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Libro dei Salmi
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Il Libro dei Salmi, o salterio[1], in ebraico Tehillim ("Inni")[2], è la raccolta dei 150 Salmi presenti nella Bibbia, e più precisamente nell'Antico Testamento.
Indice |
I titoli dei Salmi
Nei titoli che precedono la maggior parte di essi il nome di Inno è dato solo al Salmo 145[144]. Il titolo più frequente è mizmor, che suppone un accompagnamento musicale, e che la parola "salmo" rende molto bene. Alcuni di questi "salmi" sono chiamati anche "cantici", e lo stesso termine, usato da solo, introduce ogni brano della raccolta "Cantici delle ascensioni" (120[119]-134[133]). Altre designazioni sono più rare e talvolta difficili da interpretare.
Altre composizioni simili ai Salmi
Come i suoi vicini dell'Egitto, della Mesopotamia e di Canaan, Israele ha, fin dalle origini, praticato la poesia lirica sotto tutte le forme. Certi brani si trovano inseriti nei libri storici: dal cantico di Mosè (Es 15), al Canto del Pozzo (Nm 21,17-18), all'inno di vittoria di Debora (Gdc 5), all'elegia di Davide su Saul e Gionata (2Sam 1), ecc., fino agli elogi di Giuda e Simone Maccabea (1Mac 3,3-9; 14,4-15), per giungere ai cantici del Nuovo Testamento: il Magnificat, il Benedictus e il Nunc dimittis. Numerosi passi dei libri profetici appartengono ai medesimi generi letterari. Esistevano antiche raccolte, di cui non restano che il nome e alcuni avanzi, come il libro delle Guerre di YHWH (Nm 21,14) e il Libro del Giusto (Gs 10,13; 2Sam 1,18). Ma il tesoro della lirica religiosa di Israele ci è conservato dal salterio.
La questione della numerazione
| | Per approfondire, vedi la voce: Numerazione dei Salmi. |
I Salmi vengono numerati da 1 a 150. Va però notato che per molti Salmi c'è una differenza nella numerazione tra l'originale ebraico, da una parte, e le versioni greca dei LXX e latina della Volgata:
- dal Salmo 10 al 147 la numerazione ebraica è più alta di una unità rispetto a quella di LXX e Volgata;
- nei Salmi 115 e 116 la numerazione ebraica è più alta di due unità rispetto a quella di LXX e Volgata.
Alcuni salmi ebraici sono sdoppiati nell'altro schema di numerazione, e viceversa.
Forme letterarie dei salmi
Una migliore classificazione si ottiene con lo studio delle forme letterarie; da questo punto di vista stilistico, si distinguono tre grandi generi: gli inni, le suppliche e i ringraziamenti. Questa divisione non è esauriente, poiché ci sono anche forme secondarie o aberranti o miste; inoltre essa non sempre corrisponde a raggruppamenti che si volessero fare in base al tema o allo scopo dei singoli salmi.
Gli inni
Così 8; 19[18]; 29[28]; 33[32]; 46[45]-48[47]; 76[75]; 84[83]; 87[86]; 93[92]; 96[95]-100[99]; 103[102]-106[105]; 113[112]; 114[113,1-8]; 117[116]; 122[121]; 135[134]; 136[135]; 145[144]-150. La loro composizione è abbastanza costante. Ognuno inizia con una esortazione a lodare Dio. Il corpo dell'inno specifica i motivi di questa lode: i prodigi compiuti da Dio nella natura, specialmente la sua opera creatrice, e nella storia, particolarmente la salvezza accordata al suo popolo. La conclusione riprende la formula di introduzione o esprime una preghiera. In questo insieme, si possono isolare, in base al tema trattato, due gruppi di salmi:
- i cantici di Sion (46[45]; 48[47]; 76[75]; 87[86]) che esaltano, in chiara prospettiva escatologica, la città santa, soggiorno dell'Altissimo e meta di pellegrinaggi (cf. 84[83] e 122[121]);
- i salmi del regno di Dio, specialmente 47[46]; 93[92]; 96[95]-98[97]; che celebrano, in uno stile che richiama i profeti, il regno universale di JHWH. Poiché utilizzano il vocabolario e le immagini dell'intronizzazione dei re umani, si è voluto riferirli a una festa di intronizzazione di JHWH, che si sarebbe celebrata annualmente in Israele, come si faceva in Babilonia per Marduch. Ma l'esistenza di una tale festa in Israele è un'ipotesi non sicura.
