Riduzione

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Resti e dettaglio della facciata della Chiesa di San Ignacio Miní, riduzione fondata nel 1632 nel territorio dell'attuale Argentina
 
Resti e dettaglio della facciata della Chiesa di San Ignacio Miní, riduzione fondata nel 1632 nel territorio dell'attuale Argentina
Resti e dettaglio della facciata della Chiesa di San Ignacio Miní, riduzione fondata nel 1632 nel territorio dell'attuale Argentina

Le riduzioni (in spagnolo: reducciones) furono esperienze missionarie messe in atto soprattutto tra gli indios dell'America latina tra il XVII e il XVIII secolo.

Si trattò, concretamente, di villaggi nei quali gli indios cristiani, separati dagli immigrati spagnoli, vivevano sotto la tutela dei missionari europei:

« Riduzione proviene dal verbo spagnolo reducir, usato nel senso di "convincere": gli indios, infatti, furono convinti a lasciare una condizione di vita solitaria e nomade per un tipo di vita stanziale e comunitaria, ma pur sempre libera. »
(Emanuele Colombo, Missione guaraní, in Popoli 93, 2008, 50)

Le riduzioni ebbero nelle missioni dei gesuiti nella zona del Paraguay la loro manifestazione storicamente più rilevante sebbene le riduzioni non siano state peculiari solo di questo paese nè solo delle strategie missionarie della Compagnia di Gesù[1].

Storia

Il francescano Luis de Bolaños fu uno degli iniziatori del sistema delle riduzioni negli attuali territori del Paraguay, dell'Argentina e del Brasile. Fu anche l'autore di una delle prime opere in lingua guaraní scritta da un europeo, il Catecismo Breve, per mezzo della quale contribuì all'evangelizzazione degli indios.
Mappa delle riduzioni gesuitiche nel XVII e XVIII secolo

XVI secolo

Già dall'inizio della colonizzazione spagnola in America latina si pensò ad una organizzazione sociale che può essere considerata in riferimento al sistema delle riduzioni. Il primo documento che si riferisce ad un progetto di riduzione sarebbe la seconda Instrucción data a Nicolás de Ovando e firmata ad Alcalá de Henares da Isabella la Cattolica il 20 marzo 1503 e dal re Fernando a Zaragoza il 29 di quello stesso mese[2]. Solo dal 1530, però, il progetto iniziò a prendere forma: se ne parla in una lettera del vescovo Francisco Marroquín a Carlo V del 10 maggio 1537 dove però non si riscontrano riferimenti all'isolamento e all'interdizione rivolta ai coloni e ai meticci[3].

Nella regione de la Plata e del Paraguay i Francescani erano stati i primi a predicare il Vangelo con successo; tra essi Francesco Solano e Luis Bolaños; quest'ultimo aveva anche fondato riduzioni di indios Guarani.

Le riduzioni gesuitiche (XVII e XVIII secolo)

Hernando Arias de Saavedra (1561-1634), più conosciuto come Hernando Suárez de Sanabria o Hernandarias, fu un militare e politico criollo, il primo nato in America ad occupare il posto di governatore di una regione coloniale. Amministratore illuminato, durante il suo mandato si iniziò la pratica delle riduzioni dei gesuiti nella regione del Paraguay, furono restaurate o costruite molte chiese e soprattutto furono decise leggi delle quali tutti, coloni, meticci e nativi, poterono beneficiare.

I Gesuiti, arrivati nel 1585 nel Tucumán e nel 1587 nel Paraguay, al principio lavorarono con scarso successo tra gli indios, sia quelli delle commende sia quelli nomadi. Il preposito generale Claudio Acquaviva prescrisse, constatati gli insuccessi e vista la relazione del visitatore Esteban Páez, di sostituire la pratica delle missioni itineranti con quella di domicili fissi nei quali raccogliere gli indios. Il progetto fu approvato dalla corte spagnola con ordinanze reali di Filippo III del 1606, del 1607 e soprattutto del 1609.

