12). La spiegazione giunge fino a Genesi 3,24. I libri 6, 7, 10 contengono un ampio trattato di antropologia. In quest'opera trova ampia esposizione la dottrina della creazione simultanea e delle ragioni seminali (Retractationes 2, 24).
  • Locutionum in Heptateuchum libri septem e Quaestionum in Heptateuchum libri septem (anni 417-419), nei quali spiega le espressioni meno usitate - e perciò meno intelligibili - dei primi sette libri della Scrittura e propone - e spesso risolve - le questioni che vengono dalla lettura dei medesimi (Retractationes 2, 54-55).
  • Adnotationes in Iob liber unus. Annotazioni marginali al libro di Giobbe, trascritte da altri e raccolte in un volume, "soavi ai pochi che possono intenderle" (Retractationes 2, 13).
  • De octo quaestionibus ex Veteri Testamento. Breve spiegazione di otto passi dell'Antico Testamento.
Sul Nuovo Testamento

Le opere sul Nuovo Testamento mostrano, non meno di quelle dell'Antico, i laboriosi progressi di Agostino nella conoscenza della Scrittura.

  • De sermone Domini in monte libri duo, dei primi anni del presbiterato: spiegazione del discorso della montagna, sintesi di dottrina morale; beatitudini e doni dello Spirito Santo (Retrationes 1, 19).
  • Expositio 84 propositionum ex epistola ad Romanos; Expositio epistolae ad Galatas; Epistolae ad Romanos inchoata expositio. Tre opere che mostrano i primi tentativi dell'interpretazione letterale delle Epistole di san Paolo: l'ultima fu abbandonata per la difficoltà dell'impresa. Lo studio fu ripreso poco dopo per le questioni sulla grazia in occasione della risposta a Simpliciano, e più tardi durante la controversia pelagiana, particolarmente nell'opera De spiritu et littera (Retractationes 1, 23-25).
  • Quaestiones Evangeliorum libri duo, del 400 circa: spiegazione di alcuni testi difficili di Matteo (47) e di Luca (51), propostigli da qualcuno in conversazioni familiari (ivi, prologus; Retractationes 2, 12).
  • De consensu Evangelistarum libri quatuor, scritti verso il 400 per confutare coloro che accusavano gli evangelisti di contraddizioni: dimostra la loro autorità (contro i filosofi pagani che li accusavano di aver attribuito falsamente a Cristo la divinità: libro 1) e la storicità e l'armonia delle loro narrazioni. Prezioso studio sulle concordanze evangeliche (Retractationes 2, 16).
  • Expositio epistolae Iacobi ad duodecim tribus (perduta): note marginali raccolte da altri come per il libro di Giobbe (Retractationes 2, 32).
  • Speculum de Scriptura sacra: raccolta di precetti morali dell'Antico e del Nuovo Testamento. (Possidio, Vita 28) compilata intorno al 427. G. de Plinval nega la paternità agostiniana di questa raccolta: Augustinus Magister, 1 187-192.
  • Quaestionum septemdecim in Evangelium secundum Matthaeum liber unus. Di data incerta. Spiegazioni, alcune brevissime, di 17 passi di Matteo. Non ne parlano le Ritrattazioni e l'Indicolo di Possidio. I Maurini muovono dubbi; G. Morin ne difende la genuinità.

Polemici

Contro i Manichei

Vengono trattati temi di metafisica (immutabilità di Dio, creazione, il male) di apologetica (credibilità della fede) e di Scrittura (armonia tra l'Antico e il Nuovo Testamento).

