Pentateuco

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Un testo sacro ebraico nella sua forma tradizionale di rotolo. Il nome Pentateuco fa riferimento ai cinque astucci che contengono i cinque rotoli

Il nome Pentateuco designa l'insieme dei primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.

Il termine proviene dal greco: è composto da pente, "cinque", e teuchos, "astuccio"; quest'ultima parola indicava il contenitore cilindrico che custodiva il rotolo in cui consisteva il libro biblico, e passò poi a indicare il contenuto dell’astuccio, cioè il rotolo stesso. Pentateuco significa quindi "libro dei cinque rotoli".

Nell'ebraismo

Gli ebrei chiamano il Pentateuco תורה, Toràh, che significa "legge", "insegnamento", "istruzione". Talvolta il sostantivo è preceduto dall'articolo determinativo: Hattoràh, "la legge". Torah è il nome più antico usato per indicare i primi cinque libri della Bibbia

Gli ebrei considerano la Torah il cuore della Scrittura[1] e della rivelazione di Dio al suo popolo.

Con il medesimo termine, Torah, l'ebraismo indica anche la Legge intesa in senso generale. Più precisamente si utilizza la dicitura Torah shebiktav ("La legge che è scritta") per indicare i cinque libri del Pentateuco o l'insieme dei ventiquattro Libri di quello che l'ebraismo considera l'Antico Testamento (Tanakh), mentre l'espressione Torah shebehalpeh ("torah orale") indica tutto l'insieme di tradizioni orali codificate successivamente.

Lo studio della Torah, come compendio di istruzioni divine date all'ebreo, è uno dei principali precetti dell'ebraismo.

Per l'ebraismo la Torah è stata dettata direttamente da YHWH a Mosè ed è stata messa per iscritto prima della morte dello stesso Mosè.

I cinque libri

I cinque libri che costituiscono il Pentateuco sono i seguenti:

  • Genesi, abbreviato Gn o Gen; in ebraico בראשית, Bereshit ("In principio")
  • Esodo, abbreviato Es; in ebraico שמות, Shemot ("Nomi")
  • Levitico, abbreviato Lev o Lv; in ebraico ויקרא, Vayikra ("Ed egli chiamò")
  • Numeri, abbreviato Num o Nm; in ebraico במדבר, Bamidbar ("Nel deserto")
  • Deuteronomio, abbreviato Deut o Dt; in ebraico דברים, Devarim ("Parole", "Discorsi")

I nomi ebraici di questi libri sono le parole iniziali del primo versetto dei rispettivi libri.

Ambiente di nascita

Nel corso degli ultimi secoli ci si è chiesti quali sono state le motivazioni di fondo che hanno dato origine al Pentateuco:

  • Alcuni studiosi pensano che esso si sia formato come testo giuridico sottoposto all'approvazione del governo centrale dell'impero persiano, a cui la comunità giudaica era sottomessa; il Pentateuco avrebbe trovato così la sua origine attraverso un'"autorizzazione imperiale". I Persiani, in realtà, lasciavano ai popoli sottomessi un certo margine di autonomia politica, culturale, religiosa ed economica, in cambio del rispetto dell'autorità centrale e del pagamento delle tasse.
  • Altri ritengono, invece, che il Pentateuco sia sorto come documento interno alla comunità ebraica del post-esilio, che tentava in questo modo di definire la propria identità. Secondo questa ipotesi, il Pentateuco avrebbe avuto lo scopo di indicare le condizioni di appartenenza alla comunità giudaica: legami di sangue, discendenza da Abramo, da Isacco e da Giacobbe; inoltre il Pentateuco avrebbe avuto la funzione di definire i diritti-doveri che spettavano ai membri di quella comunità.
  • Qualche altro studioso tende ad accogliere e unire insieme queste due spiegazioni.

Il materiale pre-esilico

In ogni caso, nel Pentateuco è innegabile l'esistenza di materiali precedenti l'esilio babilonese, anche se si discute se essi potessero già far parte, in quell'epoca più antica, di opere letterarie di ampio respiro.

Materiali pre-esilici si trovano senza dubbio nella storia delle origini, nei racconti patriarcali, nelle narrazioni sull'esodo e sul cammino nel deserto.