Il governatore del Paraguay, Hernando Arias de Saavedra, affidò ai Gesuiti tre territori da evangelizzare: uno ad ovest di Asunción tra i Guaycuru, un secondo nel Paraná tra i Guarani, il terzo al nord del Paranapané tra i Guayra.

La prima missione fallì. Tra le tribù dei Guarani e dei Guayra, invece, i Gesuiti riuscirono a fondare nel 1610 le prime riduzioni. Tra i Guayara del nord, fino al 1628, furono stabilite undici riduzioni, nove delle quali però tra il 1628 e il 1631 furono distrutte dai cosiddetti Paulisti[4]. In seguito i Gesuiti con dodicimila indios emigrarono verso sud. Qui avevano fondato fin dal 1610 numerose riduzioni presso i Guarani, specialmente tra i fiumi Paraná e Uruguay e dal 1628 fondarono riduzioni pure sull'altra riva dell'Uruguay tra i Tapi. Le riduzioni tra i Tapi furono distrutte tra il 1636 e il 1638 dai Paolisti, costringendo questi indios a ritirarsi verso ovest nelle riduzioni dei Guarani.

Il territorio delle riduzioni gesuitiche del Paraguay ebbe i suoi confini definitivi intorno agli anni '40 del XVII secolo; questi confini rimasero stabili fino all'espulsione dei Gesuiti. La stabilità fu dovuta anche al fatto che dal 1639 a scopo di difesa contro le incursioni dei Paolisti il Re di Spagna permise l'armamento degli indios delle riduzioni.

Al loro apogeo nel 1731 le riduzioni gesuitiche del Paraguay contavano circa centocinquantamila indios cristiani.

Riduzioni simili a quelle del Paraguay furono fondate dai Gesuiti nel corso dei secoli XVII e XVIII presso i Chiquito, Chiriguani e Mojo nella Bolivia, presso i Mayna sul fiume Marañon e presso gli Otomachio sul fiume Orinoco. Nel Brasile pure si trova il sistema della riduzioni introdotto dai Gesuiti, specialmente nel nord del Marañao.

Quando il 1° gennaio 1750 fu firmato il cosiddetto Trattato delle frontiere con il quale la Spagna cedeva al Portogallo una parte del territorio a est del fiume Uruguay nel quale vi si trovavano sette riduzioni abitate da quasi trentamila indios, i gesuiti si opposero alle pretese dei portoghesi e l'esercito delle riduzioni resistette per molti anni. Fu questa vicenda solo una delle prime tappe della lotta contro la Compagnia di Gesù, condotta contemporaneamente in Europa e nelle colonie, e che portò nel 1767 all'espulsione dei Gesuiti da tutte le riduzioni, segnando così, praticamente, la fine di una esperienza di missione e di vita cristiana.

Altri tentativi di riduzioni

Seguendo l'esempio dei Gesuiti, anche i Cappuccini nel XVIII secolo fondarono riduzioni isolate dall'ambiente estraneo tra i fiumi Orinoco e Caroni nel Venezuela. Verso la fine del secolo esistevano nella regione circa trenta riduzioni con quasi venticinquemila indios cristiani.

Il sistema delle riduzioni fu introdotto anche dai Francescani nella California, dove dal 1769 fino al 1823 fondarono fondarono ventuno stazioni con circa trentamila indios cristiani.

Il sistema delle riduzioni fu in certo qual modo riproposto nelle missioni africane nei secoli XIX e XX, non però nella forma strettamente isolazionista delle riduzioni gesuitiche. Così nelle missioni dei Padri dello Spirito Santo, sia nell'Africa occidentale che in quella orientale, furono fondati villaggi cristiani: nell'Africa orientale come difesa contro la schiavitù, in quella occidentale contro il paganesimo e l'influsso dei capi pagani. Simile fu il sistema dei Gesuiti nel Congo e nella Zambesia: nel Congo si stabilirono prima le cosiddette "fermes-chapelles", stazioni missionarie in vicinanza delle dimore degli indigeni come centri di scuole missionarie e di agricoltura con lo scopo di educare la gioventù al lavoro e sottrarre le nascenti comunità cristiane all'influsso e al potere dei capi pagani.; dopo che il governo belga proibì le "fermes-chapelles", le famiglie cristiane si raccolsero di preferenza in villaggi speciali cristiani. Nella missione della Zambesia pure si adoperò il sistema di fondazione di villaggi cristiani.