Le suppliche o salmi di sofferenza o lamenti
A differenza degli inni, le suppliche non cantano la gloria di Dio, ma si rivolgono a lui. Generalmente, esse incominciano con una invocazione, che si sdoppia in un grido d'aiuto, in una preghiera o in un'espressione di fiducia. Nel corpo del salmo, si cerca di commuovere Dio dipingendogli la triste situazione dei supplicanti, con metafore molto tradizionali che solo raramente permettono di determinare le circostanze storiche o concrete della preghiera: si parla delle acque dell'abisso, degli agguati della morte o dello sheol, di nemici o di bestie (cani, leoni, tori) che minacciano o lacerano, di ossa che inaridiscono o si spezzano, del cuore che palpita e si spaventa. Ci sono proteste di innocenza (7; 17[16]; 26[25]) e confessioni di peccati come il Miserere (51[50]) e altri salmi di penitenza. Si richiamano a Dio i suoi benefici antichi o gli si rimprovera di apparire smemorato o assente (così 9,1-21-10[9,22-39]; 22[21]; 44[43]). Ma si afferma anche la fiducia che si conserva in lui (3; 5; 42[41]-43[42]; 55[54]-57[56]; 63[62]; 130[129]; ecc.); talvolta il salmo di domanda non è che un lungo appello pieno di fiducia (4; 11[10]; 16[15]; 23[22], 62[61]; 91[90], 121[120]; 125[124]; 131[130]). Spesso, la supplica finisce, e in maniera talvolta brusca, con la certezza che la preghiera è esaudita e con un ringraziamento (così 6; 22[21]; 69[68]; 140[139]).
Queste suppliche possono essere collettive o individuali:
Suppliche collettive
Sono i salmi 12[11]; 44[43]; 60[59]; 74[73]; 79[78]; 80[79]; 83[82]; 85[84]; 106[105]; 123[122]; 129[128]; 137[136]. La loro occasione è un disastro nazionale, una disfatta, una distruzione o un'indigenza comune: si domanda allora la salvezza e la restaurazione del popolo. I salmi 74[73] e 137[136] riflettono, come la raccolta delle Lamentazioni attribuite a Geremia, le conseguenze della rovina di Gerusalemme nel 587; il Salmo 85[84] esprime i sentimenti dei rimpatriati. Il Salmo 106[105] è una confessione generale delle colpe della nazione.
Suppliche individuali
Sono i salmi 3; 5-7; 13[12]; 17[16]; 22[21]; 25[24]; 26[25]; 28[27]; 31[30]; 35[34]; 38[37]; 42[41]-43[42]; 51[50]; 54[53]-57[56]; 59[58]; 63[62]; 64[63]; 69[68]-71[70]; 77[76]; 86[85]; 102[101]; 120[119]; 130[129]; 140[139]-143[142].
Queste preghiere sono particolarmente numerose e il loro contenuto è molto vario: oltre i pericoli di morte, le persecuzioni, l'esilio e la vecchiaia, i mali da cui esse domandano la liberazione sono specialmente la malattia, la calunnia e il peccato. I nemici, coloro che fanno male, di cui ci si lamenta e contro i quali ci si adira, sono mal definiti. In ogni caso, non sono, come alcuni hanno pensato, fattucchieri di cui questi salmi combatterebbero i malefici. Questi poemi non sono, come si sosteneva da qualcuno, l'espressione al singolare dell' "io" collettivo. Non possono nemmeno, come si è proposto recentemente, essere messi tutti sulla bocca del re che parla in nome del popolo. Queste preghiere sono troppo individuali nel tono, e, insieme, troppo prive di allusioni alla persona e alla condizione particolare del re, perché teorie del genere siano verosimili. È forse vero che parecchie sono state adattate e utilizzate come lamenti nazionali, così 22[21]; 28[27]; 59[58]; 69[68]; 71[70]; 102[101]; vero anche che ci sono salmi regali, di cui riparleremo; vero infine che queste preghiere con il tempo sono entrate tutte nell'uso della comunità (ciò significa la loro inclusione nel salterio); ma rimane che esse sono state composte per individui determinati, o da individui determinati, in un bisogno particolare. Esse sono grida dell'anima, espressione di una fede personale. Difatti non sono mai semplici lamenti sui mali della vita: sono invocazioni fiduciose a Dio che può aiutare nelle difficoltà.
