Libro di Giuditta

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Disambig-dark.svg
Nota di disambigua - Se stai cercando l'omonima protagonista del libro, vedi Giuditta.
Libro di Giuditta
Andrea Mantegna Giuditta.jpg
Andrea Mantegna, Giuditta con la testa di Oloferne (1490 ca.); Washington, National Gallery of Art
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale ebraico
Traduzione
Ambito culturale
Autore Anonimo
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica Terra Santa
Ambientazione Storica VI secolo a.C.

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Il Libro di Giuditta è uno dei libri storici della Bibbia. È incluso nella versione dei Settanta e nell'Antico Testamento Cattolico e Ortodosso della Bibbia, ma è escluso dalla Bibbia ebraica e da quella Protestante.

In esso sono evidenti numerosi anacronismi storici, per cui il testo sembra corrispondere più alla novella edificante che a una vera e propria storia, potendo quindi essere paragonato ad una parabola o forse al primo romanzo storico. Ciononostante, è possibile che le imprecisioni derivino da una tarda messa per iscritto di una storia molto più antica, quando ormai i riferimenti esatti erano venuti a mancare.

La storia

La storia è ambientata cronologicamente durante il regno di Nabucodonosor, qui presentato come re assiro, in realtà babilonese, di cui narra la guerra contro i Medi.

Conclusa vittoriosamente la prima campagna, il "Grande re" affidò al suo generale Oloferne la campagna d'occidente, durante la quale questi incontrò il popolo di Israele. Un capo cananeo lo avvertì che quello era un popolo invincibile, che non peccava contro il suo Dio, e per tutta risposta egli lo consegnò agli israeliti, che lo ricoverarono e si prepararono alla guerra con l'Assiria.

Assediati, ridotti allo stremo per fame e sete, dopo 36 giorni gli israeliti avrebbero voluto arrendersi, e il loro capo, Ozia, a fatica riuscì a convincerli ad aspettare ancora 5 giorni.

Qui entra in scena Giuditta, ricca vedova, bella, giovane e di indiscussa virtù.

Era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti delle vedove. Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio.

Alla notizia dell'intenzione di resa, Giuditta convoca gli anziani, rimprovera loro la scarsa fede, ne ottiene la fiducia e, invocata per sé la protezione di Dio, si veste in gran pompa e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire i suoi.

Condotta alla presenza del generale viene assai ben accolta, e gli fa credere di poter avere la rivelazione dei [peccato|peccati]] del suo popolo a causa dei quali Dio lo darà in mano al nemico, permettendogli di giungere vittorioso fino alla conquista di Gerusalemme. Oloferne accetta entusiasta l'offerta e la lascia pregare ogni notte il suo Dio per avere la promessa rivelazione. Dopo tre giorni la invita al suo banchetto, credendo di poterla anche possedere. Ma quando viene lasciato solo con la donna è perdutamente ubriaco. Fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo:

« Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi. »
(Giuditta 13,4-5)
Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e chiese la forza al Signore. Lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa; ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt'e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città. Gli israeliti da assediati si trasformarono in attaccanti e conquistarono e saccheggiarono il campo degli Assiri.

Giuditta ricavò dal suo atto eroico grandi onori e anche ricchezze, levò un salmo di ringraziamento a Dio, e visse fino a 105 anni, libera e assai rispettata dalla sua gente, rifiutando ogni proposta di nuove nozze.

Significati

La storia di Giuditta, trattata con grande ampiezza nella Bibbia cristiana e sicuramente edificante, sia sul piano patriottico che su quello della virtù femminile, ha avuto grande successo come fonte di ispirazione letteraria ed iconografica.

Colpisce, nel racconto, l'entrata in scena di questa figura di donna bella, libera e ricca (posizione di per sé inquietante, in una società arcaica), che pungola lo scarso coraggio degli uomini della sua comunità ai quali dovrebbe per tradizione essere soggetta. E non c'è dubbio che l'uccisione di Oloferne evochi anche la vendetta della donna contro il maschio violento e violentatore. Può apparire strano che un racconto che ribadisce che le armi della femmina contro il maschio sono quelle tradizionali - la seduzione e l'inganno - abbi avuto tanta fortuna in una società patriarcale. Forse, la spiegazione è da ricercare nella parola-chiave sembra essere "patriottismo", valore, come indica la parola stessa, tipicamente patriarcale. Il fatto è che da una parte nel racconto si ribadisce che le armi femminili sono proprio quelle, ma dall'altra esse vengono qui utilizzate a beneficio del gruppo (patriarcale) di appartenenza. Ciò consente la promozione di Giuditta al ruolo di eroe - anzi, di eroina.

Iconografia

In questa complessità, oltre che nella bellezza della protagonista, risiede probabilmente la ragione della grande fortuna iconografica della storia, dal Medioevo fino ai giorni nostri.

Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.