Con il progresso delle missioni questo sistema già dalla metà del XX secolo fu dappertutto abbandonato a causa delle deficienze e delle difficoltà del sistema stesso; le frequenti divisioni nel seno delle tribù, la mancanza di zelo dei cristiani per la conversione dei pagani e i sospetti più o meno giustificati da parte dei capi e delle autorità coloniali segnarono la fine degli ultimi tentativi di poter evangelizzare attraverso il sistema delle riduzioni.

Caratteristiche

Ricostruzione della riduzione di San Ignacio Minì: 2. abitazioni degli indios, 3. casa del consiglio, 4. cimitero, 5. Chiesa, 8. aule, 9. sala da pranzo, 10. cucina 11. laboratori e magazzini, 14. meridiana.
Ricostruzione della riduzione di San Ignacio Minì: 2. abitazioni degli indios, 3. casa del consiglio, 4. cimitero, 5. Chiesa, 8. aule, 9. sala da pranzo, 10. cucina 11. laboratori e magazzini, 14. meridiana.
 
Schema di una riduzione (da Arnaldo Bruxel, Os trinta povos guaranis. Panorama histórico-institucional, Caxias do Sul 1978, 52): 1. chiesa (A. portico,  B. torre/campanile, C. corridoio, D. sacrestia), 2. casa dei Padri, 3. scuola, 4. e 5. patio, 6. officine, 7. depositi, 8. orto dei Padri, 9. cimitero, 10. "cotiguazú" (una casa dove venivano accolte le donne vedove o in difficoltà), 11. piazza, 12. abitazioni del Consiglio e dei caciques, 13. abitazioni degli indios.
Schema di una riduzione (da Arnaldo Bruxel, Os trinta povos guaranis. Panorama histórico-institucional, Caxias do Sul 1978, 52): 1. chiesa (A. portico, B. torre/campanile, C. corridoio, D. sacrestia), 2. casa dei Padri, 3. scuola, 4. e 5. patio, 6. officine, 7. depositi, 8. orto dei Padri, 9. cimitero, 10. "cotiguazú" (una casa dove venivano accolte le donne vedove o in difficoltà), 11. piazza, 12. abitazioni del Consiglio e dei caciques, 13. abitazioni degli indios.

La grande forza delle riduzioni, in special modo di quelle gesuitiche, fu il loro isolamento e la loro speciale organizzazione.

L'isolamento fu necessario nel tentativo di sottrarre gli indios dalle influenze negative degli stili di vita dei coloni spagnoli e soprattutto per la necessaria tutela degli indios dallo sfruttamento degli encomenderos.

Circa l'organizzazione sociale un aspetto fondamentale fu che la terra era proprietà comune degli indios; la proprietà privata delle famiglie era ridotta al minimo. Il nutrimento, il vestito e l'alloggio erano uguali per tutti.

« In ogni riduzione vi erano le proprietà private e una proprietà pubblica. Le prime (dette aba-mbae cioè proprietà dell'indiano) appartenevano alle singole famiglie, le quali dovevano lavorarle e farle fruttare; potevano accrescerle con la loro diligenza e se le godevano senza che altri avesse diritto di intromettervisi. (...) Oltre a queste singole proprietà, v'era anche una grande estensione di terreno, proporzionata al numero delle famiglie, che costituiva la proprietà pubblica (detta tupa-mbae, proprietà di Dio). Tutti, ad eccezione delle autorità e degli artigiani, dovevano andarvi, per due giorni alla settimana, a prestare la loro opera volontaria, sotto la guida di una persona appositamente incaricata. I prodotti di questa proprietà, portati e conservati nei magazzini comuni, dovevano servire per mantenere quelli che non potevano lavorare, come i vecchi e gli infermi, le vedove e gli impiegati pubblici; per rimediare alla scarsità del raccolto negli anni di carestia, di sterilità, di malattie epidemiche; e finalmente per gli ospiti. »
(Celestino Testore, I martiri gesuiti del Sud-America, Isola del Liri 1934, 32)

