San Gaetano di Thiene

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San Gaetano di Thiene, C.R.
Presbitero
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Santo
co-fondatore dei Chierici Regolari Teatini

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Giovanni Battista Tiepolo, San Gaetano di Thiene (1710 - 1736), olio su tela; Rio de Janeiro (Brasile), Museu Nacional de Belas Artes
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Titolo
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preposito generale dell'ordine
Età alla morte 67 anni
Nascita Vicenza
ottobre 1480
Morte Napoli
7 agosto 1547
Sepoltura
Appartenenza
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Professione religiosa Roma, 14 settembre 1524
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Ordinazione presbiterale Roma, 30 settembre 1517 da Francesco Bertoli
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Nomine
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 8 ottobre 1629, da Urbano VIII
Canonizzazione 12 aprile 1671, da Clemente X
Ricorrenza 7 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi Cuore alato, Gesù Bambino fra le braccia, rosario, teschio, giglio
Devozioni particolari Detto santo della Provvidenza.
Patrono di Chierici Regolari Teatini
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 7 agosto, n. 2:
« San Gaetano da Thiene, sacerdote, che a Napoli si dedicò a pie opere di carità, in particolare adoperandosi per i malati incurabili, promosse associazioni per la formazione religiosa dei laici e istituì i Chierici regolari per il rinnovamento della Chiesa, rimettendo ai suoi discepoli il dovere di osservare l'antico stile di vita degli Apostoli. »

San Gaetano di Thiene (Vicenza, ottobre 1480; † Napoli, 7 agosto 1547) è stato un presbitero italiano, cofondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari Teatini; nel 1671 è stato proclamato santo da papa Clemente X, ed è detto il Santo della Provvidenza.

Cenni biografici

Nacque nel 1480 dal conte Gasparo e da Maria da Porto: gli venne imposto il nome di Gaetano in onore di un suo zio, canonico e professore all'Università di Padova, che era nativo di Gaeta. Perse presto il padre (morto nel 1492) e la sua educazione venne curata dalla madre[1].

Studiò diritto all'Università di Padova e il 17 luglio 1504 conseguì la laurea in utroque iure. Nello stesso anno entrò nello stato clericale ricevendo la tonsura da Pietro Dandolo, vescovo di Vicenza: il suo desiderio di divenire sacerdote venne, però, ostacolato dalla madre che, avendo già perso due figli maschi, vedeva in lui la speranza di proseguire la stirpe[1].

Pur iscritto nell'albo degli avvocati, Gaetano non esercitò mai tale professione. Nel 1505 fece erigere la chiesa di Santa Maria Maddalena a Rampazzo, tutt'ora esistente[1].

Nel 1507 si stabilì a Roma, dove prese dimora assieme al futuro cardinale Giovanni Battista Pallavicini, vescovo di Cavaillon, presso la chiesa di San Simone ai Coronari. Ebbe i benefici di Santa Maria di Malo e Santa Maria di Bressanvido. Presso la Curia Romana ricoprì gli incarichi di scrittore delle lettere pontificie e protonotario apostolico ed ebbe un ruolo notevole nel riportare la pace tra la Santa Sede e la Repubblica di Venezia dopo la guerra della Lega di Cambrai: si guadagnò la benevolenza di papa Giulio II, che in un breve si rivolse a Gaetano come a un "...figlio diletto e nostro famigliare"[2].

A Roma Gaetano si ascrisse all'Oratorio del Divino Amore e partecipò attivamente alle riunioni presso la chiesa di Santa Dorotea e presso l'ospedale di San Giacomo degli Incurabili. Ottenuta una particolare dispensa da papa Leone X, tra il 27 e il 29 settembre 1516 ricevette gli ordini minori e il diaconato e il 30 settembre successivo, in occasione della festa di san Girolamo (patrono del suo casato), venne ordinato sacerdote da Francesco Bertoli, vescovo di Milopotamo, nella cappella privata del presule. Gaetano celebrò la sua prima messa solo nell'Epifania del 1517[2].

Gaetano fece ritorno a Vicenza nel 1519: entrò nella compagnia dei Santi Clemente e Girolamo e ristrutturò l'ospedale della Misericordia, che fece aggregare all'ospedale di San Giacomo; trasferitosi a Verona, si aggregò alla compagnia del Santissimo Corpo di Cristo e fondò un nuovo ospedale degli incurabili[3].