I ringraziamenti
Si è visto che le suppliche potevano concludersi con un ringraziamento a Dio che esaudisce la preghiera. Questo ringraziamento può diventare la parte essenziale del poema nei salmi di ringraziamento che sono del resto poco numerosi (18[17]; 21[20]; 30[29]; 33[32]; 34[33]; 40[39]; 65[64]-68[67]; 92[91]; 116[114-115]; 118[117]; 124[123]; 129[128]; 138[137]; 144[143]). Sono collettivi o individuali. Il popolo ringrazia per la liberazione da un pericolo, per l'abbondanza dei raccolti, per i benefici concessi al re. In certi casi il salmista, dopo il richiamo dei mali sopportati e della preghiera esaudita, esprime sentimenti di riconoscenza ed esorta i fedeli a lodare insieme Dio. Questa ultima parte è spesso l'occasione per introdurre temi didattici. La struttura letteraria dei salmi di ringraziamento è vicina a quella degli inni.
Salmi regali
C'è disseminato nel salterio e appartenente a generi diversi, un certo numero di canti "regali". Ci sono oracoli in favore del re (2 e 110[109]), preghiere per il re (20[19]; 61[60]; 72[71]), un ringraziamento per il re (21[20]), preghiere del re (18[17]; 28[27]; 63[62]; 101[100]), un canto regale di processione (132[131]), un inno regale (144[143]), perfino un epitalamio per un matrimonio principesco (45[44]). Sono poemi antichi, che datano dall'epoca monarchica e riflettono il linguaggio e il cerimoniale della corte. Nella loro composizione originale, sembra che parlino di un re della loro epoca. I salmi 2; 72[71]; 110[109] possono essere stati salmi di intronizzazione. Il re è detto figlio adottivo di Dio; il suo regno sarà senza fine; la sua potenza si estenderà fino all'estremità della terra; farà trionfare la potenza e la giustizia; sarà il salvatore del suo popolo. Simili espressioni possono sembrare esagerate, ma non oltrepassano ciò che i popoli vicini dicevano del loro sovrano e ciò che Israele sperava del suo.
In Israele, però, il re riceve l'unzione che fa di lui il vassallo di JHWH, il suo rappresentante sulla terra. Egli è l'unto di JHWH, in ebraico il "Messia"; e questo rapporto religioso, contratto con Dio, specifica la concezione israelita della regalità e la differenzia da quelle attestate in Egitto o in Mesopotamia, nonostante l'uso di una fraseologia comune. Il "messianismo regale", che inizia con la profezia di Natan (2Sam 7), viene ripreso e sviluppato dai salmi 89[88] e 132[131] e più ancora in 2; 72[71]; 110[109]. Questi salmi alimentavano la speranza del popolo nelle promesse che Dio aveva fatte alla dinastia di Davide. Se si definisce il messianismo come l'attesa di un re futuro, di un ultimo re che potrebbe apportare la salvezza definitiva e instaurare il regno di Dio sulla terra, nessuno di questi salmi sarebbe propriamente "messianico". Ma alcuni di questi antichi canti regali continuano ad essere utilizzati anche dopo la caduta della monarchia e, venendo incorporati nel salterio, forse con ritocchi o aggiunte, hanno nutrito l'attesa di un Messia individuale, discendente di Davide. Questa speranza era viva tra i giudei alla vigilia della venuta di Cristo; i cristiani poi ne hanno visto la realizzazione in Gesù di Nazareth, detto appunto il Cristo, che in greco significa unto, come messia in ebraico.