La suprema direzione nel temporale e nello spirituale e la giurisdizione erano in mano dei missionari; per l'amministrazione temporale inferiore furono deputati organi scelti dal comune[5]. I prodotti superflui dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame venivano trasportati al mercato nelle città degli spagnoli per fare le provvisioni occorrenti di metalli, sale, ecc., e per poter pagare le contribuzioni, in sé esigue, alla corona:

« Fra il Seicento e il Settecento le missioni del Paraguay sono il complesso agricolo più sviluppato dell'America latina: la raccolta del mais, dell'orzo, del grano e del riso vi si alternava anche quattro volte all'anno. Il cotone veniva coltivato in tre varietà e prodotto secondo una media annua di duemila balle di undici chili e mezzo per ogni riduzione. Il vino dei vigneti paraguaiani era esportato a Buenos Aires e in tutta la zona del Plata, e il tabacco locale, oltre a essere anch'esso esportato in quantità, godeva di stima pari a quello dell'Avana. L'erba mate costituiva la più cospicua fonte di reddito, al punto che - un secolo dopo la cacciata dei gesuiti - dalle zone che erano state soggette al loro controllo se ne esportavano ancora cinque milioni di chili all'anno. Nel 1695, la sola riduzione di Santa Rosa produsse duecentocinquanta quintali di zucchero bianco (...). Tutti questi generi venivano concentrati nei più vasti mercati latino-americani e venduti. Col ricavato, la Compagnia di Gesù pagava la tassa reale e - in ossequio alla regola di non far circolare denaro all'interno delle missioni - investiva l'eccedente dei proventi in attrezzature per incrementare il circuito produttivo. (...) Quanto al bestiame, il censimento parziale del 1768 - un anno dopo che i gesuiti erano stati espulsi per decreto reale - registrò 238.141 fra pecore e capre, 86.394 cavalli, 38.265 muli e 14.975 asini nelle sole riduzioni del Paraguay. »
(Angelo Morino, Nota, in Ludovico Antonio Muratori, Il cristianesimo felice nelle missioni dei padri nella Compagnia di Gesù nel Paraguai, a cura di Paolo Collo, Palermo 1985, 227)

La pianta delle singole riduzioni era uniforme: al centro la piazza principale con la chiesa, la casa dei missionari, la scuola, i laboratori e il magazzino comune. Di là partivano in tutte le direzioni le vie rettilinee e lungo di esse erano costruite le case, di cui ogni famiglia era provvista. La religione dominava la vita pubblica come la privata. Funzioni sacre iniziavano e concludevano la giornata. I giorni festivi erano celebrati con grande solennità, con musica, canti sacri, rappresentazioni sacre e profane[6].

« La vita ruotava intorno alla chiesa, centro di tutto il popolo e punto di arrivo di tutte le strade. Vi erano inoltre una grande piazza, l'ospedale, un ufficio postale, un carcere e una sorta di albergo. La centralità della chiesa non corrispondeva solo all'immagine del villaggio cristiano, ma rimandava anche al luogo sacro attorno al quale tradizionalmente si raccoglievano i nomadi nelle loro soste. (...) Prima dell'arrivo dei missionari essi vivevano di ciò che quotidianamente raccoglievano e, quando il territorio non forniva più cibo a sufficienza, si spostavano altrove; dormivano in grandi capanne, disposte attorno alla pietra sacra della loro divinità, nelle quali potevano essere ospitate fino a cento famiglie. Nei villaggi missionari la chiesa prese il posto della pietra sacra, mentre le capanne conservarono il loro aspetto esteriore: all'interno erano però divise in stanze indipendenti, per favorire e consolidare la famiglia monogama. La nuova tipologia abitativa era così una sintesi delle due culture e rispondeva alle esigenze di entrambe. »
(Emanuele Colombo, Missione guaraní, in Popoli 93 (2008) 50-51)

Interpretazioni dell'esperienza delle riduzioni

Considerate come un impero teocratico e schiavista dagli illuministi[7] o come un'utopia comunista dai marxisti[8] o dai teologi della liberazione, le riduzioni sono interpretate dalla storiografia attuale come il risultato di un lungo processo di evangelizzazione attenta alla inculturazione piuttosto che come l'applicazione di un modello teorico.