  • De moribus Ecclesiae catholicae et de moribus Manichaeorum libri duo, scritti a Roma nel 388 e pubblicati in Africa probabilmente l'anno appresso (ivi 1, 1, 1; 2,1, 26). Prima apologia della fede da parte del neoconvertito: si basa sul paragone tra la dottrina e la vita della chiesa cattolica, incentrata nell'amore e da esso informata, e la dottrina e la vita dei manichei, la prima insostenibile, la seconda incoerente (Retractationes 1, 7).
  • De duabus animabus liber unus del 392. Confuta una tesi fondamentale del manicheismo: quella delle due anime, delle quali una proverrebbe dal principio buono e l'altra dal principio cattivo, tesi che nega all'uomo la libertà: Agostino sostiene che in ogni uomo l'anima è una sola ed è dotata di libero arbitrio, da cui proviene il male (Retractationes 1, 15).
  • Acta contra Fortunatum Manichaeum. Disputa tenuta ad Ippona il 28 e 29 agosto del 392 intorno all'origine del male: Agostino dimostra che il male procede dal libero peccato dell'uomo. Fortunato non seppe che rispondere e lasciò Ippona (Retractationes 1, 16).
  • Contra Adimantum Manichaei discipulum liber unus, del 392: confutazione di un'altra tesi manichea, la pretesa opposizione tra l'Antico e il Nuovo Testamento (Retractationes 1, 22).
  • Contra epistolam Manichaei quem vocant fundamenti liber unus, scritto all'inizio dell'episcopato. L'epistola era una sorta di catechismo della setta manichea: Agostino ne confuta l'inizio, dimostrando che Mani non ha nessun titolo di richiamarsi a Cristo (mentre ne ha molti e validi la chiesa cattolica), e i principi generali, chiarendo l'assurdità del dualismo manicheo (Retractationes 2, 2).
  • Contra Faustum Manichaeum libri XXXIII del 397-398. Ampia difesa dell'Antico e del Nuovo Testamento che riporta le parole dell'avversario e ne fa seguire la risposta: i manichei non possono dirsi cristiani (Retractationes 2, 7).
  • De actis cum Felice Manichaeo libri duo. Disputa tenuta il 7 e il 12 dicembre del 404 (VI consolato di Onorio); la discussione verte sull'immutabilità di Dio, la creazione, l'origine del male. Felice si diede per vinto (Retractationes 2, 8).
  • De natura boni liber unus, composto nel 399: ancora una volta dimostra che tutte le cose, in quanto sono, sono buone, e che il male non è se non una privazione del bene: il principio manicheo del male assoluto è assurdo (Retractationes 2, 9).
  • Contra Secundinum Manichaeum liber unus, del 399. Risposta ad un "uditore" manicheo che lo aveva invitato a tornare al manicheismo. Agostino lo giudica quanto di meglio abbia scritto contro quella setta (Retractationes 1, 10).
Contro i Donatisti

La lunga e laboriosa polemica contro i donatisti impose ad Agostino una serie numerosa di opere nelle quali, chiarendo la controversia donatista, approfondÏ la teologia ecclesiologica e sacramentaria.

