Discepolo che Gesù amava

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Juan de Juanes, Ultima Cena (1562 ca.), olio su tavola: si nota il discepolo amato accostato al petto di Gesù

Il discepolo che Gesù amava è una figura retorica presente nel Vangelo secondo Giovanni; essa indica, secondo l'ipotesi più probabile, lo stesso Giovanni, visto come modello del discepolo di Gesù.

Occorrenze

L'espressione "discepolo che Gesù amava" compare in vari passi:

Identificazione

Riguardo all'identità reale di questo personaggio si sono fatte una serie di ipotesi; la forte connotazione simbolica della figura fa pensare che nessuna di esse potrà mai assumere un carattere di certezza piena.

L'Apostolo Giovanni

Tradizionalmente il discepolo prediletto è stato identificato dai commentatori con lo stesso autore del quarto vangelo, Giovanni figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo.

Gli indizi che confermano tale ipotesi sono[1]:

  • La partecipazione all'Ultima Cena lo indica come appartenente al grupo dei Dodici.
  • La tradizione sinottica presenta quattro di essi (Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea) come i confidenti di Gesù, e tre di loro furono scelti come testimoni privilegiati di alcuni episodi più significativi della sua vita (Mc 5,37; 9,2; 14,33).
  • Anche negli Atti degli Apostoli Giovanni è più volte associato a Pietro.
  • Nel quarto Vangelo non compare mai il nome di Giovanni[2], mentre il Battista viene designato per ben 23 volte solo con il nome di "Giovanni", senza l'appellativo "Battista" o "battezzatore" usato dai sinottici per distinguerlo dall'omonimo Apostolo.

Vi sono però anche serie difficoltà per l'identificazione di questo discepolo con Giovanni il figlio di Zebedeo:

A queste obiezioni sono state date varie risposte:

  • Zebedeo, il padre di Giovanni, possedeva una piccola impresa di pesca, e disponeva di garzoni (Mc 1,20): non era perciò un poveraccio. Il suo lavoro comportava probabilmente relazioni commerciali con Gerusalemme.
  • Se Salome, madre di Giovanni, era sorella di Maria, la madre di Gesù, forse aveva anche dei parenti che abitavano presso Gerusalemme, come Zaccaria ed Elisabetta (cfr. Lc 1,36.40).
  • Per la redazione del Vangelo e l'adattamento all'ambiente culturale dei suoi lettori si può ammettere la collaborazione di uno o più discepoli particolarmente dotati.
  • Non mancano le allusioni alla Trasfigurazione e all'Agonia (Gv 1,14; 12,23-25); forse l'evangelista non ne parla esplicitamente per non rivelare la sua identità.

Una figura simbolica

Per Alfred Loisy attraverso il nome figurato l'evangelista allude al discepolo "modello".

Rudolf Bultmann ipotizza che il discepolo che Gesù amava simbolizzi la Chiesa ellenistica, mentre Pietro simboleggerebbe quella giudaica della sinagoga.

Jerzy Klüger, a sua volta, ne fa un personaggio fittizio per indicare una funzione, un ruolo che legittimava la tradizione nella comunità giovannea.

Un'altra figura fisica

Altre ipotesi che sono state formulate sono:

Queste ipotesi spiegano meglio la relazione del discepolo prediletto con classe sacerdotale di Gerusalemme e il suo interesse per il ministero di Gesù in Giudea. Rimane però incomprensibile l'anonimato di Lazzaro dappertutto tranne che nei capitoli 11 e 12. Inoltre né lui né Marco facevano parte dei discepoli che seguirono Gesù, e nessuno ha mai attribuito ad essi il quarto Vangelo.

Conclusione

L'identificazione tradizionale con l'Apostolo Giovani rimane quindi la più attendibile.

A sostegno di ciò si può richiamare il fatto il discepolo che Gesù amava risulta essere l'autore del quarto Vangelo (cfr. Gv 19,26.35; 21,20.24). Ora, la tradizione giovannea risulta parallela a quella sinottica, che sembra riflettere la grande predicazione apostolica, impersonata soprattutto da Pietro. Solo una grande personalità poteva conferire alla scuola giovannea tanta autorevolezza per essere accolta dalla Chiesa accanto alla tradizione sinottica, più comune e più largamente condivisa. E nessun altro Apostolo ha tutti i requisiti come Giovanni per corrispondere a questa personalità, essendo stato con Pietro e Giacomo uno dei discepoli più vicini a Gesù[4].

Note
  1. Angelico Poppi, Sinossi dei quattro Vangeli. Introduzione e commento, EMP, Padova 1990, ISBN 8870269698, p. 426.
  2. Solo in Gv 21,2 sono nominati "i figli di Zebedeo".
  3. Al contrario, la cosa è più comprensibile per Paolo, che fu discepolo del rabbino Gamaliele.
  4. Raymond Brown, Giovanni. Commento al Vangelo spirituale, Cittadella, Assisi 1979, I vol., p. CXVI-CXVIII, citato da Angelico Poppi, op. cit., p. 426.
Voci correlate

Suggerimenti



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