Libro di Rut

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Libro di Rut
Julius Schnorr von Carolsfeld- Ruth im Feld des Boaz.jpg
Julius Schnorr von Carolsfeld, Rut nei campi di Booz, (1828)
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale ebraico
Traduzione
Ambito culturale
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione fine V secolo a.C.
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica Terra Santa
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Il libro di Rut è un breve libro dell'Antico Testamento.

Narra una storia in apparenza bucolica e feriale, ma portatrice di un notevole messaggio teologico; la protagonista, straniera, diventa nonna del Re Davide. Ne viene fuori un annuncio dei valori della solidarietà, dell'impegno nei confronti dell'altro, dell'esercizio della giustizia, della capacità di scoprire l'opera di Dio nella vita corrente.

Il libro mostra cosa significa vivere secondo lo spirito oltre che la lettera dell'alleanza: ciò è espresso dalle scelte di Booz, l'uomo giusto che fa più di quello che la legge prescrive, e soprattutto da quelle di Rut, una straniera che aderisce ai valori più autentici del Giudaismo, senza necessariamente convertirsi ad esso.

Il Vangelo secondo Matteo include il nome di Rut nella genealogia di Cristo (1,5).

Il racconto

Il primo capitolo descrive la situazione di Noemi, che da Betlemme si reca con il marito Elimelec e i due figli Maclon e Chilion nella terra di Moab a causa di una carestia. Lì rimane vedova, e i suoi due figli si sposano con donne moabite. Muoiono poi anche i due figli. Avendo poi Noemi ricevuto notizia della fine della carestia, decide di tornare a Betlemme, e lascia perciò libere le nuore di rimanere nel proprio paese. Rut decide però di seguire Noemi. A Betlemme Noemi è irriconoscibile per la sua stessa gente, e ad essi ella riassume brevemente la sua storia dicendo: "Non chiamatemi Noemi, chiamatemi Mara, perché l’Onnipotente mi ha tanto amareggiata!" (v. 20).

A Betlemme Rut spigola nei campi di Booz, parente del marito di Noemi (c. 2), e che può quindi, per un qualcosa di simile alla legge del levirato[1] (cfr. Dt 25,5-10), sposare Rut per dare un figlio al marito defunto (c. 3). Booz accondiscenderà, ma non senza prima offrire questa possibilità a un parente più stretto, in accordo alla legge di Mosè. Da questo matrimonio nasce Obed, che sarà nonno di Davide. Alla nascita del bambino Noemi esulta per aver anch'essa ricevuto un figlio (c. 4).

Un'aggiunta (4,18-22) dà una genealogia di Davide parallela a quella di 1Cr 2,5-15.

Struttura narrativa

Su questo punto non esiste consenso tra gli autori.

La prospettiva di lettura suggerita da molti studiosi suddivide però il libro in quattro scene, che sostanzialmente corrispondono ai quattro capitoli che lo compongono. All'interno di ogni scena si nota un movimento che parte da Betlemme e che lì ritorna, con l'unica eccezione rappresentata dalla genealogia finale[2].

Nelle quattro scene Noemi e Booz non si incontrano mai faccia a faccia, ma sempre e solo grazie alla mediazione di Rut che fa la spola tra loro.

La collocazione nel canone biblico

Una questione preliminare riguarda la collocazione canonica del libro; essa ha delle conseguenze sul modo in cui esso viene letto.

Nella tradizione ebraica

Dagli ebrei invece il libro di Rut è posto nel gruppo degli Scritti o Agiografi. Secondo l'ordine dato ai libri biblici nel Talmud[3] il libro di Rut è al primo posto, seguito dai Salmi[4].

Il testo masoretico - ma non prima del VI secolo[5] - pone questo libro tra i cinque rotoli o Meghillot (ebraico, "rotolo") la cui lettura è legata alle grandi feste. Il rotolo di Rut viene dagli ebrei letto nella festa delle Settimane[6], una festa di pellegrinaggio originariamente collegata alla mietitura del grano e dell'orzo, che in seguito fu storicizzata e connessa alla celebrazione dell'alleanza del Sinai. La relazione tra il rotolo di Rut e la festa delle Settimane è favorita, a livello testuale, da ciò che si legge alla fine del primo capitolo del libro: Noemi e Rut "arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo" (1,22). Essa risulta già dal trattato talmudico Sopherim (14,18); quando, in epoca cristiana, la festa assunse per gli ebrei il carattere di commemorazione del dono della Torah, si disse che la letture dal libro è prescritta in tal giorno per insegnare che la Torah si può ottenere solo per mezzo di sofferenze[7].