  • Psalmus contra partem Donati del 394 circa. Salmo abecedario ritmato da cantarsi al popolo, il quale rispondeva ripetendo il ritornello, che narra la storia del donatismo e esorta gli scismatici all'unione (Retractationes 1, 20).
  • Contra epistolam Parmeniani libri tres, composti nel 400 circa. Prima grande opera sulla controversia donatista, in cui si dimostra una tesi fondamentale: nell'unità della chiesa cattolica e nella comunione dei sacramenti i cattivi non contaminano i buoni (Retractationes 2, 17).
  • De baptismo libri septem, composti subito dopo i precedenti. Opera fondamentale: vi dimostra la validità del battesimo amministrato dagli eretici e toglie ai donatisti l'autorità di Cipriano di cui si facevano forti (Retractationes 2, 18).
  • De unitate Ecclesiae liber unus o Epistola ad catholicos de secta donatistarum, scritta prima del terzo libro dell'opera seguente (ivi 1, 1): insiste sulla tesi fondamentale, cioè che la vera chiesa di Cristo è la chiesa universale (Indiculus VI 20 la recensisce tra le lettere; come il concilio di Costantinopoli del 553, cfr. Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum Conciliorum Nova Amplissima Collectio, 31 volumi, Firenze e Venezia, 1758-98, vol. IX, 261).
  • Contra litteras Petiliani libri tres, scritti sotto il pontificato di papa Anastasio (398-401): risponde alla lettera del vescovo donatista di Cirta, Petiliano, e alla controreplica di questi alla replica di Agostino (Retractationes 2, 25).
  • Contra Cresconium grammaticum partis Donati libri quatuor, scritti quando le leggi di Onorio contro i Donatisti del 405 erano "recentissime". Risponde a Cresconio che aveva preso le difese di Petiliano; nel IV libro Agostino trae argomento dalla scissione donatista tra primianisti e massimianisti (Retractationes 2, 26).
  • De unico baptismo contra Petilianum liber unus del 411 circa. Confutazione di un'opera omonima di Petiliano (Retractationes 2, 34).
  • Breviculus collationis cum Donatistis libri tres: contengono il riassunto degli Atti ufficiali (lunghi e farraginosi) della conferenza tra cattolici e donatisti tenuta a Cartagine 1, 3 e 8 giugno del 411 (Retractationes 2, 39).
  • Post collationem contra Donatistas liber unus. Vibrante appello ai donatisti dopo la conferenza del 411 perché tornassero alla "Catholica" e si difendessero dalle menzogne che i loro vescovi andavano spargendo. Opera "grande" e scritta "con molta cura", la migliore di quelle sulla controversia donatista (Retractationes 2, 40).
  • De correptione donatistarum liber unus (= Epistula 185), scritto nel 417 in difesa delle leggi imperiali contro i donatisti (Retractationes 2, 48).
  • Gesta cum Emerito donatista liber unus. Resoconto della disputa avuta con Emerito il 20 settembre 418 in occasione della visita fatta a Cesarea di Mauritania per incarico da parte di Papa Zosimo (Retractationes 2, 51).
  • Sermo ad Caesariensis ecclesiae plebem, tenuto nella stessa occasione, dove insiste nel concetto della necessità della chiesa cattolica per la salvezza.
  • Contra Gaudentium Donatistarum episcopum libri duo. L'ultima opera contro il donatismo: risponde a due lettere del vescovo donatista di Tamugadi inviate al tribuno Dulcizio e da questi trasmesse ad Agostino (Retractationes 2, 5).
  • Diverse opere agostiniane contro il donatismo sono andate perdute, ma giova ricordarle: Contra epistolam Donati haeretici liber unus (Retractationes 1, 21); Contra partem Donati, dove sosteneva che l'autorità imperiale non doveva intervenire per indurre i donatisti a tornare alla comunione cattolica (Retractationes 2, 5); Contra quod attulit Centurius a Donatistis liber unus (Retractationes 2, 19); Probationum et testimoniorum contra Donatistas liber unus (Retractationes 2, 27); Contra Donatistam nescio quem liber unus (Retractationes 2, 28); Admonitio Donatistarum de Maximianistis liber unus (Retractationes 2, 29); De Maximianistis contra Donatistas liber unus (Retractationes 2, 35); Ad Emeritum Donatistarum episcopum post collationem liber unus (Retractationes 2, 45).
Contro i Pelagiani
Simone Martini, Scomparto di polittico con Sant'Agostino d'Ippona (1315 - 1325), tavola; Cambridge, Fitzwilliam Museum

Le numerose opere attinenti la controversia pelagiana, che indusse Agostino ad approfondire la teologia della redenzione, del peccato e della grazia, si possono dividere comodamente in tre sezioni secondo coloro ai quali sono dirette:

  • intorno al pelagianesimo in genere (Pelagio e Celestio),
  • contro Giuliano,
  • ai monaci di Adrumeto e di Marsiglia.

Ognuna ha un tono e una forma particolare: la prima comprende le opere dell'indagine e dell'esposizione teologica positiva e serena, la seconda è fortemente polemica, la terza contiene gli ultimi chiarimenti o presa di posizione intorno al mistero della predestinazione e della grazia.

