Dignitatis Humanae

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Dignitatis Humanae
Dichiarazione del Concilio Vaticano II (1962-1965)
sotto il pontificato di Paolo VI
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Data: 7 dicembre 1965
Traduzione del titolo: Circa la dignità dell'uomo
Argomenti trattati: libertà religiosa

(IT) Testo integrale sul sito della Santa Sede.

Tutti i documenti del Concilio Vaticano II
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Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione[1]. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società.
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(Dignitatis Humanae, n. 2)

La Dignitatis Humanae[2] (latino, "[Consapevoli] della [propria] dignità di persone") è una dichiarazione del Concilio Vaticano II sul tema della libertà religiosa.

Il titolo del documento è, per esteso, "Declaratio de libertate religiosa. De iure personae et communitatum ad libertatem socialem et civilem in re religiosa", "Dichiarazione sulla libertà religiosa. Il diritto della persona umana e delle comunità alla libertà sociale e civile in materia di religione".

Fu approvata con 2308 voti favorevoli, 70 contrari e 8 nulli; papa Paolo VI la promulgò il 7 dicembre 1965.

Contenuto

Proemio (n. 1) Nel nostro tempo gli uomini si fanno sempre più consapevoli della propria dignità ed esigono di esercitare la propria responsa­bile libertà, al di fuori d'ogni mezzo coercitivo. Essi postulano pure una delimitazione della pubblica podestà, soprattutto per quanto riguarda i valori spirituali e religiosi.

Il Concilio, riflettendo su questo atteggiamento, rimedita altre­sì la tradizione della Chiesa per trarne nuovi elementi, in armo­nia con quelli già posseduti. Dio ha rivelato agli uomini la via della salvezza. L'unica vera religione si trova nella Chiesa Cattoli­ca. Tutti gli esseri umani sono tenuti ad aderire alla verità a ma­no a mano che la conoscono.

Questo dovere vincola la coscienza, e la verità si impone in virtù della sua intrinseca forza.

I. Aspetti generali della libertà religiosa
Oggetto e fondamento della libertà (n. 2) Gli esseri umani hanno diritto alla libertà religiosa nel senso che debbono essere immuni da ogni coercizione, affinché nessu­no sia forzato ad agire contro coscienza, né impedito di agire in conformità ad essa.

Questo diritto si fonda sulla dignità della persona e deve es­sere riconosciuto dall'autorità civile.

Libertà religiosa e rapporto dell'uomo con Dio (n. 3) Norma suprema della vita umana è la legge divina, eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Dio con sapienza e amore ordina, dirige e governa l'universo e le vie della comunità umana.

L'uomo coglie gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza che è tenuto a seguire fedelmente. L'esercizio della religione consiste in atti interni volontari e liberi che la natura sociale dell'uomo esige abbiano manifestazioni comunitarie. Nega­re il libero esercizio della religione è ingiuria all'uomo e a Dio.

La libertà dei gruppi religiosi (n. 4) La libertà religiosa compete ai singoli e anche alle comunità. Queste comunità, a meno che non turbino l'ordine pubblico, hanno il diritto di non essere impedite nell'esercizio della loro fe­de, nella predicazione, e in tutto quanto attiene all'espressione e alla realizzazione del loro credo.
La libertà religiosa della famiglia (n. 5) I genitori hanno il diritto di educare i figli secondo la pro­pria persuasione religiosa, di scegliere le scuole e gli altri mezzi educativi che rispondano alla loro fede.
Cura della libertà religiosa (n. 6) È dovere di ogni potestà civile tutelare i diritti dell'uomo; pertanto tutelare la libertà religiosa è un dovere della società. Al­la società civile è illecito imporre la professione o la negazione di qualsivoglia credo religioso, come attuare discriminazioni, tra i cittadini, motivate da ragioni di fede.
I limiti della libertà religiosa (n. 7) Ogni diritto è limitato dal riguardo dovuto al diritto altrui; e compete all'autorità civile proteggere i cittadini da disordini che si potrebbero suscitare sotto pretesto della libertà religiosa. La società civile dovrà tuttavia adempiere a questo suo dovere con discrezione e non in modo arbitrario e partigiano, ma seguendo norme giuridiche conformi all'obiettivo ordine morale.

Educazione all'esercizio della libertà (n. 8)

