Beata Veronica Negroni da Binasco

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Beata Veronica Negroni da Binasco, O.S.A.
Monaca
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al secolo Giovannina
Beata
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Età alla morte 52 anni
Nascita Binasco
1445
Morte Milano
13 gennaio 1497
Sepoltura
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Vestizione 1466
Professione religiosa [[]]
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Elezione
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Fine del
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Extra Anni di pontificato
Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 15 dicembre 1515, da Leone X
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 13 gennaio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Patrona di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 13 gennaio, n. 10:
« A Milano, beata Veronica Negroni da Binasco, vergine: entrata nel monastero di Santa Marta sotto la regola di sant'Agostino, si dedicò profondamente alla contemplazione. »
(Santo di venerazione particolare o locale)
Beata Veronica Negroni da Binasco, al secolo Giovannina, detta Nina (Binasco, 1445; † Milano, 13 gennaio 1497), è stata una religiosa italiana, conversa nel monastero agostiniano di Santa Marta in Milano.

Biografia

Nacque nel 1445, nella cascina Cicognola di Binasco (Milano), da Zanino e Giacomina Negroni, poveri di beni materiali, ma ricchi di singolare pietà. Al battesimo le imposero il nome di Giovanna, san Giovanni Battista era molto venerato a Binasco, essendo a lui dedicata la cappella ducale del munito castello dei Visconti.

Giovanna crebbe come le altre contadinelle di quell'epoca: illetterata ma particolarmente buona, incline alla preghiera e assidua alla chiesa. Appena l'età lo permise, fu avviata al lavoro dei campi, ma qualsiasi attività svolgesse, tutto era compiuto con serenità e gentilezza. Tuttavia alla giovinetta di Binasco, una voce dolce e affascinante le parlava in cuore: era la voce di Dio, che la chiamava alla vita monacale per meditare la Passione di Cristo e perfezionarsi nella virtù. Così compiuto i diciotto anni, ella decise di realizzare la sua vocazione e, dopo aver moltiplicato le preghiere e i digiuni, si presentò al monastero delle clarisse di sant'Orsola in Milano, domandando di venire accolta. Purtroppo, per motivi inspiegabili non venne accolta, per cui dovette ritornarsene alla Cicognola e riprendere i consueti lavori dei campi.

Ma una simile cocente delusione, anziché abbatterla, le accresce nell'anima una più ardente vocazione, cosicché ella torno a Milano e, questa volta, bussò al monastero agostiniano di santa Marta. Questa comunità monastica godeva allora fama di rigida disciplina e di notevole santità: aveva abbracciato la regola di sant'Agostino per opera della prima superiora, l'aristocratica milanese madre Margherita Lambertenghi, alla quale era apparsa la Madonna indicandole la forma del velo da porre sul capo. La nostra beata si presentò dunque al monastero di santa Marta, venne ricevuta cortesemente da madre Michelina, superiora successa alla Lambertenghi. Anche questa volta le fu negato di entrare in convento, poiché non sapeva leggere.

Tornata a casa si applicò allo studio, senza trascurare per questo le faccende domestiche e il lavoro nei campi, ma mancando di una guida, ne ricavò assai scarso profitto. Finché, una mattina di domenica, mentre ella se ne stava avvicendando la preghiera ai tentativi di lettura, le apparve la Madonna che le disse:

« Non ti crucciare troppo per imparare a leggere: ti bastino tre lettere, ma cerca di conoscerle bene. Una è bianca, e significa la purezza; l'altra è nera, e simboleggia la penitenza; la terza è rossa, e raffigura la passione di Nostro Signore »

Giovanna ne fu molto allietata, da allora curò soprattutto di approfondire le virtù rappresentate dalle tre simboliche lettere. Trascorsero così tre anni di prove, di speranze e di desideri, ma finalmente le monache di S. Marta ruppero ogni indugio e, nel 1466, accolsero, nella loro comunità, Giovanna Negroni che, prendendo il sacro velo, mutò il suo nome in quello di Veronica.