  • Intorno al pelagianesimo in genere
    • De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvulorum ad Marcellinum libri tres, scritta nel 412. Opera fondamentale: contiene la prima teologia biblica della redenzione e del peccato originale e della necessità del battesimo, la dottrina della necessità della grazia per osservare i comandamenti di Dio e la risposta (l. 3) alle difficoltà contro la nozione del peccato ereditario proposte da Pelagio nella spiegazione della Lettera ai Romani 5,12 (Retractationes 2, 33).
    • De gratia Novi Testamenti ad Honoratum liber unus (= Epistula 140), scritto circa lo stesso tempo. Risponde alle 5 questioni scritturistiche inviategli da Cartagine dall'amico Onorato, aggiungendone una sesta (circa la grazia propria del Nuovo Testamento) e spiegandola diffusamente (Retractationes 2, 36).
    • De spiritu et littera ad Marcellinum liber unus. Di poco posteriore alla prima da cui ebbe origine. Opera chiave della dottrina agostiniana della grazia: Agostino vi discute ampiamente delle relazioni tra la legge (lettera) e la grazia (spirito) e sostiene che senza la grazia, che ispira nei cuori l'amore di Dio, la conoscenza della legge non giustifica alcuno: la legge ci è data perché cerchiamo la grazia, la grazia perché osserviamo la legge; questa comandando è occasione di morte, quella aiutando è fonte di vita (Retractationes 2, 37).
    • De natura et gratia liber unus, composta verso il 415. Risposta al De natura di Pelagio: vi si dimostra che non bisogna difendere la natura contro la grazia, né la grazia contro la natura, ma natura e grazia insieme: è la grazia che libera e sana la natura. (Retractationes 2, 42).
    • De perfectione iustitiae hominis epistola sive liber, scritto nello stesso tempo. Risposta alle Definitiones di Celestio nelle quali questo discepolo di Pelagio difendeva l'impeccantia e negava la necessità della grazia: Agostino nega quella e afferma questa. La piena giustizia non si può mai avere in questa terra: il precetto di amare Dio con tutto il cuore è l'ideale a cui aspirare, non la meta da raggiungere (Indiculus VII4 e X3, 21).
    • Ad Hieronymum presbyterum libri duo (= Epistulae 166-167) del 415: chiede il parere a Girolamo sull'origine dell'anima (l. 1) in vista della dottrina del peccato originale (se cioè l'anima si propaga per creazione o per generazione spirituale) e sulla spiegazione sul passo di Gc 2,10 (Retractationes 2, 45).
    • De gestis Pelagii liber unus, scritto verso la fine del 417: esamina gli Atti del sinodo di Diospoli e dimostra che in esso Pelagio fu assolto, ma il pelagianesimo fu condannato (Retractationes 2, 47).
    • De gratia Christi et de peccato originali libri duo, scritti verso la metà del 418 ad istanza di Albina, Piniano e Melania: denuncia l'equivoco di Pelagio che chiamava grazia la libertà, la legge e la rivelazione, ma negava l'aiuto interiore della grazia, se non, tutt'al più, per osservare "facilius" i comandamenti di Dio (l. 1), e dimostra che tanto egli quanto il discepolo Celestio non ammettevano il peccato originale, cioè una verità fondamentale della fede (Retractationes 2, 50).
    • De anima et eius origine libri quatuor, scritti intorno al 420, diretti contro gli errori del giovane Vincenzo Vittore che aveva biasimato la sua indecisione tra il creazionismo e il traducianismo (spirituale): respinge l'emanatismo manicheo e la preesistenza dell'anima origenista e difende per il resto la sua indecisione (Retractationes 2, 56).
  • Contro Giuliano
    • Contra duas epistolas Pelagianorum libri quatuor, scritti intorno al 420 e dedicati al papa Bonifacio I che gli aveva fatto pervenire le due lettere di Giuliano e dei vescovi che insieme a lui s'erano ricusati di sottoscrivere la Tractoria di papa Zosimo: Agostino confuta le accuse calunniose di negarle il libero arbitrio, condannare il matrimonio, biasimare i santi, sminuire la legge, svalorizzare il battesimo, far rivivere il manicheismo (Retractationes 2, 61).
    • De nuptiis et concupiscentia libri duo, scritti con qualche intervallo tra il 419-420, risponde a Giuliano che lo accusava di negare la bontà del matrimonio perché insegnava la dottrina del peccato originale e difendeva la tesi che la concupiscenza disordinata è un male. In risposta al primo libro Giuliano ne compose 4: Agostino avutone un estratto rispose subito aggiungendo al primo un secondo libro (Retractationes 2, 53).
    • Contra Iulianum libri sex, l'opera maggiore e più importante della controversia pelagiana, composta intorno al 421. Risponde ai quattro libri che Giuliano aveva scritto contro il primo dell'opera precedente, confutandone punto per punto le affermazioni sul peccato originale, il matrimonio, la concupiscenza, il battesimo dei bambini, le virtù degli infedeli. Ai quattro ne premette due per svolgere l'argomento della tradizione e rispondere all'accusa di novità che gli veniva rivolta (Retractationes 2, 62).
