Fico

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Fico
Fico in primavera.jpg
Pianta di fico allo spuntare dei germogli
Altro nome {{{altro nome}}}
Tipologia Pianta
Etimologia
Origini
Caratteristiche
Significato Fertilità, benessere, salvezza e lussuria; albero della conoscenza del bene e del male
Personaggi biblici
Persone cristiane
Persone storiche
Personaggi letterari
Simboli
correlati
Fonti bibliche e cristiane
Fonti storiche e letterarie
Episodi biblici e cristiani Parabola del fico sterile
Episodi storici e letterari
Virgolette aperte.png
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Virgolette chiuse.png

Il fico è un albero conosciuto nel mondo biblico, e rinomato per la dolcezza dei suoi frutti. simboleggia spesso il popolo d'Israele, e l'eventuale sterilità richiama l'infedeltà del popolo nei confronti di YHWH.

Caratteristiche

Il fico è un albero dal tronco robusto, con corteccia liscia grigiastra, che può raggiungere anche otto metri di altezza; resiste alla siccità, ma è molto sensibile alle basse temperature e alla grandine.

L'albero inizia a produrre frutti maturi intorno al quinto anno dal suo impianto, raggiungendo poi la massima produzione (40-60 kilogrammi circa) dai 30 ai 40 anni in poi.

Il fico domestico produce due tipi di frutti: i primaticci, che si formano in autunno e che maturano nella tarda primavera dell'anno successivo, mentre i fichi veri si raccolgono a fine estate dello stesso anno (cfr. Template:Ger). In primavera è tra i primi alberi a fruttificare, anticipando le stesse foglie, che appaiono in prossimità dell'estate (cfr. Mt 24,32): è infatti dai rami che spuntano i primi frutti, producendone poi senza interruzione. Mentre per la maggior parte degli alberi da frutto la raccolta avviene in una sola volta, nel caso del fico si raccolgono gradualmente, un po' alla volta, man mano che crescono e che maturano.

Nell'Antico Testamento

Originario dell'Asia, il fico fu introdotto nell'area mediterranea in tempi remotissimi. Fin dai tempi antichissimi i fichi erano destinati sia per il consumo fresco, sia come prodotto essiccato (1Sam 25,18; 30,12; Gdt 10,5). Il fico essiccato era specialmente apprezzato da chi, dovendo affrontare lunghi viaggi per mare e per deserti, necessitava di vitamine e zuccheri che non andassero a male e che si conservassero; pertanto non mancavano mai nelle stive delle navi fenicie, come più tardi in quelle romane. In Israele era piantato in prossimità di vitigni e oliveti, con i quali costituiva il classico panorama agreste.

Il fico era conosciuto e apprezzato nell'antichità anche come rimedio farmacologico contro vari malanni: la cosiddetta ficina è una sostanza estratta dalle sue foglie, ed è usata ancora oggi per scopi farmaceutici, ad esempio effettuando l'impiastro di fichi, ben attestato anche nella Bibbia, come rimedio lenitivo contro le infiammazioni. Il Secondo libro dei Re ricorda, a questo proposito, la vicenda della malattia mortale che aveva colpito il re Ezechia: Isaia gli suggerisce "impiastro di fichi, applicato sull'ulcera", il che gli consegue la guarigione (2Re 20,7; Is 38,21)

Nell'Eden

Fichi quasi maturi

Il testo biblico sembra ignorare quale fosse l'albero da cui Eva prese il frutto proibito; la tradizione tardo-giudaica identifica nel fico l'albero dal quale mangiarono i progenitori[1]. Nell'apocrifa Vita di Adamo ed Eva si legge che, al mangiare i primogenitori dell'albero della conoscenza del bene e del male tutti gli alberi, tranne il fico, erano così indignati da impedire che le loro foglie coprissero la loro nudità, quasi non volessero, "coprendoli", essere complici delle loro colpe. Eva, racconta l'Apocrifo, si mise a ispezionare tutti gli alberi, uno per uno, per trovarne uno le cui foglie potessero coprirla:

« Mi misi a cercare nella mia zona del giardino qualche foglia, per coprire la mia vergogna, ma sugli alberi del Paradiso non ne trovai. Infatti non appena avevo mangiato, le foglie erano cadute da tutti gli alberi della mia zona, ad eccezione dell'albero del fico. Raccolsi allora le sue foglie e me ne feci una fascia. Ed era proprio l'albero del quale avevo assaggiato i frutti. »

Ma per quale motivo la Bibbia non indica chiaramente il nome dell'albero? Secondo Rashi è perché "il Signore non vuole umiliare nessuno delle sue creature; altrimenti gli uomini lo coprirebbero di vergogna e lo considererebbero oggetto di maledizione".

