Papa Urbano VIII

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Urbano VIII
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Papa
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al secolo Vincenzo Maffeo Barberini
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Titolo
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Età alla morte 76 anni
Nascita Firenze
5 aprile 1568
Morte Roma
29 luglio 1644
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
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Ordinazione presbiterale ottobre 1604
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Consacrazione vescovile 28 ottobre 1604
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Creazione
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a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
11 settembre 1606 da Paolo V (vedi)
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Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
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pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
235° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
6 agosto 1623
Consacrazione 29 settembre 1623
Fine del
pontificato
29 luglio 1644
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Gregorio XV
Successore papa Innocenzo X
Extra Immagini
Anni di pontificato
Nomine Vescovi
Cardinali 74 creazioni in 8 concistori
Proclamazioni Beati Santi
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Eventi Giubileo del 1625
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Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it

Papa Urbano VIII, al secolo Vincenzo Maffeo Barberini (Firenze, 5 aprile 1568; † Roma, 29 luglio 1644) è stato il 235° vescovo di Roma e papa italiano in carica dal 1623 alla sua morte, avvenuta nel 1644.

Biografia

Le origini e la carriera ecclesiastica

Ritratto di Urbano VIII.

Maffeo Barberini, nato a Firenze il 5 aprile 1568, era il quinto dei sei figli di un ricco mercante. Studiò presso i gesuiti prima, e presso il Collegio Romano poi. Trasferitosi a Pisa, conseguì la laurea in giurisprudenza, così come era desiderio della famiglia.

A soli venti anni entrò, come avvocato, nell'amministrazione dello Stato Pontificio, ove svolse una lunga e prestigiosa carriera, coronata anche dall'incarico di Nunzio apostolico a Parigi. Dal 1604 al 1608 fu arcivescovo di Nazareth, Canne e Monteverde, con sede a Barletta in Puglia.[1] In questo periodo, all'età di 38 anni (ovvero nel 1606), ricevette la berretta cardinalizia da papa Paolo V, che gli fu imposta addirittura dalle mani di Enrico IV, re di Francia. Due anni più tardi lasciò la sede nazarena e divenne arcivescovo di Spoleto.

Morto lo zio che, da giovane, lo aveva ospitato a Roma, ne ereditò il cospicuo patrimonio, con il quale acquistò un prestigioso palazzo, arredandolo in maniera sfarzosa, in stile rinascimentale.

Il suo atteggiamento neutrale gli fu di aiuto per la sua elezione.

Il conclave

Dopo la morte di papa Gregorio XV (al secolo Alessandro Ludovisi), il collegio cardinalizio, proseguendo l'operato del defunto pontefice, aveva tentato di arginare le ingerenze degli stati cattolici nell'elezione pontificia.

Spagna, Francia e Austria, infatti, a ogni elezione, esercitavano la loro decisiva influenza tramite i rispettivi cardinali presenti in conclave. Contro queste interferenze, Gregorio XV aveva emanato nel 1621 la bolla Aeterni Patris, seguita, l'anno successivo, dalla bolla Decet Romanorum Pontificem, in cui veniva riaffermata la necessità della clausura durante il conclave, l'obbligo dell'elezione a maggioranza dei due terzi del Sacro Collegio, e tutta una serie di atti formali a garanzia degli obblighi citati.

Ma le aspettative di riportare l'elezione papale nell'esclusivo ambito ecclesiastico, per effetto degli atti emanati da papa Gregorio, andarono deluse quando giunse il momento di eleggere il suo successore.

Il Sacro Collegio si riunì in conclave il 19 luglio 1623 e subito cominciarono le schermaglie tra le due fazioni presenti, quella filo-francese e quella filo-spagnola, disattendendo totalmente quanto papa Ludovisi aveva stabilito mediante le due Bolle emanate qualche anno prima. I lavori del conclave erano condizionati, tra l'altro, anche dalle vicende del grande conflitto in corso nell'Europa centrale, che aveva avuto inizio nel 1618 e che è noto come "guerra dei trent'anni".

Il Sacro Collegio era composto di 67 cardinali, ma soltanto 55 presero parte al conclave.

Il conclave era nelle mani della Spagna, che lo gestiva da giorni e giorni attraverso un autentico gioco a eliminazione, fin quando la grande calura estiva, unita a un'epidemia di malaria che aveva cominciato a decimare i porporati, non indusse il Sacro Collegio a far convergere i voti necessari sul nome del cardinal Maffeo Barberini, fiorentino. Aveva 55 anni.

Il pontificato

Il pontificato del Barberini si aprì quando la Guerra dei trent'anni era in pieno svolgimento. Le operazioni belliche erano, infatti, già iniziate da ben cinque anni e si stava per concludere il cosiddetto "periodo boemo-palatino", con la sconfitta dei protestanti, la vittoria degli imperiali e l'esilio di Federico V, principe elettore del Palatinato.