    • Contra secundam Iuliani responsionem opus imperfectum. Giuliano, rifugiatosi in Cilicia, compose otto libri contro il secondo del De nuptiis et concupiscentia. Agostino rallentò la stesura delle Ritrattazioni e ne intraprese una minuziosa confutazione riportando passo per passo il testo dell'avversario, e aggiungendo la sua risposta. Tornano con limpida chiarezza e nuova profondità tutti i temi della controversia pelagiana: dovevano essere otto libri; dopo il sesto sopraggiunse la morte (Indiculus VII 16; Vita 28, 3).
  • Ai monaci di Adrumeto e di Marsiglia
    • De gratia et libero arbitrio liber unus, scritto intorno al 426 e diretto ai monaci di Adrumeto, tra i quali l'Epistola 194, da alcuni di essi letta e trascritta a Roma, aveva suscitato il difficile problema del come possano coesistere la grazia e il libero arbitrio. In quest'aureo libro Agostino dimostra secondo l'insegnamento della Scrittura le due verità - necessità della grazia ed esistenza del libero arbitrio - esortando a ritenerle e professarle insieme, anche quando non se ne comprenda la conciliazione; difende la gratuità della grazia e spiega come Dio, coronando i nostri meriti, coroni i doni suoi (Retractationes 2, 66; Epistulae 214-216).
    • De correptione et gratia liber unus, scritto poco dopo il precedente e sempre per i monaci di Adrumeto, alcuni dei quali ne avevano tratta la falsa conclusione che, se è necessaria la grazia, è inutile la correzione fraterna. Agostino risponde che non è inutile; affronta poi i temi più profondi della predestinazione e dell'efficacia della grazia, diversa prima e dopo il peccato originale - la famosa distinzione tra adiutorium sine quo non e adiutorium quo - sostiene che la grazia, pur rendendo salutare la correzione, non toglie il libero arbitrio e, abbracciando la storia della salvezza in termini di libertà, distingue tra quella di Adamo, la nostra e quella dei beati in cielo. L'opera agostiniana più importante per la dottrina della grazia (Retractationes 2, 67).
    • De praedestinatione sanctorum, e De dono perseverantiae, a Prospero ed Ilario, i quali dalla Gallia lo avevano informato del turbamento prodotto nei monaci di Marsiglia (detti più tardi semipelagiani) dalle due opere precedenti, creando una viva opposizione alla dottrina in esse contenuta. Agostino, rispondendo, dimostra che tanto l'inizio della fede quanto la perseveranza nel bene sono dono di Dio e non, come affermavano quei monaci (Epistulae 225-226), opera solo del libero arbitrio.
Contro l'arianesimo
  • Contra sermonem Arianorum liber unus, del 418: contro un discorso ariano (anonimo) dimostra la consostanzialità delle Persone divine (Retractationes 2, 52).
  • Collatio cum Maximino Arianorum episcopo. Conferenza con il vescovo ariano Massimino inviato a Ippona dal governatore Sigisvultus "in vista della pace", probabilmente nel 427 (Possidio, Vita 17).
  • Contra Maximinum Arianum libri duo, il quale, tornato a Cartagine, s'era gloriato di aver vinto il dibattito. Scrive Agostino nella prefazione: "Prima dimostrerò che non hai potuto confutare ciò che dissi io; poi, per quanto sia necessario, confuterò ciò che dicesti tu" (Possidio, Vita 17, 9).
Contro il priscillianismo, il marcionismo ed i giudei
  • Ad Orositim contra Priscillianistas et Origenistas liber unus, del 415. Breve risposta ad Orosio su alcuni punti dottrinali dei priscillianisti e degli origenisti come la creazione dal nulla e l'eternità delle pene (Retractationes 2, 44).
  • Contra adversarium Legis et Prophetarum libri duo, del 420 circa. Vi difende l'Antico Testamento dalle accuse d'una opera marcionista, avidamente letta e ascoltata nella piazza marittima di Cartagine (Retractationes 2, 58).
  • Tractatus adversus Iudaeos, di data incerta; spiegazione della Lettera ai Romani 11,22: le profezie dell'Antico Testamento adempiute in Cristo e nella chiesa, umiltà e carità verso i Giudei (Indiculus III, 4).
Contro le eresie in genere
  • De haeresibus, composto nel 428-429 su richiesta del diacono cartaginese Quodvultdeus (Epistulae 221-224). Avvalendosi di Epifanio e Filastrio e delle sue conoscenze personali, enumera 88 eresie, da Simon Mago a Pelagio e Celestio. L'opera restò incompleta: la morte gli impedÏ di scrivere la seconda parte - importantissima - sul modo di riconoscere e giudicare, e quindi di evitare, un'eresia, nota o ignota che possa essere; in altre parole, scrivere un trattato completo di ecclesiologia, di cui la patristica era e restò sempre priva (ivi, proemium).

