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Libro di Michea

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Nota di disambigua - Se stai cercando l'omonimo profeta, vedi Michea (profeta).
Il profeta Michea, icona russa del primo quarto del XVIII secolo

Il Libro di Michea è un libro profetico dell'Antico Testamento, composto nell'VIII secolo a.C. dal profeta Michea.

Egli era un giudeo, originario di Moreset, a ovest di Ebron. Ha esercitato la sua azione sotto i re Acaz ed Ezechia, cioè prima e dopo la presa di Samaria nel 721 a.C. e forse fino all’invasione di Sennàcherib nel 701 a.C.. Fu dunque, in parte, contemporaneo di Osea e, più a largo, di Isaia. Per la sua origine campagnola, si collega ad Amos, di cui divide l’avversione alle grandi città, il linguaggio concreto e talvolta brutale, il gusto delle immagini rapide e dei giuochi di parole.

Il libro si divide in quattro parti che alternano la minaccia e la promessa:

Le promesse a Sion contrastano troppo violentemente con le minacce che le inquadrano: tale composizione bilanciata è una sistemazione degli editori del libro. È difficile determinare l’estensione dei rimaneggiamenti subiti nell’ambiente spirituale in cui si conservava il ricordo del profeta. Si è d’accordo nel riconoscere che 7,8-20 si situa nettamente nell’epoca del ritorno dall’esilio. È anche in questo tempo che si possono porre meglio l’oracolo di 2,12-13, perduto tra le minacce, e gli annunzi di 4,6-7; 5,6-7. D’altra parte, 4,1-5 si ritrova quasi testualmente in Is 2,2-5, e non sembra primitivo in nessuno dei due contesti. Ma non bisogna credersi autorizzati, per queste aggiunte, ad eliminare dal messaggio autentico di Michea tutte le promesse future. La raccolta di oracoli dei capitoli 4-5 è stata costituita durante o dopo l’esilio, ma contiene brani autentici e, in particolare, non c’è ragione decisiva per rifiutare a Michea l’annuncio messianico di 5,1-5, che concorda con ciò che Isaia faceva sperare nella stessa epoca (Isaia 9,1 e seguenti; 11,1 e seguenti).

Non sappiamo nulla della vita di Michea né come fu chiamato da Dio. Ma egli aveva una coscienza acuta della sua vocazione profetica e perciò, distinguendosi dai falsi ispirati, annunzia con sicurezza la sventura (2,6-11; 3,5-8). Egli porta la parola di Dio e questa è dapprima una condanna. JHWH fa il processo del suo popolo (1,2; 6,1 e seguenti), e lo trova colpevole: colpe religiose forse, ma soprattutto colpe morali, e Michea fustiga i ricchi accaparratori, i credenti spietati, i commercianti fraudolenti, le famiglie divise, i sacerdoti e i profeti cupidi, i capi tirannici, i giudici venali. È il contrario di ciò che JHWH reclamava: "praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio" (6,8), formula meravigliosa, che riassume le rivendicazioni spirituali dei profeti e richiama soprattutto Osea. Il castigo è deciso: in uno sconvolgimento del mondo (1,3-4), JHWH verrà a giudicare e a punire il suo popolo, la rovina di Samaria è annunziata (1,6-7), quella delle città del paese meridionale in cui vive Michea (1,8-15), quella stessa di Gerusalemme, che diventerà un mucchio di rovine (3,12).

Però il profeta conserva una speranza (7,7). Egli riprende la dottrina del resto, abbozzata da Amos, e annunzia la nascita a Efrata del re pacifico che farà pascere il gregge di JHWH (5,1-5).

L’influenza di Michea fu duratura: i contemporanei di Geremia conoscevano e citavano di lui un oracolo contro Gerusalemme (Ger 26,18). Il Nuovo Testamento ha soprattutto conservato il testo sull’origine del Messia in Efrata-Betlemme (Mt 2,6; Gv 7,42).

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