Il salmo 110[109] sarà il testo del salterio più spesso citato nel Nuovo Testamento. Anche il canto nuziale del Salmo 45[44] vuol esprimere l'unione del Messia con il nuovo Israele, nella linea delle allegorie matrimoniali dei profeti, ed è applicato al Cristo da Eb 1,8. Nella stessa prospettiva, il Nuovo Testamento e la tradizione cristiana applicano al Cristo altri salmi che non erano regali ma anticipavano in qualche modo lo stato e i sentimenti del Messia, il giusto per eccellenza; così 16[15] e 22[21], e certi passi di numerosi salmi, in particolare di 8; 35[34]; 40[39]; 41[40]; 68[67]; 69[68]; 97[96]; 102[101]; 118[117]; 119[118]. Ugualmente, i salmi del regno di JHWH sono stati messi in rapporto con il regno di Cristo. Anche se queste applicazioni oltrepassano il senso letterale, restano legittime perché tutte le speranze che animano il salterio sono realizzate pienamente solo dalla venuta sulla terra del Figlio di Dio.
Generi aberranti e mescolanza di generi
La frontiera tra i generi precedentemente descritti è imprecisa e accade spesso che essi si mescolino. Ci sono, per esempio, lamenti che succedono a una preghiera di fiducia (27[26]; 31[30]) o che sono seguiti da un canto di ringraziamento (28[27]; 57[56]). Il Salmo 89[88] comincia come un inno, continua con un oracolo e termina con un lamento. Il Salmo 119[118] è un inno alla legge, ma è anche un lamento individuale ed espone una dottrina sapienziale. Molti elementi, in sé estranei alla lirica, si sono quindi introdotti nel salterio. Si è fatto allusione ai temi sapienziali e si era già detto che si incontrano in certi salmi di ringraziamento. Possono prendere talvolta tanto spazio che si parla, assai impropriamente, di salmi didattici. Di fatto 1; 112[111] e 127[126] sono semplici composizioni sapienziali. Ma altri salmi ritengono anche certi caratteri del genere lirico: 25[24] si collega ai lamenti; 32[31]; 37[36]; 73[72] ai ringraziamenti, ecc.
Altri salmi hanno accolto oracoli o non sono che oracoli sviluppati, così 2; 50[49]; 75[74]; 81[80]; 82[81]; 85[84]; 95[94]; 110[109]. Sono stati spiegati recentemente come veri oracoli pronunciati dai sacerdoti o dai profeti durante le cerimonie del tempio. Un'altra opinione continua a vederci solo l'uso dello stile profetico, senza legame reale con il culto. La questione è dibattuta, ma bisogna riconoscere, da una parte, che i rapporti tra salterio e letteratura profetica superano il tema degli oracoli e si estendono a numerosi altri temi come le teofanie, le immagini del calice, del fuoco, del crogiuolo, ecc., e, dall'altra parte, che legami innegabili riferiscono il salterio al culto del tempio. Ma ritorneremo sull'argomento.
I salmi e il culto
Salterio è la raccolta dei canti religiosi di Israele. Sappiamo, d'altra parte, che cantori figuravano tra il personale del tempio e, sebbene essi siano esplicitamente menzionati solo dopo l'esilio, è certo che sono esistiti dall'inizio. Si celebravano le feste di JHWH con danze e cori (Gdc 21,19-21; 2Sam 6,5.16). Secondo Am 5,23, i sacrifici erano accompagnati da canti e, poiché il palazzo reale aveva i suoi cantori sotto Davide (2Sam 19,36) e sotto Ezechia, secondo gli annali di Sennàcherib, anche il tempio di Salomone dovette avere i suoi come tutti grandi santuari orientali. Infatti, salmi sono attribuiti ad Asaf, ai figli di Core, a Heman e a Etan (o Jedutun), che sono tutti cantori del tempio preesilico secondo le Cronache. La tradizione, che attribuisce a Davide molti salmi, fa risalire a lui anche l'organizzazione del culto, compresi i cantori (1Cr 25), concordano in questo con i testi antichi, nei quali appunto si parla di Davide che danza e canta davanti a JHWH (2Sam 6,5.16).