Lettere

Segno ed espressione dell'influente personalità dell'autore e del suo zelo apostolico, l'epistolario agostiniano è ricco di contenuto storico, filosofico, teologico, esegetico, spirituale, letterario e autobiografico. Le lettere sono molte e spesso lunghe come trattati; costituiscono un commento prezioso delle opere in libri e un aiuto talora insostituibile per capire le questioni e le controversie di quel momento inquieto e decisivo, particolarmente per quella donatista e quella pelagiana. I Maurini ne pubblicarono 270, delle quali 53 dirette ad Agostino e 9 da lui incluse tra gli opuscula in libris. Più tardi ne furono scoperte altre 6: due da G. Bessel (184/A e 202/A: PL 33), due dal Goldbacher (92/A e 173/A: CSEL 44), una da G. Morin (215/A: CSEL 58, pref., p. XCIII) e una da C. Lambot (212/A: NBA 23, 532 che risulta perciò fino ad ora l'edizione più completa). Altre 29 sono state scoperte in quest'ultimi tempi da Divjak e pubblicate (CSEL 88; NBA 23/A). Abbracciano un periodo di oltre 40 anni (dalla fine del 386 al 430). I Maurini le distinsero in 4 classi:

  1. Epistulae 1-30: dalla conversione alla consacrazione episcopale;
  2. Epistulae 31-123: da questa data alla conferenza del 411;
  3. Epistulae 124-231: dal 411 alla morte;
  4. Epistulae 232-270: di data incerta.

Trattati

Possono e debbono essere divisi in tre sezioni:

Commento a S. Giovanni

  • Commento al Vangelo. Sono 124 discorsi in parte pronunciati, in parte dettati. Vengono distinti in due gruppi: 1-54, 55-124. La data di composizione è molto discussa: il secondo gruppo è collocato nel 416 (Le Landais) o nel 418 (Zarb) o dopo il 419-420 (La Bonnardière); il primo nel 411 (De Ferrari), nel 413 (Zarb), nel 414 (Le Landais); La Bonnardière distingue: 1-16 nel 406-408, 17-54 dopo il 418. Tutto il commento è di carattere pastorale, ma straordinariamente ricco di contenuto teologico-filosofico e spirituale.
  • Commento all'Epistola di s. Giovanni ai Parti. Dieci discorsi sulla carità, di cui Giovanni "ha tessuto l'elogio, dicendo molte cose, anzi pressoché tutto" (Ivi, prologum), tenuti durante le feste pasquali di un anno tra il 413 e il 418, interrompendo il commento al Vangelo. Quanto di più bello v'è sull'argomento nella patristica.