L'espressione "foglie di fico" (Gen 3,7) corrisponde, nella ghematria, al numero 561, lo stesso numero della parola ha-tiqûn, "il rimedio". In altre parole, il fico (numero 561), di cui si erano cibati e che aveva causato la rovina della prima coppia, apportò loro anche il rimedio (numero 561). Le "foglie di fico" divengono quindi veicoli di conversione, rimedio, seppur precario, contro una nudità totale. Come sappiamo dal racconto biblico, quale conseguenza della disobbedienza, Adamo ed Eva dovettero lasciare il recinto paradisiaco, scacciati per sempre dall'Eden. La sanzione divina non è l'ultima parola: è YHWH stesso a fornire aiuto ai progenitori, dando a essi una protezione che consenta loro di sostenere la propria debolezza: invece del riparo o "rimedio" (le foglie di fico), YHWH "fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì" (Gen 3,21) e, nonostante la punizione, la vita continuò ed Eva generò figli.

Simbolo di prosperità

Nella Bibbia l'albero del fico si presta a una specifica valenza simbolica. Al pari dell'olivo e della vite, anche il fico è segno di abbondanza e di serenità. La prosperità del regno di Salomone fu descritta dall'autore biblico usando i simboli della vite, anch'essa segno d'abbondanza, e del fico (1Re 5,5).

Lo "stare sotto il fico" è una tipica immagine agricola, ma diventa per i profeti un'immagine standard, e sarà poi applicata all'era messianica. In un famoso poema escatologico, il profeta Michea contempla Gerusalemme come la capitale di un mondo trasformato dalla Parola di Dio, un mondo di pace per tutte le nazioni, un mondo dove ognuno siede tranquillo "sotto la sua vite e sotto il suo fico" (Mi 4,3; cfr. Zc 3,10).

Veicolo di conversione

I tempi bui e nefasti, segnati dall'infedeltà di Israele a YHWH e alla Torah, sono caratterizzati proprio dall'assenza e dall'estinzione del fico e dei suoi frutti (Ger 8,9.10.13).

Similmente anche Gioele, invitando Israele alla conversione, usa l'immagine del fico spoglio, abbandonato, secco, come simbolo di una prosperità che non è più. Riferendosi alle distruzioni e ai saccheggi operati dall'esercito assiro (Gl 1,7), Gioele vede in ciò il castigo di YWHW che nel giorno della collera umilia il suo popolo ed esige una debita espiazione e la conversione del cuore (cfr. Gl 2,13).

Il fico appare per la prima volta nella Bibbia nel racconto delle origini e del peccato dell'umanità (Gen 3. Tra gli alberi dell'Eden esso è l'unico menzionato per nome: ad Adamo e a Eva, dopo che ebbero mangiato dell'albero di cui il Signore aveva comandato di non mangiare, "si aprirono gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi (Gen 3,7):

« Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture»

Nel Nuovo Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Parabola del fico sterile.

Nel Nuovo Testamento, la parabola del fico sterile, propria dell'evangelista Luca (13,6-9) illustra l'urgenza della conversione. Come già nell'Antico Testamento, anche qui il fico è simbolo di Israele che non corrisponde all'amore del Padre; nell'intreccio del dialogo tra il padrone e il fattore viene annunciata la longanimità e la pazienza di Dio, ma si afferma anche che Israele si trova dinanzi all'ultima possibilità di conversione.

Nei Sinottici abbiamo anche un episodio che da alcuni esegeti viene accostato alla parabola del fico sterile, la maledizione del fico (Mt 21,18-22; Mc 11,12-14.20-25). L'episodio è considerato un gesto profetico: la pianta che si secca è simbolo di Gerusalemme che, non avendo riconosciuto il tempo in cui è stata visitata (cfr. Lc 19,44 è condannata alla sterilità e alla distruzione.

Infine, una tradizione medievale afferma che Giuda Iscariota (Mt 27,5), per la disperazione ed il rimorso di aver venduto Gesù per quaranta denari si impiccò ad un fico.

Note
  1. L'identificazione attuale dell'albero della conoscenza del bene e del male con la mela non ha né fondamento né giustificazione alcuna.
Bibliografia
  • Jean Chevalier et al., Dizionario dei simboli, vol. I, Editore BUR-Rizzoli, Milano 1983, pp. 444 - 446 ISBN 9788830403789
  • James Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'Arte, col. "I Marmi", Editore Longanesi & C., Milano 1983, p. 174 ISBN 9788830403789
  • Lucia Impelluso, La natura e i suoi simboli, col. "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori-Electa, Milano 2003, pp. 180 - 186 ISBN 9788837020408
  • Corinne Morel, Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Editore Giunti, Firenze 2006, p. 361 ISBN 9788809040717
Voci correlate
Collegamenti esterni

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