Nella storia delle interpretazioni dell'esperienza delle riduzioni, notevole influsso ebbe l'opera di Ludovico Antonio Muratori intitolata Il cristianesimo felice nelle missioni de' padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai, del 1743[9], che descrive l'opera dei gesuiti nel Nuovo Mondo con una visione quasi idilliaca:

« Spettacolo degno degli occhi del Paradiso - e che probabilmente dovrebbe essere di rimprovero a noi vecchi cristiani - è vedere lo stato e la maniera di vivere dei novelli cristiani del Paraguai, per quel che concerne lo spirito e l'anima. Quella gente che nei tempi passati (...) simile alle fiere viveva nei boschi e non pensava ad altro che a compiere vendette e stragi tra loro stessi e soprattutto contro i vicini, ghiotta di carne umana, perduta nell'ubriachezza e nell'impudicizia, andando nuda senza conoscere il rossore e la vergogna; questi lupi, questi orsi, dico, ora sono diventati agnelli mansueti, innocenti colombe, tanto che la loro compostezza, l'amor fraterno, l'illibatezza dei costumi e la devozione, ci sembrano un ritratto della chiesa primitiva. »
(Il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai, Palermo 1985, 112)

Alcune imperfezioni delle riduzioni, come l'esagerata tutela esercitata, spiegabile considerando i tempi e lo stato culturale degli indios, il formalismo religioso esteriore e quello civile, già nel XVIII secolo furono molto esagerate dai nemici dei Gesuiti e poi riprese nel XIX secolo da scrittori protestanti come il Gothein[10] e il Pfotenhauer[11]. Nonostante i difetti, le riduzioni ebbero ottimi risultati nel campo dell'educazione religiosa e morale, sempre posta in prima linea, nel campo della stabilità dei popoli, della colonizzazione e della cultura.

Protagonisti, luoghi e testimonianze

Nelle immagini che seguono sono raccolti alcuni dei protagonisti dell'esperienza delle riduzioni, immagini dei resti di alcune riduzioni e testimonianze artistiche dell'opera missionaria.

Note
  1. Cfr. Hubert Jedin (a cura di), Storia della Chiesa, vol. VI: Riforma e Controriforma. Crisi, consolidamento, diffusione missionaria, XVI-XVIII secolo, Milano 2001, 711-713
  2. Il testo, titolato Instrucción al comendator Nicolás de Ovando, gobernador de las islas y Tierra Firme, sobre el modo y manera de concentrar a la población indígena dispersa en pueblos, si trova anche in Francisco de Solano, Cedulario de Terras. Compilación. Legislación agraria colonial (1497-1820), México 1991², 109-110. Cfr. Isacio Pérez Fernández, El derecho hispano-indiano: dinámica social de su proceso histórico constituyente, Salamanca 2001, 181-182.
  3. Cfr. Magnus Mörner, La corona española y los foráneos en los pueblos de indios de América, Madrid 1999, 43-44.
  4. I Paulisti, chiamati anche "mamaluchi", cioè meticci, provenivano dalla città di San Paolo, fondata nel 1554 dai Gesuiti portoghesi José Anchieta e Manuel da Nobrega proprio come riduzione per l'istruzione e la conversione degli indios. San Paolo presto si affermò come centro propulsore della conquista portoghese verso l'interno del continente e come crogiolo di razze: la popolazione paulista si formò, infatti, fin dall'inizio con un meticciato tra portoghesi, indios e altri gruppi di immigrati europei. Nel XVII secolo i Paulisti erano un popolo forte e numeroso che, pur sottomesso alla Corona di Lisbona, aveva una sua autonomia e dimostravano una potente vitalità espansionistica verso ovest. Alleatisi con gli indios Tupì, nemici tradizionali dei Guaranì, i Paulisti estesero il dominio portoghese con delle spedizioni armate chiamate "bandeiras" (di qui il nome di "bandeirantes" dato ancora oggi ai Paulisti) che avevano due scopi: esplorare il territorio scoprendo eventuali ricchezze minerarie, soprattutto auree, affermando così il possesso dei portoghesi sulle terre scoperte; trovare, in secondo luogo, indios da portare a San Paolo come schiavi. Queste spedizioni fecero indietreggiare a poco a poco, a favore del Portogallo, i confini stabiliti dal Trattato di Tordesillas del 1493 fra i domini spagnoli e portoghesi in America.
  5. Il giudizio storico sulle divisioni di competenze e autorità tra missionari e indios non è uniforme; Emanuele Colombo, ad esempio, scrive:
    « All'interno delle riduzioni il potere politico era esercitato da un consiglio chiamato cabildo, composto dai nobili guaraní, i caciques. I gesuiti, generalmente due per ogni riduzione, avevano un'autorità morale e non giuridica, e si occupavano di aspetti della vita pratica: medicina, architettura, insegnamento. »
    (Emanuele Colombo, Missione guaraní, in Popoli 93(2008)51.)