Stava anche per iniziare il "periodo danese", che vedeva uno schieramento di alleanze alquanto diverso da quello che aveva caratterizzato il precedente arco di tempo. La Francia, infatti, non era più nelle mani della reggente Maria de'Medici, ma in quelle del potente cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII di Francia. Il Richelieu, pur cattolico, non intendeva più appoggiare il cattolicissimo Impero asburgico, onde evitare un nuovo accerchiamento come ai tempi dell'Imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero. Facendo, quindi, prevalere la ragion di stato, si schierò dalla parte dell'alleanza tra Inghilterra, Olanda e Danimarca, in funzione antiasburgica. La qual cosa significava l'appoggio della Francia ai prìncipi luterani, con la conseguenza della fine di ogni possibilità di restaurazione cattolica in Europa.

Urbano VIII, ritenendo che la guerra in Europa si combattesse ancora per fini di religione, si era schierato con la Francia, ancor prima che Richelieu decidesse di schierarsi contro l'Impero. Questo errore di valutazione politica e strategica ebbe come conseguenza la perdita di credibilità della figura del Papa come arbitro delle controversie internazionali.

L'errore fondamentale del Barberini stava nel fatto che, invece di proporsi come arbitro delle controversie religiose, egli tentò di proporsi come arbitro delle controversie politiche tra gli Stati in lotta, autoproclamandosi, in tal modo, egli stesso come uno Stato al di sopra degli Stati. Non si era reso conto che lo Stato Pontificio, con lo scoppio della guerra dei trent'anni, ormai contava ben poco politicamente.

Nel 1627, con la costituzione apostolica Debitum istituì la Congregazione dei Confini per provvedere alla difesa dello Stato Ecclesiastico, impedendo ogni cessione illegale, risolvendo ogni vertenza giurisdizionale interna o con gli stati esteri limitrofi e cercando di riavere i territori perduti.

Una vicenda importante lo vide impegnato nell'impresa della riconquista del ducato di Castro e Ronciglione, che in quel momento era nelle mani di Odoardo I Farnese. Il ducato di Castro, ubicato alle porte di Roma, era stato assegnato da papa Paolo III (Alessandro Farnese) ai nipoti, unitamente a notevoli privilegi fiscali. Ma Urbano VIII veniva da una famiglia rivale della famiglia Farnese, e nello stesso tempo intendeva riportare il ducato sotto il governo dello Stato della Chiesa.

Approfittando del fatto che i Farnese in quel momento erano fortemente indebitati presso alcuni banchieri romani, il Papa confiscò tutti i loro beni e dichiarò loro guerra. Il ducato di Castro fu occupato nel mese di ottobre del 1641; successivamente Odoardo Farnese fu scomunicato e il Pontefice lo dichiarò decaduto da tutti i diritti di proprietà e sovranità, minacciandolo di privarlo anche del ducato di Parma e Piacenza.

Fallito ogni tentativo di giungere a un accordo, il Papa dichiarò che il ducato di Castro era possedimento della Chiesa e la famiglia Farnese ne aveva usurpato il titolo. L'atteggiamento del Papa su questa vicenda, però, indusse gli altri prìncipi italiani a guardare con sospetto la posizione del Pontefice. Costui, infatti, se fosse venuto in possesso anche del ducato di Parma e Piacenza, avrebbe costituito una potenziale minaccia all'integrità territoriale degli Stati dell'Italia del Nord, soprattutto perché Urbano VIII era appoggiato dalle armi francesi.

Odoardo Farnese, presa coscienza di avere l'appoggio di tutte le signorie dell'Italia del Nord, e ottenuta l'alleanza di Firenze e Venezia, allestì un piccolo esercito, alla testa del quale marciò verso Roma, dando inizio a una vera e propria guerra che andò avanti, con alterna fortuna, per ben quattro anni. Le operazioni militari ebbero termine soltanto a causa dell'esaurimento delle finanze da parte di tutti i belligeranti. Nel 1644 si raggiunse un accordo di pace, che vide non solo la revoca della scomunica da parte del Papa, ma anche la restituzione del ducato di Castro al Farnese. Si era consumato, in tal modo, un altro fallimento della politica di Urbano VIII.