Molti salmi portano indicazioni musicali o liturgiche. Certi si riferiscono a riti che vengono come accompagnati nel loro svolgimento (20[19]; 26[25]; 27[26]; 66[65]; 81[80]; 107[106]; 116[114-115]; 134[133]; 135[134]). Questi e altri (48[47]; 65[64]; 95[94]; 96[95]; 118[117]) erano evidentemente recitati nel recinto del tempio. I "Cantici delle ascensioni" (120[119]-134[133] e anche 84[83]) erano canti di pellegrinaggio al santuario. Questi esempi, scelti tra i più chiari, bastano a mostrare che numerosi salmi, perfino salmi individuali, sono stati composti per il servizio del tempio. Altri, se non avevano principalmente questa destinazione, vi sono stati almeno adattati, per esempio con l'aggiunta di benedizioni (125[124]; 128[127]; 129[128]).
Il rapporto dei salmi con il culto e il carattere liturgico del salterio preso nel suo insieme sono innegabili. Ma ci mancano generalmente le informazioni per determinare la cerimonia o la festa nel corso delle quali tali salmi erano utilizzati. Il titolo ebraico di 92[91] lo destina al giorno del sabato; i titoli greci di 24[23]; 48[47]; 93[92]; 94[93] li ripartiscono in altri giorni della settimana. Il Salmo 30[29] serviva alla festa della dedicazione, secondo l'ebraico, e il 29[28] era cantato alla festa delle capanne, secondo il greco. Queste indicazioni non sono forse primitive ma, come le determinazioni molto dettagliate che furono fatte nell'epoca giudaica, testimoniano che il salterio fu il libro di canto del tempio e delle sinagoghe, prima di diventarlo della chiesa cristiana.
Autori e data
I titoli attribuiscono 73 salmi a Davide, 12 ad Asaf, 11 ai figli di Core e salmi isolati a Heman, Etan (o Jedutun), Mosè e Salomone; 35 salmi sono senza attribuzione. I titoli della versione greca non coincidono sempre con l'ebraico e attribuiscono 82 salmi a Davide. La versione siriana si diversifica ancora di più.
Questi titoli non volevano forse, all'origine, designare gli autori di tali salmi. La formula ebraica usata stabilisce solo una certa relazione del salmo con il personaggio nominato, sia a causa della convenienza del tema sia perché il salmo apparteneva a una raccolta messa sotto il suo nome. I salmi "ai figli di Core" appartenevano al repertorio di questa famiglia di cantori, come i numerosi salmi "al maestro del coro" (4; 5; 6; 8; ecc.) erano brani che venivano eseguiti dal coro del tempio. C'era una raccolta di Asaf e una raccolta davidica. Ma si giunse molto presto a vedere, in queste etichette di provenienza, delle indicazioni sull'autore, e certi salmi "a Davide" ricevettero un sottotitolo che precisava le circostanze della vita del re in cui il poema fu composto (3; 7; 18[17]; 34[33]; 51[50]; 52[51]; 54[53]; ecc.). Finalmente, la tradizione ha visto in Davide non solo l'autore di tutti i salmi che portano il suo nome, ma dell'intero salterio.