Nella tradizione cristiana

Nella tradizione cristiana, concretamente nei LXX, nella Vulgata e nelle traduzioni che ne derivano, il libro è posto tra i libri storici, e più precisamente tra il libro dei Giudici e il primo libro di Samuele, considerandolo quindi un libro storico. Tale collocazione dipende sostanzialmente dall'incipit del racconto: "Al tempo dei giudici" (1,1) e dalla sua conclusione: "Obed generò Iesse e Iesse generò Davide" (4,22).

Da tale collocazione si ricava l'impressione, probabilmente corretta, che il libro di Rut indichi la strada che conduce dall'epoca dei Giudici a quella dei Re, che consenta cioè di passare da un periodo di violenza e di anarchia (cfr. Gdc 17,6; 21,25: "In quel tempo non c'era un re in Israele; ognuno faceva come gli sembrava bene"), alla monarchia che ha in Davide uno dei suoi esponenti di spicco. A conferma di ciò, molti autori fanno notare che nei libri di Samuele non si trova una genealogia di Davide, alla cui mancanza supplirebbe quella che chiude il libro di Rut (4,18-22).

Autore

Riguardo all'autore si può dire che Rut condivide la sorte di tutti gli altri libri dell'Antico Testamento: in passato era prassi comune attribuirli a personaggi autorevoli; così il Pentateuco sarebbe stato scritto da Mosè, e il libro di Rut da Samuele, secondo quanto afferma la tradizione ebraica. Al di là di queste attribuzioni pseudoepigrafe la tradizione non riporta nulla di più preciso.

Da più parti è emersa l'ipotesi che il libro sia stato scritto da una donna, sia per le tematiche affrontate (matrimonio, figli, discendenza, nuore, suocere, vedove, ecc.), sia perché i protagonisti del racconto sono in maggior parte delle donne, sia perché, caso pressoché unico nella Bibbia, il punto di vista a partire dal quale il racconto è costruito è femminile[8]. Altri[9] non condividono quest'ipotesi perché, anche se non si conosce bene l'iter formativo che veniva seguito in Israele, si può però ipotizzare che esso fosse elitario, riservato cioè ai figli di famiglie aristocratiche[10]. Rimane così veramente improbabile che una donna potesse ricevere una formazione di tipo superiore, che la abilitasse ad elaborare un testo come quello del libro di Rut.

Epoca di composizione

Sulla datazione del libro sono state fatte molte proposte che vanno dall'epoca di Davide e Salomone (X secolo a.C.) al III secolo a.C.. Tale incertezza è legata per esempio alla situazione del testo: a livello di lingua ebraica utilizzata, nel rotolo di Rut esistono sia termini arcaici che vocaboli molto recenti, vicini alla lingua aramaica, per cui dal puro studio del vocabolario non si possono trarre conclusioni definitive.

Si ritiene comunemente[9] che il libro sia stato scritto in un'epoca tardiva, nel post-esilio, al tempo di Esdra e Neemia, e che l'autore metta volutamente in bocca ai personaggi ritenuti anziani, cioè Noemi e Booz, un vocabolario arcaico.

Genere letterario e scopo del libro

Queste due questioni sono connesse tra loro, ma senza che esista in proposito un consenso tra gli autori.

A proposito del genere letterario sono state fatte molte proposte:

  • testo storico;
  • "saga poetica popolare";
  • idillio, cioè una storia di pastori senza personaggi negativi;
  • racconto didattico;
  • novella;
  • ecc.

Al di là delle risposte dei vari studiosi, nel libro è molto presente il riferimento ad altri testi biblici, che vengono riletti, citati, attualizzati in senso ampio, ripresi e commentati[11].

Riguardo allo scopo del libro, chi lo considera un testo storico lo considera una sorta di ponte tra l'epoca dei Giudici e quella dei Re, prendendo seriamente in considerazione il fatto che nel libro si trova la genealogia di Davide, che manca invece nel primo libro di Samuele.

Checché ne sia del carattere storico del libro, esso mostra il percorso che consente di uscire da un'epoca negativa, quella dei Giudici, e che introduce a quella del re Davide. Nel testo appare che questo passaggio non avviene automaticamente o in modo magico, ma è favorito dalle scelte che alcune persone fanno, lasciandosi guidare da valori come la solidarietà, la giustizia, la fede in Dio. La nascita del Messia è preparata da persone semplici, non famose, addirittura da poveri, vedove, stranieri, che nella loro quotidianità però incarnano i principi fondamentali della fede ebraica.