Il cosiddetto codice dell'alleanza (Es 20,22-23,33), di origine pre-esilica, contiene materiali che si ritrovano nei codici legislativi orientali del II millennio a.C..

Tutto questo patrimonio letterario precedente è stato però utilizzato in epoca più recente per comporre un'opera organica che doveva costituire il fondamento religioso ed etnico del popolo giudaico che era sopravvissuto, dopo la caduta di Gerusalemme del 587 a.C., al suo tramonto politico.

Paternità e analisi letteraria

Fin dall'antichità la tradizione ebraica, seguita da quella cristiana, ha attribuito il Pentateuco alla paternità di Mosè. Il Talmud ammette che non appartengano a Mosè gli ultimi otto versetti, ossia il racconto della sua morte (Dt 34,5-12), che viene attribuito a Giosuè.

Questo giudizio unanime iniziò a incrinarsi in ambiente ebraico con Ibn Ezra (XII secolo), il quale notò nel testo anacronismi e incongruenze che deponevano a sfavore dell'attribuzione mosaica, e venne poi a crollare del tutto, progressivamente, nei secoli XVI-XVIII, con lo sviluppo dell'esegesi moderna. Agli inizi del XIX secolo l'idea di Mosè autore del Pentateuco era ormai definitivamente abbandonata dagli studiosi.

Oggi è chiaro per tutti che il Pentateuco non può essere frutto di un solo autore e che è quindi un'opera composita. Vari indizi nel testo rendono evidente questa affermazione:

L'analisi letteraria del testo rileva poi la presenza di interventi redazionali:

  • glosse esplicative (Gen 36,1; Es 16,36);
  • inserzioni e aggiunte al testo caratterizzate da determinati segni linguistici: "per la seconda volta" introduce Gen 22,15-18; "ancora" introduce Es 3,15).

Tutto questo rivela un processo di formazione articolato e complesso: su questo gli studiosi moderni sono tutti concordi. Quando però si scende al concreto e si tenta di determinare quale sia stato il cammino della lenta formazione del testo, le risposte sono divergenti.

La teoria documentaria

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Teoria documentaria.

Nella seconda metà del secolo XIX le diverse ipotesi, che si andavano formulando già da molto tempo, si coagularono nella cosiddetta teoria documentaria o "teoria wellhauseniana", così detta dallo studioso che ne propose la prima formulazione, Julius Wellhausen (1844-1918). Secondo questa teoria, il Pentateuco sarebbe il risultato della compilazione e della fusione di documenti sorti in periodi e ambienti diversi. Una parte del materiale contenuto in questi documenti sarebbe circolato dapprima sotto forma di tradizioni orali.

Nel postesilio, forse all'epoca di Esdra, sarebbe avvenuta la redazione finale di questi quattro documenti, che, fusi insieme in un'opera sola, avrebbero dato origine al Pentateuco nella sua forma attuale.

La critica della teoria documentaria

La teoria documentaria su sottoposta, a partire dal 1970 circa, a diverse critiche. A grandi linee, si negò l'esistenza di una fonte E e si mise in dubbio la fonte J come documento continuo; quest'ultima fonte poi venne datata in un'epoca molto più recente.

Mentre la teoria documentaria si interessava alle origini del Pentateuco, la nuova critica rivolge la sua attenzione soprattutto alla fase della redazione finale. Più che di documenti o di fonti, la nuova critica preferisce parlare di piccole unità letterarie riunite poi in unità maggiori: storia delle origini, racconti patriarcali, uscita dall'Egitto, cammino nel deserto, pericope del Sinai, ecc.; queste unità, un tempo indipendenti l'una dall'altra, sarebbero state riunite insieme in un periodo successivo.

La nuova critica, inoltre, tratta la formazione del Pentateuco in un contesto più ampio, che tenta di spiegare l'origine di tutto il complesso che va da Genesi a 2 Re come una grande opera storiografica.

Note
  1. Per gli ebrei la Sacra Scrittura si limita ovviamente al nostro Antico Testamento.
  2. Le Bibbie moderne traducono questo nome di Dio con "Signore.
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