Queste interpretazioni abusive non devono far dimenticare la testimonianza importante e antica, contenuta nei titoli dei salmi. È ragionevole ammettere che le raccolte di Asaf e dei figli di Core siano state composte da cantori del tempio. Ugualmente, la raccolta davidica deve, in qualche modo, riferirsi al re Davide. Considerando ciò che i libri storici ci dicono del suo talento di musicista (1Sam 16,16-18; cf. Am 6,5) e di poeta (2Sam 1,19-27; 3,33-34), del suo gusto per il culto (2Sam 6,5.15-16), si riconoscerà che ci devono essere nel salterio testi che hanno Davide per autore. Infatti, il Salmo 18[17] riproduce in un'altra recensione un poema attribuito a Davide da 2Sam 22. Non tutti i salmi della raccolta davidica forse sono suoi, ma questa raccolta ha potuto formarsi solo a partire da un nucleo autentico. Tuttavia è difficile precisare ulteriormente. Si è visto che i titoli dati dall'ebraico non erano determinanti e gli scrittori del Nuovo Testamento, citando questo o quel salmo sotto il nome di Davide, si conformano all'opinione del loro tempo. Queste testimonianze, però, non devono essere rigettate senza ragione seria e bisognerà sempre riservare a Davide, "cantore dei cantici di Israele" (2Sam 23,1), un ruolo essenziale alle origini della lirica religiosa del popolo eletto.
L'impulso dato da lui è continuato e il salterio riassume parecchi secoli di attività poetica. Dopo che la critica aveva posto la composizione della maggior parte dei salmi dopo l'esilio e anche oltre, si ritorna ora a considerazioni più sagge. Sembra infatti che molti salmi risalgano all'epoca monarchica, in particolare i salmi "regali"; ma il loro contenuto è troppo generico perché si possa fare più che qualche ipotesi sulla loro data precisa. Invece, i salmi del regno di JHWH, carichi di reminiscenze di altri salmi e della seconda parte di Isaia, sono stati composti durante l'esilio; così anche i salmi che, come il 137[136], parlano della rovina di Gerusalemme e delle deportazioni. Il ritorno è cantato in 126[125]. Il periodo che seguì sembra sia stato fecondo di composizioni di salmi: è il momento in cui il culto si sviluppa nel tempio restaurato, in cui i cantori crescono in dignità e sono messi sullo stesso piano dei leviti, in cui ugualmente i saggi adottano il genere dei salmi per diffondere il loro insegnamento, come farà Ben Sira. Bisogna discendere più in basso dell'epoca persiana e riconoscere dei salmi maccabei? La questione si pone soprattutto per 44[43]; 74[73]; 79[78]; 83[82]; ma gli argomenti proposti non bastano per rendere verosimile una data così bassa.
La formazione del salterio
Il salterio che noi possediamo è il termine di questa lunga attività. Esistettero dapprima raccolte parziali. Il Salmo 72[71] (che il titolo peraltro attribuisce a Salomone) termina con la nota: Fine delle preghiere di Davide, sebbene ci siano salmi non davidici prima di esso e altri salmi davidici dopo di esso. Di fatto ci sono due primi gruppi davidici, 3-41[40] e 51[50]-72[71], attribuiti individualmente a Davide, salvo l'ultimo (Salomone) e quattro salmi anonimi. Altre raccolte analoghe sono dovute esistere dapprima a parte: il salterio di Asaf (50[49] e 73[72]-83[82]), quello dei figli di Core (42[41]-49[48] e 84[83]; 85[84]; 87[86]; 88[87]), quello delle ascensioni (120[119]-134[133]), quello dello Hallel (105[104]-107[106]; 111[110]-118[117]; 135[134]; 136[135]; 146[145]-150). La coesistenza di più raccolte èta dai salmi che si ripetono, quasi senza varianti, così 14[13] e 53[52]; 40[39],14-18 e 70[69]; 57[56],8-12 più 60[59],7-14 e 108[107].
Il lavoro dei redattori risulta anche dall'uso dei nomi divini: "JHWH" (Signore) è usato in maniera quasi esclusiva in 1-41[40] (primo gruppo davidico); "Elohim" (Dio) lo sostituisce in 42[41]-89[88] (che comprendono il secondo gruppo davidico, una parte dei salmi dei figli di Core, il salterio di Asaf); tutto il seguito è "JHWHista", a eccezione di 108[107] che combina i due salmi "elohisti" 57[56] e 60[59]. Questo secondo insieme "JHWHista", in cui molti salmi sono anonimi, in cui abbondano le ripetizioni e reminiscenze della letteratura anteriore, deve essere il più recente del salterio; ciò tuttavia non pregiudica la data di ogni salmo in particolare.