    Edoardo Spagnuolo, afferma che

    « Se i padri missionari controllavano comunque l'organizzazione generale della vita sociale e religiosa, il governo civile delle riduzioni era regolato da funzionari indigeni, venendo esclusa qualsiasi ingerenza o presenza spagnola, che non fosse rappresentata dalle visite di funzionari regi o vescovi. »
    (Edoardo Spagnuolo, Le Reducciones del Paraguay e la persecuzione degli Indios, Grottaminarda 2010, 5)
  6. Riferendosi alle missioni guaraní scrive Colombo:
    « La musica e il canto ricoprirono un ruolo fondamentale nell'opera educativa delle riduzioni, poiché i guaraní avevano, come disse un gesuita, "una genialità musicale" e una straordinaria capacità di fabbricare e inventare strumenti. Assecondando questa attitudine, i padri insegnarono la musica occidentale, adattandola e arricchendola con le sonorità locali. La musica era lo strumento per "docere et delectare": i testi cantati erano il modo più semplice per far apprendere la dottrina cristiana e la bellezza della melodia era un modo immediato ed efficace per mostrare e comunicare la verità del cristianesimo. »
    (Emanuele Colombo, Missione guaraní, in Popoli 93 (2008) 51.)

    Un esempio dell'adattamento e dell'arricchimento della musica sacra alle sonorità indie fu l'opera di Domenico Zipoli (1688-1726).