Esposizione sui Salmi

L'opera più voluminosa di Agostino e più ricca di dottrina spirituale, l'unica esposizione completa sui Salmi della letteratura patristica. Abbraccia un arco di tempo che va dal 392 (1-32) al 416 o, secondo altri, per il salmo 118 a dopo il 422. Si divide in due classi: esposizioni "dettate" ed esposizioni predicate. Quelle "dettate" si suddividono in tre gruppi (cfr. Epistula 169, 1 e Possidio, Indiculus 104): brevi note esegetiche (i salmi 1-32, fatte poche eccezioni), esposizioni più ampie (67, 71, 77, ecc.), omelie destinate ad essere lette al popolo (32 sul salmo 118). Tutte le altre sono discorsi tenuti al popolo in diverse città, prevalentemente a Cartagine. Non offrono un'interpretazione storico-filologica, ma teologico-spirituale, fondata sulla dottrina del Christus totus: nei Salmi si ode la voce di Cristo, della chiesa, dei singoli fedeli (In psalmos 3, 1. 9-10). Il contenuto spazia su tutti i grandi temi della dottrina cristiana, dalla filosofia alla teologia, alla dottrina spirituale, alla mistica. Particolarmente sviluppati i temi del corpo mistico, delle due città, delle ascensioni verso Dio, alle quali il tono lirico dei Salmi danno le ali. Il testo commentato è quello dei Settanta rivisto dallo stesso Agostino.

Discorsi

Frutto della predicazione durata ininterrottamente per quasi quarant'anni. La biblioteca d'Ippona doveva conservarne moltissimi, forse tre-quattromila, dei quali una gran parte, probabilmente non rivisti dall'autore e non pubblicati, sono andati perduti. I Maurini ne accolsero 363, divisi in quattro classi (sulla Scrittura, sui tempi liturgici, sui Santi, su argomenti vari), altri ne giudicarono dubbi, altri ancora spuri; il Morin inoltre ne ritenne autentici e ne pubblicò 138 su alcuni dei quali altri studiosi avanzarono dubbi; il Lambot ne ha pubblicati altri ancora; ancora altri ne hanno pubblicati Verbraken, Dolbeau: tutti insieme poco più di 500. Ad opera del Lambot si è intrapresa una nuova edizione critica, molto attesa, dei Discorsi Agostiniani: è uscito il primo volume comprendente i discorsi sull'Antico Testamento (1-50). Il contenuto è vario e ricco, abbraccia tutti i temi della Scrittura e della liturgia e serve di prezioso commento alle grandi opere di dommatica e di esegesi. Sono un modello di eloquenza popolare, chiara insieme e profonda, vivace e incisiva, immediata ed efficace.

Meritano di essere qui ricordati alcuni discorsi sulla cui autenticità si è discusso e che gli editori hanno pubblicato a parte:

  • Sermo de Urbis excidio, tenuto "recenti excidio tantae urbis", quindi nel 410 o poco dopo: contiene l'espressione del dolore e le speranze per l'accaduto, e la spiegazione dell'utilità delle tribolazioni. Forma e contenuto sono agostiniani.
  • Sermo ad catechumenos de symbolo, di data incerta: spiegazione del simbolo; cfr. Sermones 213; 214; 215. Gli altri tre discorsi sul simbolo che nei messaggi come negli stampati seguono a questo non sono agostiniani: vengono attribuiti, da alcuni, al vescovo di Cartagine Quodvultdeus (Clavis 401-403).
  • Sermo de disciplina christiana, di data incerta, sul vero amore di Dio e del prossimo che costituisce la somma dei precetti cristiani.
  • Sermo de utilitate ieiunii, ricordato da Possidio (Indicolo, 76), tenuto forse nel 411 (ivi, 13). Sulla natura del digiuno cristiano: polemica contro i manichei e accorato appello ai donatisti.

Opere dubbie

Aggiungiamo qui alcune opere la cui autenticità è fortemente dubbia o più o meno probabile:

  • De grammatica liber. Lo ricordano le Ritrattazioni (1, 6) e Possidio (Indicolo, X1 3). Agostino dice di non averlo più in biblioteca, ma pensa che alcuni lo abbiano. Il testo che possediamo, trasmessoci in due recensioni - una lunga e una breve - non si può dire che sia, in nessuna delle due, genuino; ma alcuni pensano, non senza qualche verosimiglianza, che queste costituiscano un estratto del testo genuino.
  • Principia dialecticae. Menzionato nelle Ritrattazioni (1, 6) con le parole: "De Dialectica... restarono solo i principi, che tuttavia anch'essi abbiamo perduti; ma credo che alcuni li abbiano". Ritengono molti, contrariamente all'opinione dei Maurini, che quelli che abbiamo siano autentici.
  • Principia Rhetoricae (Retractationes 1, 6).
  • Oratio s. Augustini in librum de Trinitate. Lunga preghiera a Dio uno e trino.
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