Sul piano dei rapporti internazionali, il papato di Urbano VIII si svolse contemporaneamente alle vicende legate alla Guerra dei trent'anni, di cui il Pontefice non riuscì a vedere la conclusione. Aumentò ulteriormente la divisione tra cattolici e protestanti schierandosi contro l'Impero, così che l'Imperatore Ferdinando II d'Asburgo, dopo aver firmato il ben noto "Editto di restituzione", mediante il quale restituiva alla Chiesa cattolica le sedi ecclesiastiche sottratte ai protestanti, iniziò a nominarne i vescovi, nonostante il netto rifiuto papale ad autorizzarlo in tale pratica, del quale l'Imperatore non tenne alcun conto. L'autorità papale ne uscì umiliata e il Barberini non si oppose a questa decisione.

Anche re Gustavo II Adolfo di Svezia, sebbene alleato del Papa contro l'Imperatore, si ribellò alle richieste papali, rifiutandosi di consegnare al Pontefice i vescovadi sottratti ai protestanti nella Germania del Nord durante la guerra.

Papa Urbano VIII si oppose blandamente al giansenismo, proibendo ogni disquisizione sul tema della grazia e su quello del libero arbitrio, rinviando a quanto aveva stabilito al riguardo il Concilio di Trento, ma non applicò mai condanne.

Durante il suo pontificato, il Barberini attinse a piene mani dalle casse dello Stato, sia per favorire i suoi familiari, cui concesse cospicue donazioni consentendo arricchimenti scandalosi e illeciti, sia per realizzare i numerosi interventi edilizi, civili e militari che caratterizzarono il suo ventennio sulla cattedra di Pietro. Ciò comportò un dissanguamento delle finanze dello Stato, che impose il ricorso a numerose ed elevate tassazioni a scapito del popolo, facendo salvi i privilegi della classe nobiliare e del clero.

Il malcontento popolare crebbe a tal punto che il Papa dovette far ricorso ad interventi alternativi per accontentare i suoi sudditi, riesumando vecchie abitudini festaiole cadute in disuso da anni per effetto della Controriforma e dell'Inquisizione. Ripresero le pubbliche feste, la caccia e le rappresentazioni teatrali, con l'effetto di peggiorare la finanza dello Stato. Concesse persino al clero, al livello delle più alte cariche ecclesiastiche, di abbandonarsi ad atteggiamenti prodighi, pur di accattivarsene le simpatie.

Durante il suo pontificato convocò otto concistori, nel corso dei quali procedette alla nomina di ben 74 cardinali. Tra essi figuravano Francesco Barberini e Antonio Marcello Barberini, rispettivamente nipote e fratello del Papa; Giovanni Battista Pamphili, Patriarca titolare di Antiochia, che venne poi eletto Papa il 15 settembre 1644 col nome di Innocenzo X; Antonio Barberini, altro nipote del Papa; Lorenzo Magalotti, cognato del Papa; Ascanio Filomarino, Arcivescovo di Napoli; Marco Antonio Bragadin, Vescovo di Vicenza. Canonizzò molti santi, tra i quali ricordiamo San Francesco Saverio, San Filippo Neri, San Luigi Gonzaga e Sant'Ignazio di Loyola; beatificò Maria Maddalena de' Pazzi.

Il poeta

Fin da giovane si era dilettato a comporre versi, in latino e in volgare. Anche da papa continuò in questa sua attività, tanto che nel 1637 diede alle stampe una raccolta di sue composizioni firmandosi, però, semplicemente come Maphei Cardinalis Barberini.

Si circondò di poeti con cui era entrato in rapporti di amicizia, come ad esempio Gabriello Chiabrera (uno dei principali lirici del Seicento), Giovanni Ciampoli e Francesco Bracciolini, intelligente sperimentatore di forme poetiche e inventore, assieme ad Alessandro Tassoni, del poema eroicomico. Il Bracciolini celebrò l'ascesa del Pontefice al soglio con il poema "L'Elettione di Urbano Papa VIII" (1628), in 23 canti.

Ebbe rapporti particolarmente stretti con due gesuiti stranieri, Giacomo Balde, alsaziano e Casimiro Sarbiewski, polacco, la cui collaborazione nel rifacimento degli inni del suo Breviario romano, produsse soltanto un perfezionamento formale con un notevole impoverimento dei contenuti.

Urbano VIII non fu l'unico Papa-poeta. Era stato preceduto, anni prima, da Leone X. Come il Medici, anche il Barberini amava circondarsi di poeti e menestrelli, che allietavano le sue giornate soprattutto nel periodo estivo, quando la corte si trasferiva nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo.

Chiamò a Roma e diede loro asilo e protezione anche altri artisti, come Athanasius Kircher, erudito di multiforme ingegno, Giovanni Girolamo Kapsberger, musicista e virtuoso della tiorba, e i pittori Claude Lorrain, lorenese e Nicolas Poussin, francese.