  7. « Voltaire (...) faceva dire a Candido: "È cosa ammirevole quel governo. Il reame ha più di trecento leghe di diametro, è diviso in trenta province e Los Padres possiedono tutto e il popolo nulla: capolavoro della ragione e della giustizia. A parer mio questi Padres sono cosa assolutamente divina: lì fanno guerra al re di Spagna e al re di Portogallo e in Europa li confessano; lì uccidono gli spagnoli e a Madrid li mandano in cielo: questo m'incanta". E insinuava che l'Ordine si fosse molto arricchito con le riduzioni, contrapponendo a questa evangelizzazione dettata da interesse e da sottile calcolo politico dei gesuiti quella del tutto disinteressata, pura e santa dei quaccheri a vantaggio degli indigeni del Nord America. Accuse che saranno ribadite anche da Benedetto Croce, che parlerà di preteso comunismo campanelliano. »
    (Alessandro Scurani, Le "riduzioni": una pagina di storia missionaria, in La Civiltà cattolica 138 (1987) 134)
  8. L'opera di Clovis Lugon, La république communiste chrétienne des Guarani, Paris 1949, tradotta in italiano nel 1976 con il titolo La Repubblica Guaranica dei gesuiti (1610-1768), mostrò come lo spirito missionario cristiano avesse generato una costellazione di comunità comuniste, e che dunque l'ideologia marxistica non era l'unica a cui un programma di collettivizzazione integrale dell'economia poteva coerentemente ispirarsi. Padre Giuseppe De Rosa, nella prefazione all'edizione italiana, sostiene che
    « parlare di comunismo o socialismo cristiano come regola di vita delle Reducciones significa imporre schemi culturali del secolo XX ad una realtà totalmente diversa dalla nostra: lo scopo dei Gesuiti non sarebbe stato quello di stabilire un "comunismo cristiano", senza diritto di proprietà, ma di legare i Guarani, cacciatori nomadi, alla terra. (...) solo più tardi si sarebbe posto il problema della proprietà privata. »
    (Giuseppe De Rosa, Prefazione, in Clovis Lugon, La Repubblica Guaranica dei gesuiti (1610-1768), Roma 1976, 9-10)
  9. Cfr. l'elenco delle edizioni e delle traduzioni di questo testo a questo indirizzo; cfr. pure Francesco Guardiani, La modernità dei gesuiti nel Cristianesimo felice del Muratori, 2007: articolo pubblicato online.
  10. Cfr. Eberhard Gothein, Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay, ristampa anastatica, Firenze 1987; la prima edizione in tedesco, titolata Der christlich-sociale Staat der Jesuiten in Paraguay, è del 1883.
  11. Cfr. J. Pfotenhauer, Die Missionen der Jesuiten in Paraguay. Ein Bild aus der älteren römischen Missionsthätigkeit, zugleich eine Antwort auf die Frage nach dem werte römischer Mission, sowie ein Beitrag zur Geschichte Südamerikas, 3 voll., Gütersloh 1891.
Bibliografia
  • Pablo Pastells, Francisco Mateos, Historia de la Compañìa de Jesús en la Provincia del Paraguay, 7 volumi, Madrid 1912-1948
  • Johannes Rommerskirchen, Riduzioni, in Pio Paschini (a cura di), Enciclopedia Cattolica, Ente per l'Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, Città del Vaticano, 12 voll., 1948-1954, vol. X, 1953, c. 893-895
  • Alberto Armani, Città di Dio e città del sole: lo Stato gesuita dei Guaranì (1609-1768), Roma 1977
  • Lodovico Antonio Muratori, Il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai, a cura di Paolo Collo, con una nota di Angelo Morino, Sellerio, Palermo 1985 (si tratta di una riduzione della sola parte I dell'opera del Muratori, uscita a Venezia da Pasquali nel 1743, ma privata delle tre lunghe relazioni del modenese Gaetano Cattaneo che avevano dato a Muratori lo spunto per l'opera, oltre che dell'intera seconda parte uscita nel 1749)
  • Alessandro Scurani, Le "riduzioni": una pagina di storia missionaria, in La Civiltà cattolica 138 (1987) 129-136; un estratto di questo articolo si trova a questa pagina
  • Giuseppe Piras, Martín de Funes S.I. (1560-1611) e gli inizi delle riduzioni dei gesuiti nel Paraguay, Roma 1988
  • Aldo Trento, Il Cristianesimo felice. Riduzioni gesuitiche, Milano 2003
  • Girolamo Imbruglia, Un impero d'età moderna: la Compagnia di Gesù, in Cromohs 10 (2005) 1-9, online
  • Giacomo Costa, Ritorno alle Riduzioni, in Rivista Internazionale di Scienze Sociali 1-2 (2006) 81-101, online
  • Aldo Trento, Il paradiso in Paraguay. La vita quotidiana nelle riduzioni gesuitiche del Paraguay, Milano 2006
  • Emanuele Colombo, Missione guaraní, in Popoli 93 (2008) 50-51
  • Marina Massimi, Il potere e la croce. Colonizzazione e riduzioni dei Gesuiti in Brasile, Milano 2008
  • Gianpaolo Romanato, Gesuiti, guaranì ed emigranti nelle Riduzioni del Paraguay, Ravenna 2008
  • Gianpaolo Romanato, La Repubblica guaraní e l'indipendenza del Paraguay, in Visioni LatinoAmericane 2 (2010) 13-18
  • Edoardo Spagnuolo, Le Reducciones del Paraguay e la persecuzione degli Indios, Grottaminarda 2010
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