Tornò a Roma nel 1527: assieme a Gian Pietro Carafa (il futuro papa Paolo IV), Bonifacio de' Colli e Paolo Consiglieri, suoi compagni all'Oratorio del Divino Amore, decise di formare una nuova fraternità di sacerdoti con il fine di riformare il clero e di restaurare la regola primitiva di vita apostolica; papa Clemente VII, con il breve Exponi nobis (24 giugno 1524) permise loro di prendere i voti e condurre vita fraterna in comunità e il 14 settembre successivo, nella basilica di San Pietro, Gaetano e i suoi compagni fecero la loro professione nelle mani del vescovo di Caserta Giovan Battista Boncianni, delegato papale[4].

Pur non essendo questo il loro proposito, Gaetano e i compagni andarono a costituire un nuovo ordine religioso, il primo degli ordini di chierici regolari sorti durante il periodo della Controriforma: essendo il Carafa vescovo di Chieti (in latino Teate), i membri dell'ordine vennero detti teatini[4].

Gaetano e i suoi ormai dodici compagni subirono la prigionia durante il sacco di Roma: riuscirono a rifugiarsi a Venezia, presso la chiesa di San Nicola dei Tolentini, e il 14 settembre 1527 Gaetano venne eletto preposito generale dell'ordine[3].

Nel 1533, assieme a Giovanni Marinoni, si recò a Napoli per fondarvi una casa dell'ordine: il viceré Pedro de Toledo, nel 1538, concesse loro la basilica di San Paolo Maggiore. A Napoli Gaetano curò la formazione dei sacerdoti impegnati nel locale ospedale degli Incurabili, fu correttore della compagnia dei Bianchi, diresse il monastero delle monache domenicane della Sapienza (fondato da Maria Carafa, sorella di Gian Pietro), guidò Maria Lorenza Longo nella fondazione delle Clarisse, contrastò la diffusione delle dottrine eterodosse introdotte in città da Bernardino Ochino, Pier Martire Vermigli e Juan de Valdés[5].

Tra il 1540 e il 1543 fu preposito della comunità teatina di Venezia, poi tornò a Napoli, dove si spense nel 1547[5].

Culto

Pietro Gagliardi, San Gaetano di Thiene (1882), olio su tela

Le procedure per la beatificazione di Gaetano di Thiene vennero avviate agli inizi del XVII secolo e si conclusero a opera di papa Urbano VIII, che lo elevò all'onore degli altari l'8 ottobre 1629[6].

Venne proclamato santo, previo decreto del 12 novembre 1670, da papa Clemente X il 12 aprile 1671[6]. Nella stessa cerimonia vennero proclamati santi anche Rosa da Lima, Luigi Bertrando, Francesco Borgia e Filippo Benizi.

La sua memoria liturgica è fissata al 7 agosto e nel 1673 la sua festa venne estesa alla Chiesa universale[6].

È invocato come il "Santo della Provvidenza". In occasione del IV centenario della sua nascita papa Pio XII sintetizzò la sua spiritualità definendolo "acceso apostolo del divino Amore e campione insigne dell'umana carità"[5].

È patrono e titolare delle congregazioni delle Povere Figlie di San Gaetano,[7] delle Suore della Provvidenza di San Gaetano da Thiene[8] e della Pia Società di San Gaetano[9].

Iconografia

Non si sono conservati ritratti contemporanei che abbiano tramandato l'effigie di Gaetano: è pervenuta una descrizione sommaria fatta da Erasmo Danese che di lui dice "statura mediocre ... viso tondo, bell'occhi, bocca piena di soavità"[10].

Il santo è solitamente raffigurato con il Gesù Bambino tra le braccia o nell'atto di riceverlo dalle mani di Maria. Gli artisti si sono solitamente ispirati a un episodio riferito da Gaetano in una lettera a Laura Mignani, religiosa agostiniana del monastero di Santa Croce a Brescia: Gaetano racconta che durante il periodo natalizio del 1517, presso l'altare del Presepe nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, venne rapito in estasi e assistette al parto della Vergine[2].

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 F. Andreu, in DIP, vol. IV (1977), col. 1010.
  2. 2,0 2,1 2,2 F. Andreu, in DIP, vol. IV (1977), col. 1011.
  3. 3,0 3,1 F. Andreu, in DIP, vol. IV (1977), col. 1012.
  4. 4,0 4,1 F. Andreu, in DIP, vol. II (1975), coll. 978-989.
  5. 5,0 5,1 5,2 F. Andreu, in DIP, vol. IV (1977), col. 1013.
  6. 6,0 6,1 6,2 F. Andreu, BSS, vol. V (1965), col. 1349.
  7. Ann. Pont. 2007, p. 1700.
  8. Ann. Pont. 2007, p. 1670.
  9. Ann. Pont. 2007, p. 1495.
  10. F. Andreu, La relazione di D. Erasmo Danese su s. Gaetano Thiene, in Regnum Dei, 1 (1945), p. 67.
Bibliografia


Collegamenti esterni

Suggerimenti



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