La libertà va educata: tutti, e soprattutto gli educatori, devono adoperarsi per formare esseri umani capaci di obbedire alla legittima autorità e amanti della genuina libertà, e capaci di emettere giudizi personali nella luce della verità.
II. La libertà religiosa alla luce della Rivelazione
La dottrina della libertà religiosa affonda le radici nella Rivelazione (n. 9) Quantunque la Rivelazione non affermi esplicitamente il diritto all'immunità dalla coercizione esterna in materia religiosa, essa fa però conoscere la dignità della persona umana e mostra il rispetto di Cristo per l'umana libertà. Su questi fonda­menti si basa la dottrina della Dichiarazione, che è, altresì, in piena rispondenza con la libertà propria dell'atto di fede.
Libertà dell'atto di fede (n. 10) È elemento fondamentale della dottrina cattolica, contenuto nella parola di Dio e affermato costantemente dai Padri della Chiesa, il concetto che gli uomini sono tenuti a rispondere a Dio liberamente, e che nessuno può essere obbligato ad abbracciare la fede contro la sua volontà. A Dio è dovuto un ossequio ragionevole e libero; perciò è rispondente alla natura della fede l'esclusione di ogni forma coercitiva, da parte degli uomini.
Modo di agire di Cristo e degli apostoli (n. 11) Di fronte a Dio gli uomini sono tenuti in coscienza, ma non coartati, a seguirlo. Dio ha rispetto per la dignità dell'uo­mo; e ciò è apparso soprattutto nel Cristo che ha invitato, per­suaso, ma mai costretto. Egli riconobbe la potestà civile, ma am­monì a rispettare i superiori diritti di Dio. Parimenti gli Apostoli predicarono al di fuori di ogni coercizione, avendo riguardo an­che per coloro che erano nell'errore, mostrando come "ognuno di noi renderà conto di sé a Dio" (Rm 14,12). Essi hanno rico­nosciuto l'autorità civile, ma non hanno esitato a contrastarla perché "è necessario obbedire a Dio prima che agli uomini" (At 5,29). Così hanno fatto i martiri.
La Chiesa segue le tracce di Cristo e degli apostoli (n. 12) La Chiesa segue le vie di Cristo e degli Apostoli insegnando il principio della libertà religiosa. E anche se nella vita del popolo di Dio si sono avuti a volte modi di agire meno conformi allo spirito evangelico o addirittura contrari, la dottrina della Chiesa secondo la quale nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede non è mai venuta meno.
La libertà della Chiesa (n. 13) La Chiesa, per il bene proprio e della stessa società civile, deve essere libera; la libertà è fondamentale nelle sue relazioni con le potestà pubbliche. La Chiesa afferma la sua libertà:
  • perché è fondata da Cristo, dal quale ha ricevuto il mandato di predicare;
  • perché è una comunità di esseri umani che hanno diritto di vivere secondo i precetti della fede.

Se vige il rispetto per la libertà religiosa, questa libertà le sarà riconosciuta. Vi è quindi concordia tra libertà della Chiesa e libertà religiosa.

La missione della Chiesa (n. 14) La Chiesa è inviata a predicare il Vangelo (cfr. Mt 28,19), e i cristiani sono tenuti ad ascoltarla e seguirla, nonché ad adoperarsi, a loro volta, a diffondere e difendere la verità.
Conclusione (n. 15) La libertà religiosa è aspirazione dell'uomo d'oggi, sancita nel­la maggior parte delle costituzioni e dichiarata in documenti internazionali. Non mancano tuttavia regimi che comprimono tale libertà. Il Sacro Sinodo invita tutti a considerare quanto essa sia necessaria, soprattutto nella presente situazione.

Il processo di unificazione della famiglia umana esige che la libertà religiosa sia giuridicamente tutelata e che siano osservati i diritti e i doveri supremi ideali degli esseri umani.

Insegnamento

Il documento insegna che va rispettato il diritto della persona umana alla libertà religiosa. Con ciò il documento non intende insegnare che la persona umana sia libera di professare l'una o l'altra religione, ma soltanto affermare che nessuno può essere forzato ad abbracciare o lasciare una data religione:

« La libertà religiosa come diritto non riguarda immediatamente e formalmente il rapporto tra persone e valori, ma sempre e soltanto il rapporto tra persone (fisiche o morali) in quanto membri della società»
(Giuseppe Badini, 1981)

Alcune espressioni della Dignitatis Humanae permettono di precisare quanto viene insegnato sulla libertà religiosa[3]:

  • Il documento afferma che la libertà di religione va protetta "entro debiti limiti" (n. 2). Il riferimento implicito è al rispetto della legge naturale, dell'ordine pubblico, della pubblica moralità, del bene comune della società: se una religione permette comportamenti contrari ad esse[4] non può vantare, su questi punti, il diritto alla pubblica libertà né l'appoggio dei pubblici poteri.
  • Afferma poi che "tutti gli esseri umani [..] sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione" (n. 2). Il diritto alla libertà religiosa si fonda cioè sul dovere di cercare la verità: è questo il motivo per cui le convinzioni religiose non possono essere imposte o impedite con la forza. La verità, infatti, si impone solo in virtù di se stessa, accolta nella libertà.[5] Non si fonda su un presunto diritto soggettivistico all'autodeterminazione, ma si fonda sulla natura della persona umana.
  • L'affermazione della libertà religiosa va letta alla luce dell'affermazione sulla vera religione: "Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa Cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: 'Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che io vi ho comandato' (Mt 28,19-20)" (n. 1): il documento lascia quindi "intatta la dottrina tradizionale cattolica sul dovere morale degli uomini e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo" (ibid.). Nei confronti della religione vera c'è quindi un dovere degli uomini e della società: essi non possono essere indifferenti verso le religioni considerandole tutte uguali e devono discernere la verità dell'una rispetto alle altre.
Note
  1. Cfr. Giovanni XXIII, Enciclica Pacem in terris, 11 aprile 1963: AAS 55 (1963), pp. 260-261 [Dz 3961]; Pio XII, Messaggio radiofonico, Con sempre nuova freschezza, 24 dicembre 1942: AAS 35 (1943), p. 19; Pio XI, Enciclica Mit brennender Sorge, 14 marzo 1937: AAS 29 (1937), p. 160; Leone XIII, Enciclica Libertas praestantissimum, 20 giugno 1888: Acta Leonis XIII 8 (1888), pp. 237-238 [Dz 3250-51].
  2. Come sempre avviene per i documenti della Chiesa, il titolo è costituito dalle prime parole del testo ufficiale latino del documento.
  3. Stefano Fontana (2013).
  4. Potrebbe essere il caso di religioni che permettono al marito di stuprare la moglie, oppure che prevedono la poligamia, che non rispettano la dignità della donna, o che prevedono mutilazioni fisiche o altre cose simili.
  5. Si capisce qui che la libertà di religione come la intende la Chiesa Cattolica è diversa dalla libertà di religione come è intesa in altri ambiti: la concezione della Chiesa suppone dei doveri e non è quindi assoluta, la seconda invece è assoluta.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
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