In convento suor Veronica da Binasco fece rapidi progressi nella virtù: portava il cilicio, digiunava a pane ed acqua tre volte la settimana, tutto però con l'assenso del suo confessore, il padre Taddeo Alciati di Milano, uomo di grande dottrina e pietà, il quale però e proibì di alzarsi di notte a pregare come ella, nel suo grande fervore, avrebbe voluto.

La vita di suor Veronica, nel chiostro fu tutta un ascendere verso la perfezione, ma se ciò era graditissimo a Dio, non lo era affatto al demonio, il quale la tormentava continuamente, sia apparendole sotto forma di animali feroci che tentavano di sbranarla, sia lanciandole sassi o bastonandola, lasciandola sovente semiviva al suolo.

Suor Veronica era devotissima della Passione di Gesù, tanto è vero che entrando in religione aveva preso il nome di quella fortunata donna che aveva asciugato il volto al Salvatore mentre saliva il Calvario. Capitò che un giorno, dopo la recita del Mattutino, le apparve Gesù crocifisso, che la sollecitava a meditare continuamente la sua Passione dicendole:

« Senti, figliuola, io userò misericordia a tutti coloro che saranno devoti dei miei dolori, li salverò dalla dannazione eterna e darò loro il tempo di convertirsi prima di morire »

Gesù appariva sovente alla nostra beata, ora nelle sembianze di Bambino, ora agonizzante sulla croce, ora glorioso e trionfante. Altre volte le appariva la Madonna che le insegnò a leggere. Ebbe visioni di san Giuseppe, sant'Agostino, il suo angelo custode e generalmente gli angeli le erano familiari e le portavano doni, come un pane misterioso, o un ramoscello d'ulivo, o una penna d'argento che ancora si conserva a Binasco.

Nutriva pure una tenera devozione verso le anime del Purgatorio e si teneva in comunicazione con loro. Suor Veronica era anche devotissima della Santissima Eucaristia e una notte, dopo l'ottava del Corpus Domini del 1493, un angelo la invitò a recarsi in chiesa dove lo stesso Gesù la comunicò di sua mano.

La beata fu perfino molto ammirata dai grandi del suo tempo. Il duca di Milano Ludovico il Moro la visitava sovente con la sua consorte Beatrice d'Este e suor Veronica aveva per tutti salutari avvisi, quando non erano coraggiosi rimbrotti. Anche Roma fu meta dell'apostolato della beata, inviata dal Signore per una misteriosa missione presso il Papa Alessandro VI. Nel settembre del 1495 si mise in viaggio cavalcando un somarello accompagnata da una consorella e da quattro uomini che, per devozione, le fecero scorta nel lungo e pericoloso cammino. Fece sosta a Piacenza e a Firenze dove al comitiva visitò chiese e conventi. Giunta a Roma impiegò gli otto giorni d'attesa dell'udienza pontificia, per le visite nelle basiliche e nei santuari per venerare le preziose e numerose reliquie insigni custodite nell'Urbe. Col sommo pontefice ebbe un lungo colloquio privato, del quale non si seppe mai nulla, soltanto, nel congedare l'umile suora, il Papa disse ad alta voce ai presenti:

« Fate onore a questa donna, perché è una santa »

Di ritorno nel suo monastero, le si accrebbero i mali fisici, poiché una tisi indomabile andava consumando il suo fisico affranto dalle penitenze e dai digiuni. Infine, verso la sera del venerdì 13 gennaio 1497, secondo quanto ella stessa aveva predetto, spirò aveva cinquantadue anni d'età e trenta di vita religiosa.

Culto

La salma della beata venne esposta nella chiesa pubblica del monastero, il popolo accorse numeroso a venerarla ed i funerali furono molto solenni per l'intervento del capitolo del Duomo. Il corpo venne tumulato in un luogo piuttosto alto, nel coro delle monache. Il convento fu soppresso nel 1793, per ordine di Napoleone Bonaparte e le reliquie della beata Veronica vennero ritirate dalla Curia Arcivescovile di Milano, ed il 13 giugno 1812 trasferite nella chiesa parrocchiale di Binasco dove tuttora si custodiscono con grande devozione.

Collegamenti esterni

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