Finalmente il salterio fu diviso, forse a imitazione del Pentateuco, in cinque libri che furono separati da brevi dossologie: 41[40],14; 72[71],18-20; 89[88],52; 106[105],48. Il salmo 150 serve da lunga dossologia finale, mentre il salmo 1 è come una prefazione dell'intera raccolta.
Questa forma canonica del salterio s'impose definitivamente molto tardi ed ebbe forme concorrenti. Il salterio greco conta 151 salmi; l'antica versione siriaca ne conta 155. Le scoperte del mar Morto hanno restituito l'originale ebraico del salmo 151 greco (in realtà si tratta di due salmi combinati insieme) e i due ultimi salmi della raccolta siriaca; ci han pure fatto conoscere tre nuove composizioni poetiche, inserite nei manoscritti del salterio, nel quale poi i salmi non sempre si susseguono secondo l'ordine canonico. In conclusione, il salterio è rimasto una raccolta "aperta" fino all'inizio della nostra èra, per lo meno in alcuni ambienti.
Valore spirituale
Bastano poche parole, tanto la ricchezza religiosa dei salmi è evidente. Sono stati le preghiere dell'Antico Testamento, in cui Dio stesso ha ispirato i sentimenti che i suoi figli devono avere nei suoi riguardi e le parole di cui devono servirsi rivolgendosi a lui. Sono stati recitati da nostro Signore e dalla Vergine, dagli apostoli e dai primi martiri. La chiesa cristiana ne ha fatto, senza modifiche, la sua preghiera ufficiale. Senza modifiche: queste grida di lode, di supplica o di ringraziamento, anche se strappate ai salmisti in circostanze tipiche della loro epoca e della loro esperienza personale, hanno una risonanza universale, poiché esprimono l'atteggiamento che ogni uomo deve avere di fronte a Dio. Senza modificarne le parole, ma con un considerevole arricchimento del senso, nella nuova alleanza, il fedele loda e ringrazia Dio che gli ha rivelato il segreto della sua vita intima, che l'ha riscattato con il sangue del suo Figlio, che gli ha infuso il suo Spirito, e, nella recita liturgica, ogni salmo termina con la dossologia trinitaria del Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Le suppliche antiche diventano più ardenti dopo che la cena, la croce e la risurrezione hanno insegnato all'uomo l'amore infinito di Dio, l'universalità e la gravità del peccato, la gloria promessa ai giusti. Le speranze cantate dai salmisti si realizzano; il Messia è venuto; egli regna in Israele e tutte le nazioni sono chiamate a lodarlo.
| Antico Testamento | |
|---|---|
| Pentateuco (in ebraico Torah, "Legge") | Genesi · Esodo · Levitico · Numeri · Deuteronomio |
| Profeti (in ebraico Nevi'im) | |
| Libri sapienziali (in ebraico Ketuvim, "Scritti") | Libro dei Salmi
· Proverbi
· Giobbe
· |
| Deuterocanonici | Tobia · Giuditta* · I Maccabei* · II Maccabei* · Sapienza*** · Siracide*** o Ecclesiastico · Baruc** · Lettera di Geremia** o Baruc cap. 6 · Aggiunte a Daniele · Aggiunte a Ester |
| Altri canoni | Ortodossi: |
Nota: * tradizionalmente contato tra i Libri storici - ** tra i Libri profetici - *** tra i Libri sapienziali | |
- ↑ Dal greco psaltêrion. Salterio è propriamente lo strumento a corde che accompagnava i canti, i salmi. Il termine ha oggi anche un'accezione specificamente liturgica: nella Liturgia delle Ore di Rito Romano indica il ciclo di quattro settimane in cui sono ripartiti i 150 Salmi per la recita nelle varie Ore del giorno.
- ↑ Il nome si addice esattamente solo a un certo numero di Salmi.
- Testo integrale secondo la versione CEI 2008
- Testo integrale secondo la versione Interconfessionale in lingua corrente
Suggerimenti
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