Roma barocca

Città del Vaticano, Basilica di San Pietro, centro della cristianità

Probabilmente il merito maggiore di Urbano VIII è ascrivibile agli interventi edilizi che caratterizzarono tutto il suo pontificato e che furono affidati agli artisti più eccelsi della sua epoca, anche se le opere volute dal Papa furono realizzate a danno di altre monumentali opere che erano pervenute a lui, pressoché intatte, sfidando per secoli l'incuria degli uomini e l'inclemenza del tempo.

Il baldacchino in bronzo sull'altare maggiore, al centro della crociera della Basilica di San Pietro, opera del Bernini, è forse la più alta espressione della scultura barocca. Nei bassorilievi che ornano la scultura (otto stemmi della famiglia Barberini), l'artista volle rappresentare la Mater Ecclesia con un doppio volto, la sofferenza della partoriente e la gioia del bimbo che si affaccia alla vita: in effetti l'ispirazione diretta per le figure fu data a Bernini dal laborioso parto di una nipote del papa, Giulia Barberini, la progressione del quale viene riportata in modo eccezionalmente naturalistico, a partire dalla figura dell'angolo di sud-est, via via fino al felice epilogo della gioiosa figura dell'angioletto nell'angolo di nord-est. Nel 1621, dopo ben 170 anni di lavori, ebbe a consacrare la nuova Basilica di San Pietro, anche se incompleta nei suoi ornamenti interni.

Oltre a Gian Lorenzo Bernini, Urbano VIII affidò la realizzazione di numerose opere anche ad altri prestigiosi artisti, quali Andrea Sacchi, Pietro da Cortona, Gasparo Mola e Carlo Maderno. A quest'ultimo si deve la sistemazione del palazzo apostolico di Castel Gandolfo, come lo vediamo ancora oggi.

Fu costruita la Biblioteca Barberini, nella quale furono raccolti numerosi e preziosissimi manoscritti, il Palazzo Barberini ai piedi del Quirinale, il Palazzo di Propaganda Fide, la fontana del Tritone e numerose Chiese. In campo militare procedette al potenziamento di Castel Sant'Angelo, fece fortificare l'intera città di Castelfranco e trasformò il porto di Civitavecchia in un vero e proprio porto militare.

Come detto, queste opere furono però realizzate attingendo i materiali da altre opere, che erano pervenute al Barberini sfidando i secoli. Tutti i bronzi del Pantheon, ad esempio, sia quelli delle travi dell'atrio che il rivestimento interno della cupola, furono rimossi, nuovamente fusi e riutilizzati per i cannoni di Castel Sant'Angelo e per il Baldacchino in San Pietro. Inoltre tutti i marmi del Colosseo furono riutilizzati per abbellire i palazzi romani, e le pietre furono utilizzate addirittura per costruire nuovi palazzi. In altri termini, il Colosseo fu utilizzato come cava di materiali da costruzione. Questo scempio fece esclamare a Pasquino:

(LA) (IT)
« Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini » « Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini »

La morte

Il Pontefice si spense il 29 luglio 1644.

La Basilica di San Pietro raccoglie le spoglie mortali di Urbano VIII, in un monumento funebre realizzato tra il 1629 ed il 1647 circa da Gian Lorenzo Bernini, in bronzo e marmo, commissionatogli dallo stesso Papa.


Predecessore: Arcivescovo Titolare di Nazareth (Barletta) Successore: Stemma arcivescovo.png
Girolamo Bilacqua 1604-1608 Michelangelo Tonti I
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Predecessore: Nunzio apostolico per la Francia Successore: Flag of the Vatican City.svg
Innocenzo del Bufalo-Cancellieri 1604 - 1606 ? I
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Predecessore: Cardinale presbitero di San Pietro in Montorio Successore: Stemma cardinale.png
Anselmo Marzato 1607-1610 Domenico Toschi I
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Predecessore: Arcivescovo di Spoleto Successore: Stemma arcivescovo.png
Alfonso Visconti 1608-1617 Lorenzo Castrucci I
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Predecessore: Cardinale presbitero di Sant'Onofrio Successore: Stemma cardinale.png
Domenico Toschi 1610-1623 Francesco Barberini I
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Predecessore: Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Successore: Coat of arms of the Vatican City.svg
? 1610 - 1623 Antonio Barberini I
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Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Gregorio XV 6 agosto 1623 - 29 luglio 1644 Papa Innocenzo X I
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Papa Gregorio XV {{{data}}} Papa Innocenzo X
Note
  1. Renato Russo, Barletta. La storia, Rotas, Barletta, 2004, p. 159
Bibliografia
  • Georg Lutz, Enciclopedia dei Papi, III, Roma, 2000,pp. 298-321.
  • Russo Renato, Barletta. La storia, Rotas, Barletta, 2004, ISBN 88-87927-47-2
Voci correlate
Collegamenti esterni

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