Sempre pensando ad un rapporto con Davide, ma in una prospettiva leggermente diversa, alcuni autori hanno ipotizzato che il libro sia stato scritto per giustificare l'ascendenza moabitica del grande re, un dato che non si poteva negare (cfr. 1Sam 22,3-4), ma che era comunque imbarazzante. La storia di Rut, antenata di Davide, nobiliterebbe in qualche modo questa ascendenza, mostrando che non tutti i Moabiti sono terribili come la storia di Israele poteva indurre a ritenere[12].

C'è chi ritiene[9] che Rut sia stato scritto in epoca post-esilica per prendere esplicitamente posizione contro alcune scelte fatte da Esdra e Neemia, tra esse in particolare la norma che imponeva ai giudei di separarsi dalle donne straniere che avevano sposato. In questo clima di chiusura nato dalla paura e anche da un'interpretazione restrittiva di alcuni testi biblici fondamentali (cfr. Nee 13,1-3; anche Esd 9-10; Nee 10,31; 13,23-30), nascerebbe, per reazione, il libro di Rut che, a dispetto delle apparenze idilliache, è in realtà uno scritto sovversivo, all'interno del quale si respira un'aria veramente universalistica.

Temi teologici fondamentali

L'individuazione dei temi teologici fondamentali dipende anch'essa dalla risposta alla questione dello scopo per cui il libro fu scritto.

Tra i temi teologici del libro spicca inoltre sicuramente quello della solidarietà, incarnato soprattutto da Rut e da Booz; i due, pur essendo molto diversi tra loro (uomo/donna, ebreo/moabita, ricco/povera, anziano/giovane), in realtà si assomigliano molto; entrambi sono definiti "persone di valore" (2,1; 3,11); entrambi sono generosi al di là del dovuto, nel caso di Rut nei confronti della suocera Noemi, in quello di Booz nei confronti di entrambe le donne. La solidarietà non è però una via a senso unico, ma comporta sempre una reciprocità:

  • Booz essendo ricco, è in grado di aiutare economicamente le due donne e anche di sposare Rut, accollandosi un onere finanziario che il parente anonimo rifiuta (4,6);
  • lo stesso Booz, del quale in nessun punto del libro si dice che avesse moglie e figli, giunge ad avere un figlio, Obed[13].

È molto interessante poi il modo in cui il libro parla di Dio e della sua provvidenza. Come in altri racconti biblici[14], Dio non compare sulla scena, ma è tuttavia molto presente. Il libro di Rut non contiene miracoli, né apparizioni di angeli, né visioni o sogni; tutto è affrontato a livello umano e i problemi - la fame, la mancanza di discendenti, cioè di futuro - vengono risolti grazie all'intraprendenza di persone che, come Rut, si mettono in gioco per trovare una via d'uscita. Ma, tra le righe, Dio è presente con la sua provvidenza[15]. Il libro parla di cose che avvengono "per caso" (2,3), ma il lettore credente sa che il caso non esiste e sa riconoscere la mano discreta di Dio che si nasconde nelle pieghe della storia.

Un altro tema significativo è quello della trasformazione delle sorti: la situazione apparentemente disperata dell'inizio (carestia, morte, mancanza di figli) viene trasformata alla fine del racconto in cui si parla di un matrimonio che risolve il problema del sostentamento delle due vedove e di un figlio che esprime apertura al futuro. Di nuovo, però, il cambiamento non è automatico, bensì preparato da scelte concrete che, col senno di poi, possiamo definire buone, ma che nel momento in cui sono state prese presentavano una certa dose di rischio.

Nell'ipotesi infine che il libro sia uno scritto sovversivo, se ne può esprimere il messaggio in questi termini: se ci si chiude di fronte all'altro, ritenendolo un nemico, perché straniero, ci si preclude la possibilità di vedere la nascita del Re Davide.

Grande importanza hanno poi i nomi, sia di persona che geografici, che spesso assumono nel libro anche un valore simbolico[16]:

  • Noemi significa "piacevolezza";
  • Maclon (non attestato altrove) e Chilion[17], i nomi dei figli di Noemi morti prematuramente, significano rispettivamente "malattia" e "consunzione";
  • il nome del marito di Noemi, Elimelec, significa "il mio Dio è re", ed è un usuale nome caneneo del periodo precedente la monarchia; non sembra avere una relazione diretta con la vicenda del libro;
  • per Rut si è pensato alla radice rʿh, con assimilazione della consonante mediana, e indicherebbe l'"amica", in riferimento al fatto che ella non abbandona la suocera;
  • Orpa, l'altra nuora di Noemi, che quando questa ritorna a Betlemme rimane con il suo popolo, sarebbe "colei che volge le spalle";
  • il nome di Booz non offre alcuna indicazione nella vocalizzazione ebraica, ma il rendimento greco di esso fa pensare a "in lui la forza", significato che corrisponderebbe alla funzione da lui svolta nella vicenda del libro;
  • Obed significa alla lettera "colui che serve", ed è una probabile abbreviazione di Obadjah o Obadjahu, "Servo del Signore", cioè colui che rende omaggio e venerazione al Signore; il nome ha un significato cultuale, e il titolo onorifico corrispondente viene applicato a varie persone importanti dell'Antico Testamento: Abramo[18], Mosè[19], Giosuè[20], Davide[21], Zorobabele[22], Isaia [23].
Note
  1. Sofia Cavalletti (1991, 740) mette in evidenza che non si può parlare in maniera semplicistica di un'applicazione della legge del levirato, poiché essa contempla unicamente la possibilità che sia un fratello a prendere in moglie la vedova del defunto, mentre Booz è un generico "parente stretto" (2,20). Inoltre la norma matrimoniale si complica, nel libro di Rut, con il dovere (Lev 25,25) che incombe ai parenti di riscattare la proprietà di un congiunto povero che fosse costretto a vendere (3,12; 4,3). Infine il racconto non accenna nemmeno al fatto che Obed venga considerato figli del marito morto di Rut. Sofia Cavalletti spiega che tali discordanze possono "dipendere o dal fatto che si tratti di un costume antico, di cui si è perduta l'esatta nozione, oppure anche dal fatto che la legge deuteronomica ancora non fosse stata chiaramente stabilita".
  2. La genealogia finale è considerata da molti autori un'aggiunta secondaria, mentre altri ritengono che sia parte integrante del libro.
  3. BB 14 b.
  4. Si intende seguire così l'ordine cronologico degli autori a cui i singoli libri sono attribuiti. Sofia Cavalletti (1991) 735.
  5. Sofia Cavalletti (1991) 735.
  6. Francesca Cocchini, L'evoluzione storico-religiosa della festa di Pentecoste, in Rivista Biblica 25 (1977) 297-326.
  7. Midrash zuta 1,1. Cfr. Sofia Cavalletti (1991) 735.
  8. Lo si evince, tra l’altro, dalle numerose forme femminili presenti: verbi, suffissi, aggettivi, ecc. Cfr. Donatella Scaiola (2011).
  9. 9,0 9,1 9,2 Donatella Scaiola (2011).
  10. Di fatto non è nemmeno stata ancora risolta la questione relativa all'esistenza o meno di scuole in Israele, a proposito delle quali esistono prove, ma solo a partire da un'epoca molto recente.
  11. Il fenomeno della rilettura dei testi è un fatto conosciuto dai fedeli tra Antico e Nuovo Testamento, ma in realtà è già presente all'interno dell'Antico, soprattutto nei libri più recenti, che spesso commentano testi e tradizioni più antiche.
  12. Dt 23,4 stabilisce che i Moabiti non possono e non potranno entrare "nella comunità del Signore". Nei versetti che seguono vengono poi elencati i motivi che giustificano tale esclusione, ripercorrendo parte della storia di Israele. Dt 23,4 è continuamente presente nell'orizzonte del libro di Rut, anche se non viene espressamente citato.
  13. La tradizione ebraica menziona invece una precedente moglie di Booz, che sarebbe provvidenzialmente morta nel giorno in cui Rut giunse a Betlemme. Cfr. Cristiano D'Angelo (2004) 181.
  14. Vedi ad esempio nel testo ebraico del Libro di Ester o nelle storie di Giuseppe (Gen 37-50.
  15. Il termine "provvidenza" non esiste in ebraico
  16. Sofia Cavalletti (1991) 737.
  17. Il nome si trova in ugaritico, con desinenza 'an.
  18. Gen 18,3.5; 26,24.
  19. Dt 34,5; Gs 1,1.13.15; 8,31.33; 11,12; 12,6; 13,8; 14,7; 18,7; 22,2.4.5; 2Re 18,12; 2Cr 1,3; 24,6; Bar 1,20; 2,28; Mal 3,22.
  20. Gs 24,29; Gdc 2,6; Dn 9,11.
  21. Sal 18[17],1; 36[35],1; Is 37,35; Ger 33,21.22.26; Ez 34,23.24; 37,24.25.
  22. Ag 2,23.
  23. Is 20,3.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 24 luglio 2012 da Don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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